METAL FOR KIDS. UNITED! – quando la solidarietà chiama, il metal risponde

METAL FOR KIDS. UNITED!: INTERVISTA A FABRIZIO TROIANO •

Abbiamo incontrato Fabrizio Troiano, chitarrista e fondatore dei romani Timestorm, e mastermind del Metal For Kid United, evento benefico giunto alla quarta edizione. Come ogni anno l’intero incasso verrà devoluto in beneficenza a Enti No Profit e Onlus impegnate sul territorio italiano nell’aiuto a bambini bisognosi di cure e nel sostegno alle loro rispettive famiglie.
L’edizione di quest’anno vedrà impegnati sul palco del Crossroads di Roma, artisti del calibro di Ralf Scheepers (Primal Fear), Roland Grapow (Masterplan) e il chitarrista/produttore Roy Z, oltre a numerosi musicisti noti a livello internazionale che, con la loro presenza, daranno vita ad un evento di grande spessore il cui obbiettivo sarà quello di raccogliere fondi per l’Associazione Peter Pan Onlus. La Musica Metal, ancora una volta, sarà sinonimo di Solidarietà!

Ciao Fabrizio e benvenuto sulle pagine di Metalforce. Cominciamo con una domanda classica: spiega un po’ ai nostri lettori gli scopi benefici e cosa si prefigge la tua “creatura” Metal For Kids United.
FABRIZIO – Ciao Roberto, grazie a te e Metalforce come sempre per l’attenzione riservata per il nostro evento. Per rispondere alla domanda. Ogni anno faccio una cernita delle strutture esistenti sul territorio principalmente laziale e di Roma che si occupano di migliorare la vita o comunque di prendersi cura di minori in condizioni sfavorite (siano esse fisiche che sociali). Lo scopo dell’evento è aiutare quei bambini e le loro famiglie mettendo la musica che più amiamo e lo spirito di solidarietà che si genera tra la comunità dell’Heavy Metal (musicisti e fans) al servizio della causa. Tutti da bambini coltiviamo sogni senza frontiere. Io quando avevo 13 anni sognavo ad occhi aperti, guardando le VHS dei concerti degli Iron Maiden. Il continuare a sognare ed alimentare quella parte di Peter Pan che c’è in tutti noi mi ha portato qui. In secondo piano, con il Metal For Kids United, devo ammettere, mi piacerebbe anche contribuire a ridurre la diffidenza verso l’heavy metal da parte del pubblico più grande e generalista, spesso troppo miope per capire non solo l’estrema musicalità che è alla base di questo genere, ma anche una certa attitudine di positività e vitalità che rimane sovente intrappolata nella sua stessa immagine.

Come è nato il tuo rapporto con l’Associazione Peter Pan Onlus?
FABRIZIO – I tumori pediatrici sono una realtà che condiziona e limita la vita di molti bambini e adolescenti e di conseguenza delle loro famiglie in Italia. Purtroppo, questo tipo di male rappresenta l’altra faccia della medaglia dei tumori che colpiscono gli adulti. Senza dover sottolineare le estreme conseguenze di questo male, quest’anno ho deciso di sostenere fortemente una realtà legata alle malattie oncologiche e che fosse di concreto supporto per i bambini. Ci sono tantissime iniziative legate alla sensibilizzazione e alla ricerca a livello nazionale, assolutamente tutte nobili e meritevoli di supporto. Io ho voluto, però, scegliere la Associazione Peter Pan Onlus per l’utilità e le finalità di strutture come queste perché contribuisce a tenere unite le famiglie e a rendere più leggero il periodo di lontananza dalla propria casa mentre i bambini affrontano le cure. Sono convinto che si debba fare tutto il possibile per non togliere ai bambini la possibilità di sognare una vita a colori. E alla Peter Pan c’è un impegno costante per stare vicini ai loro ospiti durante la degenza­.­­

Cosa si cela dietro la preparazione di un evento come questo?
FABRIZIO – Passione, tenacia e una bella dose di follia. Anche tanta pazienza e sonno rubato. Parliamo di almeno 10 mesi di lavoro con uno sprint finale negli ultimi 3-4 mesi. Per quest’edizione, avendo saltato il 2018, ci sono voluti 14-15 mesi di lavorazione in attesa di incastri importanti.

Quali sono le maggiori difficoltà per organizzare il Metal For Kids? E, per contro, quali le cose più semplici?
FABRIZIO – Le difficoltà sono varie: entrare in contatto con gli artisti e ottenere il loro interesse nella partecipazione allo show; riuscire ad incastrare tutte le disponibilità degli ospiti in un’unica data, anche rinunciando ad ospiti importanti per prestigio e funzionalità nell’ambito dello show; ottenere supporto concreto da aziende o partner media fuori dal circuito e più mainstream. Alle cose semplici non ci ho mai pensato prima. Forse quello che mi porto come esperienza lavorativa di professionista nella comunicazione e nell’organizzazione di eventi e quindi lo sviluppo della parte visiva e di immagine del Metal For Kids ma anche l’approccio non improvvisato rispetto ad uno show da pub.

Di anno in anno avete sempre coinvolto artisti di fama internazionale: a prescindere dal nobile scopo, quali altre argomentazioni riescono a convincere gli artisti a partecipare?
FABRIZIO – Allora, adesso è un po’ più facile rispetto alla prima edizione. Ma devo dire che l’entusiasmo degli artisti di partecipare ad un format del genere (la All-Star jam session) con scopi benefici è stato da subito alto. Soprattutto, dietro la motivazione primaria della solidarietà. Un’altra argomentazione che non viene sollevata da parte mia, ma che è di fatto un buon motivo per molti musicisti, è la possibilità di venire a suonare a Roma (magari anche visitarla per un paio di giorni) e di poter suonare insieme a colleghi e amici con cui hanno condiviso festival o tour, ma senza aver avuto il piacere di suonare insieme prima o da tanto tempo.

Ci sono stati musicisti che hanno avuto bisogno di essere maggiormente stimolati a partecipare?
FABRIZIO – Direi di no. Penso che finchè sei per loro uno sconosciuto forse il loro livello di attenzione ed interesse non è ancora pronto. Poi quando capiscono che facciamo sul serio sia dal punto di vista della beneficenza che dal punto di vista organizzativo e se magari sono propensi a mettersi in gioco, se hanno date disponibili è molto probabile che partecipino. Onestamente non ho mai insistito con nessuno. Magari ho riprovato a sondare la disponibilità per date diverse e chiarendo meglio il progetto dell’anno. Lo show si costruisce con una visione di insieme ma si arricchisce nel tempo, quindi può essere di maggior appeal per gli ospiti. Spesso si crea un effetto emulazione.

Non ti chiedo, per non mettere nessuno in cattiva luce, chi ha rifiutato un tuo invito, ma qual è l’artista da cui non ti saresti mai aspettato un “Sì, partecipo” e invece ti ha sorpreso?
FABRIZIO – Un po’ da tutti. Mi spiego meglio. Nel corso degli anni mi sono trovato di fronte a risposte entusiaste che poi non si sono mai concretizzate in una conferma di partecipazione nonostante il buon rapporto personale con l’artista. E in altri casi, da cauto scetticismo non ti aspetti che ti dicano di sì, anche per lo status dell’artista, e invece la cosa si avvera in maniera molto fluida. Roy Z è stata una piacevole sorpresa in questo senso. Ma anche Gus G o Roland Grapow. Devo dire, però, che tutti quelli che hanno partecipato nel corso degli anni mi hanno sempre sorpreso e molti sono gli artisti disposti a ritornare.

Presumo tu faccia un elenco dei possibili “papabili”: in base a cosa scegli gli artisti che poi inviti a partecipare?
FABRIZIO – Sono un amante del Classic Metal, del Power Prog e dell’Old School Metal. La prima scelta ricade sempre su artisti di questo genere. Prima ancora ogni anno è la visione di insieme che di volta in volta si viene a delineare che mi guida. Quest’anno il bill è venuto più heavy del solito. Una sorta di Metal Anglosassone VS Metal Teutonico. Quasi un caso. In realtà tendo a contattare tutti artisti di band a cui sono molto legato. Quest’anno è capitato che volessi invitare musicisti con questo tipo di sonorità. Il logo di quest’edizione Metallo e Fiamme non è casuale. E’ nato prima della scelta degli artisti ma ne ha guidato la direzione artistica.

Parliamo dell’edizione di quest’anno. Senza togliere nulla a tutti i partecipanti, a parte i nomi altisonanti del panorama italico e altre conferme già presenti negli anni passati (vedi Brian O’ Connor), ci sono tre nomi in cartellone di grande spessore internazionale. Come sei arrivato a loro?
FABRIZIO – Roland e Ralf sono stati contattati da zero senza passare dal loro management e senza una precedente conoscenza. Roy e Gus, invece, li conosco di persona da qualche anno e gli ho raccontato del Metal For Kids United in diverse occasioni per poi invitarli concretamente alla prima vera opportunità. Sicuramente, una gran sorpresa la conferma dei 2 tedeschi.

Una mia curiosità: come vengono assegnate le esecuzioni dei brani che verranno poi proposte in sede live?
FABRIZIO – Come ricorderai gli ospiti principali si esibiscono in un set tributo dedicato alla loro carriera, quindi proponendo sia brani delle band attuali che passate. Cerco sempre in questo caso di avere una “resident band” ultra valida a loro supporto. In questo caso scelgo sicuramente in base al talento musicale e alle caratteristiche dei musicisti ma anche al carisma, la stage attitude e la notorietà. C’è tanta gente in giro decisamente valida, non me ne vogliano, ma non basta essere uno shredder per stare sul palco. Non siamo su quel palco per fare “show off” ma per essere ambasciatori di una causa. In un modo o nell’altro siamo noi a metterci al servizio dello show e non viceversa.

Quali sorprese ci riserva l’edizione di quest’anno?
FABRIZIO – Penso che quest’anno il bill sia un po’ più trasversale con la possibilità di creare situazioni molto interessanti nella scaletta, con diversi brani rari e che non vengono suonati da tempo. In generale ogni formazione sarà composta da una buona fetta di musicisti All-Star non soltanto nella Jam Session finale. Ad esempio, il set dei Primal Fear cantato da Ralf Scheepers sarà suonato da una line up eccezionale come Luca Princiotta (Doro) e Andy Martongelli (Arthemis e solo artist) alle chitarre e Andrea Tower Torricini (Vision Divine) al basso. Ma anche le altre non saranno da meno. Poi alcuni classici di Ozzy Osbourne con Gus G alla chitarra, insomma ci sarà da divertirsi. Anche 3 band di apertura di talento, due delle quali vengono da fuori Roma.

Ancora una volta la sede sarà il Crossroads di Roma, si presume, quindi, che l’hai ritenuta a ragione la giusta location per un evento come questo. Ha mai pensato a una diversa collocazione?
FABRIZIO – Per fare un evento del genere serve un locale con un palco e una strumentazione come quella del Crossroads e soprattutto la fiducia e la follia dei suoi gestori. A Roma tutto questo non siamo riusciti a trovarlo perché mancava sempre almeno 1 di questi 3 fattori. Sono ben consapevole che la distanza “apparente” del locale per i “romani de Roma” e anche i ridotti collegamenti per il rientro notturno possano limitare la partecipazione del pubblico meno autonomo. Per questo motivo organizzeremo un servizio pullman per consentire a chi non ha i mezzi o vuole bere una birra in più di raggiungere il posto con tranquillità e rientrare al centro di Roma senza pensieri. Seguiranno dettagli del servizio sulle nostre pagine.

Alla luce di quanto raggiunto nelle edizioni precedenti, come reputi il supporto sia del pubblico che dei media?
FABRIZIO – Lo considero molto buono ma credo si possa e si debba fare di più. C’è uno zoccolo duro di fedelissimi a livello locale, e sempre più persone dal resto d’Italia e dall’estero che ci seguono con molto fervore e ci promuovono. Sicuramente il bill di quest’anno è in grado di attirare anche pubblico dall’estero e di portare il Metal For Kids United ad uno status di festival cult. Per crescere però serve la partecipazione attiva di tutti i metallari, sia quelli che vivono l’underground ma anche chi esce solo per vedere i grandi nomi. Quest’anno ci sono. Lato Media, stiamo ricevendo un sostegno ed un interesse crescente da parte delle Radio, anche se i quotidiani nazionali ancora stentano a darci uno spazio. Incrociamo le dita sperando di ottenere un ultimo anche se tardivo sostegno in questi giorni che precedono il concerto.

Il passare degli anni e delle varie edizioni vi ha dato una maggiore consapevolezza delle potenzialità che può avere una manifestazione così? Quanto siete cresciuti professionalmente sia come organizzatori che come musicisti?
FABRIZIO – Certamente. Quest’anno ci siamo voluti imporre uno standard più elevato e abbiamo deciso di costituire un’entità legale come Associazione Culturale. Allo stesso tempo oltre a dare garanzia della nostra serietà alla comunità di artisti e ai portatori di interesse (la Onlus e i partner/sponsor) abbiamo chiesto la fiducia della gente comune con una campagna crowdfunding (https://www.gofundme.com/metal-for-kids-united-against-kids-cancer) che ha raccolto già il 60% dell’obiettivo di raccolta. La gente ci segue e noi non possiamo deluderla. Parte del crowdfunding si sommerà all’incasso della serata, contribuendo così ad aumentare il valore complessivo della donazione.

Ora lancia un invito ai nostri lettori e convincili a partecipare a questa nuova edizione.
FABRIZIO – 4 motivi almeno: un prezzo speciale di € 15 per assistere ad un maxi festival di oltre 6 ore; super ospiti speciali che si cimentano in brani classici ma anche vere chicche eseguite; un’iniziativa di solidarietà per garantire ospitalità gratuita alle famiglie con bambini malati di tumore durante il periodo di cura a Roma; un’esperienza unica e indimenticabile in cui tutta la comunità Heavy Metal (pubblico e musicisti) trascorrono una serata come una vera famiglia.