Delain – sognando Hollywood!

DELAIN: INTERVISTA ESCLUSIVA A MARTIJN WESTERHOLT •

In occasione dell’unica data italiana dei Delain (qui il report) ho avuto l’onore di intervistare Martijn Westerholt, fondatore, compositore e tastierista della band. Si è rivelato una persona gentilissima e dalla grande umiltà, che nonostante i vari inconvenienti e i tempi stretti ha fatto di tutto per mettermi a mio agio. Tra una risata e tentativi disperati di parlare più forte della musica che dal palco arrivava fortissima in ogni angolo del backstage, ecco la nostra chiacchierata sul futuro dei Delain, possibili special guest, valanghe di coriandoli e molto altro.

Cominciamo con due “domande di rito”: come sta andando il tour? E (ovviamente) sei felice di essere di nuovo in Italia?
MARTIJN – Beh, questo è una sorta di mini tour, iniziato in Grecia venerdì (il 27 gennaio, ndr). Ieri eravamo in Romania, oggi siamo a Roma. È fantastico essere di nuovo in Italia. Amo l’Italia sia per tutte le ragioni ormai diventate cliché sia perché è ricca di storia. Se non avessi intrapreso la carriera di musicista, penso sarei diventato un insegnante di storia. Il vostro Paese ne è pieno; a dire la verità, trovo ingiusto che voi ne abbiate così tanta (ride, ndr). Per non parlare delle persone amichevoli e accoglienti, ci sentiamo sempre i benvenuti qui. È uno dei Paesi top quando si tratta di questi aspetti, quindi sì, è davvero meraviglioso essere tornati qui.

Moonbathers, l’ultimo album dei Delain, ha debuttato quest’estate. In quale direzione pensi si evolverà il sound dei Delain dopo un lavoro così ricco e variegato?
MARTIJN – Ti ringrazio per i complimenti. Per un musicista, il percorso di crescita come persona si snoda in parallelo con l’evoluzione musicale, ed è qualcosa che non sai mai dove ti porterà esattamente. Mi piacciono gli elementi sinfonici, ma anche quelli più “ruvidi” dati dalle chitarre; di album in album direi che il nostro sound è diventato sempre più pesante, mantenendo però allo stesso tempo un lato sensibile e delicato. La parola d’ordine è contrasto. C’è molto contrasto nella nostra musica, e con ogni album cerchiamo di andare oltre quello precedente. Quindi, rispondendo alla tua domanda, penso che il prossimo sarà ancora più estremo e variegato di “Moonbathers”, con più riff ma anche più elementi soft. Come dicevo prima, contrasto e varietà saranno le parole chiave.

State già lavorando su nuova musica mentre siete in tour?
MARTIJN – A dire il vero no, non ancora. Charlotte ed io abbiamo parlato di questo giusto la scorsa settimana, dobbiamo cominciare a pianificare il tutto – perché scrivere un album richiede una grande quantità di tempo. È un processo che può durare fino a due anni, o anche di più. La nostra tempistica standard è di due anni circa. Penso che cominceremo a lavorarci su già la prossima settimana (la settimana del 30 gennaio ndr), quando torneremo in Olanda. Vediamo come va! A volte le idee fluiscono liberamente, a volte invece ti senti bloccato. Tutto dipende da come va il processo. Vedremo (fa un’espressione enigmatica e ride, ndr).

Fin dai tempi di “Lucidity”, ogni album ha sempre avuto almeno un ospite speciale. Puoi fare il nome di qualche musicista con cui ti piacerebbe collaborare in futuro?
MARTIJN – Sì! Beh, ho un nome davvero grosso sulla mia lista, ma vedo molto difficile un’eventuale collaborazione: Bruce Dickinson degli Iron Maiden. Mi piace avere come ospiti voci maschili. Abbiamo già una cantante, Charlotte, e tornando al discorso della varietà sarebbe bello ospitare una voce che faccia da contrasto. Per fare un altro esempio tra le voci dell’heavy metal, Rob Halford dei Judas Priest. Ma mi piacerebbe anche una collaborazione con dei colleghi (dato che tecnicamente sia Dickinson che Halford lo sono, credo che con “colleghi” Martijn intenda musicisti che conosce personalmente e con cui condivide una buona fetta di pubblico e fan, ndr); mi viene in mente Cristina dei Lacuna Coil. In ogni caso, una collaborazione dipende sempre dalla direzione che prende l’album e dalle necessità della singola canzone. Ad esempio, io sono un grande fan della voce di Marco (Hietala, chitarrista e voce maschile dei Nightwish, ndr), siamo amici ed è sempre un piacere averlo nei nostri album. Durante la creazione di “Moonbathers” ho pensato che avremmo potuto chiedergli di nuovo di collaborare, ma poi ho riflettuto che sarebbe stato più sorprendente fare qualcosa di diverso. Le canzoni andavano bene così, quindi questa volta non gliel’abbiamo chiesto. Magari la prossima volta, se il nuovo album ne sentirà la necessità.

Avete mai pensato di fare un tour acustico?
MARTIJN – Sì e no. Mi piacerebbe farlo, anche se un progetto simile richiederebbe tantissimo lavoro. Mi piace l’idea perché uno show acustico arriva al cuore dell’essere un musicista. Si raggiunge una sorta di purezza, si torna alle radici, e questo è un aspetto che apprezzo molto. D’altro canto come ho detto non è facile da realizzare, e inoltre in un concerto interamente acustico una canzone può avere solo un numero limitato di “colori”, tornando al discorso del contrasto. Tuttavia se sei un bravo musicista, dovresti essere in grado di risolvere il problema adattando i pezzi in modo che risultino altrettanto piacevoli anche in versione acustica. Come vedi, ci sono pro e contro. Penso che sia una questione molto interessante su cui discutere. Dal mio punto di vista è una cosa che si può fare con un paio di canzoni, ma non con un intero tour o un intero album.

Lo scorso dicembre avete festeggiato dieci anni di carriera con uno show speciale. Che emozioni ti ha lasciato? Sei soddisfatto del risultato?
MARTIJN – Di nuovo, si e no (ride, ndr). Innanzitutto, vorrei dire due parole sui nostri fan. Siamo veramente fortunati ad averli, sono loro che ci permettono di continuare a fare quello che facciamo e non dovremmo mai dimenticare ciò. Anche e soprattutto grazie a loro il decennale è stata un’esperienza unica. Tutti erano lì per la musica, centinaia di persone da tutto il mondo, dalla Corea, dal Cile, dagli Stati Uniti, dal Giappone, dall’Italia, dalla Spagna, e da tanti altri Paesi. L’atmosfera era veramente incredibile. Non sono rimasto completamente soddisfatto dagli effetti, alcune cose non hanno funzionato come avremmo voluto. Ci sono stati dei problemi anche con il luogo del concerto (lo storico Paradiso, ad Amsterdam, ndr). È un posto molto bello ed evocativo, ma durante la preparazione dello show abbiamo notato che eravamo limitati in molte cose – principalmente perché l’edificio era molto antico. Mi piacerebbe già rifare uno show simile, ma è ovvio che un decennale capita una sola volta (ride, ndr). Dovrò aspettare un’altra occasione speciale! In generale però sono davvero molto felice del risultato. È stata una serata magica.

Puoi raccontarci qualcosa di divertente che è successo al decennale, magari dietro le quinte?
MARTIJN – Non ci sono state molte occasioni di divertimento, solo tanto duro lavoro! (ride, ndr) Eravamo tutti molto concentrati, era importantissimo che tutto andasse per il verso giusto. Però pensandoci, posso raccontarti questa cosa: avevamo programmato il lancio di coriandoli argentati durante la canzone The Hurricane. Il fatto è che ne hanno sparati così tanti che la povera Charlotte ne è stata quasi sepolta, e ha anche rischiato di mandarne giù qualcuno visto che cantando non poteva fare a meno di inalarli. Non è andata esattamente come avevamo previsto, ma alla fine l’effetto non è stato male. Divertente, di sicuro!

Nella nostra intervista di quest’estate, Charlotte ci ha detto che “Chrysalis” e “The Monarch” sono state scritte appositamente per una sceneggiatura cinematografica. Puoi dirci qualcosa in più a riguardo?
MARTIJN – Quando eravamo in tour negli Stati Uniti, siamo stati contattati da una persona che lavora nell’industria cinematografica, scrive sceneggiature ed è una grande fan del metal. Ci ha chiesto se potevamo scrivere qualcosa per un suo copione. Charlotte l’ha letto e le è stato di ispirazione per scrivere i testi delle canzoni che hai citato. Non è sicuro ancora se il film vedrà la luce o meno, ma quella è l’idea. Se il progetto va in porto sicuramente sapremo darvi maggiori dettagli. Chissà. Intanto, visto che il risultato di questa “collaborazione” ci piaceva molto, abbiamo deciso di includerlo in “Moonbathers”.

(Seguono squittii estatici da parte della sottoscritta all’idea dei Delain nella soundtrack di un film. Martijn ride e rimarca “Sì, sì, sarebbe proprio figo”.)
Se dovessi scegliere una sola canzone per far conoscere a qualcuno la musica dei Delain, quale sceglieresti e perché?
MARTIJN – Bella domanda! Uhm, penso sceglierei “Suckerpunch”. È una buona rappresentante della nostra musica perché contiene tutti gli elementi che ci contraddistinguono. Ha la classica struttura pop verso/ritornello che usiamo solitamente nei nostri pezzi, ha la contrapposizione fra la strumentazione più aggressiva e la componente sinfonica… c’è un po’ di tutto. Penso sia un buon biglietto da visita per chi non ci conosce quindi sì, sceglierei “Suckerpunch”.

Tornerete in Italia quest’anno?
MARTIJN – Non penso che faremo altre date singole quest’anno, ma forse torneremo per uno o più festival. Abbiamo anche in programma una serie di 5-6 show speciali ad Ottobre, e l’Italia potrebbe rientrare fra le tappe, ma non c’è ancora nulla di definito. Ci stiamo ancora lavorando. In ogni caso, è certo che torneremo – se non quest’anno, di sicuro l’anno prossimo.