MAYAN – La musica è libertà

MAYAN: INTERVISTA ESCLUSIVA A MARK JANSEN •

La difficoltà della gestione di una campagna di raccolta fondi, la stima e il rispetto verso i propri fan, la complessità di tematiche spirituali e affascinanti e il racconto di un nuovo album che ha molto da svelare. Così potremmo accennarvi la nuova intervista condotta la scorsa settimana in occasione della presentazione di “Dhyana”, il terzo capitolo discografico dei Mayan, in uscita oggi per Nuclear Blast. Un Mark Jansen entusiasta dei lavori eseguiti con questa nuova creatura e estremamente rispettoso verso chi lo ha appoggiato calorosamente nella realizzazione del disco vi porta nel magico mondo della spiritualità e di una visione molto più introspettiva della mente umana.

Ciao Mark, ben ritrovato sulle pagine di Metalforce! Quanto tempo eh? Infatti sono secoli che non ci vediamo! Come stai?
MARK–
Ho giusto un po’ di mal di testa, è dalla settimana scorsa che ho sbattuto la testa e da allora ho a che fare con l’emicrania! Penso che si tratti di una lieve contusione, ma niente di cui preoccuparsi!

Finalmente il caldo micidiale è terminato e si va incontro al freddo e, soprattutto, all’autunno! Dopo la pausa estiva, ci troviamo nuovamente insieme per parlare, questa volta, dei Mayan. Già ti anticipai che avremmo avuto un nuovo incontro l’ultima volta che ci siamo visti ed eccoci qua. Tra meno di dieci giorni, circa, uscirà il nuovo capitolo discografico della band, “Dhyana”. Ti andrebbe di presentarlo ai nostri lettori? 
MARK–
Lo descriverei come il nostro lavoro più ambizioso, perché abbiamo lavorato più duramente rispetto a ciò che avevamo fatto negli altri album. Anche gli altri dischi avevano richiesto un certo impegno, ma ora stiamo lavorando ancora più duramente per finalizzare gli ultimi dettagli delle canzoni, per avere una produzione migliore e per registrare con l’orchestra. Penso che sia un grosso extra. 

Che significato ha il nome “Dhyana” e perché una simile scelta?
MARK –“Dhyana” è quel momento dove la mente viene assorbita dal cuore, è quel momento dove non c’è la mente, nessuna preoccupazione inerente al passato, al futuro, ma vi è solo la gioia del momento presente.

Analizzando i testi, si può notare che le tematiche trattate sono cambiate rispetto ai lavori precedenti. Viene analizzata una visione del “io” in maniera molto introspettiva e spirituale, specialmente in un brano come “Satori”. A cosa è dovuto questo cambio di tematiche?
MARK –Sì. Stavo pensando a cosa avessi potuto scrivere, di cosa avrei potuto parlare. Avevo in mente questo argomento, ma ho pensato che non sarebbe stato adatto ai Mayan, quindi ho iniziato a valutare altri temi, ma non avevo una buona sensazione, non mi sentivo ispirato. Anche se la maggior parte dei testi compresi nell’EP trattano, o meglio, parlano di Donald Trump, non sentivo questa grande ispirazione nel trattare temi politici, di conseguenza mi sono detto: “Se non mi sento ispirato nel parlare di politica, potrei trattare questo argomento, ovvero Dhyana, che potrei utilizzare, ma forse non posso, perché la gente si aspetta un tipo diverso di testi”. Mi sono comunque detto: “Facciamolo, perché mi sembra buono”, sentivo che per i Mayan poteva essere qualcosa di buono ed è quello che è successo! Non ho pensato troppo alle conseguenze, a ciò che la gente si sarebbe potuta aspettare, ho fatto ciò che ritenevo giusto.

Avete tratto ispirazione da qualche cosa in particolare per la stesura musicale di alcuni brani?
MARK– Sì, sono stato ispirato da alcuni libri che stavo leggendo, nello specifico libri di Henkka Tole.

Negli album precedenti, le orchestrazioni erano campionate, mentre per “Dhyana” vi siete avvalsi di una vera orchestra. Per farlo avete lanciato una campagna di crowdfunding, che tipo di esperienza è stata per voi?
MARK –È stata una bella esperienza, poiché non era la prima volta che lo facevo. Avevo già avuto un’esperienza precedente con il disco solista di Laura Macrì, finanziato dalla campagna di crowdfunding, quindi questa è la stata la seconda volta che ho sfruttato l’utilizzo di un’iniziativa del genere, per cui avevo già dei precedenti, per così dire. Anche Marcela aveva già avuto un’esperienza simile per sostenere le spese della realizzazione dei suoi dischi! Devo dire che ho un buon feeling in merito a questa proposta, so che ci sono delle storie in merito ad alcune band che hanno avuto successo e altre, invece, no… con noi è andato tutto bene! Credo anche che se tu sei una band ben organizzata, puoi far funzionare le cose! Alcune band pensano che basti lanciare una campagna e avere soldi da parte di tutti, ma non funziona così: devi lavorare duramente e devi metterci tanto impegno affinché tu possa raggiungere il primo obiettivo, per poi arrivare a quello successivo che prevede tutti i ‘regali’, i pacchetti che servono per far funzionare la cosa. Si parla di tanto lavoro, per cui qualunque band volesse intraprendere una campagna di raccolta fondi dovrebbe rendersi conto che bisognerebbe essere molto dedicati per portare avanti qualcosa del genere, altrimenti non funziona. Per quello che ci riguarda, credo che sia stata la cosa più giusta per noi, ci siamo prefissati uno scopo e di conseguenza abbiamo potuto registrare con un’orchestra e ne sono molto contento, perché credo che quando hai a disposizione una vera orchestra il tutto suoni decisamente meglio rispetto ai campionamenti, anche se gli stessi samples oggigiorno suonano abbastanza bene, ma quando le persone suonano qualcosa, vi mettono dentro la propria anima!

In seguito a questa campagna, avete anche realizzato un Ep, “Undercurrent”. So che era stato pensato come ‘regalo’ a coloro che avevano preso parte a questa iniziativa, ma sarà ugualmente disponibile anche per tutti i fan in generale o sarà rilegato come unica release indipendente solo per chi ha contribuito a sostenervi in questa campagna?
MARK –Sì, questa sarà una release indipendente destinata alle sole persone che hanno preso parte all’iniziativa e abbiamo dato alle stampe questo EP solo per loro, per cui ci saranno solamente queste copie che saranno indirizzate ai fan e rimarranno con loro per sempre. Forse pubblicheremo queste canzoni come pacchetto speciale per tutti i fan, ma per qualche mese questo sarà rivolto solo a coloro che ci hanno dato il proprio supporto! Per noi era molto importante perché queste persone ci hanno sostenuto molto e volevamo dar loro un regalo, per cui questo EP, per come è adesso, non verrà più ristampato, rimarrà per sempre un regalo per quella gente che ci ha supportato!

Devo ammettere che ascoltando già l’opening track, “The Rhythm Of Freedom”, mi era parso di aver sbagliato disco. Avevo temuto, per un secondo, di aver messo su i Fleshgod Apocalypse, tant’è che mi ero chiesta se avessi sbagliato realmente ad avviare l’ascolto, perdonami!
MARK –Non mi sento affatto offeso, amo la band!

Piace molto anche a me, ecco perché ti ho confidato questo! Il singolo è stato scelto per dare una sorta di “appetizer” del disco. Che tipo di reazioni avete avuto dai fan? io la mia te l’ho detta, per cui non faccio testo!
MARK –Ho ricevuto ottimi riscontri, la gente ci ha dato dei gran bei feedback! Credo anche che il lyric video sia molto interessante, perché vedo molte band farne un buon uso per presentare i singoli e anche noi ne volevamo avere uno che avesse una buona qualità! Ci siamo avvicinati ad un ragazzo americano per la realizzazione del video, ha lavorato anche per il progetto Ayreon, per cui sapevamo che il ragazzo avrebbe potuto fare qualcosa di molto speciale. Sì, abbiamo avuto molti riscontri positivi, il motivo della realizzazione di un lyric video è far acquisire alle persone la consapevolezza di ciò che si aspetteranno dal disco ed è esattamente per questo motivo che lo abbiamo fatto. È esattamente ciò che doveva essere fatto, ehehe.

Oltre ad avere una serie di musicisti e cantanti di talento, i Mayan ora dispongono di altre due voci esemplari: Laura e Marcela. Vuoi il talento, vuoi anche la loro versatilità, devo dire però che sono rimasta abbastanza spiazzata quando ho sentito la titletrack del disco. Mai mi sarei aspettata una canzone “lenta” e “acustica” con le sole due voci di queste ragazze. È un brano che, effettivamente, ti lascia un po’ a bocca aperta, in particolar modo per il melting pot delle lingue usate: italiano, inglese e spagnolo. È nato spontaneamente proprio per fornire qualcosa di originale o avete studiato bene il brano proprio per sottolineare al meglio la nazionalità e la vocalità delle due ragazze?
MARK– Prima di tutto abbiamo scelto questo titolo come titolo dell’album perché ogni brano incorpora il concetto di “Dhyana” ed ha una ballad unica. Non conosco nessuna altra band che abbia fatto qualcosa del genere. Non facciamo le cose esattamente come le farebbe chiunque altro, quando sentiamo di voler fare qualcosa in una certa maniera, la facciamo, per cui non ci poniamo il problema laddove qualche “metalhead” che non capirà la ragione per la quale abbiamo presentato una ballad per un video. Fortunatamente abbiamo riscontrato reazioni molto più che buone, penso che molti fan dei Mayan siano di vedute molto aperte, ero pronto alle critiche perché sapevo che molti individui non avrebbero capito, ma sono stato altresì sorpreso nel vedere come fossero aperti di mente molti altri personaggi. Ero molto positivo a riguardo! Non me lo aspettavo! So di aver preso la decisione giusta nell’aver seguito il nostro istinto e aver, quindi, pubblicato questo singolo come primo video. Riguardo a ciò che mi hai appena chiesto, già nel disco precedente Laura aveva cantato in italiano e Marcela aveva cantato in spagnolo, ovviamente queste sono le radici delle ragazze. Credo che quando qualcuno canta nella sua madrelingua dà un’ulteriore profondità al carattere della cantante! In questo brano entrambe le radici delle ragazze si fondono perfettamente e quando si ritrovano insieme, cantano in inglese. L’idea è nata spontaneamente, abbiamo voluto tentare ed ha funzionato! L’abbiamo tenuta così!

Un’altra cosa che mi ha lasciata un po’ spiazzata è sicuramente la notizia che annunciava, per così dire, la partita di Henning Basse, ora in pianta stabile nei Firewind. So che parteciperà in veste di guest in qualche futuro live, ma credo che, in parte, si sentirà parecchio l’assenza di Henning. Al suo posto è subentrato – o comunque subentrerà – Adam Denlinger. Ecco, parlando di lui, puoi dirci come è nata la vostra collaborazione, essendo poi che Adam non abita proprio dietro l’angolo…
MARK –No, non abita dietro l’angolo ma è un ragazzo molto dedicato e riesce comunque a macinare molte miglia pagando prezzi molto economici. Come dicevo, è un ragazzo molto dedicato, cercherà di esserci tutto il tempo, mentre non possiamo dire lo stesso di Henning, poiché aveva altri obblighi. Abbiamo avuto modo di parlarne a lungo e, alla fine, abbiamo creduto che questa fosse la soluzione migliore. La gente sarebbe andata agli show aspettandosi di vedere Henning, lui non sarebbe stato presente e le persone ne sarebbero rimaste deluse, mentre se lui fosse più un ospite che si presentasse una volta ogni tanto, la gente saprebbe già che cosa aspettarsi. Sono d’accordo con te quando dici che Henning ha una forte personalità sul palco, ha una voce fantastica e non comprendo il perché un ragazzo che ha una voce del genere non rientri tra i cantanti più conosciuti al mondo. Io credo che Henning sia valido tanto quanto lo era Ronnie James Dio e lo stesso Ronnie era tra i cantanti più famosi di sempre, però Henning Basse non lo è! Non ho mai capito come questo potesse essere possibile, ma credo che Henning sia letteralmente uno dei migliori cantanti della scena metal di tutto il mondo! Penso che si meriterebbe di essere conosciuto ancora di più di quanto non lo sia adesso e mi auguro davvero che lui possa giungere al prossimo livello. Anche Adam ha un talento immenso, è relativamente nuovo e non ha ancora maturato una grossa esperienza con le band, ma la sua voce è un grosso potenziale. Quando abbiamo sottoposto la sua voce al nostro produttore, Joost Van Der Broek (ex-After Forever), ne è rimasto molto entusiasta, era bramoso di lavorare con Adam! Quando si sono incontrati in studio, è nata una bella alchimia fra loro e credo che Adam sia ancora una gemma grezza. Quando avrà maturato molto più esperienza, riuscirà a raggiungere un livello molto più alto! Già ha un livello molto alto, ma può raggiungere livelli ancora più alti! Henning già si era stabilizzato, Adam ha metà della sua esperienza, si sta ancora adattando, è ancora “nuovo”, per cui è ancora il ragazzo nuovo che vuole imparare e che è felice di stare su un palco. È davvero divertente vedere tanto entusiasmo da parte di un nuovo membro che è così appassionato!

Laura è sicuramente un’artista di talento, tanto che è molto amata sia in Italia che all’estero. Vedresti mai, ad esempio, una collaborazione tra Laura e un’altra cantante all’interno dei Mayan per un eventuale duetto? Io, ad esempio, vedrei molto bene – ma è un mio parere personale – due cantanti: Federica Lanna degli Sleeping Romance e Tatiana dei Jinjer, giusto per dare anche quel pizzico di growl alle donne.
MARK –Con i Mayan tutto è possibile, ehehe! Molta gente ci ha fatto notare che abbiamo troppe persone all’interno della band, ahaha, per cui…

Non sarà mai, però, come gli Haggard! Loro sì che sono veramente in tanti!
MARK –(Ride). Al momento siamo molto contenti con il bel gruppetto che abbiamo formato e laddove, in futuro, vi fosse un brano che richiedesse un colore vocale extra che non abbiamo ancora utilizzato, allora certamente avremo un guest, un ospite, che si farà carico di donare quel colore in più. Al momento siamo molto contenti del gruppo di persone che abbiamo formato, dei colori, delle voci che abbiamo, ma come ti dicevo, con i Mayan può succedere di tutto! Ci sono già molte persone che hanno idee diverse o aggiunte alla band, non è mai la stessa cosa. I Mayan sono sempre in movimento!

Una cosa bella dei Mayan che da sempre ti o vi segue è l’alternanza dei vari musicisti che partecipano ai vostri concerti dal vivo: infatti, la lineup non è quasi mai la stessa. Come già hai menzionato varie volte in passato, spesso la formazione non è attiva poiché in tour con le rispettive band o impegnata su altri fronti. Come scegli i musicisti che ti accompagnano sul palco?
MARK –Oh, beh. Ti faccio un esempio: Arjan (Rijnen, ex-Revamp), il tecnico delle chitarre degli Epica, è già nel gruppo da parecchio tempo, recentemente ha tenuto con noi alcuni show, così come Jord Otto, chitarrista dei Vuur e ReVamp. Entrambi questi musicisti già hanno avuto modo di suonare insieme nei ReVamp (precedente band di Floor Jansen, attualmente nei Nightwish, ndr). Fondamentalmente conosciamo questi musicisti a causa dei tour che abbiamo condiviso, sappiamo chi sono, conosciamo le loro qualità. Ogni volta che abbiamo bisogno di qualcuno che è in tour con la rispettiva band, conosciamo altrettanti musicisti con i quali lavoriamo e sappiamo esattamente chi contattare, in modo da poterci esibire live.

E a proposito di live, sebbene gli Epica in Italia siano praticamente di casa, non possiamo certamente, purtroppo, dire lo stesso dei Mayan! Avremo mai la possibilità di vedervi anche qua?
MARK –Certamente, perché al momento stiamo lavorando a una serie di date, di festival, che si terranno il prossimo anno. Ci stanno già arrivando alcune offerte, purtroppo non abbiamo ancora ricevuto nulla da parte dei promoter italiani, ma sicuramente avremo modo di lavorare anche su questo. Se fosse per noi, suoneremmo anche domani in Italia, piuttosto che mai. Se fosse per noi, verremmo, ma al momento sembra che nessun promoter sia disposto a portare i Mayan nel vostro paese. Non ne conosco la ragione, ma il fatto è che ancora non è successo nulla… forse finora i Mayan sono stati visti come una band molto piccola in Italia, forse con il nuovo album la situazione cambierà, potrebbe essere possibile! Almeno, lo spero, così come mi auguro che questo terzo disco possa aprire nuove porte, per cui potrebbe presentarsi una nuova occasione per la band per poter venire in Italia. Come ti dicevo, appunto, se fosse per noi verremmo! Abbiamo giusto bisogno di un produttore, un promoter che abbia voglia di portarci lì!

Visto che il disco uscirà tra meno di dieci giorni (l’intervista è stata condotta lo scorso 11 settembre, ndr), quali saranno i progetti che vi vedranno coinvolti prossimamente?
MARK –Beh, abbiamo un bel po’ di piani, tra cui qualche tour. Stiamo lavorando allo stesso tempo anche ad un paio di show e sono piuttosto, felicemente sorpreso di vedere molto interesse nei confronti dei Mayan. Credo che dopo i primi show che avremo, ne confermeremo molti altri! Ci sono molte cose che stanno accadendo dietro le quinte e la gente avrà la possibilità di vederci dal vivo e, se tutto dovesse andare bene, ci sarà anche l’Italia! Mi sento molto positivo a riguardo, anche se attualmente non abbiamo ricevuto offerte da parte dei promoter italiani ma, come dicevo, vedremo cosa succederà appena il disco uscirà. Ogni giorno riceviamo recensioni, sono molto positive devo dire e, come ti dicevo prima, questo album può ancora cambiare le cose.

Purtroppo già siamo arrivati alla fine della conversazione. Come sempre, ti invito a condividere le parole finali con i tuoi fan e i nostri lettori!
MARK –Beh, che posso dire? Sono ormai sei anni che abito in Italia, in Sicilia, e sto amando sempre di più il vostro paese. La considero a tutti gli effetti la mia casa, adesso, la mia seconda casa, soprattutto ora che abito ufficialmente qui, per cui da oggi sono ufficialmente residente in Italia, sono un cittadino italiano, ehehehe. Mi sento a casa, mi sono creato tanti amici nel corso degli anni e l’unica cosa che al momento manca qui è uno show dei Mayan e faremo sì che questo possa accadere!