FUROR GALLICO – Il ”Suono” dell’Oceano

 

FUROR GALLICO: INTERVISTA ESCLUSIVA ALLA BAND –

I Furor Gallico, in occasione del loro concerto al Legend di Milano del 2 febbraio (qui il report), si intrattengono con Metalforce in un’intervista nella quale spiegano la realizzazione del loro terzo full lenght, dal titolo ‘’Dusk Of The Ages’’, uscito il 18 gennaio 2019 per la Scarlet Records. La band si è formata a Milano nel 2007, narrando storie relative alla loro terra d’origine: la Lombardia. Hanno pubblicato una prima demo autoprodotta nel 2009 e un album dall’omonimo titolo due anni dopo. Arriva il primo contratto con un’etichetta tedesca, poi continuano la loro ascesa con recensioni positive e un secondo lavoro in studio, ‘’Songs From The Earth’’. A quattro anni di distanza e un riassetto di line up, la band torna ancora più in forma e pronta a calcare le scene.

Qui al Legend Club ci sarà l’anteprima live di ”Dusk Of The Ages”. Iniziamo a parlare della costruzione dei brani. Come si è articolata, visti anche i cambiamenti di line up che si sono susseguiti?
Gabriel: E’ stato necessario attendere molto per la realizzazione di questo disco, in quanto la formazione si doveva stabilizzare. Successivamente, io e Becky abbiamo iniziato a unire le idee, scegliendo una direzione più improntata verso il melodic death metal e il progressive metal. Dopo aver tirato giù le prime bozze, anche gli altri membri della band hanno contribuito alla composizione del full lenght. Una volta stilata questa parte e deciso il numero di tracce, ci siamo affidati a Ralph Salati dei Destrage per la fase successiva. Ho coprodotto il disco insieme a lui, mettendo mano alla stesura dei testi in maniera massiva e cercando di ottenere un risultato omogeneo.
Becky: Il polistrumentista che non c’è più, suonava la cornamusa. Adesso non la usiamo più, ed è rimasto solo il flauto come strumento a fiato, perché abbiamo deciso di spingere di più su ciò che ha maggiormente caratterizzato la musica della nostra band. 

Avete nuovamente pubblicato un album con la Scarlet Records. Com’è iniziata la collaborazione?
Davide: Ci siamo sempre trovati bene con loro, quindi abbiamo ritenuto opportuno continuare questo cammino, del quale siamo fieri. 

Avete affrontato varie tematiche, come per il vostro primo singolo, ‘’Phoenix’’. La fenice è un animale mitologico ricorrente nella cultura nordeuropea. Che cosa rappresenta per la vostra band?
Becky: Le ispirazioni sono state tante. Prima di tutto, come diceva anche Gabriel,  il fatto che ci sia stato un cambio di line up nei Furor Gallico è stato determinante. Ci siamo riassestati su un’altra struttura e quindi, il tema di morte e rinascita era attinente alle  nostre vicissitudini. Inoltre, il concetto della Fenice, oltre ad essere la base del concetto umano, lo ritroviamo in diverse mitologie e filosofie. E’ per questo che lo abbiamo voluto scindere in ‘’Phoenix’’, brano che parla di morte, morte-rinascita e conoscenza. 

Avete definito ‘’Waterstrings’’ come il ‘’suono dell’oceano’’. Spiegate questa similitudine.
Becky: Abbiamo voluto attingere dai quattro elementi,  in quanto sono spesso richiamati nella cultura nordica, come ‘’Phoenix’’ che è ispirato al fuoco. ‘’Waterstrings’’ parla di ciò che erano le mitologie irlandesi, della riscoperta di se stessi intraprendendo un viaggio per mare e ritrovando il contatto con la natura. E’ stata la base dalla quale è partito tutto: la volontà di allontanarsi dal mondo degli uomini per stabilire un contatto con il vero essere. La intro è costituita dall’arpa, che emette un suono di per sé altalenante e cullante, proprio come un’onda del mare.
Davide: La nostra idea base era quella di prendere gli elementi nella loro totalità. ”Dusk Of The Ages’’ è inizio e fine, il crepuscolo delle ere, alba e tramonto. E’ quello che dopo quattro anni abbiamo voluto rappresentare. Da un punto di vista concettuale il nostro album è semplice e di facile intuizione: è inizio e fine di tutto. E’ molto bello vedere che ogni ascoltatore carpisca le varie sfaccettature e le interpreti a modo suo, lasciando spazio all’immaginazione.
Gabriel: Su questo brano, esiste un vero e proprio aneddoto. Avevamo la stesura dei pezzi in musica, ma dovevamo dare un titolo alle canzoni. Ci siamo ispirati a quello che sentivamo dentro di noi attraverso il suono, com’è avvenuto per ‘’Waterstrings’’. La intro di arpe mi ricordava molto il suono delle onde che si stagliano verso la riva del mare. All’inizio doveva soltanto essere un titolo fittizio, ma poi è piaciuto moltissimo a tutti. In generale, mettiamo nel calderone le nostre idee: ognuno di noi sa già cosa serve ai Furor Gallico. Amo molto la Svezia come paese, quindi ho dato un contributo alla band più orientato verso un riffing melodic death metal tipico di quella nazione, che ricorda i Dark Tranquillity.
Becky: Anche il bassista ascolta musica molto estrema, ciononostante, ha scritto anche l’incipit di ”Aquane”. Ognuno di noi ha inserito del suo in modo che sia in linea con il concetto dei Furor Gallico. 

Ci sono canzoni in italiano in ‘’Dusk Of The Ages’’. I testi di ”Nebbia Della Mia Terra” e ”Canto D’Inverno” sembrano quasi poesie. Perché questa scelta?
Davide: Sosterrò sempre la teoria che l’italiano sia una lingua fruibile per questo genere.
Gabriel: Non ci poniamo dei veri limiti, valutiamo di volta in volta qual è la strada giusta da scegliere.
Becky: ”Nebbia Della Mia Terra” e ”Canto D’Inverno” sono due brani ispirati al contesto locale ed è stato naturale scriverli in italiano. La nostra lingua, a volte, può dare molta enfasi ai testi.

Quali sono stati i live che vi hanno fatto maturare particolarmente come musicisti?
Davide: Una delle esperienze più interessanti è stata quella con gli Eluveitie in Svizzera. Ci aveva contattato personalmente Chrigel Glanmann per chiedere di andare a suonare con loro. Era un bellissimo locale, eravamo all’epoca ancora piccoli, ed è stata per noi un’esperienza straordinaria. Ricordo anche la festa pagana con gli Stratovarious e gli Exploited. Sono contesti di cui vado veramente fiero.
Becky: Quando siamo andati al Cernunnos Pagan Fest la scorsa volta, non ci aspettavamo quel grande calore dal pubblico. Non vediamo l’ora di tornare a Parigi, dove abbiamo un bel riscontro di persone che ci aspettano, senza nulla togliere all’Italia. C’è stata anche un’esperienza che abbiamo voluto effettuare in acustico, in occasione dell’ultimo live a Feudalesimo e Libertà, di cui ne siamo davvero orgogliosi.  

Avete programmato una serie di date in Italia e non solo. Ne seguiranno altre? Ci potete dare qualche anticipazione?
Gabriel: Le date che abbiamo fissato sono quelle confermate e presenti sui nostri canali ufficiali, quindi, a fine mese andremo in Francia, alla Cernunnos Pagan Fest, a giugno prossimo allo Skaldenfest Open Air. Abbiamo anche un mini tour in giro per l’Italia.
Davide: Ragazzi, vi aspettiamo tutti ai nostri concerti!