MY DYING BRIDE – Malinconia silente

 

MY DYING BRIDE: INTERVISTA ESCLUSIVA AD ANDREW CRAIGHAN •

A distanza di otto mesi dalla pubblicazione sulla lunga distanza degli albionici My Dying Bride, “The Ghost Of Orion”,  Aaron Stainthorpe e soci tornano con una nuova (e diciamocelo, quasi inaspettata) release, “Macabre Cabaret”, un mini LP che, ancora una volta, evidenzia le incredibili qualità del combo d’Albione. In occasione dell’imminente uscita discografica, Metalforce ha scambiato un’interessante conversazione con il chitarrista di lunga data della band, Andrew Craighan, che così si racconta ai nostri microfoni…

Ciao Andrew e benvenuto su Metalforce.it!
ANDREW
– Ti ringrazio!

Penso che questa sia la nostra prima intervista in assoluto, quindi è un immenso piacere averti qui con noi. Come stai!
ANDREW
– Va tutto bene, qua la stagione sta diventando un po’ più fredda di quel che mi aspettassi rispetto alla stagione invernale, dato che al momento siamo ancora in autunno. Va tutto bene e non sto facendo un granché, ma sì, sto bene!

Prima di addentrarci nella chiacchierata vera e propria inerente alla vostra prossima release, vorrei fare un piccolo passo indietro e chiederti qualcosa in merito a “The Ghost Of Orion”, uscito a marzo su Nuclear Blast. Innanzitutto vorrei chiederti come ci si sente a tornare in pista dopo una lunga assenza dovuta, come sappiamo, ad alcune problematiche che hanno colpito la famiglia di Aaron e, di conseguenza, anche la band…
ANDREW
– Beh, ritornare in pista è stato difficile ma è stato un gran sollievo, lo è stato davvero perché credo che ad un certo punto – e non sto esagerando – siamo arrivati a pensare che non saremmo riusciti a completare il disco con la band, abbiamo fronteggiato diverse situazioni. Quando l’album era finalmente completo, ci siamo resi conto che avevamo un disco solido ed ero così sollevato, perché la lavorazione ha richiesto molto tempo e mi ha permesso di rilassarmi, di godermi quella parte di lavoro che avevamo denotato. È stato molto difficile sistemare questo disco, è stato molto difficile per me, per cui puoi immaginare quanto è stato arduo riuscire a risolvere questo problema. È grandioso vedere come la gente lo definisca un album fruttuoso, possiamo parlare delle belle cose inerenti a questo album dei My Dying Bride e tutte le cose negative che abbiamo dovuto collocare…

Che tipo di accoglienza ha avuto “The Ghost Of Orion” e, soprattutto, che tipo di valutazione ti sentiresti di fare a distanza di così pochi mesi?
ANDREW
– L’accoglienza è stata piuttosto positiva, molto di più di ciò che avevo anticipato e spero che questo possa essere considerato un album forte. Probabilmente non ero preparato alla reazione delle persone, alle quali poteva piacere o non piacere il disco. La stampa pare abbia molto apprezzato l’idea di ciò che stavamo proponendo, è stata una bella sorpresa e l’album è stato ben recepito. Purtroppo vedo tristemente anche quanto travagliato sia stato questo disco, poiché è stato molto difficile scrivere e registrare. Quando lo ascolto, capisco la tribolazione che c’è stata dietro e che ci ha portati ad essere dove siamo ora, anche se credo che col tempo la situazione si sistemerà e questo verrà considerato un album forte all’interno dell’intero catalogo targato My Dying Bride.

Il 2020, nella sua sciagura, è decisamente l’anno della rinascita del doom: infatti, è un po’ l’anno dei Katatonia, Paradise Lost, Draconian e, ovviamente, My Dying Bride. Infatti, ancor prima dell’annuncio inerente al vostro nuovo album, in molti avevano ipotizzato un vostro ritorno sulle scene proprio quest’anno!
ANDREW
– Non è che siamo effettivamente ritornati. È genuinamente carino il fatto che stiamo parlando delle cose positive dell’album e questa è una bella cosa, ma la pausa intercorsa tra “Feel The Misery” (2015) e quest’ultimo disco non è stata una vacanza, in quanto molte persone sanno della storia di Aaron, diventata molto, molto tragica. Fortunatamente quella situazione, quello scenario è in parte alle nostre spalle e ci ha permesso di tirare qualche sospiro di sollievo. Fiduciosamente la situazione si normalizzerà e non vediamo l’ora di terminare questa normalizzazione, tornare a suonare ad alcuni live on the road…

A distanza di appena otto mesi dall’uscita di “The Ghost Of Orion” pubblicherete il prossimo 20 novembre il vostro nuovo mini LP, “Macabre Cabaret”. A cosa è dovuta la scelta di pubblicare così presto un nuovo lavoro? È attribuibile al fatto di aver avuto molto materiale già pronto per essere pubblicato, o semplicemente, in questo momento storico importante la vostra creatività è andata oltre e volevate offrire qualcosa di nuovo?
ANDREW
– È stato fatto principalmente perché avevamo già il materiale. Non abbiamo scritto deliberatamente o singolarmente questo EP, perché avevamo già il materiale e fondamentalmente si separa dall’album. Quando abbiamo registrato il disco, Nuclear Blast ci aveva detto che c’era troppa musica e dovevamo fare dei tagli, separarne una parte. La decisione, dunque, ha portato alla nascita dell’EP, eravamo concentrati nella creazione di un EP solido e queste tre canzoni sono state scelte dopo lunghe conversazioni dove cercavamo di capire quali fossero i brani che potessero adattarsi al disco. Questi erano i pezzi forti, per cui abbiamo pensato che si adattasse meglio all’EP, così come il titolo, che ci piace particolarmente. Abbiamo creduto che fosse un buon titolo per questo lavoro e abbiamo messo a riposo la musica, cercando di creare qualcosa di nuovo, di interessante, missando il tutto in modo differente rispetto all’album, abbiamo aggiunto un sapore diverso e abbiamo scelto un artista italiano, il quale ha realizzato un lavoro geniale. L’artwork di copertina è sconcertante, il tutto è venuto fuori molto bene e non era un qualcosa che inizialmente era stato pianificato, è stato perlopiù organizzato in un certo senso.

Come descriveresti a parole tue questo nuovo disco?
ANDREW
 – Beh, per me non si tratta di qualcosa di nuovo, lo è in parte. Quando abbiamo scritto l’album, questo lavoro è risultato molto lungo, perché fondamentalmente è ciò che trovi in “The Ghost Of Orion” più l’aggiunta di questo EP, per cui la musica non mi risulta nuova, non c’è la sensazione di avere qualcosa di nuovo! È come ritrovarsi con vecchi amici, eheheeh, e hanno ricevuto la pubblicazione che meritavano, questi brani erano originariamente parte del disco e, tramite lunghe conversazioni avute con Nuclear Blast, ci è stato detto che l’album era troppo lungo. Abbiamo pensato che potesse essere molto più preciso, conciso e mirato, per cui abbiamo ripensato a un modo per dedicarci a questo album, a quale canzone sarebbe potuta essere la prima e quale, invece, la seconda… e ci siamo resi conto che loro (Nuclear Blast) avevano ragione! Quando abbiamo ripensato a come suonava il disco e come avevamo suonato, abbiamo deciso di tagliar fuori tre brani. Non erano in origine questi tre brani nello specifico, perché avevamo tagliato fuori dei brani che appesantivano il disco, il che poteva renderlo anche un po’ noioso. Abbiamo seguito il consiglio e abbiamo escluso tre brani, da qui è nato l’EP, per cui non abbiamo niente di nuovo. Si tratta semplicemente di un proseguo dell’album proposto in maniera intelligente.

Devo dire che, effettivamente, sia il titolo che la copertina hanno un loro significato. Ti andrebbe di spiegarcelo?
ANDREW – Beh, l’artwork di copertina è stato realizzato da Eliran Kantor, che in passato ha lavorato con grandissime band, perlopiù le band maggiori del roster di Nuclear Blast. Quando abbiamo scritto il disco ed eravamo alla ricerca di idee, siamo finiti a lavorare con un ragazzo, il quale si è ritrovato molto impegnato e abbiamo dovuto cercare un nuovo artista, poiché stavamo già tardando molto. Abbiamo parlato con Nuclear Blast e ci hanno riferito che c’era questo ragazzo molto interessato a noi, abbiamo avuto una breve conversazione con Eliran e quando ci ha mandato l’artwork, quello che vedi attualmente, ne siamo rimasti colpiti! Si sposava con il disco e abbiamo pensato che fosse piuttosto facile rispondere, dicendo: “Sì, questa è la copertina, per favore continua”. L’attuale artwork di copertina è ciò che si potrebbe considerare a tutti gli effetti una copertina dei My Dying Bride e crediamo che si sposi bene! Per quanto riguarda il titolo, a dir il vero il titolo attuale è una versione semplificata del titolo stesso. Il titolo reale sarebbe: “A Ghost Crawls From The Mouth Of Orion”, ma lo abbiamo ridotto a “The Ghost Of Orion”, semplicemente perché ci andava di farlo. Certo, ero molto felice anche con il titolo più lungo, ma non mi dispiaceva. Il titolo, fondamentalmente, si basa sulla disperazione, sull’ultimo respiro profondo di una mente molto, molto disperata, dove il personaggio vede speranza ovunque, perché non ve ne è alcuna nella vita reale e lui vede questo barlume di speranza, ovvero il fantasma che struscia dalla bocca di Orione, la costellazione. È semplicemente una metafora che indica l’infelicità, la tristezza.

Per dare un piccolo assaggio di ‘Macabre Cabaret’, avete presentato il lyric video di “A Secret Kiss”. Ho visto che molti vostri fan si sono rivelati sì sorpresi nell’ascolto di materiale inedito, poiché all’oscuro di questa nuova uscita, ma ho anche letto molti commenti di vecchi fan che si dicevano un po’ interdetti dal nuovo singolo, perché hanno trovato, a detta loro, molte somiglianze con il vostro materiale più old school. A grandi linee che tipo di riscontro avete ricevuto?
ANDREW – Non ho visto molti feedback, in nessun modo, non ho controllato i riscontri su Youtube, perché è una cosa che non faccio più ormai. Ho però apprezzato il parere delle persone, soprattutto per quel  che riguarda il singolo “A Secret Kiss”, dove abbiamo deliberatamente scelto di aprire con un secondo riff, qualcosa che risulta essere molto armonico e acuto. È un brano dai passaggi molto old school, c’è un modo evidente che sottolinea l’esecuzione della chitarra. Non si tratta di una collezione di riff in stile doom che abbiamo raccolto in maniera semplicistica. Ho pensato che vi fosse qualche collegamento che richiamasse alcune cose tratte da “The Angel And The Dark River”, perché involontariamente, non era qualcosa che avevo intenzione di ricreare. Aveva un’atmosfera più familiare ad un certo punto, e mentre stavamo registrando sapevamo di voler compiacere solo noi stessi. L’intera operazione che ruotava intorno alla scrittura e alla registrazione del disco è stata necessariamente un lavoraccio, per cui abbiamo cercato di compiacere noi stessi e questo è un ottimo risultato!

Immagino che, anche per voi, questo brutto periodo storico legato a questa terribile pandemia abbia avuto un certo peso. Al contrario di altre band, avete comunque deciso di pubblicare il vostro disco senza dover rimandare tutto quanto a data da destinarsi. Come avete vissuto il lockdown e soprattutto, che peso ha avuto questo momento sui My Dying Bride?
ANDREW 
– Beh, la situazione presente è che i My Dying Bride, ma anche tutto il resto della popolazione, ha avuto circa lo stesso lockdown che hanno avuto altri paesi e hanno vissuto le stesse cose di altre band. Non abbiamo tenuto molti concerti, comunque, noi facciamo forse dieci concerti in un anno. Non siamo abituati a viaggiare on the road come facevano gli Slayer o gli Iron Maiden o niente di tutto questo! Suoniamo solo a concerti selezionatissimi e anche quelli sono stati cancellati. Abbiamo sofferto come chiunque altro, quei concerti sono stati riprogrammati e ora siamo qui seduti, aspettando che il buonsenso possa tornare.

So che ora andrò a toccare un tasto un bel po’ dolente, ma essendo la Musica una forma d’Arte bellissima, avrei il piacere nell’avere un confronto con chi la vive e la crea da oltre 30 anni! So che questo bruttissimo periodo sta mettendo in ginocchio tantissimi settori, tra cui il turismo, l’economia, la ristorazione (perlomeno qua in Italia) ma soprattutto tutta la sfera che ruota intorno allo spettacolo, quindi teatri, cinema, locali e industria musicale. Recentemente ho letto un articolo dove veniva asserito che Boris Johnson o, perlomeno, il governo inglese avrebbe lanciato una sorta di campagna mediatica nella quale i musicisti (cosi come gli attori o i ballerini) dovrebbero trovarsi un altro lavoro e rilanciarsi in altri settori. Secondo me, se posso dirlo, è una vera carognata, perché la musica, come dicevo, è una forma d’arte e non tutti i musicisti possono godere di un secondo lavoro o perlomeno, non è facile reinventarsi se la propria vita è prevalentemente basata sulla musica. Qual è il tuo punto di vista in merito?
ANDREW
– Sono disgustato da questa cosa, so esattamente a quale articolo ti stia riferendo! Ho mandato email a tutte le persone coinvolte nell’industria musicale, suggerendo che dovremmo dire qualcosa a riguardo, perché a dire il vero quell’articolo che ho letto suggeriva ad una ballerina di reinventare il proprio futuro nella sicurezza sul web! Lei non lo sapeva, per cui parliamo di un contraccolpo e il governo non si è nemmeno scusato. Il nostro governo non è più governato da alcune persone, è diventato molto stereotipato. La cosa triste è che il governo ha reclutato membri di un’associazione chiama PRS (Performing Right Society), la quale dovrebbe rappresentare i musicisti e gli artisti. Ho mandato a questa associazione un’email in merito a questa questione e non hanno nemmeno risposto, il che suggerisce che vi sia una sorta di complicità e sono anche atterrito dal commentare su questo argomento. Il nostro governo è ancora in sbaglio su un numero di cose, tutte le persone dell’industria musicale con le quali ho parlato (il che coinvolge musicisti, crew ecc) erano stupefatte e disgustate e suggerivano di avere dei piani in relazione al modo in cui vengono considerate certe questioni, come a chi è permesso suonare nuovamente, il che mi porta a pensare che, a questo punto, non ci sarà concesso. Ho visto quella pubblicità e so che molte persone sono spaventate nel dire la propria e persino le organizzazioni, le quali dovrebbero proteggere e rappresentare i musicisti, tacciono e rimangono in silenzio.

Recentemente gli Anathema, una delle band più conosciute ed apprezzate a livello mondiale, hanno fatto un annuncio su Facebook in cui, tra le righe, sembrerebbe che abbiano fatto capire di volersi prendere sì una pausa, lasciando però il dubbio su un ipotetico scioglimento o meno. Molti, infatti, hanno pensato che la band abbia azzardato questa decisione proprio a causa delle leggi menzionate poco fa o, addirittura, a causa del covid. So che, da sempre, è molto difficile vivere di musica e sopravvivere in un ambiente in costante crescita ma cosa ne pensi di questa situazione?
ANDREW
– Credo che l’annuncio da parte degli Anathema sia stato molto perspicace! Hanno usato le parole “in pausa definitiva”, il che suggerisce che hanno annunciato qualcosa che stava già avvenendo e usare quelle parole significa che laddove loro stessero fronteggiando una brutta situazione e quest’ultima dovesse migliorare, allora saranno in grado di tornare. Se dietro c’è qualcos altro, beh, non lo so, ma non mi sorprende, perché gli Anathema sono una band di lavoratori all’interno di una scena viva e per loro deve essere stato piuttosto difficile riuscire a fare i conti con questa cosa. Loro sono una band che è spesso on the road e quando non sono rinchiusi in studio a registrare un album, sono a suonare in tour, sono a suonare da qualche parte, a suonare dal vivo. Deve essere stata una cosa molto difficile. Non dirò che con i My Dying Bride la situazione è decisamente migliore, ma siamo stati bloccati da alcune circostanze, poi è arrivato il covid! È stato un proseguo della fottuta tristezza con la quale conviviamo, anche se ci siamo sentiti meglio, perché la figlia di Aaron è migliorata!

Purtroppo, si sa, quest’anno che si appresta ad andarsene il più velocemente possibile sta quasi per finire e di certo non lascerà tantissimi bei ricordi. Speriamo, però, che una volta terminata questa terribile pandemia i fan italiani e non solo loro possano avere la possibilità di rivedervi anche sul palco. Al momento quali sono i vostri progetti?
ANDREW
– Non lo so! Credo che nell’immediato finiremo un video per la titletrack, “Macabre Cabaret”, il quale sarà un vero video che mostrerà la band mentre suona, per cui avremo un video da finire e proprio ora, mentre stiamo parlando, sto inviando un’email al responsabile, colui che ha curato la maggior parte della lavorazione. Il video uscirà presto e credo che avrò modo di visionare qualche modifica nel corso dei prossimi giorni, dopodiché credo che anche noi valuteremo una brevissima pausa, perché abbiamo lavorato sodo sulla pubblicazione di un album, di alcuni video e la presentazione di un EP. Abbiamo anche realizzato una birra, abbiamo iniziato a produrla il che è una cosa buona per coloro che bevono birra, ma credo che i prossimi passi siano rilassarsi e godere, se tutto andrà bene, un po’ di speranza. Come dicevi prima, non possiamo tornare a fare concerti e non potremo tornare in Italia, nello specifico, perché in passato eravamo abituati a suonare nel vostro paese. Credo che tutti si sentano disperati in questo momento, la gente si sta stancando di questa situazione.

Speriamo in tempi migliori. Io ti ringrazio per essere stato qui con noi questa sera, è stata una chiacchierata interessante. Grazie, inoltre, per averci concesso questo spazio. Ti lascio la possibilità di concludere questa conversazione come meglio credi, per cui a te la parola!
ANDREW
– Anche a me!

Già, speriamo che il prossimo anno possa andare per il meglio, perché personalmente non mi dispiacerebbe vedere i My Dying Bride sul palco!
ANDREW
– Grazie mille per quest’intervista. È stato un vero piacere e una grandissima esperienza parlare con te. È stato molto bello! Voglio dire ai fan italiani che anche noi, al momento, stiamo vivendo in lockdown, per cui sappiamo cosa significhi. Se tutto andrà come previsto, saremo liberi molto presto e potremo tornare a godere dell’ospitalità degli Italiani e voglio dire a tutti quanti: “Fate la cosa giusta, rimanete al sicuro e rimanete uniti”.