Mark Tremonti – un colosso dal cuore grande

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INTERVISTA ESCLUSIVA A MARK TREMONTI •

Abbiamo raggiunto telefonicamente Mark Tremonti, noto per essere il chitarrista degli Alter Bridge e, in passato, degli ormai disciolti Creed, senza naturalmente dimenticare il progetto parallelo che prende il suo nome, Tremonti appunto, con il quale il 29 aprile pubblicherà il nuovo album “Dust” su Fret 12 Records.  Ecco cosa ci ha detto in questa interessante intervista.

Ciao Mark, come stai? Probabilmente siamo lontani chilometri, ma eccoci qui!
MARK – Beh sì, io sono in una terra dell’acqua (“Land of Water”).

È un grande piacere ed emozione averti con noi! Considera che io sono un tuo grande fan… a tutti gli effetti sei una sorta di mito per me: è stato un grande onore incontrarti qui a Roma un po’ di tempo fa.
MARK – Grazie tante!

…Inizio subito col chiederti alcune curiosità… È capitato più di una volta di vederti in Italia. Considerando anche le tue origini, cosa pensi del nostro paese, e come ti senti quando sei qui?
MARK – Ragazzi, voi avete alcuni tra i migliori (nostri) fan del mondo, tra i più appassionati in assoluto. Amo la storia del vostro paese, amo la vostra gente e amo quella sensazione di euforia che ho quando sto nel vostro paese: spenderei giorni interi per restare con voi!

C’è qualcosa in particolare che ricordi chiaramente dell’Italia (molte persone restano colpite dal nostro cibo, dai monumenti, etc.)?
MARK – Mi è capitato di visitare il Colosseo, ma alla fine sono stato solo a Roma e Milano, ma questa è stata occasione per visitare entrambe le città. Amo assolutamente entrambe e mi piace la loro cultura.

Quindi ti sei portato dietro dei bei ricordi del nostro paese?
MARK – Oh Yes!

Nel tuo percorso professionale hai raggiunto alcuni tra i più entusiasmanti obiettivi che un musicista possa mai sognare, e questo ti ha portato anche a suonare in giro per il mondo. Una cosa che però mi ha sempre colpito è che anche se ormai sei una “rockstar” a tutti gli effetti, sembri comunque una persona molto bilanciata e serena. Quale è il segreto di questo tuo “equilibrio”?
MARK – Ah, semplicemente lavoro sodo e mi dedico intensamente a quello che faccio e mi appassiono alle cose che faccio. Cerco di spendere più tempo possibile con la mia famiglia. A volte è un’attività tosta, ma mi piace dedicarmici.

Quindi possiamo dire che sei riuscito a trovare un modo per bilanciare i tuoi eventi lavorativi con la tua famiglia?
MARK – Sì, quando sono a casa io sono un papà, costantemente focalizzato per trovare tempo per stare insieme ai miei ragazzi e trascorrere bei momenti insieme con loro. Lavoro quando loro vanno a scuola e appena vanno a dormire. Ogni secondo che posso trascorrere con loro, cerco di passarlo con loro.

È una domanda scomoda, ma la curiosità è tanta…: quale potrebbe essere la percentuale di tempo giornaliero che dedichi alla tua famiglia e quella che dedichi alla tua musica in una giornata “normale” (ovvero quando non sei in tour con la band e nelle sessioni di registrazione di un disco)?
MARK – Lavoro un paio di ore quando i ragazzi vanno a scuola e lavoro per un paio di ore quando vanno a dormire. Per il resto cerco di stare con loro dalle 3 alle 9 di sera, quindi 6 ore al giorno in veste di papà. In questo senso quindi lavoro 4 ore al giorno.

Questo è una cosa molto bella!
MARK – Yeah!

Passiamo ad altre domande… Nella tua carriera musicale, quale è stato uno degli obiettivi più importanti ed esaltanti che puoi  dire di aver raggiunto? Una di quelle cose che, in genere, quando ci arrivi puoi dire: “Ce l’ho fatta, questa è una delle mete che volevo raggiungere!”, anche nel caso in cui si tratti di qualcosa di difficile che sei riuscito a risolvere.
MARK – Penso che quando siamo riusciti a portare nuovamente gli Alter Bridge sull’ARENA dopo che abbiamo ricominciato tutto, questo è stato un grande momento per me e per noi. Con i Creed ci avevamo già suonato un paio di anni. La mia prossima pietra miliare potrebbe essere riuscire ad essere su quel palco con la mia band “Tremonti”.

Beh, tra altri grandi obiettivi che sei riuscito a raggiungere, sei riuscito anche a suonare e collaborare con molti altri grandi musicisti. Mettendo da parte la collaborazione con Myles Kennedy (che a tutti gli effetti è un solido compagno di squadra), hai suonato anche con musicisti del calibro di Troy Stetina, Michael Angelo, etc. Che cosa ci puoi dire di queste esperienze con altri musicisti, e nello specifico, altri chitarristi? C’è qualcosa in particolare che ti è rimasto impresso e che non dimenticherai?
MARK – Mi piace sentirmi sempre nella condizione di colui che cerca di imparare da chiunque, quando suono con qualcuno. Quando mi capita di essere in tour cerco di far sapere ad altri chitarristi che sono “in giro” ed in questo modo cerco di avere occasioni di suonare la chitarra (con loro) il più possibile. Questa vale per Michael Angelo, Rusty Cooley, o chiunque altro. In questi casi cerco di fare il maggior numero possibile di domande e anche qualora capitasse che qualcuno avesse necessità di farmi domande, mi è sempre piaciuto rispondere per condividere il più possibile il “know-how”. Una delle cose che mi piace di più del suonare insieme ad altre persone è proprio questa: avere la possibilità di acquisire nuove informazioni e “know-how”.

Quindi anche se ormai hai raggiunto un livello stabile e particolarmente elevato in termini di abilità, possiamo dire che ti senti ancora in una fase di apprendimento sul tuo strumento principale?
MARK – Sì, sono sempre in fase di apprendimento: questo è qualcosa che non potrò mai scrollarmi di dosso. È qualcosa che ha a che fare con una passione che dura tutta la vita ed è qualcosa che mi piace davvero tantissimo.

Alcuni anni fa hai avviato un importante progetto che consiste in una band tutta tua: quella che porta proprio il tuo “nome” (o meglio, cognome). Anche se è passato del tempo, continui a sentire una diversità di approccio quando ti trovi nel contesto di una band come questa (che è a tutti gli effetti “una tua creatura”) piuttosto che quando ti trovi a suonare con gruppi come gli Alter Bridge, i Creed, etc.? Vedi i diversi approcci sotto differenti punti di vista oppure no?
MARK – Quando suono con la band Tremonti devo stare attento ad essere molto più riposato, bere molta acqua, e rimanere in salute il più possibile: Infatti quando sei il frontman e ti capita di dover cantare nei casi in cui ti trovi ammalato od indebolito può diventare davvero problematico. Quando suono con i Tremonti inoltre devo rivestire i ruoli di “intrattenitore” del pubblico e questo è qualcosa che genera un livello di aspettative e stress leggermente maggiore, ma noi ci siamo sempre “messi sotto” al massimo delle nostre possibilità e con i nostri sforzi siamo sempre riusciti a dare del nostro meglio. Anche con gli Alter Bridge capita qualcosa di simile, ma sotto una veste del tutto diversa. Si tratta di due “bestie” completamente diverse, ma le amo entrambe.

Considerando che le ami tutte e due allo stesso modo, ti capita a volte che ci sia qualcosa che preferisci di una piuttosto che l’altra.
MARK – Direi di no, le amo tutte e due allo stesso modo.

Hai avuto una carriera musicale abbastanza lunga. Cosa è che ti ha aiutato a rimanere sempre focalizzato sui tuoi obiettivi? È sicuramente chiaro che ci sia stato un percorso di crescita attraverso tutta la tua storia di musicista e questo lo si evince dal fatto che ogni tuo album sembra essere un’evoluzione del precedente aumentando la profondità e lo spessore artistico tra un lavoro ed il suo precedente. Che cos’è che ti ha aiutato a mantenere questa focalizzazione ed a crescere sempre tra un disco ed il successivo?
MARK – Penso che sia tutto legato al fatto di non giungere mai a sentirsi  del tutto completi ed “arrivati”, lavorare sodo ed avere il desiderio di diventare un musicista migliore, un migliore compositore ed una persona in grado di collezionare sempre nuove esperienze da poter infondere nella propria musica. Io penso che sia proprio questo quello che cerco di fare in progetti come Alter Bridge, Creed, etc. Qualsiasi cosa ti capiti “al di fuori” del contesto della band, quando ti ritrovi insieme ai tuoi musicisti può diventare materiale su cui lavorare. È tutto legato al fatto di imparare costantemente il più possibile e portare avanti la sfida con te stesso per diventare un migliore compositore, musicista e performer.

Quindi, se prima parlavamo della tua visione riguardo il processo di apprendimento solo relativo al tuo strumento, probabilmente anche nel caso delle fasi di composizione e della vita da musicista più in generale ci puoi confermare che ti senti sempre in una condizione di poter imparare molto da tutto ciò che ti circonda. In funzione di ciò, anche se già i tuoi ultimi lavori sono pregevoli (l’ultimo disco “spacca”), dobbiamo quindi aspettarci cose ancora più grandiose in futuro, giusto?
MARK – Sì e ti ringrazio davvero per questo complimento.

Alcune ultime domande stavolta un po’ più tecniche. La prima è a proposito della strumentazione musicale. È noto alla maggior parte dei tuoi fan che sei un attento e preciso cultore dei suoni del tuo strumento. Il tuo suono è molto personale e specifico, probabilmente anche perché, nel corso degli anni e della tua carriera, ti sei circondato di alcune tra le migliori “macchine” presenti sul mercato mondiale. In questi giorni, quali sono gli elementi del tuo setup senza i quali non riusciresti a vivere (musicalmente) e che quando non li hai  a disposizione ti fanno sentire incompleto?
MARK – Ho una collezione di amplificatori per chitarra che mi piace usare tantissimo quando compongo. D’altra parte, quando sono in tour (“on the road”) non posso portarli tutti dietro con me, anzi, tipicamente, per quello che devo fare dal vivo, cerco di razionalizzare i suoni per concentrarli grosso modo in un paio di amplificatori che mi consentano di avere i suoni che mi servono e su cui posso fare affidamento e che, avendoli utilizzati per anni, mi garantiscano un certo tipo di resa. Per il resto, sono sempre in fase di sperimentazione con i suoni e mi piace sempre provare differenti combinazioni degli elementi della catena del suono, dagli altoparlanti, alle casse per chitarra (“cabinets”) e tutto quanto possa influire sul risultato sonoro finale. In sostanza, si tratta di un continuo processo di cambiamento per trovare nuove ed entusiasmanti sfide.

Potresti dirci quali sono questi due amplificatori che hai menzionato per il setup live?
MARK – Per anni ho utilizzato un MESA/BOOGIE Triple Rectifier e una Bogner Uberschall e penso che entrambi gli amplificatori, insieme, mi abbiano consentito di ottenere il suono che avevo in mente. In sostanza proprio il mio suono principale (“core sound”).

…Probabilmente perché sono più versatili di altri amplificatori di tipo boutique o strumentazioni più particolare?
MARK – Alcuni degli amplificatori “vintage” che ho collezionato non sarebbero in grado di fornirmi quello di cui ho bisogno in un contesto dal vivo. Spesso ho bisogno di suoni “high-gain” per poter ottenere proprio suoni più “heavy”.

Ok. Ora una domanda che riguarda la tecnica chitarristica. In questi ultimi periodi è evidente che nel tuo stile hai incorporato anche nuove tecniche chitarristiche. Pensi che prossimamente aggiungerai ancora altre tecniche al tuo modo di suonare ed al tuo stile, oppure, per adesso, ritieni che quanto hai sviluppato fino a questo punto possa essere sufficiente per consentirti di esprimere ciò che senti?
MARK – Mi sento sempre nella situazione di voler provare a imparare nuove tecniche. Anche in questo caso si tratta di un costante cambiamento per rimanere attivo e sviluppare materiale e “chicche” (“Tricks”) da poter inserire nei nuovi dischi.

C’è una tecnica in particolare che prossimamente potrebbe apparire in modo marcato nei tuoi prossimi lavori e che, essendo qualcosa di nuovo, vorresti sviluppare più a fondo?
MARK – Sto lavorando per sviluppare, quando suono, l’utilizzo della mia mano destra per utilizzare maggiormente anche altre dita come il medio e l’anulare. In questo modo potrei ricorrere al “flat picking” con altre 2 dita.

Molto interessante… in un certo senso è qualcosa di vicino alla “pennata ibrida” (“hybrid picking”)?
MARK – Yeah.

Sei un grande sostenitore e sponsor del sito FRET12 (https://fret12.com) che è stato uno dei progetti che hai aiutato a sviluppare proprio perché il primissimo materiale disponibile era proprio quello realizzato con la tua collaborazione. Che cosa ha rappresentato per te questa esperienza e che cosa ti ha spinto a decidere di voler condividere in questo modo il tuo “know-how”? Proprio ultimamente grazie a questo sito è perfino possibile acquistare la strumentazione utilizzata durante le registrazioni dei tuoi album e/o dei tuoi live. Cosa ne pensi di tutto ciò?
MARK – FRET12 è un progetto che io e mio fratello Ben avviammo per fornire ai chitarristi di tutto il mondo una “community”. I primi materiali erano tutti didattici e dopo un po’ di anni il portale ha iniziato a trattare anche strumentazione, diventando una sorta di emporio dove artisti potevano comprare e vendere strumentazione attraverso il sito stesso. In questo modo il portale è diventato un potente strumento di marketing e di scambio ed ultimamente, è diventato anche l’etichetta discografica del mio progetto solista. Nel corso degli anni si è espanso ed adesso è molto più grande ed attivo di quanto non fosse i primissimi tempi. Siamo tutti entusiasti di come sta andando ed anche curiosi di vedere cosa diventerà in futuro.

Mi sembri molto entusiasta e fiducioso di come si sta sviluppando. Questo è confermato anche dal fatto che tantissimi grandi musicisti stanno appoggiando questo progetto prendendovi parte con il loro materiale. È davvero una community in crescita, in accordo a quello che ci dicevi essere l’obiettivo principale.
MARK – Prima di tutto però il sito aveva come obiettivo principale quello di essere un contenitore per la diffusione del materiale didattico, ma non appena ha iniziato a prender piede ci siamo resi conto che stava diventando una sorta di aggregatore (“hub”) per chitarristi in generale, sviluppando, oltre all’aspetto didattico, anche quello promozionale e non solo.

Questo è stupendo! Probabilmente se quando ero un ragazzino avessi avuto sotto mano uno strumento del genere, forse, sarebbe stato tutto diverso! A proposito, tra le ultime domande ce ne è una relativa alle nuove tecnologie. Ultimamente è in atto una rivoluzione in campo tecnologico e “sociale”. Ci sono in giro molti strumenti come il “crowdfunding” ed i portali “social” che consentono ed aiutano tantissimo i giovani musicisti nella diffusione delle loro idee, dei loro lavori, etc. Cosa ne pensi di queste nuove tencologie, soprattutto per ciò che concerne il crowdfunding?
MARK – Penso che sia qualcosa di grandioso e che in una cosa del genere ci sia qualcosa di buono per chiunque.

Pensi che, quando eri giovane, se avessi avuto opportunità di ricorrere ad uno strumento del genere, ne avresti approfittato?
MARK – Il mondo di oggi è completamente e radicalmente cambiato rispetto a come era in passato. Le cose sono totalmente differenti e mutate rispetto a quegli anni.

Ok Mark, l’ultima domanda è per i tuoi fan, soprattutto quelli più giovani, specialmente se chitarristi. Quale pensi potrebbe essere il tuo migliore consiglio ad un giovane musicista?
MARK – Semplicemente, seguite sempre la vostra passione, siate pazienti e lavorate sodo.

Hai ragione, questo è il nodo principale: seguire il proprio cuore. Proprio come hai dimostrato di aver fatto tu.
MARK – Sì, assolutamente.

Grazie di cuore, Mark. È stato un onore poter parlare con te. Sei una persona molto gentile, disponibile e piacevole. Spero tantissimo di poterti incontrare di nuovo.
MARK – Grazie.

Spero anche di poter fare di nuovo due chiacchiere con te. Complimenti per tutto ciò che stai facendo e per i tuoi progetti. Speriamo di rivederti presto in Italia e magari proprio a Roma.
MARK – Assolutamente, saremo lì prossimamente.

Grazie mille della tua disponibilità.
MARK – Grande, grazie.

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