Evil Invaders – la nuova generazione del metal tradizionale

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EVIL INVADERS: INTERVISTA ESCLUSIVA A JOE ANUS •

Un tardo pomeriggio tranquillo prima di una serata musicalmente devastante, come sarà quella del 16 ottobre al Circolo Colony di Brescia (qui il report). Abbiamo la fortuna di poter essere ospitati sul tour bus per intervistare gli speed metallers belgi Evil Invaders e sapere un po’ dei loro piani per il presente e per il futuro. La maggior parte dell’intervista si è svolta col simpatico frontman e leader della band Joe, seppur con tutta la band presente. Giusto il tempo di cambiare le batterie al registratore e iniziamo.

Ciao a tutti ragazzi! Grazie per la disponibilità e l’ospitalità sul tour bus. Iniziamo con una domanda classica in queste circostanze: avete un nuovo EP pubblicato quest’anno sotto Napalm Records dal titolo “In for the Kill”, tra l’altro limitato a solo mille copie in tutto il mondo. Come mai questa scelta specifica, invece che aspettare magari l’uscita di un nuovo full lenght e per giunta proponendo qualcosa di così limitato?
JOE –
Ciao! Allora… diciamo che, dal momento che avevamo comunque del nuovo materiale pronto e un tour anche abbastanza importante come questo in programma, abbiamo pensato di dare agli ascoltatori qualcosa di nuovo (in questo caso due inediti e due registrazioni live) da ascoltare prima, appunto, di partire per il tour e, ovviamente, da eseguire durante i nostri concerti; in attesa del nuovo full lenght che, speriamo, non si farà attendere troppo in futuro. Inoltre abbiamo pensato di fare qualcosa di speciale magari per i collezionisti limitandone la disponibilità a solo mille copie.

Questo nuovo EP tra l’altro è il vostro primo prodotto con la nuova formazione: chi segue infatti un po’ gli avvenimenti interni alla band sa che l’anno scorso il vostro bassista Max è diventato chitarrista e di conseguenza avete ingaggiato il nuovo bassista Joeri. C’è stata magari qualche differenza a livello di feeling di gruppo, di ispirazione e quant’altro in grado di portare magari un po’ di aria fresca al vostro sound? Pur rimanendo comunque stabili sul vostro stile che ormai vi contraddistingue.
JOE – Direi proprio di sì. Premetto che in passato son sempre stato io il songwriter principale della band, ma adesso, con questa nuova line-up, è come se ogni membro stesse dando il proprio contributo, ad esempio: i due pezzi inediti che potete ascoltare sul nuovo EP sono stati scritti da Max, e in un certo senso è come se vi mostrassimo un altro lato della band, il che è molto interessante sia per voi che per noi; io personalmente sono entusiasta del risultato e spero lo sia anche chi ascolta la nostra musica.

Cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo full lenght di futura uscita?
JOE – Direi che stiamo puntando ad arricchire il nostro sound magari sperimentando con una maggiore aggressività e di conseguenza una maggiore varietà compositiva all’interno della tracklist. Perciò direi che potete aspettarvi un album meno lineare e, appunto, più vario e volendo interessante all’ascolto.

Quindi, andando un po’ di più nel dettaglio, quali possono essere considerate le principali ispirazioni della crescita del vostro sound?
JOE – Personalmente le mie principali ispirazioni sono sempre state band come Mercyful Fate, Motörhead, Exodus, Exciter e quant’altro (Razor molto meno nonostante il nome che portiamo, però ehi il nome è davvero figo!); nel caso delle nostre contaminazioni future direi che, data anche la propensione di alcuni di noi per il Death Metal, direi che l’aggressività e in generale alcuni elementi di questo genere saranno sicuramente importanti per la maturazione del nostro sound nel prossimo futuro.

Voi avete intrapreso svariati tour a fianco di varie band di ispirazione classica come genere; anche in questo caso siete affiancati da tre proposte molto meritevoli di quella che possiamo definire una nuova ondata di metal classico, quindi appunto Heavy, Speed, Thrash eccetera. Come vi sentite di definire l’esperienza attuale con questi vostri colleghi e in generale col tour corrente?
JOE – Beh, onestamente mi sento di definirla una combinazione decisamente vincente. Poiché, in un certo senso, è come se ogni musicista potesse permettersi di essere assolutamente rilassato e spontaneo sia nel rapporto coi colleghi che col pubblico; quest’ultimo è stato davvero caloroso con noi così come con tutte le band presenti, anche perché essendo comunque molto ben assortite come genere questo ha permesso a chi magari è venuto a vedere un determinata band di gustarsi e farsi un’idea sulle altre che magari conosceva meno. Di fatti abbiamo visto molte facce nuove, fatto molteplici conoscenze, venduto merchandise e rimediato molti complimenti da chi magari non ci conosceva. La posizione nel bill è, secondo me, un ulteriore valore aggiunto poiché ci esibiamo tra i Crisix e gli Skull Fist e la nostra proposta può essere percepita quasi come “nel mezzo” tra quella delle due band appena citate; siamo infatti quattro band simili ma comunque differenti e la variazione è un ulteriore punto a favore per la line-up di questo tour.

Come detto in precedenza: voi siete parte di quella che viene comunemente chiamata “new wave of traditional heavy metal”, quindi nuovi elementi di un genere prettamente classico. Qual’è la vostra opinione su questo movimento e sul futuro di questo genere, quando i grandi nomi come Iron Maiden o Judas Priest non ci saranno più? Personalmente mi piace sperare chi ha amato il sound dei grandi, in assenza di essi, lo andrà a ricercare nelle nuove band.
JOE – E’ difficile provare a immaginare, in questo specifico argomento, cosa il futuro abbia in serbo per questo genere musicale. Poiché, si sa, in questo momento una buona parte della massa spesso tende a preferire band come Volbeat, Slipknot, Limp Bizkit e quant’altro, che ora usano essere headliner a molti festival diciamo “mainstream” affiancando anche appunto gente come Iron Maiden o Black Sabbath. Credo inoltre che le giovani band commettano l’errore di voler suonare un genere non ricercando la propria identità e suonando ciò che viene guidato dalle emozioni e dall’ispirazione; piuttosto si auto-impongono di voler suonare esattamente come i Judas Priest o simili, spesso senza nemmeno poter vantare dei musicisti all’altezza del compito. Come hai detto anche tu, è molto possibile che chi è fan della musica di certi maestri del genere in futuro lo andrà a ricercare nelle giovani proposte però, a parer mio, nessuno vuole davvero vedere “il prossimo Ozzy”, “il prossimo Dio” o i prossimi “Iron Maiden”; sarebbe più opportuno da parte delle band cercare di arricchire il proprio sound con molteplici influenze in base ai propri gusti e, pur rimanendo su certi stilemi, crearsi così una propria identità.

A questo proposito direi che, come ben sapete, il mondo della musica è molto cambiato e le nuove generazioni hanno un approccio del tutto diverso all’ascolto e alla fruizione musicale. Ora purtroppo spesso non conta più tanto il numero di dischi venduti, ma il numero di views su youtube o di likes su facebook. Tutto ciò ha dei vantaggi ma anche svantaggi. Qual’è la vostra visione in merito?
JOE – Diciamo che, da un lato, può anche essere vantaggioso poiché tramite il web è molto più semplice e immediato usufruire di una proposta musicale: basta cercare l’artista in questione e cliccare sul brano che si vuole ascoltare o il video che si vuole guardare. Nessuno di noi è fan di questo nuovo sistema ma, prendendo atto che senza questo metodo potremmo non essere qui ora, non ce la sentiamo di condannarlo del tutto. Ci sono lati positivi e lati negativi. Certo trovare chi, come voi, si riempie la casa di dischi oggi non è semplice purtroppo, ma ci si accontenta.

Cambiando argomento prima di chiudere: voi avete avuto modo di esibirvi molte volte in Italia e in generale direi che siete tra le band più apprezzate nel nostro ambiente se si parla di giovani proposte di Metal classico. Qual’è la vostra opinione sulla scena italiana in ambito sia delle band sia dei fans.
JOE – Purtroppo mi duole ammettere che non ho mai notato una scena particolarmente grande dal punto di vista dei fans, o quanto meno dei fans che supportano le nuove leve di questo specifico genere. Il che è un peccato perché ho notato che coloro che partecipano sono davvero molto interessati alla musica e la supportano meglio che possono, oltre a vantare spesso un’ottima cultura musicale. Per quel che riguarda le band direi che avete molti musicisti talentuosi e molte proposte interessanti; noi abbiamo avuto modo di suonare affianco ad alcune realtà locali, come i Game Over ad esempio, e a volte anche di poterne ospitare qualcuna dalle nostre parti; diciamo che di qualità ce n’è tanta ma necessiterebbe di un maggiore supporto e credo che voi per primi siate di questa opinione.

Decisamente sì! Beh, questo è tutto. Avete qualcosa da dire ai fans italiani?
JOE – Uhmm non saprei (ride)…beh, ascoltate il nostro nuovo Ep coi due inediti che spaccano, rimanete sintonizzati per avere notizie sul nostro full lenght che contiamo di rilasciare il prossimo anno e, se volete e vi piace il freddo, veniteci a vedere durante il nostro tour in Russia che ci divertiamo (ride).

Domanda extra su richiesta del “boss”: se doveste descrivervi tra di voi cosa direste? (ridiamo).
JOE – Eeeeeeeeeehmmm….(ridono tutti e rimangono titubanti per un minuto), non abbiamo assolutamente idea di come descriverci (ridono ancora), dite che è un brutto segno? (ancora ridono).

E com’è stare in quattro band su un unico tourbus?
JOE – Eh… il problema è l’odore, ma ci si diverte (ride).

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