ENEMYNSIDE: un ventennio di thrash metal

ENEMYNSIDE: INTERVISTA A MATTEO BELLEZZA •

Andiamo a fare due piacevoli chiacchiere con i thrashers romani Enemynside, già trattati in precedenza su queste pagine. Nelle righe seguenti il buon Matteo Bellezza (membro storico della band insieme a Francesco Cremisini), ci illustrerà nel dettaglio cosa è successo in casa Enemynside dal presunto split del 2013 ad oggi. Una ghiotta occasione per avere una bella panoramica su questa band fin troppo spesso sottovalutata, che negli ultimi mesi è tornata sul mercato con un EP di altissimo livello e che a giorni si imbarcherà in un interessante tour a supporto degli storici Necrodeath. Buona lettura!

Vi abbiamo “scoperti” con il primo album del 2003 “Let The Madness Begin” come una delle realtà più promettenti della scena thrash dell’epoca, vi abbiamo persi di vista con un secondo disco scarsamente pubblicizzato (“In The Middle Of Nowhere” del 2008) ritrovandovi poi con un sound rinnovato ma lontano dalle origini con l’album “Whatever Comes” del 2012 prima dello scioglimento avvenuto nell’anno successivo. A partire dal nuovo “Dead Nation Army” cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?
MATTEO – C’è da dire che dal punto di vista creativo siamo sempre stati abbastanza schizofrenici io e Frallo (chitarrista/cantante, ndr) e questo ci ha portati molto spesso a cercare soluzioni musicali da integrare nel nostro sound, sempre saldamente di matrice thrash, per cercare di renderlo fresco e mai statico. Questa schizofrenia però a lungo andare è stata influenzata/alimentata in maniera negativa da elementi esterni che poi hanno portato alla realizzazione di “Whatever Comes”, un disco ibrido che rispecchia perfettamente il momento di confusione vissuto all’interno della band all’epoca. Fra cambi di line-up, malumori personali e truffatori mascherati da addetti ai lavori abbiamo perso il centro sciogliendoci poi nel 2013. Centro che poi abbiamo ritrovato tornando a suonare ciò che ci riesce meglio e che potete sentire sul nuovo EP uscito all’inizio di quest’anno. Ora stiamo lavorando al nuovo album e il sound sarà ben definito ed in linea con le nostre prime cose e con l’ultimo D.N.A.: nient’altro che thrash metal!

Potete darci qualche anticipazione a riguardo?
MATTEO – Abbiamo scritto una marea di materiale ex-novo scartando quello che non ci convinceva pienamente in modo da avere un lotto di canzoni sulle quali concentrarci in fase di arrangiamento. La novità assoluta riguarda il mio coinvolgimento alla stesura dei testi. In genere è un aspetto di cui si è sempre occupato Frallo ma questa volta ho contribuito anche io mettendo su carta (anzi su word!) un bel po’ di idee malate che mi frullavano per la testa, frutto soprattutto delle letture e degli approfondimenti che ho fatto nell’ultimo anno. Dal punto di vista musicale stiamo lavorando su pezzi molto diretti, c’è parecchio speed-thrash che va subito al sodo cercando di rimanere intellegibile e coinvolgente. L’ispirazione è sempre il sound della vecchia scuola, quel sound che picchiava ma riusciva anche a regalare momenti di ispirazione musicale che poi hanno reso gruppi come Megadeth, Testament, Anthrax, Exodus, Metallica e & Co., delle vere e proprie leggende viventi.

Proprio a riguardo: cosa ne pensate della nuova ondata di gruppi thrash che si stanno facendo valere ultimamente?
MATTEO – Da una parte molto positivamente perché ha avvicinato tanta nuova gente a questo genere al di fuori dei soliti nomi storici che ho fatto anche prima. Dall’altra però, parlando a titolo personale, non trovo quasi nulla di interessante in molti di questi gruppi. Mi è piaciuto parecchio l’ultimo album degli spagnoli Angelus Apatrida e ho consumato il disco degli Hell’s Domain (gruppo danese purtroppo poco attivo uscito per la nostrana Punishment 18), ma per il resto mi sembra che molti infarciscano la loro proposta di clichè senza poi avere qualcosa che rimanga oltre all’impatto e alla tecnica. Ma c’è anche da dire che avendo 40 anni suonati non mi faccio impressionare solo da una copertina old school disegnata da Ed Repka e da un look alla Nuclear Assault, io voglio pure la sostanza! Ne parlavo giusto qualche giorno fa: nel metal da parecchi anni ormai sembra si faccia a gara fra chi c’ha il cazzo più lungo, quindi a chi picchia di più, a chi è più tecnico, ecc. ma le canzoni? Chi riesce davvero ad unire l’aggressività e l’impatto con un minimo di ricerca sonora? Ben pochi, sicuramente meno di quei gruppi che poi sono rimasti nella storia e che per fortuna per la maggior parte ancora girano!

Visti i problemi di line-up avuti in precedenza, come si sono incastrati nel meccanismo-Enemy i due nuovi innesti (Andrea Pistone al basso e Fabio Migliori alla batteria)?
MATTEO
– Loro sono la nostra marcia in più. Si sono inseriti come meglio non poteva essere, sia a livello umano che musicale. Per loro gli Enemynside sono la priorità, anche se noi non poniamo veti su altre bands parallele (ognuno è libero di suonare con chi vuole, l’importante è che questo non rappresenti un limite o un ostacolo per la nostra attività), hanno preferito dedicarsi solo a noi. Musicalmente hanno suonato per tanti anni insieme (prima negli Hostile, cover band dei Pantera e poi negli StrenghtCode) macinando parecchio soprattutto dal vivo. Sanno stare su un palco, hanno il loro suono e sanno gestire perfettamente qualsiasi situazione live! Se abbiamo ripreso a suonare con costanza e convinzione è anche perché abbiamo trovato subito l’amalgama giusta con loro!

Cosa vi ha spinti a tornare insieme?
MATTEO – All’inizio questa doveva essere una vera e propria reunion, con Nyk alla batteria e Suez al basso, ma purtroppo per problemi pratici la cosa con loro non è andata in porto. La spinta a continuare rimettendo in piedi il tutto con altre due persone è stata la necessità di esprimere in maniera catartica con questo sound tutto il fastidio ed il disagio che proviamo quotidianamente con la realtà attuale dal punto di vista politico, economico e sociale. Il thrash alla fine è nato come genere di rottura e di “opposizione”, questa è ancora la nostra urgenza. Sopraffazione, manipolazione, individualismo, alienazione, edonismo, indifferenza, non vedo motivi per cui essere ottimisti e credere in un futuro migliore. Questo mood poteva essere espresso solo con gli Enemynside! Poi il “nemico interiore” è sempre presente a livello individuale, ogni giorno da sempre combattiamo con i nostri demoni interiori che scalpitano, si assopiscono per un breve periodo di tempo e poi tornano più incazzati di prima! Gli Enemy sono anche un modo per “proiettarli” al di fuori di noi….

Sul fronte live da quando siete tornati in pista avete fatto diverse date all’estero, cosa potete dirci a riguardo?
MATTEO – Posso dirti che è stato subito un obiettivo condiviso da tutti: puntare all’estero. Abbiamo cercato di suonare fuori dall’Italia fin dall’inizio (quando ancora pochi gruppi italiani riuscivano ad organizzarsi per suonare oltre confine) perché fuori c’è più cultura musicale e si riesce ad entrare a contatto con realtà molto più sviluppate e professionali, e così abbiamo ripreso a fare. Abbiamo suonato in due bei festival in Romania, uno con Behemoth e Agnostic Front, l’altro con i Destruction come headliner più altre date sparse fra Slovenia e Croazia. Fra qualche giorno partiremo per alcune date insieme ai Necrodeath fra Germania, Francia e Belgio. Ovviamente abbiamo anche avuto la possibilità di suonare qui a Roma e dintorni, al centro Italia e al nord in compagnia di bands come Extrema, Rain, Cripple Bastards, AncientDome, 5Rand, Asphaltator e molte altre!

Siete in giro da più di 20 anni se consideriamo anche il periodo Scapegoat (1994 – 1998), quali sono gli alti e bassi che hanno condizionato nel bene e nel male il vostro percorso?
MATTEO – Fra gli alti sicuramente essere entrati a contatto con realtà che, da ragazzetti, vedevamo di un altro livello. Abbiamo condiviso il palco con un sacco di gruppi incredibili come Dismember, Destruction, gli ex Iron Maiden Blaze Bayley e Paul Di Anno, gli Extrema (che ascoltavo ancor prima di iniziare a suonare!), Behemoth, Agnostic Front, visitando posti sparsi per l’Europa dove mai avremmo pensato un giorno di suonare. Abbiamo avuto R.Kotzen ospite su un nostro pezzo nel “controverso” Whatever Comes e conosciuto un sacco di persone e addetti ai lavori con i quali ancora siamo in contatto. Le note negative riguardano tutti coloro che spacciandosi per etichette discografiche o management ci hanno fatto perdere tempo soldi ed energie con promesse mai mantenute e professionalità zero. In particolare “In The Middle Of Nowhere” è il disco che ha risentito maggiormente di queste problematiche esterne, uscito all’inizio per Sleaszy Rider attraverso canali che dai distributori “certificati” indicati si sono poi trasformati in scambi con distributori amatoriali! Per non parlare delle copie fallate che mandarono in giro (a noi compresi) quando stamparono l’album!…..

Volete dirci chi c’è intorno alla band che si cura degli aspetti extra musicali?
MATTEO – Con piacere: l’EP è stato registrato ai 16th Cellar Studios di Stefano Morabito che conosciamo da   una vita e con il quale registrammo “In The Middle Of Nowhere” nel 2006. Dell’artwork si è occupato Alessandro Alimonti che lavorò anche alla copertina di Whatever Comes. Il video di “Devil In Disguise” è stato realizzato con i ragazzi di Mastema Agency mentre il lyric video di “Buried Past” è ad opera di Stefano Mastronicola. Con tutti loro ci siamo trovati molto bene e le collaborazioni sicuramente si ripeteranno anche in futuro! Dal punto di vista del management ci siamo affidati a RockOn Agency che si occupa di parte del booking e di parte della promozione on-line.