HELLOWEEN – Forza indistruttibile!

HELLOWEEN: INTERVISTA ESCLUSIVA A SASCHA GERSTNER •

si ringrazia Paolo Fagioli D’Antona per la preziosa collaborazione nella preparazione dell’intervista.

Lo avevano anticipato un paio di anni fa con l’avvento del “Pumpkins United” tour, ora il sogno si è davvero trasformato in realtà! Il nuovo, omonimo album degli Helloween è certamente una delle uscite più calde ed attese di questo 2021 e, come già rivelatoci in sede di intervista dallo stesso Andi Deris nel 2019, questo è il primo lavoro in studio che vede coinvolta l’intera lineup con l’aggiunta degli storici membri Kai Hansen (Gamma Ray) e Michael Kiske (Unisonic, Avantasia). Un disco sudato che mostra l’incontenibile voglia della band di portare alta la bandiera del power metal teutonico e di proseguire a testa alta un percorso che, ormai, continua da oltre tre decadi. Per l’occasione, abbiamo scambiato due chiacchiere con uno dei tre principali chitarristi della band, Sascha Gerstner, che così si racconta a Metalforce.

Ciao Sascha, benvenuto su Metalforce per questa nostra prima intervista! Come stai? Come vanno le cose lì in Germania in questo periodo?
SASCHA – Beh, congratulazioni! Sì, la situazione è così ovunque, siamo passati da un lockdown ad un altro. Voi avete vissuto tempi durissimi agli inizi, è vero?

Già, l’Italia è stato uno dei primi paesi colpiti dalla pandemia già dalla fine di febbraio dello scorso anno, sì…
SASCHA – Sì, è una situazione ardua, ma che cosa possiamo fare? Siamo tutti intrappolati in questa cosa insieme, speriamo di uscirne molto presto!

Prima di iniziare la intervista vera e propria vorrei fare un piccolo salto indietro: era il 2017 quando, come un fulmine a ciel sereno, annunciaste al mondo ciò che a lungo era rimasto relegato solamente come un sogno fino a quel momento non esaudito, ovvero una reunion che vantasse la formazione attuale insieme a Kai Hansen e Michael Kiske. Due anni più tardi avete pubblicato “United Alive”, un live album/DVD che ripercorre tre mirabolanti concerti che teneste in occasione del suo ultimo tour mondiale. A breve uscirà il primo disco con questa formazione. Quali sono le tue sensazioni in merito?
SASCHA – Oh, è piuttosto grandioso, perché si è trattato di un processo molto lungo inerente alla pre-produzione e alla registrazione e stiamo già ricevendo ottimi riscontri. È una benedizione, perché quando ti trovi in questo processo, non puoi veramente dire se sta andando bene o male, sai… Lo fai e, dopo tutto, devi aspettare le opinioni delle persone, vedere cosa diranno, quali saranno le reazioni e, finora, abbiamo ricevuto riscontri grandiosi. È eccitante e lo è altrettanto vedere come tutto funziona, dopo tutti questi mesi impegnato nelle registrazioni. È una bella cosa!

Tu ti sei unito alla band nel 2003, ai tempi della pubblicazione di “Rabbits”, quindi, ad oggi, sono quasi 18 anni che militi nella band. Esattamente come chiesi due anni fa ad Andi Deris, vorrei chiederti: quale è stata la prima sensazione che hai avuto quando la band si è ritrovata assieme per la prima volta? E quale, invece, quella che ti ha accompagnato, nello specifico, durante il primo show di “Pumpkins United”?
SASCHA – Devo dire che la cosa non è apparsa all’improvviso, si è trattato di un processo… Siamo stati in tour con Kai Hansen un paio di volte quando abbiamo intrapreso l’“Hellish Rock Tours One and Two”, per cui eravamo già stati on the road, eravamo già una grande famiglia e vi erano già state conversazioni a tal proposito, poiché Kai, ai tempi, si sarebbe aggregato a noi sul palco per suonare “I Want Out” o “Future World”. È stato grandioso! Successivamente, Michael Kiske ha fondato gli Unisonic insieme a Kai e Kosta faceva già parte del nostro management, per cui ci siamo incontrati qua e là durante alcuni festival, quando Michael cantava insieme agli Avantasia e abbiamo avuto i primi contatti, le prime chiacchierate… Sono stati piccoli passi, per me ed Andi si è trattato di un processo e devo dire che, da subito, la band ha detto esplicitamente di voler tenere la stessa lineup, ma laddove la cosa si fosse concretizzata, ovvero il ritorno di Kai e Michael, allora la band sarebbe diventata un gruppo di sette elementi. Ci siamo, quindi, concentrati su quella idea e il primo incontro che abbiamo avuto è andato alla grande, mi sono ritrovato seduto accanto a Michael Kiske e abbiamo avuto da subito una connessione. Mi piace la sua miccia spirituale e abbiamo molti argomenti in comune e, ovviamente, è una bella cosa. Ho potuto vedere che anche Andi andava molto d’accordo e, come dicevo prima, credo di aver incontrato Kai la prima volta quando avevo all’incirca 19 anni, per cui sapevo già chi fosse. Più tardi Helloween e Gamma Ray sono andati in tour insieme e, di conseguenza, siamo stati a lungo on the road, per cui è sorto naturalmente. Agli inizi si trattava di una sensazione nuova, poiché vi erano altri due membri, quindi erano due opinioni in più, più energia che arrivava alla band ma credo che il punto cruciale sia stato il tour. Il tour si è tramutato in una famiglia in costante crescita, era grandioso, per cui ci siamo detti: “Okay, è il momento giusto di fare anche un album”.

Credi che, in qualche modo, la reunion abbia dato una spinta in più alla band?
SASCHA – Assolutamente! Voglio dire, è piuttosto naturale se prima c’erano cinque persone e, successivamente, se ne aggiungono altre due. Sarebbe un peccato laddove due persone si unissero alla band e non vi fosse più energia. So anche che Kai è una persona davvero energica di suo e così lo sono anche gli altri ragazzi del gruppo. Se combini questi elementi insieme, ovviamente avrai più energia! Lo puoi vedere anche in un contesto live. Voglio dire, ci sono tre chitarristi e la cosa funziona! Ogni membro della band potrebbe essere una sorta di ‘ego’ o una cosa simile, ma tutti lavoriamo nel rispetto altrui ed è così che funziona! Ognuno sa di cosa è capace e lascia spazio anche per gli altri membri. Credo che il rispetto sia la chiave e penso anche che tutti i musicisti siano più rilassati in merito a queste cose, c’è meno ego coinvolto, c’è più spazio per l’energia, le buone idee…

Il vostro omonimo album è il quindicesimo lavoro sulla lunga distanza della band. Come mai, dopo così tante pubblicazioni, avete deciso di chiamare questo disco semplicemente Helloween?
SASCHA – Ci sembrava adatto, perché ci sentivamo completi con questa formazione. È come se i 15 anni vissuti con me ed Andi a formare una lineup stabile avesse funzionato molto bene, è come una macchina ben gestita. È stato perfetto, ma al momento se combini tutte le ere della band insieme al ritorno di Kai e Michael, loro sanno che suoneranno la parte più vecchia e tradizionale degli Helloween e non volevano andare più a fondo nel materiale che abbiamo fatto nel mezzo. C’erano molte cose all’epoca che stavano accadendo con l’ingresso di Andi, la band ha pubblicato “Master Of The Rings”, “The Time Of The Oath” e, quando io mi sono unito al gruppo, Andi aveva inciso un paio di album molto belli. Volevamo combinare tutto questo in un unico disco e ci è apparso completo, per cui ci siamo detti: “Okay, questi a dir la verità sono gli Helloween. È il giusto nome per l’album”.

Se non erro, il disco è stato registrato in analogico, metodo che, nel corso degli anni, è stato spesso utilizzato proprio per le registrazioni degli album. Che cosa puoi dirci in merito? Scelta voluta dalla band per dare, così, un suono più organico o, al contrario, è stato Dennis Ward a suggerirvi di adottare questa tipologia di registrazione?
SASCHA – Beh, a dire il vero è andata così: durante il tour, stavamo già parlando delle cose inerente alle chitarre, al materiale che volevamo usare e tutti sapevano che volevamo adottare un approccio più moderno, ma allo stesso tempo, volevamo fare qualcosa che richiamasse quell’atmosfera live con quell’approccio old school. Sostanzialmente, Charlie (Bauerfeind) se ne è uscito con questa idea, ovvero suonare in maniera old school e registrare su nastro, ma allo stesso tempo voleva utilizzare un processo digitale, in modo da combinare insieme questi due mondi. Io posso parlare per quel che riguardano le chitarre, nel senso che abbiamo utilizzato questi amplificatori britannici e abbiamo sfruttato molti effetti delle chitarre degli anni ’80. A causa, inoltre, dell’opportunità offertaci, abbiamo avuto più tempo per la produzione, abbiamo investito molto tempo su di essa e avevamo due produttori coinvolti. Da una parte abbiamo avuto il nostro ingegnere, Ronald Prent, il quale ha realizzato il missaggio a New York, per cui si è trattata di una grossa squadra. Abbiamo effettuato anche le registrazioni in studio differenti e, allo stesso tempo, Dani ha suonato il drumkit originale di Ingo. Se aggiungi tutte queste cose e le incolli fra loro, tiri fuori qualcosa di unico ed è ciò che volevamo fare!

Per dare ai fan un’idea di quello che riserverete con questo nuovo album, avete pubblicato il primo singolo, “Skyfall”. Che genere di feedback avete avuto inizialmente dai vostri fan?
SASCHA – È stato folle! Non solo per i fan, ma sai, quando abbiamo avuto la nostra prima listening session insieme alla stampa ecc, abbiamo potuto vedere questo grosso impatto; dopodiché, ci siamo cimentati nella produzione del video insieme a Martin Häusler. Abbiamo impiegato circa sei mesi per programmare tutto quanto e ci ha richiesto parecchi tentativi. A dire il vero, Kai stava già lavorando all’intera produzione di “Skyfall”, ci è voluto tempo per farlo in maniera adeguata e riascoltare ogni volta il brano, perché ad ogni nuovo ascolto, c’era una parte che prima non c’era e la cosa è diventata sempre più grande… Fondamentalmente è ciò che abbiamo fatto per il nuovo disco. Abbiamo modificato pezzi più e più volte, aggiungendo roba per farlo diventare ancora più imponente. L’impatto è stato molto, molto buono e credo che sia stata un’ottima scelta quella di proporre “Skyfall”, per dare questo primo impatto.

“Skyfall” sul disco dura circa 12 minuti ma, per presentarlo al pubblico, avete ridotto la sua durata a circa 7 minuti. Piccola curiosità: è stata l’etichetta a suggerirvi di far uscire una versione “tagliata” del brano? Ho saputo che alcuni fan più “puristi” si sono lamentati di questa cosa. Tu che ne pensi a riguardo?
SASCHA – Avevamo scelto di proporre il brano nella sua interezza, accompagnato da un video veramente minimalista, perché, sai, realizzare tutti i video che abbiamo fatto è stato molto costoso e se vuoi avere qualcosa che, a livello visivo colpisca, devi tagliare la canzone. Personalmente, credo che sia piuttosto interessante, perché le parti principali sono lì e siamo stati in grado di produrre un video musicale che si sarebbe adatto a ciò che avevamo. È come se ci fossero due brani che si sposano bene, sostanzialmente, e volevamo dare al pubblico questo, perché per noi è solo la musica, ovvero la parte più imponente, ma allo stesso tempo si vuole dare anche un bell’impatto visivo. È ciò che abbiamo fatto anche per l’artwork di copertina, volevamo farlo nel modo più giusto e dargli un senso, ci siamo detti: “Okay, tagliamo un po’ il brano, in modo da poter avere anche un bel video da consegnare, una bella estetica, begli effetti…”. Ovviamente, nell’album è presente la versione completa, non è che abbiamo deciso di ridurre il brano e lasciar perdere la versione integrale. Il pezzo sta là, ma trattandosi della realizzazione di un singolo, aveva più senso ridurlo.

Avete da poco rilasciato anche un secondo singolo, “Fear Of The Fallen”, quindi avete in mente di pubblicare altri singoli prima della pubblicazione ufficiale del disco?
SASCHA – Sì, ci sarà un altro singolo, per cui pubblicheremo tre singoli allo stesso tempo, già!

Credi che questi due brani, nello specifico, possano essere un buon biglietto da visita per il disco? Voglio dire, credi che possano rappresentarlo al meglio?
SASCHA – Beh, credo che sia una piccola istantanea di ciò che è veramente il disco, perché se sentissi l’album nella sua interezza, scopriresti molto altro. Posso davvero affermare che, all’inizio, quando abbiamo finito l’album, io ero troppo coinvolto per decidere se fosse buono o meno, ma ora, dal momento che il disco è stato registrato alla fine del 2019 e lo abbiamo completato nel 2020, posso dire che è stato in giro per un bel po’. Posso ritenermi fiero di questo album! Se prendi tutti i mesi che abbiamo investito sulla sua realizzazione e prendi tutto il lavoro fatto da ciascun membro, il management, i produttori, beh sì, sono davvero orgoglioso di ciò che abbiamo fatto! È una grande immagine di tutte le ere combinate ad una sola, poi hai l’energia di ciascun membro in questo disco, un bel songwriting. “Fear Of The Fallen” è un brano firmato da Andi, il quale è un grandissimo compositore, forse il più grande all’interno della band. È una macchina, si inventa brani molto facilmente e questo si chiama talento! Per me ha più senso che ci siano canzoni piuttosto tradizionali, perché hanno il tocco di Andi, hanno la sua composizione e arriverà molto altro! L’intero disco è pieno di brani interessanti e hai anche il songwriting di Weiki, molto tradizionale, composto da melodie fenomenali, per cui credo che i singoli siano solo un indizio di ciò che alla fine è l’album stesso!

Devo dire che, dal primo ascolto, ho avuto l’impressione che il disco avesse qualcosa di familiare, mantenendo però qualche nuovo elemento. È come se vi fosse, in parte, un ritorno al passato (mi è venuto in mente questo guardando, in primo luogo la copertina, che richiama “Keeper Of The Seven Keys”) e, in secondo luogo, ascoltando “Out For The Glory” o “Rise Without Chains”, però si percepisce anche una sorta di proseguo con ciò che sono gli attuali Helloween. Mi basta pensare, ad esempio, ai brani scritti da Weikath come l’opening track,  a quelli di Deris (“Skyfall”, “Fear Of The Fallen”, “Mass Pollution”) o, ancora, a “Best Time” o “Angels”, scritte entrambe da te. Che cosa puoi dirci in merito anche al lavoro che avete svolto durante il songwriting e a questa decisione di mantenere in equilibrio questo richiamo al passato e questa voglia di continuità?
SASCHA – Devo dire che tutti noi quando scriviamo dei brani per far capire di che pasta sono fatti gli Helloween, ognuno porta il suo stile e le sue influenze, per cui abbiamo questa specie di varietà in fatto di composizione. Molte band hanno uno o due membri principali che danno le direttive, scrivono i brani e il resto della band si limita ad eseguirli dal vivo, ma la maggior parte delle volte è così che funziona. Negli Helloween ci sono molti compositori e questo dà all’album più varietà. Sappiamo tutti come funziona, ci si mette a sedere con i produttori e il management, è una grande famiglia. Staremmo lì ad ascoltare i brani e a capire che genere di atmosfera hanno, vedere se si sposano bene fra loro o capire cosa può effettivamente finire nel disco. Se qualcosa non funziona o non rientra nello stile della band, allora non la registriamo, ma d’altro canto, c’è una grande parte importante in cui ci siamo imbattuti in questo disco e Charlie Bauerfeind l’ha ridotta al minimo. Quando abbiamo intrapreso il “Pumpkins United Tour”, avevamo già arrangiato alcune canzoni che erano lì, adattandole per tre chitarristi e due cantanti, Andi e Michael, e la cosa è andata talmente bene che abbiamo avuto la stessa resa anche durante gli show. Charlie, allora, se ne è uscito dicendo che durante i nostri concerti si percepiva della magia e il modo in cui avevamo arrangiato i brani sarebbe dovuto essere presente anche in un disco in studio. Devo dire anche che ciò che mi è piaciuto molto di Kai agli inizi, quando abbiamo iniziato a pensare ai concerti, è il fatto che lui ha sottolineato di voler suonare tutte le canzone e voleva suonare i brani scritti da me e da Andi o da chicche fosse. Voleva che si percepisse che la band fosse unita e quando abbiamo iniziato a pensare alla reunion, ci eravamo detti: “okay, Kai e Michael escono e suonano le canzoni classiche, poi per gli altri brani subentreremo io e Andi”. Voglio dire, eravamo tutti lì a suonare un intero set e Charlie ci ha detto: “Okay, è ciò che voglio fare anche per il disco, voglio avere ciascun musicista suonare tutte le canzoni, voglio che tutti mettano le loro idee e le combinino con ciò che ho visto nei vostri concerti” ed è ciò che è successo! Credo che sia questo a rendere il disco speciale, per cui hai tutta l’energia e l’atmosfera di ciascun membro in ciascun brano”.

Gli Helloween sono sempre stati una band incredibilmente costante fino al 2015 ( l’anno di pubblicazione di “My God Given Right”) con un disco ogni 2-3 anni. Dopo tanti anni di musica con quella lineup, hai mai sentito una certa carenza di nuovi stimoli creativi?
SASCHA – No, mai! Devo davvero dirlo, perché c’è così tanto talento coinvolto che… voglio dire, mi sono aggregato alla band quando avevo 25 anni e questo ha avuto un grosso impatto su di me, perché non mi sarei mai aspettato così tanto  talento! Come dicevo prima, Andi preso singolarmente potrebbe scrivere un intero disco da solo, perché è un grandissimo musicista… e hai anche Michael, il cui songwriting è leggendario e lo puoi chiaramente dire con questo disco! Se ascolti, ad esempio, “Out For The Glory”, beh… ti verrebbe da dire: “Come accidenti puoi inventarti un brano del genere dopo più di 35 anni?”. Non c’è mai stato un calo di creatività, la creatività sta sempre là e succede perché abbiamo sempre seguito la corrente, non ci siamo mai detti: “Oh, questo album deve essere così o deve essere pensato in maniera diversa”. In altre sedi, scriveremmo canzoni e necessiteremmo della pre-produzione, suoneremo le nostre canzoni e diremmo: “Come ti sembra? Ascolta questo pezzo!”. Ci è sempre piaciuta la musica, ci è sempre piaciuto suonare dal vivo. È la nostra vita, è ciò che amiamo e non lo abbiamo mai perso. Ovviamente, a volte capita nella vita di sentirsi insicuri, di sentirsi un po’ cambiati, ma dopo tutto, devo dire che c’è davvero molto talento in questa band e ora, incluso il canto di Kai e Michael, la cosa è diventata ancora più grande. Ancor prima che la famiglia si estendesse, quando eravamo un quintetto, ci divertivamo a fare gli album e ad andare in tour. È la nostra vita, è ciò che facciamo!

Quanto è esaltante adesso dopo tanti anni poter pubblicare un disco con una formula così diversa dal solito con questa lineup estesa che vi permette di sperimentare nuove soluzioni anche dal punto di vista sonoro?
SASCHA – Beh, come dicevamo prima, abbiamo avuto più tempo per fare il disco. Il music business, per come è normalmente, ci permetterebbe di andare in tour e, in normali circostanze, andremmo in tour per uno o due anni, poi torneremmo in studio per registrare un altro disco e, ancora, tornare in tour, perché è l’unico modo per un musicista per fare soldi. Non avresti il tempo di sprecare tre anni prima che la tua creatività possa tornare a colpirti. Per noi è stato un processo costante e, questa volta, abbiamo avuto più tempo perché si tratta di un disco importante e lo sapevamo. Ci abbiamo investito molto tempo e ci siamo detti: “Okay. Ora aspettiamo tutto quanto, il tour ecc e impiegheremo il tempo necessario per comporre un album grandioso”. Includere un produttore con molta esperienza ci ha aiutati molto, Charlie Bauerfeind ha prodotto molti album degli Helloween per cui sa il fatto suo. Ci conosce molto bene e questo ha aiutato, così come ci ha aiutato avere anche Dennis (Ward), nel frattempo il nostro management ha curato altre questioni togliendoci un bel carico dalle spalle in modo che noi avessimo potuto concentrarci sulla nostra musica. È stato fantastico! Questo ha fatto una grossa differenza, voglio dire, se avessimo avuto solo due o tre mesi per comporre un disco, la questione sarebbe stata molto più difficile, per cui avere avuto più tempo ci ha aiutati molto, anche quando abbiamo intrapreso il tour prima. In caso contrario, sarebbe stato strano se avessimo pubblicato un album con questa reunion e fossimo andati subito dopo in tour. Lo abbiamo fatto in passato, abbiamo condiviso insieme il palco e siamo stati a lungo on the road, ci conoscevamo molto bene e sapevamo come comunicare. Laddove si dovesse presentare un problema, lo possiamo risolvere, perché gestiamo tutto con la comunicazione. Questo ci ha aiutati con il tempo concessoci…

Hai mai temuto che tutte queste personalità importanti all’interno della band allo stesso tempo potesse creare uno scontro a livello di ego, oppure pensi che, adesso essendo più “vecchi”, siate anche più saggi da quel punto di vista?
SASCHA – Credo che essere invecchiati ci aiuti tanto, voglio dire, io parlo per me stesso. Quando ero un pischelletto, c’era molto ego coinvolto, vuoi essere qualcuno… Direi che le donne, soprattutto, sono brave in questo, gli uomini hanno questo boost di testosterone e quando sono giovani, vogliono viaggiare ed esplorare il mondo. Credo che questo abbia portato molte giovani band, come lo erano gli Helloween a 18 o 19 anni, ad avere un enorme successo  e ad avere un picco altissimo già negli anni 80, il che, all’epoca, implicava tutto. Ovviamente pensi che possa essere piuttosto difficile rilassarsi o capire come comunicare con gli altri, ma ora che siamo tutti ragazzotti cresciuti, facciamo musica insieme e tutti sanno di cosa ognuno è capace di fare, siamo tutti molto più rilassati. Quando salta fuori qualcosa, lo possiamo risolvere, ne parliamo e, come dicevi tu, spero che non vi sia alcun conflitto in futuro, ma se dovesse esservene qualcuno, mi verrebbe da dire che saremmo in grado di risolvere la questione. Se spunta un problema, lo possiamo aggiustare in qualche modo e lo abbiamo percepito già da quel tour, dalle reazioni che stiamo ricevendo lentamente ora dalle persone che stanno parlando di questo album. È bello vedere come siamo in grado di rimanere uniti e se qualcosa si presenta, lo sistemiamo. Ho la sensazione che tutto ciò sia possibile!

Vista la situazione che pervade ancora in Europa, come promuoverete la release non appena uscirà? Quali saranno i prossimi piani?
SASCHA – Ovviamente vorresti pubblicare il disco quanto prima e noi vorremmo già essere in tour, avrebbe più senso ovviamente… Ora è il tempo giusto, credo, se possiamo dire così. Vogliamo uscire e speriamo di poter tornare presto in tour. Qui posso parlare solo per me stesso, mi piace andare in tour… Il processo in studio di registrazione a volte può essere sinuoso, in qualche modo, perché ti trovi in questo grosso tunnel che ha una qualche fine ma tu non la vedi. A dire il vero, richiede un sacco di lavoro! A volte può essere estenuante, ma ciò che ti da l’energia è quando sali sul palco e suoni queste canzoni, è ciò che mi manca davvero… È una situazione reale! Credo che per la gente – e non voglio lamentarmi – beh, credo che ci siano persone con diverse professioni, diversi impieghi o qualsiasi cosa facciano e tutti loro devono confrontarsi con questa merda ogni giorno. Non voglio lamentarmi, ma ovviamente mi manca andare in tour.

L’ultima volta che abbiamo visto gli Helloween live, è stato nel 2017, quando suonaste a Milano. Recentemente avete annunciato le tappe del nuovo tour europeo che vi vedrà al fianco degli Hammerfall. Quali sono le vostre aspettative e che cosa ci puoi anticipare di questo tour? Riserverete qualche sorpresa o è decisamente presto per dirlo?
SASCHA – È decisamente troppo presto per parlarne, perché abbiamo iniziato ad aggiungere le canzoni che vogliamo suonare nel set del nostro prossimo tour, ma dal momento che sarà l’anno prossimo, ne stiamo ancora discutendo. Ci saranno molte cose che succederanno… Al giorno d’oggi, credo che molte persone, o meglio, la maggior parte di esse, soprattutto durante questa pandemia, facciano fatica a fare dei progetti. Molte persone direbbero: “Vediamo che cosa succederà nel corso dei prossimi mesi”, per cui è abbastanza presto per parlare del tour… Mi aspetto che le persone possano andare fuori di testa, sai, se si è stati in lockdown partendo da zero o avendo solo piccole attività fuori senza alcun concerto, o meglio, con pochissimi concerti, mi aspetto che le persone impazziscano quando entreremo sul palco. Spero che possa davvero succedere!

Ok Sascha, era la mia domanda conclusiva. Ti ringrazio del tuo tempo e per avermi dato questo spazio!
SASCHA – Yeah, grazie a te!

Come da tradizione, spetta all’intervistato concludere questa nostra chiacchierata quindi ti invito a condividere le parole finale con noi e con i tuoi fans, in questo caso!
SASCHA – Ehilà, cari fan del metal, spero di potervi rivedere tutti in tour, divertirci e rimanere in salute e positivi. Siamo tutti sulla stessa barca!