DAVID REECE – Il cuore resiliente del rock

DAVID REECE: INTERVISTA ESCLUSIVA ALL’ARTISTA AMERICANO •

A distanza di qualche mese dalla nostra ultima chiacchierata, dove ci veniva già offerta qualche iniziale anteprima di ciò che sarebbe stato presentato con questo nuovo disco, David Reece torna più carico che mai ed è pronto a portare con sé nuova energia e tanta musica inedita. Il cuore resiliente del rock, conosciuto ai più per essere stato uno dei vocalist dei teutonici Accept, con i quali il nostro ha registrato il famoso “Eat The Heat”, allieta gli animi dei rockers con il suo nuovo album solista, “Resilient Heart”, un concentrato di heavy metal che combina elementi rock e melodici supportati da una produzione più fresca e moderna. In occasione dell’imminente uscita, Metalforce vi presenta in esclusiva assoluta una nuova super intervista con il vocalist americano che, così, si racconta ai nostri microfoni.

Ciao David, ben ritrovato sulle pagine di Metalforce! E’ sempre un piacere per noi ospitarti e scambiare qualche chiacchiera con te. Come stai?
DAVID–
Ciao a tutti, sto bene, grazie. Sono contento di parlare con voi e i vostri lettori.

Oggi ci troviamo nuovamente insieme per parlare del tuo nuovo album solista, “Resilient Heart”, in uscita a novembre per Mighty Music. Il disco segue a distanza di quasi cinque anni il suo predecessore, “Compromise”. Iniziamo subito con una domanda a bruciapelo: come mai così tanti anni di attesa tra un disco e l’altro? 
DAVID–
Sono stato coinvolto in altri progetti nel periodo tra la realizzazione del disco e il tour con i Bonfire, ma nella mia testa avevo questa idea di voler pubblicare il mio terzo album solista. Dopo la mia dipartita dai Bonfire e dai Sainted Sinners, ho preso una decisione e mi sono sentito pronto per scrivere “Resilient Heart”. 

Per dare un assaggio del disco ai tuoi fan, hai diffuso in rete il video del brano “Anytime At All”.  che tipo di reazioni hanno avuto? Sei stato contento del riscontro avuto?
DAVID –“Anytime At All” è stata scritta da me e Martin Jepsen Andersen, non sono stato io a sceglierlo come primo singolo, bensì la casa discografica. L’intero album, a parer mio, è grandioso ed è difficile scegliere il primo singolo. Normalmente quando pubblico un disco, penso sempre che avrei potuto fare meglio questo o quello, ma “Anytime At All” è stato apprezzato grandiosamente!

Il titolo del disco sembra voler suggerire una sorta di messaggio piuttosto personale. “Resilient Heart”, un cuore forte, resistente, che sembra riuscire a sorreggersi dai brutti colpi e dalle brutte cadute, mostrando una persona, appunto, forte, che non ha paura di nuove sfide e dimostrare il proprio valore. Forse la mia è un’interpretazione del tutto opinabile, ma che tipo di messaggio vuoi trasmettere con questo disco dal titolo così diretto e conciso?
DAVID –Bella domanda! Sono una persona forte che si gode le sfide. Il mio periodo con i Bonfire è iniziato abbastanza presto, mi ha portato a rendermi conto di quanto le persone con le quali stavo lavorando non fossero esattamente le persone che io credessi! Ho passato mesi vivendo in un mondo fatto di bugie e in fondo al mio cuore sapevo di non essere felice o di non sentirmi a mio agio. La cosa divertente è che quando i Bonfire mi hanno lasciato andare, Ziller mi ha detto questo, lo cito: “Ti distruggerò, non farai mai dei concerti, non realizzerai mai un altro disco. Il tuo matrimonio finirà e dovrai tornare negli Stati Uniti”. Beh? Nuovamente il mio cuore forte si è fatto avanti e ora sono felicemente sposato con una donna italiana meravigliosa, ho una bellissima famiglia e molti amici favolosi. Ho una grande band e un nuovo album strepitoso, così come ho in arrivo altri show, per cui parlando molto francamente, mi ritengo un sopravvissuto!

Tu hai alle spalle una carriera comunque importante, hai collaborato con tantissime band e, di conseguenza, hai avuto modo di interfacciarti con tante persone… ma si sa, spesso non si riesce molto ad andare d’accordo e non sempre le idee creative o i gusti musicali riescono a trovare un punto di incontro. Come sei riuscito a confluire le tue stesse idee verso la stessa direzione di quelle sottoposte da Marco Angioni, qui in veste di produttore oltre che di musicista?
DAVID– Inizialmente, avevo iniziato a comporre insieme a Martin Frank degli Shotgun Revolution lo scorso anno, o così credo. La prima canzone che abbiamo composto è stata “Karma”, ma Martin si era appena separato dall’etichetta, così Mighty Music mi ha suggerito di contattare Marco Angioni. All’inizio ero scettico, perchè scrivere con Martin Frank si stava rivelando una cosa grandiosa! Da lì a breve mi sono reso conto che anche Marco era un grandissimo autore, pertanto abbiamo deciso di proseguire insieme. Successivamente, mi ha presentato Martin Jepsen Andersen, l’altro chitarrista. Ho chiarito da subito che “Karma” era il template della direzione musicale del disco e mi ritenevo molto fortunato di vedere cosa stava saltando fuori. Sono entrambi due bravissime persone, grandi musicisti e, cosa più importante, compositori fenomenali. Io sono un artista solista perché, come menzionavo nella domanda precedente, gente come Ziller non apprezza nessuno e questo include anche i fans. Queste persone si trovano nel business solo per compiacere se stessi. Credo che la mia band sia un gruppo di persone vere che amano l’amore della musica e nemmeno per un momento danno per scontato la propria posizione. Ovviamente, niente è perfetto! Essere in una band è come affrontare un matrimonio, c’è sempre un compromesso ma se il gruppo è in grado di fare qualcosa, allora ci sarà un’effettiva possibilità di lavorare.

Il disco è un puro concentrato di heavy metal che combina elementi heavy rock a quelli melodici, supportati da una produzione che suona più “moderna”. Come ti sei approcciato alla composizione di questo nuovo materiale?
DAVID –Ho ascoltato la nuova produzione sonora di alcuni gruppi attuali e l’ho trovata di forte ispirazione. Ad essere sincero, mi ero stancato dei soliti album che suonavano tipicamente AOR, troppi cliche. Ho sentito l’esigenza di avere un sound fresco, di avere un nuovo inizio, pur mantenendo il mio stile vocale. Ho registrato le linee vocali di questo disco insieme a Mario Percudani presso i Tanzan Studio. Entrambi abbiamo un grande rapporto, specie quando registriamo. Marco ha missato e masterizzato il disco e ci è riuscito!

In passato hai più volte asserito di esserti stancato di essere ‘etichettato’ come il cantante che ha cantato nella band X o Y e hai sottolineato di aver sentito l’esigenza di cambiare la tua direzione musicale e anche vocale, sotto un certo punto di vista. Cosa ti ha spinto a una simile decisione? Cosa ti infastidiva maggiormente in passato?
DAVID –Ero stanco di essere quello che veniva assunto come cantante solo per vendere album o provare al pubblico che alcuni gruppi con cui ho lavorato erano, in un certo modo, “importanti”. Ho anche una personalità forte e sono super “driven”, e mi autocostringo a dare sempre il mio meglio in veste di cantante e persona. Alle volte so di aver torto, a volte so di avere ragione, ma sono felicissimo ora e sento di aver trovato il mio posto.

Il disco sarà supportato da qualche data in giro per l’Europa. Recentemente ti sei esibito in veste di headliner al Luppolo In Rock in Italia. Che ricordi hai di questa tappa in particolare?
DAVID –Il Luppolo Festival è stato fantastico! Inizialmente, mi era stato chiesto di essere l’opener per i Dead Daisies, la cosa non è andata in porto, per cui l’organizzazione mi ha chiesto se avessi voluto essere l’headliner di quella serata. Quanto sono fortunato! Ad ogni modo, quel festival si è rivelato un gran successo, la gente che lavora dietro le quinte è fantastica e ama la musica, questo festival crescerà negli anni a venire!

Al momento ti esibirai prevalentemente in Spagna, Svezia e Svizzera. Ci sarà modo di rivederti in futuro anche nel nostro paese?
DAVID– Sì, suonerò allo Slaughter Club di Milano il prossimo 14 novembre e attualmente sto lavorando per ingaggiare altre date in Italia, ovviamente spero di poter tornare a suonare al Luppolo In Rock il prossimo anno!.

Nel corso del tuoi ultimo tour europeo, hai presentato molte hit di “Eat The Heat”, celebre album degli Accept. Che tipo di reazioni hai avuto sia dai fan storici della band, che dai tuoi stessi supporters?
DAVID –In primo luogo, non sarei qui se non fosse stato per quel disco, “Eat The Heat”. Devo molto a quell’album, mi ha aperto molte porte. Detto questo, “Eat The Heat” non ha mai avuto una buona resa dal vivo per coloro che amavano quel disco, dopo che il mio amico Giles Lavery mi ha convinto a provare e ad ingaggiare alcune date per presentare al meglio “Eat The Heat”, si è aperto tutto! Quando sono in tour con altre band, mi ritrovo sempre ad autografare il disco a persone che mi dicono di non aver mai l’album al primo ascolto, innamorandosene poi. Questo dice molto riguardo un disco che è stato pubblicato sul mercato nel 1989, per cui sì, è stato bello poter suonare quelle canzoni dal vivo e tuttora lo propongo anche durante il mio set solista.

Avevi già specificato qualcosa nel corso dell’ultima nostra intervista, ma vorrei chiederti in due battute: che cosa ne pensi della attuale scena musicale?
DAVID –Attualmente la scene odierna è un casino! La scena rock è in calo e vedo i club, i locali chiudere, le band litigare per avere ingaggi, date dal vivo ancora più di prima. Gli amici che competono contro altri amici non è una gran bella cosa da vedere, ma c’è anche molta gente che pretende di ingaggiare concerti senza avere la minima idea e stanno dentro la scena solo per trarre il 10% da ciascun gruppo, buttando date che, finanziariamente parlando, non riusciresti a coprire. Spero in un miglioramento, ma c’è da dire d’altro canto che i festival stanno crescendo sempre di più e questo è molto incoraggiante.