FROM THE DEPTH – Il coraggio di andare avanti!

FROM THE DEPTH: INTERVISTA ESCLUSIVA A RAFFAELE ‘RAFFO’ ALBANESE •

Ci sono band che, con pochi, semplici gesti, ti entrano nel cuore per la propria spontaneità, genuinità e, soprattutto, tanta determinazione. E’ questo il caso dei parmensi From The Depth. Assente, ormai, da qualche anno, la band capitanata dal rosso Raffaele ‘Raffo’ Albanese torna a prendere pieno possesso della scena musicale, presentando al grande pubblico internazionale la seconda fatica discografica, “Moments”. Un disco molto sofferto, come avremo modo di raccontarvi nella recensione che seguirà a breve, che mostra a pieno l’enorme talento musicale dei nostri ed una netta evoluzione artistica, maturata in seguito a tanto lavoro e decisioni importanti, il cui peso viene proprio raccontato in questo nuovo capitolo. In esclusiva su Metalforce, vi presentiamo quest’intervista condotta con il frontman della band, il quale, con la tenacia e la determinazione che da sempre lo caratterizzano, ci mostra una band completamente nuova, più energica e con le idee ben chiare sugli obiettivi da raggiungere.

Ciao ragazzi e benvenuti sulle pagine di Metalforce.it! Per me, amante delle sonorità power metal sin da adolescente, è un vero piacere poter condurre questa intervista, seppur telematica, con una delle band più promettenti del panorama nostrano!
RAFFAELE
– Ciao Andrea, grazie a te per la considerazione!

Il 2020, tra alti e (molti) bassi, ci ha regalato il vostro straordinario ritorno sulle scene. A distanza di tanti anni tornate più forti e carichi che mai con un nuovo album, “Moments”. La mia prima domanda, seppur banale, è decisamente utile per capire anche un po’ il vostro percorso in questi ultimi anni. Come mai avete preso, diciamo, una così lunga pausa dalle scene? Era un momento, appunto, necessario per la band per ricaricare le pile o, semplicemente, avete messo un po’ da parte la musica per concentrarvi su altri progetti?
RAFFAELE
– La verità è che questa pausa è stata involontaria e decisamente forzata. Abbiamo avuto un ottimo esordio e un tracollo interno alla band durante il nostro picco. Per assurdo il nostro momento migliore ha segnato il futuro della band a causa di rapporti incrinati, problemi lavorativi e differenze artistiche. L’impossibilità di trovare persone che si dedicassero totalmente al progetto in modo continuativo ha fatto in modo di non riuscire mai a ripartire seriamente. Ammetto che una buona parte della colpa fosse anche mia, purtroppo questa difficoltà nel trovare componenti solidi per la band mi ha quasi fatto lasciare il mondo della musica e solo grazie a Santo Clemenzi questo non è avvenuto. Nel 2017 mi sono ripreso e, grazie a Santo, abbiamo ripreso in mano la situazione.

Vi avevamo, effettivamente, lasciati alle prese con l’EP “Perseverance”. Cosa è cambiato da allora?
RAFFAELE
– Personalmente direi tutto. “Perseverance” era un tentativo disperato di gridare alla gente “siamo ancora qui” quando in realtà nulla era certo in quel periodo. Come dicevo dal 2017 sono cambiate un po’ di cose anche a livello decisionale.
Per prima cosa abbiamo abbandonato l’idea di avere un tastierista live ri-arrangiando tutto per le due chitarre e tenendo solo alcune basi. La scelta è stata quasi obbligata, anche perché tastieristi seri ce ne sono veramente pochi e la maggior parte sono tutti occupati, in più avere una persona in meno in band è un problema organizzativo in meno nella band. Lo so, suona spietato ma con gli anni pesanti che abbiamo passato il pragmatismo diventa uno strumento di sopravvivenza. Un’altra novità importante sono le due chitarre che ci danno possibilità sonore differenti.

Con il vostro primo disco, “Back To Life” (2011), ci avevate presentato un ottimo biglietto da visita. Con questo “Moments”, devo dire, si percepisce una maggior grinta sotto ogni punto di vista: canoro, tecnico, musicale ed artistico! Personalmente, percepisco una netta maturazione artistica rispetto al vostro debut. Siete contenti di quanto avete realizzato sia con questo disco, che nel vostro percorso musicale? Quale è stata la parte più difficile sia nella composizione, che nella registrazione di “Moments”?
RAFFAELE
– Sì, sono piuttosto d’accordo, c’è oggettivamente qualcosa in più. Fortunatamente il tempo ha fatto sì che ci ripresentassimo al pubblico con un bagaglio tecnico migliore e un po’ più di testa, fortunatamente. Indubbiamente la parte più impegnativa sono stati gli arrangiamenti, ma devo dire che il risultato finale ci ha entusiasmato e per questo ringrazio di cuore Santo Clemenzi che mi ha aiutato anche nei momenti più difficili. In definitiva sì, siamo davvero contenti di quello che abbiamo creato.

Per rilanciarvi in grande stile, avete diffuso ben tre singoli, “Spread Your Fire”, “Immortal” e “Somewhere”. Quale genere di accoglienza avete avuto?
RAFFAELE
– “Spread Your Fire” ha ottenuto una risonanza incredibile, al momento è il nostro pezzo più riprodotto su Spotify e dalle radio in giro per il mondo, soprattutto in America. “Immortal” ha avuto un impatto leggermente meno forte ma è stata accolta benissimo e anche lei sta continuando nelle varie radio di tutto il mondo con risultati molto importanti in Russia, America e Germania. Per “Somewhere” il discorso è diverso, è un pezzo che ha un’evoluzione più lenta rispetto agli altri due e quindi colpisce un pubblico diverso. In generale non è andato male ed è un pezzo che continua ad andare forte nei paesi scandinavi.

Raffo, c’è da dire che la tua prestazione su “Moments” è spettacolare. Si potrebbe dire che se non ci trovassimo nel 2020, questo album sarebbe stato perfetto anche nella piena era del power metal europeo! Suona così maledettamente power che sembra davvero uscire da quella stupenda epoca! Quindi a te vanno i miei più sinceri complimenti. Probabilmente sbaglierò in questa mia constatazione, ma io evinco anche una maggiore potenza vocale su questo disco. E’ frutto di anni di training o semplice talento naturale?
RAFFAELE
– Ti ringrazio, è uno dei complimenti più belli che mi abbiano fatto. Per parecchio tempo mi sono quasi fermato col canto, ma quando mi sono rimesso in carreggiata ho capito che dovevo cambiare se volevo potermi timidamente accostare ai cantanti che noi tutti adoriamo. Ho avuto l’opportunità di duettare con Tiranti, Morby, Lione, Voli durante questi anni e nel mio cuore cresceva una forte volontà di poter essere considerato come loro prima o poi. Nel mio piccolo, da autodidatta, ho cercato di dare una piccola svolta alla cosa. In più, se devo essere totalmente onesto, quando mi sono messo davanti al microfono per registrare ho pensato: “e se fosse l’ultimo che fai?”, quindi ho deciso di cantare con tutta la forza che avevo. Sono contento che si senta!

In questo album si evince anche tanta personalità. Non parlo solo di quella musicale, ma anche di quella personale: infatti, “Moments” parla di alcuni eventi personali delle vostre vite che, attraverso questi nuovi dieci brani, vengono in qualche modo rivissuti. Ce ne vorreste parlare?
RAFFAELE
– “Moments” parla di momenti davvero tormentati, miei e della band. La cosa bella però, a mio avviso, è che il tutto viene trasformato in qualcosa di positivo, perché il messaggio generale di questo album è: “la vita, la musica, i rapporti personali a volte possono essere devastanti ma… tirate fuori le palle e andate avanti”. È un buon mantra per noi e spero possa diventarlo anche per i nostri ascoltatori.

Personalmente, devo dire che “Moments” regala perle magnifiche, ma su tutte la mia preferenza va alla stupenda “Ten Years”. Raffaele, ragazzi, a mio avviso vi siete letteralmente superati! Non nascondo di aver avuto brividi lungo la schiena durante tutto l’ascolto di questo bellissimo pezzo! Immagino che, come gli altri, tratti un importantissimo argomento. Vi andrebbe di illustrarcelo?
RAFFAELE
– “Ten Years” parla proprio di noi, in modo nostalgico ma speranzoso. In effetti rileggere il testo ogni tanto mi commuove perché mi fa ripensare agli anni con tutte le persone che hanno fatto parte dei From The Depth, nel bene e nel male. Il ritornello è uno dei miei preferiti in assoluto sia a livello melodico che affettivo.

Ottima anche la strumentale “Hypnos”, degna di essere inserita – a mio avviso – in una qualsiasi pellicola di Tim Burton, vista l’atmosfera…
RAFFAELE
– Merito del nostro nuovo chitarrista Gianpiero “Jump” Milione. Oltre ad essere un chitarrista dalla tecnica incredibile, ha una capacità compositiva di livello. Questo è stato il suo esordio insieme alla bonus track giapponese e non poteva farlo in modo migliore.

Il disco vanta la magistrale produzione di Simone Mularoni dei DGM. Vi andrebbe di raccontarci qualche retroscena del processo di registrazioni e il motivo per il quale vi siete affidati a questo grandissimo produttore?
RAFFAELE
– Simone è semplicemente il migliore. Se non sbaglio ho preso questa decisione insieme alla band quando ho sentito “Destination Set To Nowhere” dei Vision Divine. Oltre ad essere uno dei cd più belli mai usciti dall’Italia come composizione, era probabilmente anche uno con la produzione migliore. È stato amore al primo ascolto. Sono molto pignolo sulle produzioni e userò il termine pignolo per essere clemente con me stesso, ma con Simone Mularoni ho avuto nessun tipo di problema. Finalmente anche in Italia abbiamo un produttore che ci invidiano in giro per il mondo..

Cambiando argomento, so che voi in passato avete molto vissuto di live, specialmente all’estero: infatti avete sempre molto puntando all’attività concertistica condividendo il palco con Sonata Arctica, Dark Tranquillity e molte altre band. Essendo voi “animali da palcoscenico” (in senso positivo, ovviamente”), come state vivendo personalmente questo grande impedimento nel non potervi esibire dal vivo a causa della pandemia globale? Cosa vi manca maggiormente del palcoscenico e di tutta la sfera che ruota intorno ad un evento live?
RAFFAELE
– Questo periodo è semplicemente tremendo per noi. Promuovere “Moments” senza live è praticamente un suicidio ma era una cosa che andava comunque fatta. I live come ho detto in altre occasioni sono il carburante di una band, sia a livello economico che motivazionale. Se vogliamo parlare di cose “basse”: se suoni vendi. Parlando di questioni più personali ed emozionali, non suonare dal vivo è una privazione terrificante. Ho sempre amato i live perché mi fanno sentire vivo. Stiamo attualmente valutando un ipotetico release party con distanziamento e col pubblico seduto, ma non sarà la stessa cosa perché per me l’interazione col pubblico è fondamentale.

Anche voi, come tante altre band, credete che lo streaming possa essere lo strumento più utile per far sopravvivere, al momento, l’industria musicale o, al contrario, lo ritenete di pessimo gusto? So che molti amanti della musica hanno espresso il loro disappunto per il fatto che le band, nel loro minimo, abbiano chiesto un piccolo contributo economico quale un e-ticket, per poter sostenere le grosse spese di produzione (vedi Lacuna Coil, Insomnium, Sonata Arctica, Katatonia ecc…). Quale è il vostro pensiero a riguardo? Io credo che, in parte, sia giusto che gli artisti chiedano una piccola quota, poiché anche loro, come molti, stanno risentendo delle perdite economiche legate al corona virus, d’altro canto, però, credo che lo streaming, specialmente senza un pubblico presente a causa anche delle varie restrizioni, penalizzi moltissimo la qualità di una performance!
RAFFAELE
– Purtroppo mi sembra un’evoluzione difficilmente arrestabile e dico purtroppo perché mi sembra un modo troppo passivo di vivere un concerto da entrambe le parti. Una band recentemente ha dichiarato di aver guadagnato più dai concerti online che dai concerti normali. Le motivazioni mi sembrano ovvie, tagli la catena dello spettacolo togliendo lavoro a tante altre persone e tieni quasi tutto l’incasso. È giusto? Onestamente non saprei rispondere a questa domanda ma in definitiva questo vuol dire che probabilmente la cosa prenderà piede e continuerà anche quando la situazione Covid si sarà placata, ne sono piuttosto sicuro. Personalmente non mi sento pronto a questo tipo di esperienza e penso che neanche la band ne sarebbe entusiasta.

Raffo, so che tu in passato hai avuto modo di gestire molti eventi su Parma e dintorni e hai collaborato a stretto contatto anche con altri promoter per portare spesso e volentieri la buona musica metal nel nostro paese. Da promoter e musicista, come pensi che potrà evolvere la situazione? Molte persone si sono dette preoccupate addirittura per il prossimo anno, ipotizzando le varie cancellazioni di festival, concerti estivi e tutto ciò che ne consegue. Pensi che ne usciremmo mai fuori e, soprattutto, tornare alla normalità, quella che tutti noi, bene o male, abbiamo vissuto durante un normalissimo concerto metal, sarà semplicemente utopia?
RAFFAELE
– Ho avuto modo di parlare con qualche promoter e ho percepito una forte e sincera preoccupazione. Non vorrei esagerare ma penso che se la cosa dovesse protrarsi anche per la prima metà del 2021 molti locali potrebbero non farcela. Al momento i promoter non sanno come muoversi e penso che i festival per la prossima estate siano un terno al lotto. Nessuno sa quello che ci aspetta. Difficilmente torneremo a vivere le cose normalmente anche quando si potrà, probabilmente vivremo un bel periodo di “paura” prima di tornare a una sorta di normalità. Da musicista invece la cosa ci ha danneggiato molto, il posticipo di molti festival ha fatto in modo che gli interi bill fossero semplicemente slittati dal 2020 al 2021 togliendoci la possibilità di essere inseriti nei vari bill.

Come dicevo pocanzi, credo che i From The Depth siano davvero una delle realtà più promettenti del panorama metal italiano e non solo! Sono certo che avrete modo di riservare tantissime sorprese e vi auguro personalmente tutto il meglio, con la speranza di veder crescere ancora di più il vostro nome! C’è da dire, effettivamente, che al giorno d’oggi sono pochissimi i gruppi metal che lasciano davvero il segno. Voi che ne fate parte, come vedete l’attuale scena power metal e metal in generale?
RAFFAELE
– Sono onorato dalle tue parole! Onestamente vedo la scena power molto sofferente, manca la grinta e la freschezza che era una prerogativa di alcuni dischi storici. Al momento, a parte alcuni grandi nomi che difficilmente deludono, ho buttato gli occhi o meglio l’orecchio sugli Unleash The Archers. Secondo me promettono bene!

Al momento, ragazzi, quali sono i progetti che vi vedranno coinvolti prossimamente?
RAFFAELE
– Molto probabilmente durante il mese di ottobre pubblicheremo la bonus track giapponese e subito dopo ci metteremo sotto per finire i lavori sulla versione remixata e rimasterizzata di “Back To Life” che verrà anticipata da un’altra sorpresa verso gennaio. Nel frattempo speriamo di poter fare qualche concerto!

Vi ringrazio tantissimo per averci concesso questo spazio. A voi le parole finali per concludere, come volete, questa nostra intervista!
RAFFAELE
– Grazie a voi per la bella intervista e grazie a chi ci sta supportando ascoltando “Moments” con la testa giusta e soprattutto con il cuore.