KATATONIA – I re del vicolo cieco ritrovano la via

foto: Ester Segarra

KATATONIA: INTERVISTA ESCLUSIVA A NIKLAS SANDIN •

A distanza di quasi quattro anni dall’ultima fatica discografica, “The Fall Of Hearts”, gli svedesi Katatonia tornano a grande sorpresa con un nuovo ed attesissimo lavoro in studio, “City Burials“, un nuovo tassello oscuro, malinconico e diretto, decisamente meno progressive rispetto al disco precedente, pur mantenendo quella vena deprimente che ha caratterizzato il sound della band in passato. Abbiamo colto l’occasione di parlare del ritorno sulle scene della band e di questa undicesima release con il bassista Niklas Sandin.

si ringrazia Arianna Govoni per la preziosa collaborazione nella conduzione dell’intervista.

Ciao Niklas! Spero che tu stia bene, nonostante la situazione attuale! Come ci si sente ad essere tornati in pista con i Katatonia dopo la “pausa” del 2016? Potresti spiegarci che cosa è successo all’epoca e perché avete deciso di prendervi questo tempo e a che punto di quel periodo avevate capito che era ora di tornare e scrivere un nuovo disco? C’è stata una fiamma che ha acceso il desiderio di riportare in forza la band?
NIKLAS – 
È bello essere tornati e poter pubblicare a breve un nuovo album in studio. È un momento molto bello ed eccitante. Fondamentalmente avevamo bisogno di prenderci una pausa, perché era un qualcosa che stave andando avanti da molto tempo, si stava prolungando da sempre! Jonas e Anders hanno iniziato la band, ne sono i fondatori e hanno portato avanti il progetto senza freni a lungo, per cui in qualche modo capisco la ragione del perché avevano bisogno di una pausa! Voglio dire, tutti quanti ne hanno bisogno dopo aver fatto qualcosa per 27/28 anni. Era un qualcosa che andava fatto, perché quando il ciclo promozionale di “Fall Of Hearts” stave giungendo al termine, l’ispirazione e la motivazione non erano presenti al 100%, cosa che dovrebbe esserci nei Katatonia, in quanto noi siamo una band che da il 100% e che cerca di superarsi, di fare qualcosa di meglio rispetto a ciò che abbiamo fatto in passato… per cui era alquanto giusto fare un nuovo disco al 100%. Fondamentalmente è questo ciò che abbiamo fatto, non ricordo quando è scattata la scintilla ma credo che Jonas avesse del materiale a portata di mano ed è venuto tutto naturalmente come dovrebbe essere. Non dovrebbe esserci nulla di forzato o non dovrebbero esserci forze esterne a mettere pressioni, è stato tutto naturale.

“City Burials” suona in maniera impressionante! A mio parere, è la perfetta combinazione delle parti prog presenti in “Fall Of Hearts” e delle atmosphere cupe di album quali “Dead End Kings” e “Night Is The New Day” con un piccolo tocco di musica ambient ed elettronica. Sei d’accordo con me? Come ti sembra questo disco?
NIKLAS –
Credo che sia interessante ed accurato! Il disco è molto più diretto, più orientato sui brani. È molto più di ‘facile assimilazione’ in qualche formula che è presente da un po’, senza risultare noiosi o troppo semplici, sai… però sì, è un buon mix di ciò che abbiamo proposto in passato con un approccio molto più diretto.

A proposito, osservando la copertina del disco sembra esserci una connessione con “Dead End Kings”. È stato fatto di proposito? C’è una specie di legame nei testi e nella musica tra “City Burials” e “Dead End Kings”?
NIKLAS –
Non vi è un legame stretto o una connessione tra ‘Dead End Kings’ e questo disco. ‘Dead End Kings’ è un qualcosa che è stato fatto e si è manifestato, è stato presentato in quanto parte dei Katatonia, perché rappresenta un simbolo forte di ciò che siamo in veste di band e noi stessi siamo dei re, come venivamo raffigurati in “Dead End Kings”. Era qualcosa che è rimasto con noi, è un po’ come il sedile posterior di una macchina, che viaggia con noi nella nostra carrier. È quello che è rappresentato nella copertina del nuovo disco, ma non vi è un concept difficile o qualcosa del genere, è solamente un re raffigurato nella copertina.

Perché avete scelto “Behind The Blood” e “Lacquer” come singoli promozionali del disco? In particular modo, “Behind The Blood” ha sorpreso molti dei vostri fan a causa del sound “up tempo” che possiede. Ho visto delle fazioni a tal proposito e, onestamente, quando mi sono approcciato all’album mi aspettavo qualcosa di diverso a causa di quella canzone. Non sto dicendo questo in maniera negativa, perché l’album è molto intrigante! Ero solamente sorpreso perché ho pensato che avrei potuto trovare più tracce che potessero seguire la scia di “Behind The Blood”, a livello musicale…
NIKLAS – Prima di tutto è perché sono due brani forti e a modo loro sono molto buoni. Credo che questa sia la cosa principale nel pubblicare o scegliere quei brani da presentare come singoli. Credo che pubblicare qualcosa come un primo teaser del disco sia molto interessante, soprattutto “Lacquer”, poiché non è necessariamente un qualcosa che rappresenta il disco nella sua interezza, il ché significa che l’ascoltatore ascolterà più cose per assimilare e pensare che non tutto sia finito. Porterà l’ascoltatore ad esplorare di più e credo che questa sia una buona cosa! Ovviamente, facendo un contrasto con la pubblicazione di “Behind the Blood” fa sì che gli ascoltatori siano un po’ confusi e non totalmente sicuri in merito a cosa potrebbero aspettarsi dal disco, credo che sia una cosa buona il fatto che tutto questo sia alla portata di tutti in tutti i sensi.

Avete anche realizzato un video per il brano! Potresti dirci qualcosa di più in merito? Ti piace e credi nell’efficacia di questo veicolo di promozione? Parlo, ovviamente, dei video su Youtube!
NIKLAS –
Sì, è un video diretto da un regista britannico, non mi ricordo il suo nome, ma sì… Parla di due ragazze che si recano in città, sedute sui sedili posteriori di una macchina mentre bevono alcol. È qualcosa che potrebbe ricollegarsi a “Behind The Blood”, in quanto ha una tematica che parla dell’alcool, per cui si adatta. Credo che il videoclip sia un buon veicolo di promozione, perché da quello che ho capito, molte persone ascoltano musica su Youtube e mezzi simili e fanno questa cosa di mettere il video e ascoltare musica, ascoltare i pre-party per cui sì, credo che filmare un video musicale al giorno d’oggi sia un ottimo mezzo promozionale e un valore esponenziale.

Come si è approcciata l’etichetta all’idea di pubblicare un disco in questo periodo che tutti quanti noi stiamo affrontando, dove le difficoltà economiche potrebbero essere maggiori nell’investire soldi in musica? L’etichetta ha tentato di posticipare l’uscita del disco come stanno facendo altri gruppi?
NIKLAS –
Vi sono state discussioni in merito. La cosa sulla quale siamo stati d’accordo e che volevamo mantenere integra era la data di uscita, ovvero mantenerla per il 24 aprile, poiché ovviamente ci sono molte persone che stanno attendendo questo nuovo disco da molto tempo e anche noi abbiamo atteso a lungo per pubblicarlo. Voglio dire, ci sono molte persone che hanno anche pre ordinato il disco e l’ultima cosa di cui hanno bisogno in questo periodo di crisi è vedere posticipata ulteriormente la pubblicazione del disco. La gente ha bisogno di questa distrazione, credo che sia l’unica cosa che si può fare. Sì, puoi fare tutto ciò che vuoi in questa situazione e pubblicare più musica e vedere cosa succede.

Siete preoccupati della situazione attuale che stanno vivendo sia il business musicale, che le band stesse? Siete a conoscenza dei piani che la band intraprenderà nei prossimi mesi fino a che i concerti saranno nuovamente considerati salvi?
NIKLAS –
Ci sono state delle discussioni e delle idee in merito a ciò che possiamo fare, ma ancora abbiamo dei concerti prenotati che non sono ancora stati cancellati, laddove succedesse. Stiamo cercando di rimanere il più a lungo positive senza essere negativi. Tutto funzionerà e tutto sarà finito nel giro di settimane, ma stiamo cercando di mantenere una mente positiva con la speranza di poter tornare il più presto possibile on the road, poiché siamo una band a cui piace andare fuori e andare in tour, suonare per la gente, che si tratti di trovarsi di fronte a duecento o duemila persone.  È qualcosa che ci accompagna veramente, per cui in termini della nostra stessa sanità speriamo davvero di poter fare questo il prima possibile.

Come manterrete il contatto con i fan durante questo periodo? Credete che sia importante continuare a stabilire un legame forte con gli ascoltatori attraverso I social media grazie all’ausilio di live streaming e roba simile?
NIKLAS –
Sì, sì, certamente! È un qualcosa che stiamo cercando di far funzionare. Sfortunatamente, siamo persone molto analogiche che vivono in un mondo digitale, per cui funzionerà un po’ più a rilento rispetto a tantissime band, ma sì, è molto importante! Voglio dire, è un rapport forte e non si può avere l’una senza l’altra. Se i fan non fossero là, non ci saremmo noi e viceversa. È molto importante avere questa connessione.

Tornando al disco, adoro la voce di Anni Bernhard presente nella traccia “Vanishers”! Mi ricorda un po’ “The One You Are Looking For Is Not Here”, tratta dall’album “Dead End Kings”, forse a causa proprio del duetto. Come siete entrati in contatto con lei?
NIKLAS –
Oh, sono content che tu l’abbia chiesto, perché Anni è la leader e la ragazza che si cela dietro il progetto Full Of Keys, la sua band. È molto buona e siamo entrati in contatto con lei nel 2012. È stato il mio amico Thomas a presentarmela, poiché lui ha suonato il basso live in questo progetto. Immediatamente mi sono inamorato del disco che hanno pubblicato insieme e, successivamente, ho presentato Anni ai ragazzi dei Katatonia. All’epoca stavamo ancora promuovendo in tour “Dead End Kings” e, a dire il vero, quel disco è stato ascoltato continuamente nel tourbus durante quel tour. È stato qualcosa di cui Jonas si era recentemente ricordato quando stavamo pensando ad un duetto da presentare in questo disco e alla partecipazione di una cantante. Ha funzionato! È stato bello e tutto quanto ha funzionato, credo che lei sia riuscita a dare un’ottima interpretazione all’album.

In merito alla scrittura e alla registrazione del disco, come vi siete approcciati a “City Burials”? Le canzoni sono state scritte principalmente da Jonas e Anders o ogni membro ha contribuito? Hai avuto modo di contribuire alla stesura dei pezzi?
NIKLAS –
Oh, è la stessa formula sostanzialmente, è stato Jonas a presentare la maggior parte del materiale, lui si è occupato delle sue parti, così come gli altri, incluso Anders ed il sottoscritto. Tutti compongono musica a casa propria e la presentano, sono tutti coerenti; ad esempio, se sento che c’è qualcosa che va modificato o fatto in maniera differente, parlando delle linee di basso, tutti quanti sono molto contenti di ascoltare. Loro sono gli unici, sono quel genere di musicisti che scrivono qualcosa e vogliono mantenere l’integrità di ciò che scrivono, ma hanno anche un approccio aperto nei confronti degli altri musicisti. Forse questo è un valore! Sanno di poter migliorare le canzoni solamente mettendo le proprie idee e le loro preferenze e il loro talento musicale. Fondamentalmente noi diamo il nostro contributo e loro sono felici quando cerchiamo di mettere insieme le nostre idee.

I Katatonia sono una di quelle band ad avere un sound unico, non solo a causa delle linee vocali di Jonas ma anche per via del sound che voi create. Credo che i Katatonia siano uno di quei gruppi che riconosci immediatamente! Credi che questo sia un aspetto importante per il successo della band?
NIKLAS –
Potrebbe essere! Non è solo il sound distintivo sia in termini musicali che nelle linee vocali di Jonas. Credo che sarebbe ugualmente riconoscibile dagli ascoltatori. Questi sono i Katatonia, questo è ciò che ci rappresenta e viceversa, puoi avere delle parti vocali soliste di Jonas e sarebbe in sostanza la stessa cosa, puoi ascoltare questo combinando le due cose. Ecco perché è difficile rinchiuderci in un genere, o mettere un disco dei Katatonia all’interno di uno scaffale specifico di un negozio di musica. È difficile da definire con precisione il genere musicale della band, credo che la musica dei Katatonia sia musica dei Katatonia in questo senso, è molto unica!

Sei entrato nei Katatonia nel 2010. Ad oggi quali sono i migliori ricordi riguardo il periodo che hai passato con la band? Vi è qualche festival speciale a cui hai sempre voluto partecipare o qualcos’altro?
NIKLAS –
Credo che vi siano tanti ricordi ed esperienze travolgenti in merito alla mia entrata nella band. Una volta tanto ho suonato al Rock Am Ring/Rock In Park, che è uno dei festival più grandi in Germania. È stato il mio primo festival a cui abbia partecipato, per cui è stato travolgente, vedere dal palco suonare gli Slayer mentre su un altro c’erano i Muse intenti a suonare. È stato qualcosa di irrefrenabile e fantastico! Ovviamente quelle poche prime impressioni sono rimaste ma ce ne sono così tante tra cui scegliere… Voglio dire, parliamo di dieci anni di migliaia e migliaia di buone esperienze e bei ricordi, credo che i migliori, però, siano quelli di quando incontri vecchi amici in occasione dei festival e condividi con loro un paio di birre ad un festival, appunto, in qualche parte del mondo. È un’esperienza molto bella, ma è difficile scegliere dei ricordi! Ce ne sono così tanti!

Ti ritieni soddisfatto al 100% in veste di musicista all’interno dei Katatonia o senti l’esigenza di avere anche un altro progetto musicale?
NIKLAS –
Certamente lo sono, perché mi vedo principalmente come un bassista, ma sì, ho anche un’altra band death metal chiamata LIK. In questa band posso fare sfoggio della mia chitarra e suonare qualche assolo, qualche riff pesante, ma sì, certamente potrei ritenermi pienamente soddisfatto nel suonare con i Katatonia, perché è appagante. È una band che ti permette di avere un tuo spazio in veste di bassista, non segui solo la chitarra. Hai il tuo element e potrei essere totalmente contento di questo!

Ok. Questa era la mia ultima domanda. Grazie di essere stato con noi oggi, è stato un piacere! Come la tradizione vuole, spetta all’intervistato chiudere l’intervista con le parole finali, per cui a te la parola!
NIKLAS – 
Sì! Cercate di rimanere positivi e state al sicuro durante questo periodo buio chiamato Covid-19. Spero che tutto quanto possa andare liscio lì in Italia e una volta che questa storia sarà finita, rimanete calmi e non fate uso di droghe!