ENSLAVED – La paura rende più forti

ENSLAVED: INTERVISTA ESCLUSIVA A IVAR BJORNSON •

A distanza di appena tre anni dal precedente “E” (qui la nostra recensione), gli Enslaved tornano alla carica con una rinnovata lineup e una nuova energia, pronti a presentare al grande pubblico la quindicesima fatica discografica, “Utgard“. Un viaggio musicale dove l’ascoltatore entra in contatto con le proprie paure, cercando di analizzarle per poterne uscire poi più forte, quasi rinato. Questo, sostanzialmente, è il messaggio che la storica band norvegese vuol tentare di trasmettere in musica e parole, in una sorta di metafora psicologica raccontata grazie all’antica mitologia norrena. Ne abbiamo parlato con il chitarrista Ivar Bjornson, che così si racconta a Metalforce.

Ciao Ivar e benvenuto su Metalforce.it!
IVAR
– Grazie mille, è bello essere qui!

Oggi siamo qui per parlare e dedicare un ampio spazio ad “Utgard”, il quindicesimo album della band di cui parleremo tra poco. Vorrei partire subito con una domanda forse un po’ banale, ma come ci si sente a raggiungere un ulteriore step così importante? Voglio dire, quindici dischi in studio non sono pochi!
IVAR
– Sì, ad essere sincero sembra davvero una grande cosa! Negli scorsi anni sono successe così tante cose, tra cui cambi di formazione, andare costantemente in tour e non mi sono reso conto di aver già il 50% del disco pronto ancor prima che fosse completato. Stavo dando un’occhiata online alle band classiche, tipo i Motorhead, e notavo quanti album avessero pubblicato, così mi sono detto: “Accidenti, se continuassimo ad andare avanti come stiamo facendo adesso, arriveremo ad avere un catalogo molto grande”. È così che lavoriamo, è un flusso continuo di ispirazione ed è questo il nostro metodo: lavoriamo più duramente e realizziamo nuovi dischi. È un privilegio poter essere in grado di fare tutto questo, assolutamente e ne sono davvero grato!

‘Utgard’ verrà pubblicato il 2 ottobre per Nuclear blast. So che per voi il disco ha diversi significati, diciamo che ci sono più opzioni di interpretazione, ma sarebbe sbagliato considerare questo lavoro come una sorta di viaggio musicale dove l’individuo entra in contatto con le proprie paure, cercando di analizzarle per poterne uscire poi più forte, quasi rinato? È una interpretazione sbagliata la mia? Come si potrebbe interpretare questo viaggio musicale così variegato e vasto?
IVAR
– È una bellissima interpretazione! Suona familiare con la mia esperienza personale, perché “Utgard” rappresenta questo mondo oscuro, questo mondo esistente che vive nell’ombra e può essere interpretato come una metafora psicologica. Sembra una metafora valida e molto forte. Credo che sia una comunicazione importante. Nella storia dell’umanità, siamo arrivati così lontano in termini di sicurezza e liberarci di ciò che si riteneva pericoloso prima! Eravamo abituati a combattere la natura, nel senso che sembrava esserci una minaccia costante da parte della vita selvaggia e dei mari, cacciavamo per il cibo e altre cose… Ora siamo andati oltre la rivoluzione industriale, ci prendiamo più cura di tutto, in un certo senso. Ovviamente, ci si stanca ad essere in una costante sofferenza, cercando di sopravvivere. Ora abbiamo la possibilità di non essere più così! Stiamo andando un po’ troppo oltre, abbiamo il nostro stesso riconoscimento di queste parti e ci viene lasciato un po’ a noi stessi, poi quando le cose crescono nell’oscurità non è poi così pericoloso, se sai come è. È un legame eccitante tra l’inconscio e il conscio, ovvero una parte che viene trattata in “Utgard”. Si potrebbe dire che la gente lo potrebbe chiamare “sentimento religioso” o “sentimento mistico” o qualsiasi cosa essa voglia credere! Noi ne abbiamo bisogno, poiché siamo incapaci di trovare un significato in un mondo caotico. D’altro canto, la nostra mente inconscia si esprime attraverso i sogni e la musica, in quanto forma d’arte e ciò ha bisogno di una guida da parte della mente conscia perché è così che opera nel mondo! Non si può sopravvivere puramente tramite un istinto artistico, puoi ritrarre bellissime immagini nel migliore dei modi ma dipenderà sempre da altri fattori, un sentimento che si è perso e il viaggio in ‘Utgard’ è una specie di viaggio in questo genere di connessione. Scusami, questa è la versione lunga!

Anche i richiami alla mitologia norrena sono molto belli. Se non erro, infatti, ‘Utgard’ era la dimora dei giganti di brina. Sarà che sono molto affascinata dalle tematiche, ma cosa ha ispirato la nascita di questo disco? A chi vi siete ispirati, fondamentalmente?
IVAR
– Abbiamo realizzato un paio di dischi prima, dove venivano trattati alcuni temi e dove si parlava abbastanza di mitologia e con “E”, il precedente lavoro in studio, abbiamo parlato in particolare del mito di Sleipnit, il cavallo ad otto gambe di Odino. Questo è un punto molto centrale del disco, perché la sua creazione nella mitologia norrena spiega il modo in cui è stato creato! È un mutante sociale, in un certo senso, descrive la mutazione, l’evoluzione ed è una creatura fantastica. Non può essere creata solamente dagli dei, dalle creature del mondo degli dei di Ásgarðr, non può essere creata solamente da Utgard, necessita di essere una fusione… Ne parlavamo prima quando menzionavo che la parte conscia e quella inconscia devono trovarsi e creare qualcosa di nuovo da lì. È una specie di matrimonio tra le due cose, per cui è un punto di inizio per entrare nel mondo di “Utgard”. Più ci si pensava, più la storia diventava affascinante! Ci siamo resi conto che gli Enslaved negli ultimi album aveva ri-raccontato e re-interpretato alcuni aspetti sconosciuti della mitologia e “Utgard” viene sempre descritto dal punto di vista degli dei di Ásgarðr. Viene descritto anche nei racconti di questi dei che viaggiavano verso Utgard, di conseguenza abbiamo voluto spostare l’attenzione, ho avuto una bellissima idea in merito a questo territorio sconosciuto poiché ha tantissimo potenziale! In un mondo moderno, in un mondo cristianizzato, per così dire, “Utgard” viene visto come un qualcosa di cattivo, a causa di questi giganti che vengono visti come primitivi; c’è da dire, però, che c’è anche la creatività e l’umore, cose sorprendenti, la mutazione che viene vista spesso come un passo in avanti verso l’evoluzione. È stato abbastanza impegnativo viaggiare all’interno di queste tematiche, non solo menzionarle come qualcosa che è al di fuori delle cose con cui abbiamo a che fare, ma siamo andati al centro dell’argomento.

‘Utgard’, a mio avviso, è un disco chiaramente ispirato, c’è una continua ricerca musicale che tende sì a rinnovare la vostra proposta, ma anche quasi ad omaggiarne le radici black/viking, senza disdegnare i lidi prog. Ascoltando l’album sembra proprio di stare all’interno di una spirale psichedelica che ti porta ad entrare in contatto con nuovi elementi musicali.  Si potrebbe anche dire, volendo, che qua si percepisce un’ulteriore evoluzione filosofica del vostro pensiero. Come lo introdurresti brevemente ai tuoi fan?
IVAR
– Uh, questa è una domanda tosta! È esattamente così! Quando abbiamo dato forma alla band, volevamo capire da subito ciò che volevamo suonare e il perché volessimo farlo, volevamo capire quale fosse la nostra ambizione. L’ambizione era suonare la nostra musica preferita, una specie di risultato che viene da noi stessi, ispirato ai nostri eroi, all’esperienza guadagnata come ascoltatori di musica e tutto ciò si è esteso in maniera massiccia nel corso degli anni. È una ricerca continua, si tratta di due cose che accadono nello stesso momento, è una ricerca di cose nuove, una scoperta, ma si tratta anche di trovare elementi che già conosciamo. Questo disco sarà certamente il risultato di dove siamo arrivati come fan della musica! Credo che la stessa cosa possa essere applicata al contenuto lirico, siamo ispirati da ciò che leggiamo, ma anche dalle chiacchierate che facciamo quando parliamo di concept e altro. Sono nuovi pensieri, una nuova riflessione. Vorrei dire che il sound o l’essenza di questo album rappresenta il modo in cui noi percepiamo la musica e la filosofia da questo punto di vista.

Come menzionavo pocanzi, in ‘Utgard’ si evince una forte ispirazione che, in qualche modo, si riflette anche nell’artwork di copertina disegnata dal vostro collaboratore di lunga data Truls Espedal, il quale ha già curato nove grafiche della vostra immensa discografia. Vediamo, infatti, due corvi e subito viene da pensare ai due corvi di Odino, Hugin, che simboleggia il pensiero, e Munin, che rappresenta la memoria, uno posto in volo e l’altro di fronte a questo immenso spazio circondato da atmosfere tetre e cupe.  Questi due elementi, ovvero il pensiero e la memoria, si riflettono in qualche modo all’interno del disco?
IVAR
– Sì, sono molto centrali ed è per questa ragione, come giustamente menzionavi, hanno una loro canzone all’interno del disco, nel senso che non vengono menzionati direttamente nel testo, bensì nel titolo del brano, sono molto importanti. È anche per questo motivo che li vediamo rappresentati nella copertina! Sono due entità della mitologia e hanno un accesso costante ad entrambi i mondi, Odino li invia a Utgard affinché gli venga riferito cosa succede, cosa bolle in pentole, per così dire. Credo sia un’immagine molto forte della creazione di questa specie di ponte, questa connessione, una connessione comunicativa con il proprio inconscio, usando il pensiero e la memoria come ponte, questa specie di parte poco accessibile della mente, per vedere cosa succede. A volte i giganti si sentono come dimenticati o hanno la sensazione di essere sbagliati o, semplicemente, a causa dei propri desideri, i loro istinti prendono il sopravvento. Vogliono qualcosa del mondo degli Dei e Odino necessita di sapere quanto prima possibile, per questa ragione i corvi gli riferiscono ciò che succede in questi territori. Alla fine, si ispira al brano stesso e la musica del pezzo è ispirata da un tentativo di raffigurare il loro viaggio verso Utgard attraverso la musica. Vedere queste due creature all’apparenza poco importanti essere parte di un legame tra gli Dei e i giganti è una immagine molto forte.

Per dare un piccolo assaggio di ciò che offrirete con questo album, avete presentato due singoli, ‘Homebound’ e “Jettegryta”, in cui vediamo anche il batterista cimentarsi in alcune parti cantate in pulito. Devo ammettere che mi ha lasciata spiazzata e qua mi ricollego al fattore “novità” del disco. È stata una scelta ponderata perché volevate dare più enfasi ai brani o è nato tutto spontaneamente?
IVAR
– Già, è difficile dire che cosa è realmente successo, ma quando Iver si è unito alla band, lo conoscevamo già fa molti, molti anni. Sapevamo quello che faceva ed eravamo a conoscenza del suo ottimo canto pulito, perché è ciò che ha sempre fatto nelle altre band prima di entrare negli Enslaved. Ci è sembrato quindi logico offrirgli questo spazio e dargli la possibilità di esplorare questo lato all’interno della nostra proposta musicale. Grutle e Ivar hanno lavorato assieme per cercare di capire quali linee adottare sui brani, abbiamo lasciato che se ne occupasse Iver, per così dire! Gli abbiamo detto: “Vogliamo veramente offrirti questo spazio, laddove tu volessi fare delle linee vocali pulite su gran parte dell’album” ed è così che è andata. Abbiamo fatto ciò che abbiamo ritenuto potesse essere naturale in qualsiasi punto e in qualsiasi brano, per cui in un certo senso è stato spontaneo; d’altro canto, però, si è trattata anche di una decisione consapevole. Quando si ha qualcuno con un talento del genere, sai che è una tua responsabilità far ciò che puoi per permettergli di rendersi conto delle potenzialità e farlo a pieno. “Homebound” è un bellissimo esempio della potenza delle linee vocali di Iver, a mio avviso è davvero una grande persona! Devo dire di essere piuttosto sorpreso!

Recentemente avete annunciato il Cinematic Summer Tour, un innovativo tour digitale composto da tre eventi online in collaborazione con tre dei più importanti festival europei. In seguito al live del Roadburn Festival e il Below The Lights, avete in serbo ancora un appuntamento previsto per il 30 settembre, il Summer Breeze: “Utgard – The Journey Within” show. Potresti anticiparci qualcosa? (l’intervista si era tenuta qualche giorno prima, ndr)
IVAR
– Sì, a dire il vero il nostro ultimo appuntamento si terrà il prossimo 1 ottobre, andrà così a causa di alcune cose che si sono sovrapposte con altri impegni. Sarà un release party, dove per l’occasione suoneremo quasi interamente il nuovo album via live streaming. Abbiamo deciso di fare così e avremo anche una parte nella quale ci concentreremo di più sull’interazione, dove saremo anche aiutati da persone esperte per aiutarci nell’interazione con i fan e permetter loro di festeggiare con noi! È ciò che facciamo, è il tipico release party targato Enslaved dove, ovviamente, si ascolterà il disco e si suonerà un po’. Sarà molto difficile avere questa sorta di interazione con le persone, poiché vogliamo che la gente ascolti il disco per la prima volta e ci dia una sorta di feedback riguardanti le proprie impressioni e così via… Già, ci proveremo e faremo il nostro primo release party completamente digitale!

Voi siete state una delle tante band ad aderire all’iniziativa dei live show in streaming e, per rendere il tutto più interessante, avete offerto ai fans la possibilità di scegliere la scaletta inviando le proprie preferenze per permettervi di ripercorrere la vostra discografia. L’evento è anche andato molto bene, da quello che ho letto in rete. Cosa puoi dirci in merito?
IVAR
– Credo che sia un buon supplemento, è un modo di comunicare, fondamentalmente, perché vogliamo rimanere in contatto con i nostri fan, specialmente ora che abbiamo un nuovo album in uscita e via discorrendo. Eravamo abituati ad andare in tour spesso, quindi questa è l’unica alternativa, assolutamente! Quando si tratta di business, non prendiamo nulla per scontato, gratuito, perché si tratta pur sempre di un investimento. Siamo abbastanza fortunati nell’avere altri lavori al di fuori della band, per cui non è così male rispetto ad altre band che, invece, puntano tutto sul suonare live, il che è molto difficile. Non sono certo della maturazione di questa cosa in via definitiva come unica soluzione, dove la gente deve pagare biglietti. Non so ancora niente, ma sicuramente è una questione speranzosa ed in qualche modo si può paragonare con l’evoluzione del live streaming dove, in primo luogo, devi fronteggiare i problemi riguardanti i costi e molto altro. Credo che varrà lo stesso discorso anche qua e spero che possa continuare. Personalmente mi piacerebbe poter vedere uno di questi festival, soprattutto a causa dei miei impegni e della mia famiglia. Se potessi sedermi e vedere online il Wacken dalla tv con un super audio, comprerei certamente il biglietto! Sceglio di essere ottimista a riguardo, sì!

È di qualche giorno fa la notizia che vi vedrà partecipare al Beyond The Gates il prossimo anno in compagnia di Mayhem ed Emperor. La notizia ha davvero reso felice chiunque. Cosa dovremmo aspettarci da questo super evento? Sperando, ovviamente, che la situazione legata alla pandemia possa essere già sparita da un po’.
IVAR
– Sì, gli organizzatori sembrano essere molto ottimisti a riguardo. Sarà un bellissimo evento, ovviamente il Beyond The Gates stesso è un grandissimo festival che dà spazio sia alle cose più orientate all’heavy metal, che al classico black metal sperimentale norvegese che conosciamo. Questo particolare sabato sarà molto speciale a  Grieghallen, dal momento in cui le tre band che si esibiranno (Mayhem, Emperor, Enslaved, ndr) hanno debuttato tutte quante nel 1994, Pytten (Eirik Hundvin, noto produttore discografico, ndr) ha prodotto tutti gli album e farà parte di questa grande cose. Probabilmente non sarà l’evento più grande che rimarrà nel cuore della gente, in termini di contenuti, ma sarà il più grande evento per approfittarne di vedere dal vivo la prima epoca del black metal norvegese e non vedo l’ora! Sarà al 110% incentrato sulla musica, anche se io sono più focalizzato sul cuore, non si tratterà di una manciata di documentari che parleranno delle persone o di ciò che normalmente fanno, ma sarà una vera celebrazione di quell’era così creativa ed energica!

Gli Enslaved festeggeranno quest’anno quasi 30 anni di attività. A tuo avviso, quale è il segreto del vostro successo, se ve ne è uno?
IVAR
– Il successo è divertirsi, quando tutti quanti noi abbiamo formato gli Enslaved, sapevamo che volevamo farlo così, ricevere un fantastico feedback e il supporto della gente. C’è anche spazio per questa specie di sperimentazione legata al progressive, il che è fantastico. Siamo in grado ora di dare vita al nostro quindicesimo album, nel quale abbiamo portato le nostre influenze tratte dai lavori precedenti, tentando di includere anche nuovi elementi, arrivare ancora a questa posizione trent’anni dopo e avere la stessa ambizione: scrivere la nostra musica preferita e suonarla per la gente. Spero che alle persona possa piacere questo album, è un grandissimo privilegio. È questo il successo nell’essere attivi da 30 anni e sentirsi come se fossimo una nuova band!