KING KING – In The Best British Tradition

KING KING: INTERVISTA ESCLUSIVA AD ALAN NIMMO •

Sconosciuti perlopiù al pubblico italiano, i King King sono uno degli ultimi gruppi rivelazione degli ultimi anni. Amato e apprezzatissimo soprattutto nella natia Gran Bretagna, il combo inglese arricchisce una già nutrita carriera costellata di grandi successi e premi prestigiosi e tenta il tutto per tutto in questo nuovo tour europeo, in veste di supporter dei grandissimi svedesi Europe. Una chance, questa, anche per l’audience tricolore di entrare in contatto con una realtà diversa e lontana dal “solito metal”. In occasione dell’unica data italiana, abbiamo avuto modo di scambiare quattro piacevolissime chiacchiere con Alan Nimmo, cantante e chitarrista della band, che con la sua simpatia e il forte carisma, si presenta così ai microfoni di Metalforce.

Ciao Alan e benvenuto su Metalforce. E’ un piacere per noi ospitarti. Come va? So che siete arrivati da poco alla venue, per cui deduco che i ritmi siano abbastanza frenetici…
ALAN– 
Sto bene, grazie mille! Credo che una volta che sei on the road, inizi ad abituartici, ti abitui alla routine, a tutto quanto… Penso che viaggiare per un tour sia abbastanza stancante, ma molto divertente. Non appena termineremo questo tour, non avremo molto riposo. Partiremo spediti per la Germania per un nostro tour, poi andremo in Austria… non torneremo a casa fino a Novembre.

Un periodo bello pieno, per così dire! Vorrei iniziare la nostra intervista partendo veramente da una domanda che potrebbe sembrare scontata ma è abbastanza utile per dare ai nostri lettori o a chi, comunque, non ha alcuna famigliarità con voi un’immagine di voi molto precisa: vi andrebbe di accennarci qualcosa sulla vostra biografia, dirci chi siete?
ALAN–
Certamente. A dire il vero, questo è il nostro decimo anno di carriera, che ci crediate o meno… Io e il bassista abbiamo fondato la band, eravamo vecchi amici e ci eravamo prefissati di fare qualcosa assieme. Abbiamo procrastinato per non diventare una pop band, ahahaha, così abbiamo deciso di fare qualcosa di più adeguato e abbiamo formato i King King. All’inizio, durante i primissimi anni, eravamo un gruppo blues. Volevamo suonare qualcosa che prendesse spunto da artisti come i Red Devils, Ronnie Earl, poiché anche noi avevamo quel tipo di mix musicale. Abbiamo dato alle stampe il nostro primo album nel 2011, ci siamo dedicati alle sonorità british blues per un periodo; di conseguenza, dopo l’uscita del primo album scoprii il piacere nella composizione di canzoni. Mi resi conto che lo trovavo particolarmente rilassante e tutte quelle iniziali influenze che avevo, quella stessa musica che ascoltavo quando ero un ragazzino, forse addirittura un bambino hanno iniziato a venire a galla. Mi piacciono molto band quali i Free, Bad Company, i primi Whitesnake, Thin Lizzy, Steve Marriott, quel genere di gruppi… Col tempo abbiamo deciso di non restringerci o limitarci ad uno stile ben preciso, ci siamo limitati a suonare quello che componevamo. Alcuni di noi sono cresciuti col blues, quindi era scontato che potesse essere incluso nel nostro metodo di comporre, di scrivere musica… Abbiamo suonato in giro per il Regno Unito e siamo stati abbastanza fortunati da vincere anche alcuni premi, i Blues Awards, in seguito abbiamo l’opportunità di aprire agli show dei Thunder, nonché una delle mie band preferite. Sono sempre stato un loro fan e quando mi è stato chiesto di suonare con loro per questo tour che ha toccato anche le arene, non potevo dire di no! Ehehe. Da quel tour sono cambiate molte cose per la band, abbiamo iniziato ad avere un pubblico più grande, ora siamo in tour con gli Europe, finora è stata una gran bell’esperienza e speriamo che possa continuare.

Il vostro ultimo disco, “Exile And Grace”, è stato pubblicato nel 2016. Come è stata la vostra evoluzione artistica nel corso di questi quattro album in studio, cinque se consideriamo anche quello live?
ALAN – Penso che ci siamo rilassati tutti molto di più da quando abbiamo iniziato a scrivere canzoni nostre. Le iniziali influenze che avevamo sono state incluse nel nostro modo di comporre e penso che questo sia una buona cosa, specie se si è rilassati durante il componimento dei brani.  C’è stato un naturale progresso, una grande evoluzione del sound della band. Credo che siamo cresciuti assieme alla musica stessa. Questo è l’unico modo in cui potrei descrivere questo sviluppo, davvero.

Il vostro, effettivamente, non è un genere musicale mainstream. Voi siete tutti molto giovani, per cui viene quasi spontaneo chiedervi come mai state andando un po’ “controcorrente”. Voglio dire, siete certamente da ammirare, dato che seguite un genere meno popolare tra i giovani di questo millennio…
ALAN – È una domanda alla quale è molto facile rispondere. Io in particolare, perché chiaramente non posso parlare anche per gli altri della band, mi reputo un musicista molto onesto, traggo ispirazione dalle cose che sono successe nella mia vita, quindi parlo di esperienze che ho vissuto, perché è il modo migliore in cui riesco a fare le cose. Voglio essere onesto nel momento in cui sono sul palco, nel momento dello show. Voglio mostrare gli aspetti che hanno costituito la mia esperienza nel corso della vita. Non riesco a fare diversamente. L’unica musica in cui credo è un tipo di musica sincera. Per quanto riguarda il pubblico, c’è chi potrà apprezzare il nostro stile e chi vorrà puntare su altro.

Se doveste suggerire o consigliare un disco a chi non vi conosce, che cosa suggerireste?ALAN– In verità avrei tantissimi dischi da consigliare! Non può essere una coincidenza il fatto che tutti quanti noi abbiamo delle cose in comune con gli artisti dai quali siamo stati influenzati, l’ho sempre creduto! Uno dei miei cantanti preferiti di sempre è Frankie Miller, abitava nel mio stesso paese, un altro è Paul Rodgers, David Coverdale, Denny Blues. Altri musicisti che mi hanno influenzato sono, ad esempio, Paul Kossoff, chitarrista dei Free, Brian Robertson dei Thin Lizzy… anche lui è di Glasgow, sono tutti della mia stessa zona! La cosa che questi artisti hanno in comune con noi è la grande passione per la musica e per gli show, l’energia pura e l’onestà in ciò che fanno, anche il fatto di divertirsi allo stesso tempo. È quello che cerco di fare anche io, è il mio modo di esibirmi sul palco. Non sono un musicista tecnico, né sono un cantante tecnico, so leggere gli spartiti, ho imparato da autodidatta quando ero un ragazzino solamente ascoltando la musica e credo che la gente che si diverte a vedere uno show dei King King possa ascoltare nel nostro sound “Run With The Pack” dei Bad Company o ancora “Lovehunter” dei Whitesnake. Questi dischi sono stati per noi un chiaro riferimento e chi ama l’onestà e la passione nei musicisti che si “alimentano” del pubblico così tanto come lo stesso pubblico si alimenta di questi musicisti, allora riesce a comunicare e a vedere qualcosa nei King King.

Se, invece, doveste fornire una sola motivazione per invogliare gli ascoltatori a seguirvi cosa suggerireste?
ALAN – Bisognerebbe vedere cose si nasconde sotto, ahahaha. Beh, noi siamo puro ed energico divertimento, con noi c’è da divertirsi! Un sacco di risate, un sacco di sorrisi! È un intrattenimento assicurato, anche se non posso dirvi cosa si nasconde sotto il kilt, ahahaha!

Da dove deriva il nome King King?
ALAN –Sicuramente artisti come Stevens e I Red Devils, band Blues Rock proveniente dalla California. Hanno pubblicato un album dal vivo che per me è divenuto iconico nei primi anni 90, o forse è uscito nel 1991, registrarono questo disco in un famoso blues club di Los Angeles che si chiamava, appunto, King King. Venendo anche noi dal mondo del blues, volevamo essere come quei ragazzi, ovvero i re del blues e BB è uno dei miei album preferiti. Freddy King è uno dei miei cantanti preferiti, probabilmente.

Per capire meglio le vostre basi musicali, sarebbe carino capire anche chi vi ha ispirati in un certo senso. Chi vi ha fatto scattare la scintilla dell’amore per la musica?

ALAN – So che probabilmente dovrei ripetere tutta la storia da capo, ahahaha, ma sicuramente, come già sai, la mia più grande influenza è stata data dai Free, per cui parliamo sia di Paul Kossoff che di Paul Rodgers, essendo io stesso sia un vocalist che un cantante… Questi due ragazzi mi hanno letteralmente incantato, all’età di 9 o 10 anni fui incantato dal brano “Fire And Water”, mia mamma mi fece ascoltare quel brano. Ricordo che ascoltai quel pezzo grazie al registratore, mettevo sul disco e lo ascoltavo… Un giorno misi su “Fire And Water” dei Free e rimasi impietrito di fronte al registratore! Iniziai a domandarmi che cosa fosse quel magnifico suono. Rimasi basito dal suono di queste chitarre, all’epoca non potevo ancora suonare la chitarra, ero solamente interessato alla musica. Iniziai a sviluppare questo amore per le chitarre e la musica guardando David Coverdale dei Whitesnake o Glenn Hughes dei Deep Purple; anche i Thin Lizzy ebbero una grandissima influenza su di me, così anche Steve Marriett, Eric Clapton, B.B. King… Successivamente iniziai ad ascoltare molto anche Gary Moore, scoprii tutte le canzoni di questo artista e i miei gusti musicali hanno iniziato ad arricchirsi. Venni a contatto con il rock blues, tutti questi mix, ma amavo anche la musica moderna: ad esempio, io sono un grandissimo fan di Prince!

Ti ricordi il vostro primo concerto come band? Che emozioni hai provato?
ALAN– Sí, all’epoca avevo 13 anni, avevo una band che avevo messo insieme ai miei compagni di scuola. Ci trovavamo assieme durante le pause, o meglio durante le pause tra le lezioni. Ci trovavamo assieme nella saletta con gli strumenti messi a disposizione dalla scuola. La mia scuola distava circa 3 miglia da casa mia e ricordo che camminavo sempre con il mio amplificatore, la chitarra, il mio zaino… mi facevo sempre queste tre miglia da casa a scuola solo per poter provare in saletta. Ho tenuto il mio primo show di fronte all’intera scuola, mi sono esibito di fronte a 800 studenti. Ricordo di essermi esibito con questa macchina del karaoke, aveva praticamente un attacco con il microfono a cavo, cosi che potessi  attaccarlo in presa diretta. Certamente gli altri avranno pensato che noi fossimo terribili, ma a me pareva tutto magnifico! Pensavamo di essere delle rockstar! Credo che anche gli 800 studenti pensassero che fosse divertente, per cui abbiamo iniziato a far spesso questa cosa esibendoci in chiesa, nel nostro paesello, in posti diversi… è stata un’esperienza divertente! Questo è il primo concerto di cui ho un gran ricordo… Fu fantastico. La gente chiedeva se mi fossi agitato, ma non lo ero stato. Mi sono divertito, non importavano gli errori, non si muore mica, ahahaha.

Cosa dire, invece, delle emozioni che ti accompagnano ora, dal momento in cui i King King hanno avuto il grande onore e privilegio di aprire i concerti degli Europe?
ALAN – Per me è un onore, è un gran privilegio, specialmente se parliamo di una band di un simile calibro come gli Europe! È divertente perché prima di iniziare questo tour, la mia unica conoscenza inerente alla band era collegata a ciò che vedevo in tv e alla loro famosa canzone “The Final Countdown”, quando in tv c’era ancora la battaglia tra gli Europe e Bon Jovi, ahaha. Ho seguito queste band nel corso degli anni e questi ragazzi hanno proseguito negli anni, sai anche che hanno una grande fanbase… poi ti capita di incontrarli e ti rendi conto che queste persone sono tra le più simpatiche che tu abbia mai conosciuto! Hanno i piedi per terra e sono bravi ragazzi! Ti ricordi di loro proprio per quella canzone che tanto trasmettevano in tv (Alan inizia a intonare il ritornello del brano, ndr) e ti mettevi a ballare, poi ti ritrovi nella hall di un hotel a Londra a parlare con Joey Tempest a parlare della tua vita, della tua musica e di tutto il resto come due normalissime persone! Ad un tratto ti rendi conto che i tuoi sogni si sono avverati e che tutto questo è fantastico, ti ritrovi a condividere un tour e un palcoscenico con questi ragazzi ed è un bellissimo onore! Sono molto, molto grato di avere questo onore e questo ci dà una grossa opportunità.

Avresto mai pensato che un giorno potesse succedere questo? Voglio dire, al giorno d’oggi è veramente difficile riuscire a raggiungere un simile traguardo…
ALAN – Molti musicisti, nella mia posizione, direbbero “Sì, ho sempre saputo che sarei diventato una rockstar”, “Sapevo che un giorno sarebbe successo!”. Come dicevo poco fa, sono una persona molto onesta e non ne avevo assolutamente idea! Suonavo la chitarra in una band a scuola, facevo concerti qua e là… Dopodiché ho lasciato la scuola e ho trovato un lavoro come meccanico di mezzi pesanti e continuavo a suonare musica, , ho fatto ogni passo senza sapere dove mi avrebbe portato, non avevo idea di come sarebbe stata la mia vita. Non pensavo di certo che mi sarei svegliato in un simile contesto, è stato una meravigliosa sorpresa. Non avevo idea in merito a che cosa avrei potuto fare o dove sarei potuto andare. Penso che la musica mi abbia scelto, ancor prima io che la scegliessi. Forse era destino.

Quando hai capito che la strada dei King King avrebbe portato la band ad essere nominata come “Best New Band at the Classic Rock Roll Of Honour” o, addirittura, l’avrebbe portata ad essere considerata da alcune riviste come la migliore rock blues band?
ALAN – In verità, non ci siamo mai fermati e chiesti chi fossimo, dove, come e quando. La strada da fare era tanta e c’era da andare molto lontano. Non avevamo alcuna idea prima di ciò. Siamo solo andati avanti per la nostra strada, credendo nei nostri progetti. È molto lusinghiero, pensa che anche mia mamma ogni tanto mi telefona per dirmi: “Oh, ti ho trovato su questa rivista” e io spesso le rispondo: “Oh davvero? Non ho visto niente”. È fantastico, è lusinghiero!

Al momento quali saranno i loro progetti futuri o eventuali sogni nel cassetto?
ALAN – Ci sarà un nuovo album in uscita, inizieremo a breve la pre-produzione, poi ci sarà un nuovo tour nel Regno Unito che partirà agli inizi di febbraio. Terremmo anche il nostro consueto concerto di Natale, visto che ha spesso riscosso un gran successo ed è molto divertente per i fans… quindi un nuovo tour a febbraio, un nuovo album. Cercheremo di fare quello che ci piace fare, cercheremo di raggiungere quegli obiettivi che vorremmo raggiungere, così come cercheremo di avere più fan possibili per diffondere il verbo e la musica dei King King. Un giorno potremmo anche tornare nelle venue a presentare un tour da headliner. Siamo sicuri che i fan apprezzeranno tanto e che il tutto avrà molto successo, sarà grandioso.