DONNA CANNONE: Rock ribelle!

DONNA CANNONE: INTERVISTA ESCLUSIVA A GIORGIA CARTERI E LUCA D’ANDRIA •

“Preoccupati più della tua coscienza che della tua reputazione. Perché la tua coscienza è quello che tu sei, la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te. E quello che gli altri pensano di te è problema loro”. Si potrebbe introdurre i Donna Cannone con questa storica frase del mitico Charlie Chaplin. La neonata formazione svedese, nata da un’idea di Giorgia Carteri (Thundermother) e Luca D’Andria (Cowboy Prostitutes), con l’aggiunta di Tilda Nilke Nordlund (Thundermother) e Bjorn Strid (Soilwork, The Night Flight Orchestra), si presenta al grande pubblico quest’anno con il suo primo, omonimo lavoro discografico, un concentrato di rock n roll granitico dalle mille e variopinte sfaccettature musicali. In concomitanza con l’uscita di questa prima release, Metalforce ha incontrato per voi i due founder della band, Giorgia Carteri (chitarra) e Luca D’Andria (voce e basso). A voi la nostra esclusiva chiacchierata!

Ciao ragazzi e benvenuti su Metalforce per questa nostra prima intervista! Oggi siamo qui per parlare, appunto, dei Donna Cannone. Prima di lanciarci nell’intervista vera e propria, vorrei rompere un po’ il ghiaccio e chiedervi qualcosa in merito al nome della band. Il primo pensiero va, ovviamente, all’omonima canzone del grandissimo Francesco De Gregori, ma vorrei chiedervi a che cosa è dovuta la scelta di questo nome in particolare e se ha, effettivamente, qualche legame con il cantautore italiano…
GIORGIA – Esattamente, è proprio così! Entrambi, io e Luca, siamo molto affezionati a questa canzone, per quello che rappresenta, non solo la musicalità, ma anche per il messaggio che da e, soprattutto, il nome, secondo noi, è veramente è d’impatto! Se dobbiamo tradurlo in inglese, beh, molti ci hanno chiesto: “Ma non sarebbe suonato meglio?”, però sai, “Cannonball Lady”, non so… lo vedo un po’ così, però “Donna Cannone” è molto granitico, ecco! Se pensi, poi, che questa donna viene lanciata fuori da un cannone per fare uno show spettacolare, rischia la vita per inseguire il suo sogno, anche per divertire la gente. È una figura, una persona molto temeraria, quindi io e Luca ci siamo messi a fantasticare, appunto, su questa performer e abbiamo pensato che ci volesse coraggio! Se pensi, poi, anche al testo della canzone, capisci che è una donna forte, anzi è un personaggio, non diciamo donna, perché alla fine è proprio il personaggio che rappresenta e insegue il suo sogno, facendosi sparare fuori da un cannone “In faccia ai maligni e ai potenti”. Lei se ne frega e si lancia fra le stelle senza ali e senza rete, quindi è veramente un messaggio forte che, secondo noi, rappresenta un po’ questa voglia di essere se stessi, fregandosene di ciò che pensa la gente, senza badare a chi sei, a cosa fai, da dove vieni e via discorrendo… Il messaggio è: “Insegui il tuo sogno, ascolta il tuo cuore, sbattitene un po’ degli altri!”. Ci vuole anche un po’ di pazzia, perché questa donna è anche un po’ matta, però alla fine questa  è un po’ l’idea della ribellione, del coraggio! Se in questo mondo vuoi essere te stesso, ci vuole coraggio, quindi sei una donna cannone!

Parliamo un po’ della nascita della band. Da una semplice sessione in studio con tre elementi si è estesa ad un quartetto, con Bjorn che si è unito poco dopo, arricchendo così il gruppo. Vi andrebbe di darci una piccola nota biografia?
LUCA – Io ho suonato per tanti anni in svariate band, forse in Italia alcuni conoscono i Cowboy Prostitutes, la mia principale band che ho creato quando sono venuto a vivere in Svezia. Ho iniziato a suonare quando avevo 12/13 anni, ho avuto il mio primo gruppo a 15 anni, più o meno, i Pink Lipstick, dedito a covers, e tra i 19/20 anni sono andato a vivere a Londra, ho vissuto lì per sei anni e ho suonato con diversi gruppi. Questo era il mio background, era sempre nell’ambito rock, o meglio punk/glam-rock. Tilda? Non so se prima di Thundermother facesse qualcos’altro, Jo?
GIORGIA – Non ne ho idea, so che ha studiato al conservatorio, quindi non è solo una fantastica batterista ma è anche una cantante, chitarrista, pianista. Io e Tilda, appunto, abbiamo militato nelle Thundermother, io dalla nascita della band e lei è entrata nella seconda lineup, quindi ci conosciamo dal 2013. C’è poi Bjorn che non ha bisogno di presentazioni, però in questa band è il chitarrista solista. Non tutti sanno che Bjorn, prima di diventare il cantante dei Soilwork, era un chitarrista! Suonava addirittura in due band, una ska e una black math, ha quindi una conoscenza musicale molto vasta e ricordiamo che non è solo il cantante dei Soilwork, ma lo è anche dei The Night Flight Orchestra, dove, appunto, fa classic rock/AOR. È stato lui a chiederci se poteva unirsi al progetto, perché ha visto che ci divertivamo un sacco nel trovarci a suonare e ci aveva chiesto se potesse suonare il basso, ruolo già ricoperto da Luca e quindi lui si è unito in veste di chitarrista solista già dalle seconde prove! Io, invece, prima delle Thundermother ‘cazzeggiavo’ in qualche band, ho iniziato a 18 anni con una cover band di Sepultura, Metallica, Carcass e Pantera, ricordo perché ero la chitarrista solista, era tipo il 1997! Non ho avuto altri gruppi, a parte le Thundermother, dove, appunto, facevamo cose nostre e quando mi sono trasferita in Svezia nel 2010, da lì è partito tutto!

Sapete, solitamente si dice che molte teste siano meglio di una. Voi siete in quattro, giustamente, quindi vorrei chiedervi come avete creato il vostro sound, viste le rispettive esperienze musicali attuali a passate di ciascuno di voi? Come è nato il sound dei Donna Cannone e chi vi ha influenzato?
LUCA – Prima di iniziare a chiacchierare con Jo e creare un gruppo musicale, o meglio, era perlopiù per ‘fare baccano’, facevo parte di un duo techno punk! (ride, ndr). Questa, per me, è una delle cose più belle nel suonare con queste tre persone (Jo, Tilda e Bjorn), perché, effettivamente, tutti noi abbiamo – e lo abbiamo visto, anche chiacchierando, durante la creazione delle prime canzoni – in realtà un ventaglio abbastanza ampio di gusti musicali. Pensa, quando abbiamo fatto le prime prove, quindi si parlava solo di andare in sala  a fare un po’ di casino e mettere la musica al massimo per vedere come era, visto che era da un po’ di anni che non lo si faceva, siamo partiti con un paio di covers dei Ramones e siamo finiti a farne una dei Cranberries. Io, forse, sono quello un po’ più punkettone del gruppo, diciamo che se potessi decidere io, le canzoni andrebbero un pochino più veloci! (ride, ndr). Questo è un mio difetto, lo ammetto, quindi mi adeguo a quello che dicono gli altri, soprattutto in studio di registrazione mi fido! Bjorn, sicuramente, è quello che ha più melodie, ha sempre qualcosa… io mi sono sempre ritenuto una persona melodiosa, anche le canzoni che ho scritto nella mia vita hanno ricevuto complimenti sotto il punto di vista melodico, però Bjorn è anche di più! Tra me e lui si crea sempre quella cosa di trovare la melodia, poi lui è bravissimo a creare le backing vocals, le armonie, gli assoli… Abbiamo poi Giorgia e Tilda che sono l’anima più rock n’ roll della band, forse più graffiante, se vogliamo… Tilda ha questo modo di suonare questi “spazi vuoti”, riesce a suonare tra un colpo e l’altro, crea questo “hang”, come si dice in inglese, è molto groovy! Dal punto di vista totale della band, effettivamente, c’è Jo che ha una visione che noi seguiamo, anche sotto il profilo visuale, l’aspetto dei testi, ci sono molti input che vengono dalla sua anima artistica!

Ho letto in giro su Internet che la band è etichettata come “rock / hard rock” ma che, nel suo sound, ha anche una qualche sfumatura punk. Ricordo di aver letto una cosa simile in qualche commento inerente al secondo singolo, “Nothing To Do”. È cosi? Come etichettereste voi stessi la band? Vi sentite più di appartenere a questo genere o anima un’anima tutta rock?
GIORGIA – Io direi che c’è anche un sacco di influenza pop! Penso che il termine “rock melodico con influenze pop n’punk” possa definirci, sì! Cosa ne dici, Luca?
LUCA – Ah, non lo so! Ne ho sentite talmente tante di storie! (ride, ndr). Secondo me è “pop punk”, io mi ci vedo abbastanza, perché per me il termine “rock” è più legato ad uno stile più classico, rock n roll, sì! È proprio difficile, secondo me, definirci in una o due parole soltanto, secondo me è difficile definire qualsiasi band in questo caso, ma per quanto riguarda noi, ecco, ho molte difficoltà, anche perché una cosa che abbiamo fatto da subito era quello di non crearci barriere! Prendi, ad esempio, la canzone “Is It True”, ti dico la verità, anni fa non avrei mai pensato di fare una canzone del genere, non mi sarebbe mai passata per l’anticamera del cervello! Quando, poi, l’ho sentita la prima volta mi sono detto: “Certo che se riuscissimo a farla, sarebbe una super hit!”. È un brano che va molto al di fuori degli schemi a cui, perlomeno io, sono abituato, là siamo stati bravi tutti e quattro a non farci intimorire da una canzone così “importante”, se vogliamo, sia dal punto di vista musicale che da quello dei testi, di profondità, l’abbiamo resa nostra! Secondo me queste sono le cose meravigliose di questa band, però crea ancora più difficoltà a definire il genere.

Per dare un piccolo assaggio musicale di questo primo lavoro in studio, avete pubblicato finora tre singolo, “Cross The Line”, “Nothing To Do” e “Is It True”? Personalmente devo dire che il lavoro sulle chitarre è spettacolare, specialmente su “Nothing To Do”, quindi i miei più sentiti complimenti! Vorrei chiedervi che genere di riscontri avete ricevuto su questi brani, nello specifico…
GIORGIA – I feedback sono stati tutti positivi, abbiamo ricevuto una valanga di complimenti! Addirittura c’è stato questo giornalista scozzese che ha fatto una recensione per ogni canzone! Sinceramente, non mi sarei mai aspettata un feedback così entusiasta!
LUCA – Io sì! (ride) un pochino sì, me lo aspettavo, perché vi dico la verità, ogni tanto anche io faccio cose intelligenti: siccome il processo, a causa della pandemia, è stato abbastanza lungo da quando abbiamo registrato fino a quando ci siamo seduti a mixare, non ci siamo stressati, anche perché non si poteva andare fuori a suonare! Non ho ascoltato, quindi, nessuna delle canzoni per quattro mesi, forse anche qualcosa di più, fino a che non siamo andati in studio con Chris Laney a missare. Lui si è occupato del mixing, noi siamo andati lì e abbiamo ascoltato i primi mix, abbiamo sistemato un paio di cose e per il resto, era tutto perfetto. Lì mi sono reso conto che avevamo dell’ottimo materiale, ad un certo punto Chris si è girato, aveva la pelle d’oca lungo tutto il braccio e ci ha detto: “Questa roba che fate è veramente eccitante!”… e se lo dice lui, è un buon segno! Io, quindi, un pochino me lo aspettavo, però sai, alla fine non si può mai sapere!

A proposito, appunto della band, vorrei chiedervi una cosa inerente al trucco utilizzato sia in alcuni video che nelle foto promozionali. Cosa potete dirci a riguardo?
GIORGIA – Il concept proprio della band è, dal punto di vista visuale, è quello di usare i colori, glitter, qualsiasi cosa dia un senso di ‘frizzante’ alla band, non so come spiegarlo! Secondo me è molto divertente, io adoro sempre l’abbigliamento rockettaro, giacca di pelle, borchie, quello che vuoi, giacche in jeans con le toppe… però per questa band abbiamo dovuto un po’ discostarci da questo abbigliamento tipico, classico heavy metal/rock n’ roll/ hard rock, anche per rappresentare la nostra eroina temeraria, perché lei ha questo vestito con le stelle… E’ un po’ una idea di “show”, un po’ sono anche ispirata da band come i Turbonegro, gli Ark per quel che riguarda l’abbigliamento. Abbiamo proprio voluto adottare un diverso abbigliamento e look, quindi nei tre video che sono usciti, nel primo c’era proprio una predominanza del colore blu, nel secondo, “Nothing To Do”, c’era il rosso/oro, invece nel terzo – anche se non si vedono molto bene i colori, perché è molto patinata, diciamo così – i colori erano il verde smeraldo ed il viola… quindi sì, ci piace un sacco giocare con i colori! È proprio un qualcosa che ci rappresenta!
LUCA – Per noi è importante, perché abbiamo sempre detto dal primo momento, da quando abbiamo deciso che saremmo diventati una band, che in veste di gruppo tu hai un messaggio da lanciare, anzi diversi messaggi! Il nostro messaggio – di cui ne abbiamo anche parlato prima a proposito del nome –  è proprio il fatto di essere se stessi, vogliamo rappresentare il “multi-color”; in realtà, per me e per noi tutti non ha nessuna importanza se tu sei uomo o donna, blu o verde, con gli occhi marroni… chissenefrega! L’importante è essere se stessi e, almeno da noi, venire inclusi e anche rappresentati! Difatti, se tu senti sul primo singolo che abbiamo fatto, noi lo urliamo proprio, questa canzone è per gli esclusi, per le persone che sono state dimenticate e quelle che, invece, sono un po’  “pazze” e hanno il coraggio di “cross the line”. Il discorso di avere tanti colori è proprio per sottolineare che la vita non è solo bianca o nera, anzi, dovrebbe essere “multi-color”, quindi c’è anche questo significato!
GIORGIA – Assolutamente!

Se doveste presentarvi al pubblico italiano che, in parte, ancora non vi conosce, come vi presentereste? Fondamentalmente, perché il pubblico dovrebbe seguire e sostenere i Donna Cannone?
LUCA – Io credo che sia quello di cui abbiamo proprio parlato, cioè il fatto di avere tante colorazioni, anche dal punto di vista visivo, quindi assolutamente interessante anche da vedere anche sul palco, dal momento che noi faremo sempre uno show! La cosa che ci possa rendere unici, o comunque interessanti, è l’abbinamento allo showman ship, però anche con delle motivazioni abbastanza profonde, con approfondimenti dell’animo umano, come “Is It True” o “The North”, con testi riguardanti gli attacchi di panico e cose del genere e chi più ne ha, più ne metta! I nostri testi sono abbastanza profondi, se vogliamo, quindi credo che sia questa la cosa che ci rende un po’ più interessanti…
GIORGIA – Sì, sono d’accordissimo con tutto quello che hai detto!

So che per presentare al meglio il disco, avrete tra i piani una primissima data in Italia al Padova metal fest. Aspettative? Cosa riserverete al pubblico? Io non so perché vi immagino sul palco vestiti di bianco…
GIORGIA – E’ interessante che tu abbia detto questa cosa dell’essere vestiti di bianco, perché alla fine non l’abbiamo mai menzionata! Io l’ho sempre pensata ma, a dire il vero, non sappiamo come ci vestiremo!
LUCA – Ho l’impressione che si suderà, per cui il bianco… (ride). Sicuramente indosseremo del make up!
GIORGIA – Sì, poi porteremo un’ospite d’eccezione, Mia delle Crucified Barbara, quindi ci saranno tre chitarre sul palco! Sarà bello potente, diciamo! Non vediamo l’ora! Io non vedo l’ora di suonare a questo festival, anche perché non sono mai stata al Padova Metal Fest, ma ne ho sempre sentito parlare, ho sentito i feedback  dalle persone che vanno e, insomma, diciamo che è un festival bello grosso nel Nord Italia, quindi sono felicissima di incontrare tantissimi amici, te, familiari, quindi non vediamo l’ora! Sarà appunto un battesimo, quindi sì, ci stiamo preparando per questo evento!