Epica – tra temi impegnati e voglia di divertirsi

EPICA: INTERVISTA ESCLUSIVA A MARK JANSEN •  

Com’è ormai consuetudine, noi di METALFORCE abbiamo colto l’occasione del concerto degli Epica al Live Club di Trezzo sull’Adda del 18 gennaio scorso (qui il report), per scambiare due parole con Mark Jansen, chitarrista e compositore principale della band. Mark ci ha parlato del loro ultimo album, “The Holographic Principle”, rivelando alcune curiosità sul disco, e ci ha anche detto qualcosa sul futuro della band.

Ciao Mark! È bello averti di nuovo in Italia… anche se vedo che vieni spesso in Italia!
MARK – Piacere di rivederti! Eh già, vengo abbastanza spesso qui! (è fidanzato con la cantante italiana Laura Macrì n.d.r.)

Il vostro ultimo album, “The Holographic Principle”, è stato rilasciato per Nuclear Blast lo scorso 30 settembre. Sei contento delle reazioni che sta ricevendo?
MARK – Certamente, sono felicissimo! Abbiamo avuto così tante reazioni positive! Ogni artista, ovviamente, è un po’ nervoso prima di rilasciare qualcosa di nuovo, forse non nervoso ma un po’ ansioso di quello che la gente penserà… ma abbiamo avuto un feedback molto positivo, e sarà molto difficile far sì che il prossimo album sia migliore di questo! (ride n.d.r.) Sarà una bella sfida!

Quando hai realizzato che il principio olografico potesse essere un buon concept per un album?
MARK – Già con “The Quantum Enigma” (album del 2014 n.d.r.) ci eravamo resi conto che la fisica dei quanti era un buon tema per i testi delle canzoni. Guardando diversi documentari ho scoperto cose nuove, ad esempio che ci sono state nuove scoperte, e allora ho sentito che avrei dovuto scrivere della musica a riguardo. Prima di iniziare a comporre per un album di solito non sappiamo di cosa parleranno i testi, ma stavolta l’argomento era così chiaro nella mia mente, ossia il fatto che l’intero universo possa essere un ologramma. Una volta che ho iniziato a scrivere è tutto venuto così naturalmente, ero molto ispirato, e allora ho realizzato che era un buon argomento.

Per la prima volta avete avuto un’intera orchestra in studio. Com’è stato registrare con tutti gli strumenti reali?
MARK – È stata una sensazione magnifica, perché hai l’impressione che tutto ciò che scrivi diventi vivo. Anche se usi campionature fantastiche, le canzoni possono risultare sì realistiche e bellissime, ma quando ci sono persone a suonare per te, tutto diventa vivo. È stato il salto di qualità rispetto alle orchestre campionate, che comunque avevano un sound fantastico.

Prima di registrare l’orchestra, avete registrato delle demo con orchestre campionate? Oppure avete direttamente scritto gli spartiti per i musicisti?
MARK – Prima l’una, poi l’altra. Abbiamo dapprima registrato le demo con le campionature, e già così suonavano così bene che una band potrebbe tranquillamente averle pubblicate… ma poi abbiamo registrato tutto di nuovo dal vivo, ed è così che suona nell’album. Certo, abbiamo dovuto trascrivere tutte le partiture perché tutti i componenti dell’orchestra potessero leggere ciò che dovevano suonare. Abbiamo coinvolto tre persone ad ascoltare le tracce e a trascrivere le parti.

Hanno fatto tutto a orecchio? Quanto ci è voluto a trascrivere tutto?
MARK – Sì, le hanno tirate giù a orecchio, ma avevano le tracce di ogni strumento separate. C’è stato un lungo lavoro, ecco perché una persona sola non sarebbe bastata e ne abbiamo coinvolte tre, e grazie a loro è stato possibile fare tutto in un mese. Ma è stata davvero una grande mole di lavoro.

Ho visto anche che i ragazzi si sono divertiti molto con le percussioni e gli altri strumenti, com’è stato?
MARK – È stato come tornare all’asilo (ride n.d.r.). Quando dai a dei musicisti dei nuovi strumenti, immediatamente diventano bambini e iniziano a suonare… ecco cos’è successo! È stato come ritrovare l’innocenza nella musica. È importantissimo divertirsi mentre si suona, perché così si dà vera vita alla musica. Nessuno di noi suona professionalmente quelle percussioni, ma tutto quello che abbiamo potuto fare da soli l’abbiamo fatto, e ci siamo divertiti un sacco!

Pochi giorni fa avete rilasciato il singolo “Beyond The Matrix”. Il pezzo ha un ritornello super catchy. Come mai non lo avete utilizzato come singolo di lancio dell’album, pubblicando invece “Universal Death Squad”, che è un pezzo molto più complesso e dal sapore progressive?
MARK – È stata una questione di democrazia… alcuni volevano una canzone, altri un’altra, e alla fine la più votata è stata quella. Alla fine a me non importa, per me sarebbe stato ok qualsiasi singolo, anche se facessimo video per ogni traccia per me andrebbe benissimo! Vogliamo sempre assicurarci che ogni traccia dell’album sia fantastica, in modo tale che qualsiasi brano venga scelto per il video, non faccia nessuna differenza. Le persone pensano a queste cose molto più di quanto ci pensi io (ride n.d.r.). Effettivamente “Universal Death Squad” è una canzone piuttosto complessa, anche se dopo averla sentita due o tre volte viene comunque assimilata. Quando la suoniamo dal vivo mi rendo conto che le persone, invece di scatenarsi, la ascoltano attentamente. Purtroppo non la suoneremo stasera, ne suoneremo un’altra.

Alcune canzoni sono state scartate da “The Holographic Principle”. Una di queste, “Immortal Melancholy”, è una b-side dell’album, ma che fine hanno fatto gli altri titoli come “Decoded Poetry” e “The Solace System”?
MARK – Stanno ancora lì! Saranno rilasciate, molto probabilmente in un EP, ed accadrà quest’anno, sì! Sono assolutamente soddisfatto di queste tracce, se un album potesse durare 100 minuti ce le avrei messe tutte! Ma abbiamo dovuto fare una decisione. Queste canzoni sono comunque al pari di quelle dell’album, ed ecco perché non abbiamo voluto rilasciarle come b-side, perché sono troppo buone per essere delle b-side. Perciò pubblicare un EP sarà il modo migliore per rendere giustizia a queste tracce.

Tra le versioni acustiche dell’album, mi ha colpito molto The Funky Algorithm: com’è nata l’idea di scimmiottare il testo di The Cosmic Algorithm?
MARK – L’idea è venuta da Isaac (Delahaye, chitarra solista, n.d.r.). Per primo ha pensato che la canzone sarebbe venuta una figata in versione funky, e poi abbiamo pensato di modificare il testo, anche per adattarlo meglio al mood funky della versione acustica.

Credo che queste versioni acustiche diano anche un’immagine diversa da quella con cui apparite di solito, sbaglio? Negli album la vostra musica è seria e affronta tematiche molto profonde.
MARK – Esatto. Abbiamo anche un lato leggero, ci piace divertirci con la musica. Anche sul palco cerchiamo di divertirci e di divertire, e perciò ci piace mostrare anche questo nostro lato.

Avete mai preso in considerazione l’idea di un tour interamente acustico?
MARK – A volte quest’idea ci è balenata, ma non ci abbiamo mai lavorato seriamente. C’è ancora moltissimo lavoro da fare col nuovo album, e abbiamo tutti progetti impegnativi ma al contempo divertenti. Se più in là ci annoieremo, potremmo fare qualcosa di completamente diverso, come un tour di questo tipo, ma per ora non è nei nostri progetti.

Siete di recente stati in tour negli Stati Uniti insieme ai Fleshgod Apocalypse, una delle punte di diamante della scena metal italiana. Cosa ne pensi della loro musica? In generale, conosci la scena metal italiana e cosa ne pensi?
MARK – Oh sì! Ci sono anche i Lacuna Coil fra i grandi nomi! Mi capita spesso di ricevere anche delle demo da parte di piccole band italiane. Onestamente i Fleshgod Apocalypse per me sono una realtà nuova, perché non li avevo mai ascoltati prima, e non capisco perché, dato che la loro musica è fantastica. Ogni tanto il loro sound dal vivo è penalizzato, perché la loro musica è molto complessa e in sede live c’è molto da gestire, spesso la loro musica è difficile da mixare, ma se hanno un buon tecnico del suono e tutto è mixato per bene, il loro sound è veramente meraviglioso! Sono grandissimi musicisti ma soprattutto bravissime persone, ci siamo divertiti molto ad andare in tour con loro, e ci è dispiaciuto molto quando il tour è finito.

Nell’era di “The Quantum Enigma” avete fatto in Italia 6 date. Quella di stasera è la prima data italiana del tour di THP, immagino ce ne saranno altre più in là…
MARK – Ce ne saranno ancora! (ride n.d.r.) Ce ne saranno certamente, ma finché non vengono annunciate, non posso rivelare né dove né quando. Ma ci saranno altre date!

L’intervista è finita! Grazie per il tempo che hai concesso a METALFORCE!
MARK – Grazie a te!

.