Epica: il principio olografico applicato alla musica

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EPICA: INTERVISTA ESCLUSIVA A ISAAC DELAHAYE E COEN JANSSEN •

Come ormai è di routine, anche quest’anno gli Epica sono tornati in Italia, stavolta come ospiti della data dell’8 giugno del Postepay Rock in Roma insieme a Nightwish, Apocalyptica e Temperance. Neanche questa volta abbiamo perso l’occasione per scambiare due parole con la band, che ci ha rivelato preziose informazioni sul loro prossimo album “The Holographic Principle”, in uscita il prossimo 30 settembre per Nuclear Blast.

Ciao! Benvenuti ancora una volta in Italia!
ISAAC – Grazie!

In questi giorni stanno uscendo molte notizie, fra cui anche il titolo del vostro nuovo album “The Holographic Principle”: come siete giunti a questo titolo? Puoi svelare la relazione tra questo principio della fisica quantistica e le tematiche trattate nell’album?
ISAAC – Il titolo è, naturalmente, collegato ai testi dell’album. Non è un concept album, ma c’è questo filo rosso che collega i pezzi. I testi sono stati scritti in parte da Mark (Jansen, chitarrista, n.d.r.) e in parte da Simone (Simons, cantante, n.d.r.), se li sono divisi 50/50. Mark ha un approccio più filosofico e psicologico, e stavolta i testi riguardano la realtà virtuale, non so se hai presente, quando metti questa sorta di casco e vedi tutto un mondo intorno a te… ultimamente la tecnologia sta avanzando a ritmi rapidissimi, e probabilmente tra un paio d’anni ci si metterà questo casco e non si coglierà più la differenza. Ti metti il casco, e io starò qui a parlare con te, e accadranno cose, poi ti toglierai il casco e sarà lo stesso mondo. L’album si basa sul principio che, in tali condizioni, anche il mondo reale può essere un mondo virtuale. Questa è la migliore spiegazione che riesco a dare in poche parole, ma nell’album c’è molto altro.
COEN – Di fatto è un tema di carattere scientifico, radicato nella fisica dei quanti, e in quanto tale è un approfondimento ed una continuazione di “The Quantum Enigma” (album del 2014, n.d.r.).
ISAAC – Dal punto di vista dei testi, ma anche musicale, è il fratello maggiore del nostro album precedente, “The Quantum Enigma”: sostanzialmente continuiamo i temi dell’album, ma siamo andati in questa direzione particolare.

Anche la copertina è stata svelata: quale significato che si cela dietro di essa?
ISAAC – Ovviamente rappresenta i temi trattati nei testi… c’è l’universo, ci sono i buchi neri, che per gli scienziati sono qualcosa di unico e non si sa con precisione cosa siano, in passato si diceva che sono porte per altre dimensioni o un altro universo… ci sono molti studi a riguardo, adesso la cosa sta prendendo una direzione più scientifica. Nella copertina puoi vedere che tutto inizia dalle foglie, poi le foglie vanno verso il volto, poi il volto sfuma in ologrammi. È una rappresentazione dell’intero principio: nulla è veramente ciò che sembra, e tutto ciò che vedi e senti può essere in ogni momento e in ogni luogo. Quando vedi o tocchi qualcosa, è in quel momento che quella cosa diventa vera per noi. È un argomento complesso, è un completo cambiamento di prospettiva nell’approccio scientifico alle cose: probabilmente ciò che ci circonda non è reale, ma siamo noi a percepirlo come reale. Tornando alla copertina, noi realizziamo artwork che permettano ad ognuno di vederci la propria storia. Se dici troppo riguardo alla copertina, le persone poi devono guardare la copertina, leggere i testi, guardare di nuovo la copertina… è bello che ognuno abbia una propria interpretazione, naturalmente connessa ai testi.

C’è qualche collegamento con la copertina di “Requiem For The Indifferent” (album del 2012, n.d.r.)?
COEN – In realtà no, c’è una somiglianza nella centralità del volto umano, ma gli argomenti sono completamente diversi. Abbiamo preso questa direzione con il nostro album precedente, dopo “Requiem For The Indifferent” abbiamo completamente modificato il nostro modo di lavorare sull’album e sui testi. C’è solo un’analogia nella presenza del volto, ma nulla di più.
ISAAC – Nella copertina di “Requiem For The Indifferent” c’è una persona che emerge dal mondo materiale, fatto di macchinari, e che tende verso la natura… rappresenta il contrasto tra ciò che eravamo all’inizio, cioè animali, parte della natura, e quello che siamo adesso, cioè esseri che non vivono senza la tecnologia e le macchine. Non andiamo più a caccia per il cibo, andiamo nei negozi, paghiamo con i soldi, che sono una creazione nostra. Ecco cosa rappresenta la copertina di “Requiem For The Indifferent”. Sono contento che le persone abbiano domande a riguardo, però veramente le due copertine non hanno nessun legame, c’è solo questa coincidenza.

Avete già scelto i brani che saranno inseriti nell’album?ISAAC – Sì, finalmente! (ridono entrambi) Pochi giorni fa! Adesso l’album è in fase di mastering. Nella versione digipack ci sarà un bonus disc con versioni acustiche di alcune canzoni, quindi abbiamo anche roba extra.

Per la prima volta avete registrato un album con un’intera orchestra sinfonica completa di tutti gli elementi: com’è stato?
COEN – E’ stato grandioso! Ci siamo divertiti molto.
ISAAC – Noi cerchiamo di rendere la nostra musica quanto più realistica, però spesso usiamo campionature, non per gli archi di solito, ma per gli ottoni, percussioni… stavolta abbiamo voluto vedere se saremmo riusciti a rendere tutto reale, e ci siamo riusciti! Sono veramente felice di ciò, perché il tutto suona molto più naturale ed umano, la differenza si sente. Abbiamo tenuto un paio di sessioni d’ascolto, e le persone ci hanno detto “wow, ecco come deve suonare la musica degli Epica!”. Perciò abbiamo fatto la scelta giusta, ed è stato molto divertente, abbiamo suonato noi le percussioni… tutto ciò che si sente è reale.

Gli arrangiamenti sono stati curati da Miro Rodenberg e Joost van den Broek come per “The Quantum Enigma”?
COEN – No, stavolta no. Abbiamo lavorato con Miro per tanto tempo, ma da quando abbiamo cambiato studio è stato difficile tenerci tutti focalizzati sullo stesso progetto. Stavolta abbiamo lavorato con lui per metà delle canzoni, ma a causa di diversi piani è stato impossibile continuare a lavorare insieme, perciò abbiamo lavorato agli arrangiamenti da soli, insieme a Joost, il nostro produttore, che è anche un eccellente arrangiatore e conosce molto bene come funzionano gli arrangiamenti. Stavolta, avendo registrato tutto dal vivo, non abbiamo avuto un vero bisogno di Miro e delle sue orchestrazioni. Il suo lavoro è sempre stato magnifico, e ha sempre fatto in modo che i sample sembrassero strumenti veri, ma nonostante ciò, la musica reale è migliore. Non abbiamo avuto bisogno di focalizzarci sulla programmazione digitale e sulle tastiere prima di registrare, perché sarebbe stato tutto registrato dal vivo. Quando registri dal vivo, tu puoi dire al trombonista di suonare in un determinato modo, come meglio preferisci. È un processo diverso. Perciò Miro non è stato direttamente coinvolto in questo album.

Con “The Quantum Enigma” avrete preso una direzione che, senza rinunciare alla complessità compositiva, è più orientata ad un modello song-oriented. Avete continuato su questa direzione, o sono presenti anche album dalle strutture complesse?
ISAAC – Essendo membro della band, è difficile dirlo perché non ho la percezione di un fan o di un esterno. Come ho già detto, anche musicalmente credo che questo disco sia il fratello maggiore di “The Quantum Enigma”… in linea di massima, per come la vedo io, se prima la musica degli Epica erano orchestrazioni accompagnate da una band metal, adesso è una band metal accompagnata da orchestrazioni. È sempre lo stesso concetto, ma visto da punti di versi.
COEN – Abbiamo più orchestrazioni e più metal. (ride)
ISAAC – Sì, non intendo dire che abbiamo meno orchestrazioni, ma ci siamo focalizzati molto più sulla componente metal. Io credo che anche se rinunciassimo alle orchestrazioni, l’album risulterebbe solido e ben definito, ci sono comunque tutte le dinamiche, c’è una ballad, c’è tutta la roba orchestrale.
COEN – Io direi che è un po’ meno song-oriented, abbiamo più epicità, ma dipende molto dalla percezione del singolo. Se ascolti le prime due canzoni, potresti pensare che siano solo “canzoni”, ma se continui l’ascolto diventa più grande e più complesso. Io credo che in questo album abbiamo raggiunto le più diverse atmosfere, abbiamo cose super-sinfoniche, abbiamo parti atmosferiche, abbiamo parti brutali death metal e black metal, abbiamo parti da colonna sonora…

Immagino che siate molto orgogliosi del vostro lavoro!
COEN – Sì, decisamente!
ISAAC – Il fatto è che abbiamo cinque compositori nella nostra band, ognuno con le sue diverse influenze, con i suoi diversi gusti… perciò c’è questa grande amalgama, e in più c’è Simone, e tutto ciò è risultato in un album decisamente dinamico.

Nell’album saranno presenti anche numerosi strumenti particolari, come si è visto dalle foto che avete pubblicato nei mesi scorsi. Questo vuol dire che l’album avrà influenze folk?
ISAAC – Sì, ci piace sperimentare in ogni direzione!
COEN – Abbiamo sempre avuto strumenti particolari, ad esempio abbiamo avuto un intero set di percussioni orchestrali che abbiamo suonato noi, è stato veramente divertente. Ed il sound è immediatamente migliore rispetto alle campionature. Abbiamo anche chitarre etniche che Isaac si è trovato a suonare dopo aver visto dei video su YouTube… è una cosa davvero bella, la si percepisce immediatamente nei paesaggi sonori dell’album.
ISAAC – Cerchiamo di non stare sempre fermi sullo stesso strumento, abbiamo avuto influenze arabiche o asiatiche… qualsiasi cosa che pensiamo che la canzone richieda, noi ce lo mettiamo per raggiungere il sound perfetto.

E nei live come farete?
ISAAC – No, non posso suonare la chitarra, il mandolino e l’ukulele allo stesso tempo. (ride)
COEN – Ci vuole uno sforzo economico e logistico troppo grande per portare tutti gli strumenti sul palco.

Avete già scelto quale sarà il primo singolo?
ISAAC – Sì, l’abbiamo deciso. Sappiamo già qual è. Voi no! (ride)

Dopo il successo dell’anno scorso, l’Epic Metal Fest torna il primo ottobre a Tilburg e sarà replicato il 15 ottobre a Sao Paulo. Ci saranno molti ospiti illustri, quali Katatonia, Paradise Lost e i nostri connazionali Fleshgod Apocalypse. Vi aspettavate un successo simile? Quali sono le vostre sensazioni a riguardo?
ISAAC – Beh sì, altrimenti non l’avremmo fatto! L’ultima edizione è stata anche la prima, ed è stata grandiosa, e vogliamo continuare con questa iniziativa.
COEN – Inoltre coinciderà con la pubblicazione dell’album, e sarà il primo show con i pezzi di “The Holographic Principle”. Sarà un’opportunità per i fan di assistere ad un grande festival e al contempo ad uno spettacolo nuovo.
ISAAC – Inoltre due settimane dopo saremo in Brasile, ed è la prima volta che facciamo il festival altrove, e vedremo se funziona. È come l’anno scorso in Olanda: è un tentativo, in Olanda è andato bene, vedremo se in Brasile sarà lo stesso.

E poi tornerete in Italia…
ISAAC – Noi torniamo sempre in Italia, prima o poi! (ride)

Arrivati a questo punto, se dici “Epica” a qualcuno, immediatamente si sa di che musica si parla, e non avete bisogno di una definizione per descriverla. Ma le nuove band hanno la necessità di darsi un’etichetta per definire il proprio genere, soprattutto nel mondo del metal. Che ne pensi dei sottogeneri del metal e delle etichette? Le trovi utili?
COEN – Chiunque vuole essere originale e non suonare come altre band, perciò spesso si inventa un’etichetta per definire il proprio sound e per distinguerlo dalle altre band. Però probabilmente ogni band con elementi death si definisce death metal, così come ogni band con elementi sinfonici si definisce symphonic metal, o epic/symphonic, o symphonic/gothic. (ride)
ISAAC – È un tema ampiamente dibattuto, e comprensibile per persone come giornalisti, che devono scrivere recensioni e devono spiegare diverse influenze in diversi pezzi. Magari in una canzone senti influenze death metal, allora puoi nominare band di riferimento per farti capire… ad esempio i Dimmu Borgir fanno black metal, ma hanno molte orchestrazioni, perciò puoi visualizzarli come una band symphonic metal. Lo stesso discorso si può fare per molte band a voce femminile: non puoi comparare Epica ed Arch Enemy perché sono due sound completamente diversi. Ma comprendo bene quando le persone devono scrivere riguardo ad una band, oppure quando si vuole vendere qualcosa, in questo mondo le etichette probabilmente sono necessarie, in modo tale che una persona possa leggere e pensare “ok, mi può interessare, darò un’occhiata”.
COEN – Le persone sono abituate a pensare a categorie: nero, bianco, uomo, donna, symphonic metal, death, metal. È più facile per il pubblico assegnare ad un prodotto una categoria.
ISAAC – Ma dal punto di vista della band, noi non ci sediamo insieme e diciamo “attenzione, questo è symphonic o no?”. Non ci interessa come le persone ci categorizzano, noi semplicemente suoniamo ciò che ci piace, ed è compito vostro mettere un timbro sulla nostra musica. Ti auguro buona fortuna nel fare ciò (ridono), perché penso che abbiamo così tante influenze, power metal, symphonic metal, death metal, black metal…
COEN – Female fronted metal…
ISAAC – Yeah! (ride). Se prima c’era solo heavy metal, adesso la cosa è cresciuta, ed evidentemente le persone ne hanno bisogno. A me non importa, se qualcuno mi dice di ascoltare una band perché è forte (“cool” in inglese, n.d.r.), “forte” per me è abbastanza.
COEN – Allora in quel caso è “cool metal”! (ride)

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elaborazione video:  Federica Borroni