LIV SIN – Potere alle donne!

 

LIV SIN: INTERVISTA ESCLUSIVA A LIV JAGRELL •

In un mondo sempre più sovraffollato e dominato da uomini, è bello poter riscontrare come anche il genere femminile riesca a spiccare grazie sia alle proprie abilità, che ad una fortissima determinazione, da sempre comune denominatore che accomuna le tante realtà musicali che popolano il vasto panorama metal. Una donna certamente con gli attributi e che non le manda a dire è la svedese Liv Jagrell: la nota vocalist dei Liv Sin, infatti, torna più carica ed energica che mai e presenta al grande pubblico la sua nuova release, “Burning Sermons”, in uscita a breve per Despotz Records. Per l’occasione, abbiamo scambiato quattro piacevoli chiacchiere con la vocalist che così si racconta in questa nuova intervista.

Ciao Liv e benvenuta sulle pagine di Metalforce.it! Vorrei iniziare la nostra chiacchierata facendo un piccolo passo indietro in modo da permettere a chi non ha familiarità con la tua musica di saperne un po’ di più. Molti ti conoscono per essere stata parte dei Sister Sin, band che si è poi sciolta nel 2015. Cosa ti ha spinto a fondare i Liv Sin, il tuo nuovo nucleo musicale?
LIV – Beh, i Sister Sin si sono sciolti nel 2015, c’erano due elementi nella band che volevano questo, non volevano più fare tour interi e hanno persino avuto due burnout dovuti al dover andare in tour. Ovviamente, per quel che mi concerne, non volevo interrompere con la musica, i Sister Sin erano la mia intera vita e ho deciso di continuare di formare una band mia, i Liv Sin. Volevo continuare e presentare un tipo di musica differente e Liv Sin è un progetto che mi è molto caro, mi sta molto a cuore. Sono molto contenta di aver proseguito il mio percorso.

Hai rilasciato un primo album, Follow Me, nel 2017 e un EP, “Inverted”, l’anno successivo. Quest’anno ci presenti ufficialmente il tuo nuovo disco, “Burning Sermons”. Rispetto al disco precedente, qua abbiamo anche qualche nuovo elemento che rende ancora più unica la tua proposta musicale: ci sono sicuramente riff più pesanti, ma troviamo anche alcune parti elettroniche che fanno davvero la differenza. Trattasi, quindi, di una scelta voluta in fase di composizione del materiale o è stata del tutto spontanea?
LIV – Si è trattato più di una decisione conscia, forse non nell’esatto momento in cui abbiamo iniziato a scrivere le canzoni, piuttosto forse quando abbiamo iniziato a cercare dei produttori, poiché volevamo avere un altro tipo di sound, più dinamico, anche se a me piaceva pure lo stile ‘old school’… ‘Follow Me’, ad esempio, ha questo sound molto classico, molto metal vecchio stile. Volevo avere uno stile più moderno per questo nuovo disco, per quel che riguardano i brani non credo di aver messo molto di questo stile, ho iniziato a pensarci maggiormente durante la stesura, vedendo cosa mi piacesse maggiormente… Quando abbiamo poi scelto il produttore, Emil Nödtveidt dei Deathstars, ci siamo resi conto che poteva portare la musica ad un altro livello. Abbiamo rimodellato alcuni arrangiamenti e parti elettroniche seguendo alcune sue idee rispetto ai brani originali, in alcuni passaggi abbiamo tolto via le chitarre in modo da dare maggior spazio alle tastiere, abbiamo sperimentato un po’ con le tastiere e questo ha reso il disco molto più dinamico. Ricollegandomi, quindi, alla tua domanda, credo che la scelta sia arrivata grazie all’arrivo del produttore.

Potresti spiegarci la scelta del titolo “Burning Sermons”?
LIV – A dirti la verità, la prima cosa a cui ho pensato era avere un titolo fico, molto interessante! Successivamente, ho pensato che dovesse essere una sorta di metafora, doveva essere meno politico e più diretto, doveva riflettere i miei sentimenti in merito a come sta andando il mondo, ai cambiamenti o a ciò che dovrebbe essere cambiato; di conseguenza, vedo il sermone come una metafora di un qualcosa che tutti possano usare e bruciare per iniziare da capo. Da qui nasce l’idea di “bruciare il sermone”. Tutto è partito dal titolo e la stessa cosa è successa anche per i brani: alcune sono nate partendo proprio dal titolo, ricordo ad esempio la traccia “Death Gives Life Meaning”, il mio chitarrista Patrik, autore del testo, ha questa abitudine di intitolare tutti i suoi brani “Death”, come “Death part one”, o “Death part two”, e via discorrendo… Ogni cosa si ricollega alla parola “morte”. E ad essere onesta, è stato lui a dare questa idea di intitolare così questo brano e mi sono detta “E’ un titolo veramente figo!”, in quanto si adatta bene al titolo stesso! Ricollegandomi, quindi, al discorso iniziale, ho pensato che le tematiche si adattassero bene al disco, ho pensato fosse un titolo interessante e che si adattasse molto bene!

Ricollegandomi alla domanda precedente, anche la copertina ha un suo perché: ti andrebbe di illustrarcela?
LIV – Sì, abbiamo questo artista che si è occupato della realizzazione della copertina. Mi sono fidata completamente di lui, inizialmente gli ho detto giusto una bozza di un’idea, ricordo che io (o forse sono stata io insieme agli altri ragazzi) gli dissi di voler essere raffigurata nella copertina, facendogli presente di voler essere rappresentata come una sorta di strega o qualcosa di simile. Alla fine l’artista ha realizzato questo disegno e ha anche realizzato questa specie di libro con le pagine bruciate. E’ così che è uscita la sua idea, anche se credo gli siano stati forniti molti più spunti in merito alla realizzazione della copertina. E’ molto bravo e capisce le cose, non devo dirgli troppo. E’ molto bravo!

L’opening track del disco, “Blood Moon Fever”, è stato scelto anche come singolo promozionale del disco. Devo dire che è un brano molto grintoso, dove si evince una grinta veramente lodevole. Cosa puoi dirci in merito?
LIV – Devo dire che, a mio avviso, quella è la canzone con più passaggi musicali dell’intero lotto e io credo molto negli ‘hooks’, che siano inerenti a parti vocali o di chitarra, o persino nella batteria! Deve avere sempre qualche passaggio. “Blood Moon Fever” ne ha davvero alcuni ottimi, soprattutto nella chitarra, è come se ti succhiasse via la testa per un po’. Quando abbiamo iniziato a lavorare a questo brano, stavamo cercando degli accordi e il mio batterista disse che il pezzo necessitava di una melodia che lo mettesse in risalto. Devo dire che aveva assolutamente ragione, abbiamo trovato la giusta melodia e realizzato la canzone. La prima cosa che ha funzionato è stato questo passaggio, molto buono a parer mio, era un buon singolo da pubblicare in rete per rappresentare bene la musica; inoltre, rappresenta anche il nuovo lato dei Liv Sin, che mostra molta elettronica, rappresenta questo nuovo sound della band. “Blood Moon Fever” ha un buon titolo, ha qualcosa di speciale, poi a me piace molto la luna, ho pensato anche ai cambiamenti che la Luna ha nel corso del tempo. La “luna rossa / la luna di sangue” ha un significato speciale. Se si pensa alla mentalità ‘wicca’, si tende a pensare che la luna rossa abbia un significato maligno, quando invece è un qualcosa di molto forte, potente, ti porta a lasciare tutto alle spalle, ti porta a proseguire il tuo percorso senza voltarti indietro. Sono stata ispirata a scrivere questo brano dopo aver letto qualcosa in merito.

Ascoltando tutto il disco, devo ammettere di essere stata colpita molto positivamente dalla tua voce, trovo un qualcosa a la Judas Priest/Rob Halford nelle tue linee vocale e questo è eclatante, anche perchè di rado si vede qualche donna nel metal avere una voce così potente. I primi nomi che mi vengono in mente sono, appunto, Doro Pesch e Noora Louhimo dei Battle Beast. Quali sono le band o gli artisti che, in qualche modo, hanno influenzato il tuo background?
LIV – Credo che Rob Halford sia in assoluto uno dei miei idoli e lo puoi sentire, ehehe! Tanto tempo fa, quando ho iniziato a cantare, mi piaceva anche Sebastian Bach, l’ex vocalist degli Skid Row, volevo davvero essere come lui, o perlomeno la versione femminile di Halford. Ho trovato, poi, il mio stile piuttosto che emulare quello altrui, ho valutato cosa fosse meglio per le mie linee vocali ed il risultato è quello che si sente. Con Liv Sin posso sperimentare un po’ di più ora, si può percepire una sorta di ‘growl’, ho cercato di farlo, perché credo sia giusto e ho voluto sperimentare in base a quello che potevo fare. Mi sono detta “Cosa posso fare con questa specie di melodie?”, “Posso cantare in maniera più delicata?” e via discorrendo… A dire il vero, ho abbandonato l’idea di sentirmi fortemente ispirata da altri cantanti e ho trovato il mio stile, ha più senso! Devo dire anche che la prima artista che ho ascoltato è stata Aretha Franklin, mi piaceva molto lo stile soul perché lei ha una voce eccellente e volevo avere anche io uno stile così, con queste note molto alte, mi ha molto impressionato… pertanto, quando ho iniziato, ho trovato la mia voce quando mi sono resa conto di volere qualcosa che fosse mio e non di un’altra persona! Ho fatto quello che ho ritenuto giusto fare.

Vorrei chiederti ora una cosa che forse avrai già affrontato in precedenza ma gradirei avere la tua opinione: come ben sai, l’heavy metal, o meglio, il metal in generale, viene visto ormai come un genere prevalentemente dominato da uomini all’interno di una scena sempre più ancorata ai cliché tradizionali. Negli ultimi anni, però, il panorama ha visto anche nascere nuove realtà molto toste tutte al femminile: vedi, ad esempio, le Thundermother o le Burning Witches, due band che hanno saputo dare il benservito a chi, purtroppo, ha ancora una mentalità da medioevo. Come vedi lo sviluppo di questa corrente musicale? Cosa ne pensi della ‘rivincita’ al femminile? Perché si tende ancora a discriminare il genere femminile all’interno di questo campo?
LIV – Devo dire di essere molto, molto contenta di vedere che molte donne stanno avendo riscontro, anche se sento che non sia ancora alla pari, poiché credo che ci sia bisogno di lavorare sodo. A volte è difficile avere una band completamente al femminile o avere una cantante, so che può essere così perché la gente ti riconosce, ti distingui maggiormente, ma so di alcuni casi in cui alcune band si sono trovate a dover allontanare le cantanti perché si sentivano schiacciati da queste donne. Per me è una cosa stupida, perché noi donne non andiamo dagli uomini a dir loro: “Okay, dobbiamo prenderci questo posto”. Non è molto carino ed è per questa ragione che asserisco che bisogna ancora far tanto lavoro e che di fronte a noi vi sia ancora una lunga strada da percorrere, ma sono sicura che questo sia solo l’inizio e noi donne continueremo, con la speranza di vedere molte altre donne proseguire questo cammino. Basti pensare, ad esempio, al hip hop: una volta era un genere prettamente dominato da uomini, invece ora sembra essere in mano a molte donne, quindi vorrei vedere la stessa cosa anche nel metal! Sono certa che sarà una cosa che potrebbe accadere in futuro laddove continuassimo a proseguire questo percorso che abbiamo già iniziato. Sarebbe anche carino se i festival che stanno la fuori, come il Wacken Open Air o l’Hellfest avessero in cartellone degli headliner al femminile, non dovrebbe essere tutto al femminile, dovrebbe essere un bill mescolato, potrebbero esserci band capeggiate da una donna, o con almeno un elemento femminile in formazione. Sarebbe bello vedere di essere scelte in veste di headliner piuttosto che rientrare tra le band più piccoline.

Ricollegando, appunto, a quest ultimo punto, si potrebbe dire, quindi, che anche “Chapter Of The Witch” sia collegato a questa sorta di potere femminile, una specie di rinascita visto, appunto, il dominio maschile nella scena metal attuale?
LIV – Assolutamente, è questo il significato del brano. In generale è la mia speranza, il mio desiderio di entrare in un nuovo capitolo, in una nuova era, in un nuovo potere al femminile piuttosto che entrare in una sfera dominata dagli uomini. Credo che per un po’ il potere al femminile abbia dato un paio di calci agli uomini, in quanto le band debbano essere eque, ci deve essere un equilibrio; di conseguenza, questo è un nuovo capitolo, è una nuova era per le forze al femminile. Spero possa essere così, almeno per quel che mi riguarda!.

Al momento i Liv Sin si stanno esibendo in alcuni festival estivi europei. Vi è qualche piano per quel che riguarda un tour più adeguato, magari con tappa obbligatoria in Italia?
LIV – Al momento abbiamo una data confermata in Spagna e se tutto dovesse andare per il meglio, potremmo avere la possibilità di suonare in Europa. Non so ancora nulla in merito all’Italia, anche se con la mia precedente band, i Sister Sin, abbiamo suonato in un paio di occasioni. Non ne conosco la ragione, per ora so di questo show in Spagna, non posso promettere nulla per quanto riguarda il vostro paese ma è un peccato, poiché mi piacerebbe molto suonare lì, anche se sembra molto difficile! Ma mai dire mai, non si può mai dire! Vedremo cosa succederà! Mi piacerebbe davvero suonare in Italia, perché i live che ho tenuto assieme ai Sister Sin sono stati piuttosto buoni!

Ok Liv, io ti ringrazio per lo spazio concessoci. A te l’onore di chiudere l’intervista come più ti piace!
LIV – Allright! Vorrei ringraziare te per avermi ospitata, grazie per avermi permesso di chiacchierare, spero di poter raggiungere molte più persone con la speranza che possano ascoltare la mia musica, quindi mi rivolgo a tutti coloro che stanno là fuori e vi consiglio di dare almeno un ascolto, di dare al disco una possibilità a “Burning Sermon”, sperando che possa davvero piacervi!