MORTADO – Avanti a testa alta

MORTADO: INTERVISTA ESCLUSIVA A GIANLUCA PEROTTI •

Gianluca Perotti presenta a Metalforce il suo progetto, i Mortado. E’ un nuovo capitolo del suo percorso artistico, degno di una figura capostipite del thrash nel nostro paese. Si tratta della seconda intervista che l’artista rilascia dopo cinque anni di silenzio, parlando sia dei nuovi obiettivi che di vicissitudini. E’durata circa un’ora e mezzo, in cui ha spiegato anche interessanti argomenti non direttamente inerenti alla band. Dietro a ”Rupert The King” non ci sono solo assoli e riffs di chitarra perfetti, ma si cela un mondo: l’universo di Gianluca, che vuole condividere con i suoi fan e seguaci. E’ un aiuto a riflettere, ad aprire la mente e a pensare con la propria testa. L’album uscirà nel 2019.

Presentaci i Mortado. Quanto c’è degli Extrema?
GL: Nei Mortado sono presenti brani e idee rimaste nel cassetto in 30 anni di attività, compresa la lunga parentesi con gli Extrema. Abbiamo proposto qualcosa che mi rispecchiasse e che non era mai stato pubblicato insieme a nuovo materiale, collezionato negli ultimi anni con la mia nuova chitarra. Avevo  in testa da tanto tempo di fare un progetto mio. Ho interrotto il mio periodo sabbatico durato circa un anno quando il mio attuale batterista mi ha tirato fuori di casa per rimettermi in gioco.

Avete anche dato il via alla campagna Music Raiser.
GL: In generale è ormai da troppo tempo che le etichette non firmano più come prima e prediligono i ragazzi giovani. Quindi, soprattutto noi della vecchia guardia l’album lo autoproduciamo. Nessuno tira fuori più un centesimo, per cui in un’era digitale dove si può saltare tutti i canali, ho pensato di affidarmi al pubblico. Ho pensato al contrario, facendo prima il video e poi l’album. Ho anche avuto la fortuna di essere stato aiutato da un mio vecchio amico, il regista Daniele Farina.

Oggi i Mortado lavorano in uno scenario completamente diverso rispetto ai primi tempi degli Extrema.
GL: Come ho già detto, oggi siamo in un contesto in cui anche i grandi artisti vendono meno, perché il mercato è calato. E’ come accade andando contro un muro di gomma: torni indietro pesantemente dopo essere rimbalzato. Facendo autoproduzione e usando le piattaforme di crowdfounding è possibile divulgare la musica sui social e sulle piattaforme digitali. In questo modo si ottiene anche più date nei locali. Secondo il vecchio meccanismo, bastava firmare per un’etichetta e fare un mini tour di concerti. Oggi, invece non è più così. Devi veramente saperti districare.

Com’è nata la collaborazione con Daniele Farina per il video di “Rupert The King”?
GL: Daniele farina mi contattò tanti anni fa, in occasione di uno show all’Alcatraz di Milano in cui feci da special guest a una cover band dei Queen. Era abbastanza famosa anche in Europa e ci suonava il mio bassista, Mattia Bigi, quello della formazione originaria. Mi chiese di partecipare a un documentario che scrisse in merito alle cover band, poi ha iniziato anche la collaborazione con gli Extrema. Per il video abbiamo scelto una location carina, poiché volevamo realizzare un prodotto semplice e senza fronzoli.

Come sono entrati nella band Simone e Stefano?
GL: 
Volevamo fare un album in acustico, ma visto che non avevamo un fine, abbiamo scelto qualcosa di completamente diverso. Abbiamo fatto una prima demo di Rupert The King solo io Manuel e Stefano, poi dopo è arrivato anche Simone.

A prescindere dalla musica, parliamo della parte dei testi. Chi è ‘’Rupert The King’’?
GL: Rupert The King era una password wi-fi  di un locale a Berlino Est. Era una sera molto fredda di un dopoconcerto da spalla ai Death Angel e dopo aver camminato molto, notammo lungo la strada un locale con uno scenario darkeggiante. C’erano oggetti e dipinti che conducevano alle varie sembianze del diavolo compreso il nome, ‘’Il Diavolo del Bere’’, come mi ha spiegato un mio amico che parla tedesco. Nell’iconografia e nella mitologia nordica, Rupert è un demone cattivo, per cui una figura che si addice a una canzone di stampo thrash. Avrei voluto raccontare quella giornata alla ‘’Smoke on the Water’’, in quando quel tour con i Death Angel andò benissimo, ed è per questo che ho deciso di parlarne in questa canzone. Quindi, in generale vi ho inserito una parte di vita vissuta, così come alcuni fatti storici, tipo la corrispondenza segreta Mazzini- Pike (1870) e il centenario della Massoneria. Ho cercato di mettere in ordine in tre strofe ciò che quotidianamente è davanti ai miei occhi. Alla fine ci risveglieremo, ma le speranze di un futuro migliore sono quasi nulle.

Quindi, quale sarà il filo conduttore di tutto l’album?
GL: Premettendo che lo sto ancora scrivendo,  devo ancora macinare un po’ di cose prima della stesura definitiva.  Ogni testo avrà una storia a parte, ma resterà ancorato a un mondo tutto thrash. Mister Mortado diventerà la nostra mascotte. In generale, sono contro quei sistemi in cui l’essere umano è schiavo a tutti i livelli: abbiamo uno strumento potentissimo in mano, l’informazione, ma non ci interessa usarlo per migliorare e migliorarci. Il cervello gira soltanto con le notizie fake. Anche la musica è pilotata. Ci vogliono dire molte bugie, per non farci aprire gli occhi, come delle ‘’Blood Lies’’. Sono ribelle da quando sono nato. In una band è molto importante avere un’intesa perfetta, non puoi comporre musica e testi da solo, è necessario il lavoro di squadra. Se cambi la band, cambiano anche gli arrangiamenti e il sound d’insieme, che diventa importante quando dietro c’è un messaggio.

Ho notato che stai parlando molto della Massoneria.
GL: 
E’ una cosa che viene dalla storia della società. Per esempio la stretta di mano che viene usata nella Corte di Giustizia è un gesto massone. Anche Leonardo da Vinci, Michelangelo e Dante Alighieri sono massoni. Mister Mortado crede alla teoria che il potere ‘’formatti’’ la mente delle masse, per cui Rupert The  King rappresenta un messaggio importante: imparare a riflettere con la propria testa. Fare musica non è più stare sul palco ed essere su un piedistallo. Sono nato con il thrash e rimarrò thrash. Il new metal ha cercato di cambiare le carte in tavola ma è nato e morto subito. Attraverso la musica esprimo me stesso, è la mia ribellione. Il 2018 è un anno particolare, perché i massoni festeggiano il centenario della fondazione. Rupert The King alla fine è il diavolo che rappresenta il male per la società, ma se la società è corrotta, il male alla fine diventa il bene. Anche Jim Morrison lo pensava, così come disse a suo padre in un ritornello di un suo famoso brano ‘’Father I Want To Kill You’’, esternando il rapporto conflittuale che aveva con lui. Era un duro ammiraglio della Marina Americana e Jim non approvava ciò che faceva. Questo scontro rappresenta il bene contro il male. Anche io con mio padre ho avuto un rapporto molto complicato ed è legato a una triste vicissitudine, di cui ne faccio un breve accenno nel secondo album che ho pubblicato con gli Extrema. Non a caso è un album dalle sonorità più cupe rispetto al primo, molto più aperto.

Quali saranno i vostri progetti futuri?
GL:
Ci saranno dei live molto presto. Ringrazio  i miei amici che hanno partecipato al crowdfounding. Nonostante qualche problema iniziale, la campagna sta proseguendo. Il nuovo album uscirà a gennaio 2019. Ad ogni modo, ringrazio Metalforce perché erano 5 anni che non dicevo una parola in un’intervista, di cui una l’altro ieri e questa.