Korpiklaani: Racconti di girovaghi

KORPIKLAANI: INTERVISTA ESCLUSIVA A JARKKO AALTONEN •

Avevamo lasciato i Korpiklaani con “Noita“, un album che mostrava la maturazione di una band che prova sempre a mettersi in gioco e a dare il meglio di sé. A distanza di tre anni, il clan della foresta sforna un nuovo album, “Kulkija” (Il Viaggiatore), un lavoro molto più personale e a tratti emotivo, che ci mostra ancora una volta un gruppo affiatato, con un’enorme voglia di crescere e testimoniare la propria incredibile potenzialità, sia in studio che live on stage. Per presentarvi al meglio questo dodicesimo album, Metalforce vi offre una nuova intervista esclusiva condotta con la band nella figura del bassista Jarkko Aaltonen, che così si racconta ai nostri microfoni.

Ciao Jarkko e benvenuto sulle pagine di Metalforce.it! Grazie del tuo tempo, è un piacere per noi ospitarti. Come stai?
JARKKO–
Grazie! Le cose vanno piuttosto bene, mi sto godendo il caldo, è stato abbastanza caldo qua negli ultimi giorni.

Vorrei rompere subito il ghiaccio e parlare del vostro nuovo album. A distanza di tre anni dalla vostra ultima pubblicazione, i Korpiklaani sono pronti per tornare a far parlare di sé e ci presentano “Kulkija”. Ho avuto modo di ascoltare il disco e mi sono già fatta un’idea abbastanza precisa in merito, e infatti ne parleremo a breve, ma vorrei chiederti: come presenteresti, molto sinteticamente, questo decimo disco della band? 
JARKKO–
Beh, è piuttosto semplice. E’ un nuovo album dei Korpiklaani, è un buon disco, forse un po’ diverso da ciò che le persone potrebbero aspettarsi da noi, ha ancora molti elementi ‘vecchi’ della band, ma presenta anche un lato nuovo della band. Il disco possiede canzoni veloci che tutti quanti si potrebbero aspettare, incluse le “drinking songs”, ma anche qualcosa di più lento, qualcosa che, al contrario, la gente non potrebbe aspettarsi da noi! E’ comunque un album dei Korpiklaani della durata di circa 70 minuti, per cui ha i suoi alti e bassi, le sue luci e le sue ombre, questo tipo di cose, insomma. 

Anche questa volta nel disco troviamo un personaggio, il wayfarer, l’elemento essenziale che fa un po’ da collante tra tutte le canzoni che compongono “Kulkija”. La figura del vagabondo ha da sempre suscitato molto interesse nelle varie culture a noi note. Che cosa vi ha portato a scegliere questo determinato personaggio per il vostro disco?
JARKKO –Non abbiamo realmente scelto un personaggio, ne tanto meno abbiamo pensato più del necessario a questo genere di cose, abbiamo le canzoni così come i testi. Ad un certo punto, durante la scrittura del disco, abbiamo notato una sorta di pattern che si stava formando. Non capita mai di arrivare a pensare di voler fare questa cosa o quell’altra. Quando scriviamo la musica o componiamo i riffs, tutto il processo sorge spontaneamente, le tematiche e i testi non arrivano per caso. E’ capitato, poi, di aver pensato al titolo del disco, “Kulkija”, e da quel nome avevamo già l’idea per l’album, del tema e tutto quanto, cosa che non avevamo prima di tutto ciò.

Rispetto ai vostri lavori precedenti, questo nuovo album mostra alcune differenze: la prima è sicuramente legata al scelta del produttore, Janne Saksa. Cosa puoi dirci in merito al lavoro che avete effettuato con lui? Ha in qualche modo influenzato lo sviluppo musicale di questa nuova release?
JARKKO –Sì, ma ha anche l’influenza l’idea stessa che avevamo dopo la pubblicazione dell’ultimo, anzi degli ultimi album che avevamo fatto. All’epoca avevamo altri produttori, successivamente alla pubblicazione di quei dischi siamo migliorati con il tempo, il sound si sta evolvendo meglio, così come la band stava migliorando e anche la produzione stessa stava risentendo di alcuni miglioramenti. Tutto quanto ha avuto delle modifiche, ma già dopo il nostro ultimo album, “Noita”, sapevamo di volerci liberare di quella parte e volevamo cambiare un po’ il nostro approccio e questo consisteva nell’avere un sound diverso, doveva avere qualcosa di più autentico e in linea di base volevamo avere proprio un approccio differente… e con Janne, il nostro nuovo produttore, abbiamo avuto modo di vedere questo cambiamento. E’ stato molto bravo in studio di registrazione, da subito aveva capito che cosa voleva la band, abbiamo lavorato insieme per raggiungere lo stesso obiettivo. Con il produttore con cui avevamo prodotto il precedente album, la cosa era nuova, con lui non avremmo raggiunto gli obiettivi che abbiamo raggiunto ora con Janne. Voglio dire, non c’era nulla di sbagliato con il produttore precedente, abbiamo realizzato album spettacolari con lui, ma volevamo avere un approccio un po’ più diverso e sapevamo che se avessimo continuato con lui, non lo avremmo ottenuto.

Un’altra novità è, invece, legata alla tracklist. L’album è, infatti, composto da 14 brani e questo rende “Kulkija” il vostro lavoro più lungo. Rispetto ai suoi predecessori, il disco ha un’atmosfera più naturale, ha quella sensazione di “live”, come se fosse suonato dal vivo direttamente senza passare per alcun studio di registrazione, il ché rende tutto quanto molto più “forte”. Cosa puoi dirmi in merito a questa decisione? È stata spontanea o avevate già in mente di realizzare questo tipo di sound “dal vivo”?
JARKKO– Era una cosa che abbiamo cercato di fare, indubbiamente il disco non è stato suonato dal vivo, ma stavamo mirando, ad esempio, al fatto che la batteria suonasse come un drum kit, piuttosto che risultare troppo computerizzata o elettronica; inoltre volevamo che le chitarre avessero un sound più granitico, scricchiolante, old school, con quella tipica distorsione Marshall, molto forte… Abbiamo anche il violino che è molto forte e distorto, volevamo che il sound fosse molto più naturale e ciò che qui ha fatto una grossa differenza è che quando abbiamo dovuto affrontare gli assoli, che si trattasse della fisarmonica o del violino, abbiamo voluto usare il più possibile quell’effetto “nastro”, anche se tecnicamente non era perfetto. Tecnicamente il risultato è stato abbastanza buono e presenta una grande emozione, quindi abbiamo voluto usare questa cosa piuttosto che avere 22 registrazioni o qualcosa di simile, affinché risultasse tecnicamente perfetto. Questo fa sì, ad esempio, che le voci sul disco risultino tecnicamente perfette.

Un’altra cosa che ho notato è legata sempre allo sviluppo musicale del disco che, a parer mio, sembra addirittura essere molto più personale ed emotivo. Ad ogni modo, macinando un po’ di ascolti, ho notato che, rispetto sia a “Manala” che a “Noita”, qui vi è un maggior bilanciamento tra il metal e gli elementi folk, cosa già evidenziata in “Noita”, ma qui abbiamo addirittura un miglioramento!  Io, ad esempio, ho intravisto – e correggimi se sbaglio – una maggior partecipazione di Tuomas che sembra sentirsi davvero assorbito nel suo elemento: infatti il violino sembra assumere un range, una varietà molto più vasta rispetto ai lavori passati. Cosa mi puoi dire in merito? È solo una mia sensazione o le cose sono davvero andate cosi?
JARKKO –Personalmente, non credo che i testi, ad esempio, siano più personali di quelli scritti nel disco precedente. In passato abbiamo trattato tematiche molto più personali, ma anche cose completamente opposte, ma come dicevo pocanzi, le linee vocali sono più personali, nel senso che tu realmente puoi sentire quella sensazione che lo stesso cantante ha provato mentre registrava l’album. Per questo prima parlavo di determinate cose in termini di registrazioni e credo che lo stesso si possa dire del violino e della fisarmonica: innanzitutto, i ragazzi che sono con noi nella band fanno parte della formazione già da qualche anno e insieme migliorano di volta in volta. Negli ultimi anni, in particolar modo, hanno creato un team eccezionale, nel senso che insieme si danno man forte, si scambiano le rispettive idee; in particolar modo Tuomas è stato molto coinvolto nella stesura di questo album, è riuscito a mettere molte emozioni nel suo modo di suonare il proprio strumento, perchè sapeva che avrebbe suonato meno su questo disco, sapeva di non dover fare qualcosa come 20 registrazioni anche per la più piccola cosa. Ha avuto tutto il tempo per utilizzare un approccio più fresco. E’ stato in grado di suonare meglio perchè, in fin dei conti, suonava poco.

Questo è il secondo album con il vostro fisarmonicista, Sami. Rispetto a “Noita”, dove aveva giocato un ruolo primario, quale tipo di contributo ha fornito questa volta?JARKKO –Ad essere sinceri, in questo album ci sono molte più canzoni scritte da lui, di suo pugno! Ricordo che stavamo registrando le parti di batteria o qualcosa di simile e lui stava seduto in studio, ascoltava le cose che avevamo registrato precedentemente mentre noi stavamo ancora lavorando agli arrangiamenti. Lui è stato quello che contribuiva sempre di più e, come dicevo prima, sia lui che Tuomas sono stati coinvolti sempre di più nella stesura della musica e della creazione dell’atmosfera del disco, pertanto non potevamo che essere più contenti! E’ stato un gran bel lavoro, è bello lavorare tutti quanti insieme.

Dieci album certamente sono una gran bella tappa per una band come la vostra, una band che di anno in anno ha conquistato sempre più notorietà ed è riuscita ad affermarsi in un panorama musicale molto competitivo. Dando uno sguardo al passato, avresti mai immaginato di raggiungere un simile traguardo?
JARKKO –Non saprei. Non credo che la band abbia mai pensato di raggiungere qualche traguardo, anche perchè certamente non ci siamo mai prefissati di raggiungere nessun obiettivo. Voglio dire, ovviamente vorresti vedere la band suonare in stadi giganteschi o in posti enormi come Hollywood o Los Angeles, ma credo anche che tutti pensino che questa sia una cosa che non potrà mai accadere. Ad ogni modo, ci sentiamo abbastanza a nostro agio per quel che riguarda, come dicevi prima, il fatto di aver guadagnato popolarità grazie ai nostri dischi, abbiamo realizzati album migliori, così come abbiamo avuto più notorietà anche grazie ai tour.

Parlando di tour, recentemente, o meglio, a marzo avete intrapreso un tour in compagnia di Arkona, Heidevolk e Trollfest. C’è qualche aneddoto divertente che vorresti condividere con i nostri lettori? Ammetto che quello è stato un gran bel tour!
JARKKO– E’ stato un tour splendido, noi in primis ci siamo divertiti un sacco! Si trattava di un pacchetto interessante, probabilmente sono successe fin troppe cose durante quel tour. Pensa che mi sono reso conto durante questi ultimi anni che le cose che tu stesso reputi esilaranti sono le stesse che non vengono comprese fino in fondo quando le racconti. Magari rientri a casa, racconti questi anedotti divertenti e ti rispondono dicendoti: “Che cosa c’è di divertente?”. Mi dispiace non poterti raccontare nulla di così esilarante, perchè giusto ai tempi poteva esserlo, ora non lo sarebbe più.

Assistere ai vostri live è come partecipare ad una festa tra amici, dove il mood danzereccio è sempre presente. Quali sono le sensazioni che ti accompagnano sul palco quando ti trovi di fronte a così tanta gente entusiasta nel vedervi suonare?
JARKKO –Sai, spesso sei ontheroad a suonare per tre settimane e ti ritrovi ad avere dolori ovunque: ti fanno male le mani, ti fanno male i piedi, ti fa male la testa, ma una volta che calchi il palcoscenico e sei pronto a dare inizio allo show, il dolore passa e stare su quel palco è la cosa più folle che tu possa fare! Non riuscirei a spiegarti in un altro modo, mi viene da dire solo questo. La stessa cosa capita anche quando ti ritrovi insieme alla band e sei tu in prima persona a godere della musica che suoni, sei sul palco e ti viene da pensare: “Oh mio dio, siamo splendidi!”.

Ricollegandomi a quanto chiesto pocanzi, deduco che dopo la pubblicazione del disco valuterete la possibilità di tornare nuovamente on the road in Europa. Avete già in programma qualche data o ci state ancora lavorando?
JARKKO – Abbiamo già qualche data prevista, appena uscirà l’album intraprenderemo un tour in Russia, successivamente ce ne sarà un altro e verso i primi mesi del prossimo anno, arriverà un altro tour! Le date non sono ancora state pubblicate e certamente non posso dirtele, ma sì! Ci sarà un tour, vedremo che cosa accadrà!