Monografie: Enemynside

UN VIAGGIO ATTRAVERSO IL VIGOROSO THRASH METAL DELLA BAND CAPITOLINA •

Sul finire degli anni ’90 nella capitale ebbi più volte l’occasione di assistere a degli ottimi live di questa band e, se non ricordo male, almeno un paio di volte a dividere lo stesso palco. Energici, precisi e sempre professionali, gli Enemynside durante la loro carriera hanno saputo sfornare degli ottimi lavori, nonostante diverse avversità e dei frequentissimi cambi di line up attorno al duo Matteo Bellezza (chitarra)/Francesco Cremisini (chitarra/voce), che con caparbietà nel corso degli anni hanno mantenuto in vita questa validissima band, raccogliendo sicuramente meno di quanto avrebbero meritato.
Rendiamo dunque onore con questa breve monografia agli Enemynside, sperando di invogliare all’ascolto di questo gruppo chi, per motivi anagrafici o altro, non ha avuto modo di assistere ai loro shows o acquistare i loro cd (o musicassette, per chi come me li conosceva già dall’epoca del tape-trading).
Attivi inizialmente sotto il monicker Scapegoat, gli Enemynside si affacciano con nell’underground nel 1996 con il loro primo demo “Homemade”. La primissima formazione vedeva alla voce e alla chitarra Francesco Cremisini, coadiuvato da Luca Giovagnoli al basso, Giuliano Casamatta alla seconda chitarra e Pietro Sinatra ai tamburi.
La prima rivoluzione avviene nel 1998 con “Scars”, secondo demo-tape che vede l’ingresso in formazione di Matteo Bellezza alla chitarra, che come detto in precedenza formerà con Cremisini l’inamovibile colonna della band.
La musica proposta dai nostri amici è riconducibile ad un thrash bay area abbastanza tecnico ed efficace, incentrato su un ottimo interplay chitarristico e dei refrain che non perdono mai di vista una certa dose di melodia. Nonostante le influenze dei primi Testament, Death Angel e Exodus si delinea comunque una personalità rilevante.
Arriviamo al 2000, la band ha già adottato l’attuale monicker, ma nonostante gli sforzi profusi la si trova ancora senza un contratto discografico, decide quindi di pubblicare il demo “From The Cradle To The Way”, con l’inserimento alla batteria di Roberto Pirami (futuro turnista live per Vinnie Moore, Michael Angelo e molti altri).
Anno 2001 altro giro altra corsa, nuovo demo ed ennesimo cambio di line up, escono di scena Pirami e Giovagnoli, sostituiti rispettivamente da Luca Marini alla batteria e Alberto Sempreboni (ex Savers e futuro New Babylon, Neodimio e This Void Inside) al basso. La qualità della musica rimane sempre elevata, mostrando una band in piena forma, tecnicamente su ottimi livelli per il genere e abbastanza incattivita e smaliziata.
Finalmente due anni dopo arriva il tanto agognato (e meritato) deal discografico e via Temple Of Noise/Frontiers viene pubblicato “…Let The Madness Begin”. L’album contiene alcune perle come “Bad Junks”, classico degli esordi della band per l’occasione riregistrato, la rocciosa “Your Enemy Inside” e la cattivissima opener “Suddenly Mad”. Un bel lavoro, che mostra a un pubblico più ampio le potenzialità degli Enemynside e che con una produzione di alto livello avrebbe potuto dare del filo da torcere a una serie di band più blasonate. Ma siamo nel 2003 in pieno uragano nu-metal e il thrash metal non paga. Nota positiva per la band è il fatto che line up rimane invariata.
Seguono una serie di date live e dobbiamo attendere ben cinque anni per poter ascoltare il secondo full lenght del combo romano.
Subentrano Francesco Grieco al basso e Nicola Corrente dietro le pelli e nel 2008, pubblicato da Hatestone/New Model Label esce “In The Middle Of Nowhere”. La produzione è finalmente all’altezza dei brani, le chitarre hanno raggiunto un interplay praticamente perfetto e la voce di Cremisini viene valorizzata più che in passato. Brani come “Harmonic View” o “Lesson Learnt” mostrano un gruppo in stato di grazia, con un songwriting maturo abbastanza da non sfigurare al cospetto dei mostri sacri del genere, (che per inciso in quel periodo tranne un paio di eccezioni non è che brillassero particolarmente). Nelle esibizioni live invece si affianca alla chitarra fino al 2009 Davide Scala, lasciando Francesco Cremisini libero di dedicarsi esclusivamente alle parti vocali.
Anno 2012, Enemynside capitolo III. Esce per Mighty Music “Whatever Comes” e qui la situazione line up si complica veramente in maniera caotica oltre ogni limite.
A cavallo delle registrazioni Francesco Grieco e Nicola Corrente lasciano la band, quindi nei credit del cd alla batteria figura Danilo Menna, che però in effetti non suona sul disco, mentre nel video promozionale di “Withering” troviamo al basso Francesco Cremisini nell’inedita veste di bassista/cantante e alla batteria Valerio Lucantoni. Si segnala inoltre l’inserimento alla chitarra in pianta stabile di Francesco de Honestis e last but not least la partecipazione sul brano “Too Many Times” della star Richie Kotzen.
Il disco unisce le classiche sonorità degli Enemynside unite ad aperture più moderne e alternative e a un songwriting molto diretto e leggermente semplificato. “Whater Comes” si dimostra un ottimo lavoro (anche se a gusto mio inferiore al precedente), ma non permette il salto di popolarità alla band, che a breve si scioglie.
Matteo Bellezza si dedicherà al rock sleaze/stradaiolo dei New Babylon col ritrovato Alberto Sempreboni al basso, mentre Francesco “Frallo” Cremisini fonderà (sempre con Sempreboni al basso) i Neodimio proponendoci un rock italiano dalle venature indie. Due prodotti distanti dal mondo Enemynside, ma comunque molto validi, che vi consiglio di ascoltare.
Ai posteri rimangono tre full lenght di ottima fattura e per pochi fortunati (me incluso) gli storici demo tape, tuttavia una reunion non sembra così impossibile.
Time will tell.

Si ringrazia per la ricostruzione storica Matteo “thrasher” Bellezza.

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