GOTTHARD – Gotthard 3.0

GOTTHARD: INTERVISTA ESCLUSIVA A LEO LEONI •

Per l’uscita dell’ultimo album in studio dei Gotthard “13” , Metalforce ha avuto occasione di intervistare Leo Leoni in merito a questo nuovo lavoro nei suoi dettagli e nella sua importanza in questo momento della carriera della band svizzera. Buona lettura!

Benvenuto a Milano e benvenuto su Metalforce! Noi di Metalforce abbiamo avuto la possibilità di ascoltare in anteprima l’album in uscita che si chiama “13” . Come ci si sente riguardo questa imminente uscita?
LEO –
Tredicenni! *ride* E’ una cosa molto bella sapere che abbiamo ancora una volta un nuovo disco, il nostro tredicesimo album in studio ed è bello sapere che c’è ancora qualcuno che aspetta l’uscita dei nostri dischi in un momento un po’ difficile per il music business.

Quindi sono 13 canzoni per un album che si chiama appunto “13” ed è anche il tredicesimo album in studio della carriera dei Gotthard e uscirà il 13 Marzo. Cosa significa tutto questo?E come ci si sente ad essere arrivati a questo punto nella vostra carriera?
LEO –
Sai, come ho detto prima al giorno d’oggi non ci sono molte band che hanno avuto la possibilità di registrare tredici dischi in studio, quindi è un bel traguardo e anche per questo lo abbiamo voluto sottolineare con questo titolo. Ripeto, è una cosa bella guardarsi indietro a quanti anni sono passati e quanti album e tour sono stati fatti e ne siamo molto eccitati e siamo curiosi di sapere cosa ne penseranno i fan. Anche perché il tredicesimo album per noi è un po’ come un riassunto dei tredici album.

Appunto, i fan: che cosa devono aspettarsi i fan di vecchia data? C’è molto dello stile classico dei Gotthard o ci saranno delle novità in questo album?
LEO –
Allora, io penso che il disco numero tredici è un classico dei Gotthard. Cos’è un classico dei Gotthard? Semplicemente ci saranno brani che contengono energia, ci saranno della ballate. Siamo tornati forse a delle sonorità un po’ più grezze e crude, in parte abbiamo preso ciò dal passato ma con un taglio più moderno, diciamo vintage-modern o retro-modern, chiamiamolo così. Possiamo dire che questo “13” sarà i Gotthard 3.0, come band abbiamo sempre differenziato gli album tra di loro, ogni album è diverso per fortuna, non abbiamo mai copiato noi stessi o copiare il passato. E i Gotthard sono i Gotthard e siamo qua da trent’anni con la nostra sonorità, modo di comporre e di esprimerci, di presentare la nostra musica. Sicuramente una parte molto importante sono le melodie che sono sempre state una caratteristica fondamentale dei Gotthard. E questa energia positiva, come sempre, nel trattare argomenti anche molto importanti.

Parlando quindi della composizione e del songwriting, qual è stata la principale ispirazione per essi? Qualche evento in particolare o un momento o un concept dietro di essi?
LEO –
Quelle che trattiamo è ciò che accade nella vita quotidiana di tutti, sia cose che ci accadono personalmente che in giro per il mondo.C’è una canzone che parla di ciò che sta succedendo nel nostro pianeta per esempio, in ‘No time to cry’ è la terra che parla a noi perché è ora di rendersi conto di quello che succede. Non vogliamo essere troppo verdi però è arrivato il momento di capire che nell’ultimo centinaio di anni abbiamo fatto abbastanza disastri e non abbiamo avuto attenzione di ciò che stava succedendo sul nostro pianeta. Quindi è giusto dare un occhio di riguardo anche a ciò così come per le cose più leggere come ‘Marry you’ invece tratta di una cosa molto bella o ‘Rescue me’ che è il brano che chiude l’album e ha un sound più retrò,un po’ psichedelico ma affronta un tema moderno della vita di tutti i giorni tra smartphone e i social che ci fanno perdere un po’ la comunicazione reale ad un tavolo con qualcuno ed è una cosa un po’ preoccupante per tutte le prossime generazioni. Dove andremo a finire? Io sono fortunato, arrivo da un’altra generazione. Semplicemente facciamo un punto della situazione attuale e di quello che la gente vive.

Invece per quanto riguarda i live, credi che questo album abbia delle caratteristiche che lo renderanno adatto ad essere suonato live? Ci sono delle canzoni che non vedi l’ora di suonare dal vivo?
LEO –
Sicuramente in ogni album ci sono pezzi più appropriati per un live rispetto ad altri. La setlist non l’abbiamo ancora scelta, ci ritroveremo tra un paio di settimane per vedere cosa si farà e cosa non si farà, includeremo ovviamente pezzi come ‘Missterya’ che ha una bellissima energia. Strada facendo capiremo quali sono i pezzi che funzionano meglio e cambieremo man mano la setlist. Ogni volta che si esce con un disco nuovo c’è sempre la voglia di presentare tutti i brani ma vedremo quali saranno poi inclusi. Certamente ce ne saranno tanti del disco nuovo in scaletta.

Nell’album è inclusa una versione ballad di “SOS” degli Abba. Come mai avete scelto questa cover?
LEO –
Qui è una storia un po’ lunga, anche questo riguarda un caso di ciò che ci è successo. E’ interessante che tu l’hai chiamata ballad, in realtà è un pezzo slow-tempo anche se può essere considerata una ballata. Però l’abbiamo riarrangiata molto più dark e molto più scura, la versione originale è molto allegra quando parte questo ritornello , almeno dal nostro punto di vista, e secondo noi il testo non quadrava con quella che era la melodia dato che è molto triste trattandosi di un grido d’aiuto. E quindi l’abbiamo arrangiata un po’ come piaceva a noi. Abbiamo scelto questa cover perché i Gotthard si sono sempre divertiti a riarrangiare canzoni alla loro maniera; siamo arrivati poi ad ‘SOS’ perché l’anno scorso la televisione svizzera aveva contattato Nick e diversi cantanti per un tributo agli Abba e lui ha scelto questo brano, impostando l’idea di questo piano che partiva e ce l’ha fatta sentire. Ciò a triggerato una cosa molto interessante perché era anche un pezzo che ai tempi con Steve si voleva fare. Steve era un gran fan degli Abba e già allora c’era questo demo mai finito e il fatto che poi Nick sia stato scelto per il tributo e abbia scelto proprio questo pezzo ci ha spinti a riprendere questa idea , era destino probabilmente. Gli abbiamo dato un tocco nostro e credo abbiamo fatto un buon lavoro e speriamo piacerà.

Per quanto riguarda invece l’artwork della copertina del disco con due tori, ha un significato speciale?
LEO –
In realtà non sono due tori. Sono due mucche ma anche noi all’inizio credevamo fossero due tori. Anche per la copertina c’è una storia dietro, mentre realizzavamo il disco l’idea principale era di chiamarlo “Round 13” come in un ring di combattimento ma l’idea del ring non ci piaceva e abbiamo pensato ad un’arena, ad un rodeo finchè abbiamo trovato questo combattimento tipico svizzero che si chiama ‘Combattimento delle regine’ nella quale si vede qual è la mucca dominante, cosa che succede normalmente in natura cioè in un prato con diverse mucche ci saranno sempre quelle dominanti e quelle no. E’ una tradizione svizzera e questa fotografia ci ha dato un certo impatto e dopo esserci informati abbiamo deciso che era molto nello stile dei Gotthard dato che non è la prima volta che abbiamo due mucche in copertina ed è appunto qualcosa di tipico della Svizzera. Ci tengo a dire che in questi combattimenti non ci sono mucche che si fanno male, al massimo qualche ferita ma come ho detto è qualcosa che succede comunque in natura e nessuna mucca viene uccisa, non è una corrida. Semplicemente ci piaceva l’idea e se guardi l’immagine rimanda una forte energia e forza.

Ultima domanda: descrivi questo disco in tre parole.
LEO –
Tre. Punto. Zero. *ride* Penso sia la cosa giusta perché siamo i Gotthard di sempre, 30 anni di Gotthard e 10 con Nick che è appunto un terzo della nostra carriera e una parte importante, ma non mancano sonorità moderne che piaceranno ai fans dei Gotthard di primo pelo. Un album rock che ha varie sfumature e che può piacere a tutti quindi 3.0.