Cristina Scabbia: mix di musica e parole

rock the dj

ROCK THE DJ: INTERVISTA ESCLUSIVA A CRISTINA SCABBIA E MARIO RISO •

Abbiamo incontrato Cristina Scabbia, cantante dei Lacuna Coil, in un contesto un po’ particolare: il “ROCK THE DJ”, ovvero il dj-set che si è tenuto lo scorso 2 aprile al Dagda Live Club di Borgo Priolo (Pv) (qui il report). All’amichevole chiacchierata si è unito anche Mario Riso, ideatore del progetto “Rock The DJ” insieme a Kg Man. Ecco cosa ci hanno detto in questa intervista condotta in collaborazione con Fabry C. Folk di Suoni Distorti Magazine.

Cosa c’è oggi della Cristina Scabbia che ha iniziato tempo fa?
CRISTINA
– Tutto! La passione è immutata, l’emozione è immutata, mi sembra sempre come la prima volta. Credo che sia un bene perché sostengo sia importante pensare di avere sempre qualcosa da imparare, qualcosa da affrontare e non sentirsi mai arrivati. Insomma rimanere sempre con lo spirito spontaneo di chi sale sul palco per la prima volta. Io mi sento sempre così, e se vogliamo anche un po’ intimorita dai diversi tipi di pubblico quando mi trovo in situazioni particolari, diverse dai Lacuna Coil. Trovo tutto ciò estremamente stimolante.

Rock the DJ interview @ Dagda - Borgo Priolo (Pv) 02-04-2016 [05]

Parliamo dei tuoi esordi: hai iniziato come cantante di musica dance, vero?
CRISTINA
– Più o meno!

Torneresti alle origini o preferisci continuare sulla strada che hai intrapreso ora?
CRISTINA
– Posso dire che è sempre stata la musica che ha scelto me, quindi mi sono ritrovata in diverse situazioni in cui mi sono trovata a cantare rock, r&b, dance etc, quindi ancora oggi non mi porrei dei limiti musicalmente parlando. Mi piace sperimentare per cui non lo chiamerei neanche un “tornare indietro” quanto un ampliare il mio bagaglio di conoscenza ed esperienza. Il genere che mi interessa di più rimane comunque il rock, il metal e la musica alternativa. Personalmente ascolto di tutto per cui non ho nessun problema e non lo vedrei come un tradimento. Penso sia molto importante essere aperti mentalmente in tutto.

Rock the DJ interview @ Dagda - Borgo Priolo (Pv) 02-04-2016 [03]

Sappiamo che hai fatto molte collaborazioni e duetti come per esempio con Battiato o altri artisti.
CRISTINA
– Sì, alcune delle mie collaborazioni sono state anche inaspettate! Come appunto quella con Battiato, non avrei mai pensato che lui potesse conoscere me e i Lacuna Coil!

Quanto può essere importante per un artista sapersi sempre reinventare?
CRISTINA
– Più che reinventarsi io credo che sia necessario invece “prendersi sul serio, ma non prendersi sul serio”, sembra un paradosso, ma in realtà si tratta solo di rimanere con i piedi per terra e buttarsi. Non si può mai avere la conoscenza completa in materia, la cosa importante è buttarsi e vedere che cosa capita! In questo ho lo spirito di un bambino, mi piace molto buttarmi e vedere cosa succede!

Rock the DJ interview @ Dagda - Borgo Priolo (Pv) 02-04-2016 [10]

Qual è la soddisfazione più grande che avete avuto come band?
CRISTINA
– Di essere riusciti a fare della nostra più grande passione un lavoro, e di avere la fortuna di essere tra i pochi, pochissimi gruppi, se non l’unico che ha raggiunto un certo livello anche all’estero. Un rispetto, una riconoscibilità tale che ci ha fatti diventare un gruppo Italiano conosciuto dagli stranieri e non dagli Italiani all’estero. E’ una grande soddisfazione per noi essere riusciti ad imporci in un mercato nazionale pur essendo Italiani.

Che differenze ci sono per te tra il pubblico straniero e quello italiano?
CRISTINA
– Non ti so dire le differenze tra i vari tipi di pubblico, quelle dipendono anche dalla città, dal locale, in fondo la gente è sempre la stessa ovunque, noi abbiamo questa particolarità che riusciamo ad essere considerati quasi Americani in America, Inglesi in Inghilterra, Francesi in Francia, non ci identificano come Italiani, ci identificano come gruppo internazionale. E’ una cosa curiosa, non saprei identificare il vero motivo, forse è perché ci siamo sempre rinnovati, non abbiamo mai avuto paura di buttarci in cose nuove, non abbiamo voluto mai rimanere nello stesso cliché. Se vogliamo noi siamo quasi un gruppo cult più che un gruppo appartenente ad una scena vera e propria, questo può essere un handicap ma allo stesso momento una cosa bella sotto certi aspetti. Siamo sempre quel gruppo che è considerato un punto interrogativo, non siamo gothic, non siamo metal, ridomandano sempre che genere facciamo! Questo per me va a nostro vantaggio perché questo ci ha permesso di andare avanti molti anni e ci ha permessi di reinventarci quando e come volevamo e di venire rispettati da diverse scene. O criticati! Che comunque è una cosa buona perché nel bene o nel male l’importante è che ne parlino!

Rock the DJ interview @ Dagda - Borgo Priolo (Pv) 02-04-2016 [02]

Come è nata questa idea di fare i DJ set?
CRISTINA
– E’ nata dall’incrocio, dal miscuglio di diverse teste! In realtà non sono proprio DJ set, io non sono ancora in grado di utilizzare una consolle, e soprattutto preferisco sempre, almeno nei miei DJ set, lavorare con DJ locali che comunque conoscono il pubblico e la gente che va nel locale e quindi hanno già un’idea di gusto personale del pubblico che poi viene alla serata. Io faccio più da vocalist, intrattenitrice, speaker, canto sui pezzi, quindi in realtà mi faccio io delle bellissime serate perché mi diverto sempre da matti! Anche in questo caso vado sempre un po’ alla cieca perché non voglio mai sapere come reagisce esattamente il pubblico, cosa fa, mi piace studiarli durante l’andamento della serata e un po’ interagire con loro piano piano. Devo farmi conoscere, anche perché il pubblico all’inizio è intimorito di solito e non sa come porsi nei miei confronti! Poi è bello vedere che durante la serata si scioglie la tensione completamente e alla fine diventiamo tutti amici e nessuno vuole tornare a casa!

Rock the DJ interview @ Dagda - Borgo Priolo (Pv) 02-04-2016 [01]

Come nasce invece l’idea del DJ set dove si suona davvero?
MARIO RISO
– Io ho sempre detestato i DJ che hanno continuamente utilizzato il termine “suonare”, perché ho dedicato anni della mia vita a studiare gli strumenti e a provare a migliorarmi. Avendo a che fare spesso con DJ che dicono “questa sera suono”, ho pensato di fare qualcosa di particolare! Questo DJ set è davvero innovativo, a me piace l’idea di provare a sperimentare reinventando magari cose che già esistono, ma che vengono rivisitate sotto una chiave nuova. “Rezophonic” ad esempio è stato questo, mettere insieme tanti artisti per un progetto umanitario che non durasse un singolo, ma va in giro da dieci anni per fare ciò per cui è stato creato. Così “Rock The DJ” altro non è che il primo DJ set live rock, perché è di questo che si tratta! E’ suonato realmente con la batteria, con l’ausilio di basi che sono i master originali dei dischi delle hit dagli anni ’60 ad oggi. E’ quindi una cosa praticamente nuova perché non si è mai visto un batterista rock, che suona i classici del rock dal vivo con una selection fatta da un DJ che prova ad interagire col pubblico facendolo divertire e soprattutto provando a mettere le canzoni che accontentino un po’ tutti i gusti musicali di quello che è un genere che noi amiamo alla follia!

Rock the DJ interview @ Dagda - Borgo Priolo (Pv) 02-04-2016 [04]

Torniamo a “Rezophonic” quanto vi ha cambiato negli anni sapere che con questo progetto avete aiutato moltissime persone ed avete costruito un qualcosa di veramente grande?
MARIO RISO
– Quest’anno è il decennale, la cosa bellissima di “Rezophonic” è che i risultati che abbiamo ottenuto sono arrivati senza che ce ne rendessimo conto. Noi ci divertiamo tantissimo e ci siamo ritrovati in oltre 250 artisti, con alcuni ci vediamo molto raramente, con altri ci si incontra più spesso, si è creata una grande famiglia ed è un orgoglio che l’Italia per prima abbia avuto questa opportunità di costruire una famiglia così numerosa, composta da tanti artisti di generi differenti che si sono uniti per un denominatore comune che è il grande cuore. Ogni volta che ce n’è bisogno questi artisti sono presenti. “Rezophonic”non ha bisogno di nomi, ma ha bisogno di uomini e di donne. Con questo progetto ho scoperto che più le persone sono grandi e meno lo fanno pesare!

Cosa consigliereste voi a chi oggi vuole intraprendere una carriera musicale o a chi si sta affacciando a questo tipo di lavoro?
CRISTINA
– Cambiate lavoro!(scherza ridendo) Non esiste un segreto per come cominciare in maniera positiva una carriera musicale o continuarla, ma consiglierei di guardarsi veramente dentro e cercare di vedere se è quello che si vuole veramente fare. A volte si parte con un desiderio pensando a un obbiettivo che non è quello che dovrebbe essere: tanti intraprendono la carriera musicale perché vogliono diventare famosi o perché vogliono vedere la loro faccia su una copertina, alcuni mi chiedono come ho fare i tour, ma in realtà non si tratta di queste cose. Queste sono tutte conseguenze. Il fatto di firmare un contratto con una casa discografica è solo l’inizio, non è l’obbiettivo da raggiungere, è solo il punto di partenza, ci sono tanti sacrifici da dover fare e non è tutto oro quello che luccica. Non si tratta solamente di raggiungere popolarità e di poter vivere con il proprio lavoro, ma si tratta anche di eliminare quasi completamente la propria vita privata, si tratta di consacrare se stessi completamente alla musica, alla propria carriera, si tratta di molto di più. Ecco, quindi consiglierei di guardarsi dentro e cercare la conferma che quello che si vuole veramente fare è di vivere una vita a trecentosessanta gradi all’interno della musica e di dedicarcisi completamente. E poi piano, piano senza farsi illusioni, essere ambiziosi senza essere superbi, senza mai pensare di essere arrivati,senza mai pensare di essere migliore degli altri, perché come si arriva in cima si può cadere il giorno dopo. Bisogna per questo sempre ricordarsi da dove si è venuti, sempre rispettare gli altri, anche nelle piccole cose,come nell’essere puntuali, rispettosi, e fare bene il proprio lavoro.

Rock the DJ interview @ Dagda - Borgo Priolo (Pv) 02-04-2016 [08]

Adesso in Italia è scoppiata la moda dei Talent Shows.Voi siete favorevoli?
MARIO RISO
– Io la mia opinione me la sono fatta, riallacciandomi a quello che ha detto Cristina, io continuo a sostenere che l’arte non sia nata per pagarsi le bollette. L’arte è una forma di espressione, chi viene toccato da un talento che fa capo al mondo dell’arte, quindi non solo nel campo della musica, ma parlo anche di pittura, poesia, di qualunque forma di espressione, vive il suo talento come una necessità. Io dico sempre che per me bere, mangiare e suonare la batteria sono sullo stesso piano, non potrei farne ameno. Ogni volta che qualcuno mi paga per fare qualcosa che io amo, lo vivo con grande sorpresa perché lo farei anche se non mi pagassero. La dignità dei musicisti è una dignità particolare perché in nessun ambito lavorativo c’è quest’attitudine da parte delle persone a fare qualcosa per il puro piacere di farlo. Tu vai da un panettiere o da un artigiano che fa il suo lavoro, anche con passione, e gli chiedi un panino perché hai fame, gli devi dare 50 centesimi. Se tu vai da un artista, da un musicista e gli dici mi canti una canzone o mi scrivi qualche cosa, te lo fa sicuramente senza nulla chiederti. E’ proprio un modo di interagire quello dell’artista particolare e non ci trovo niente di male nel fare un lavoro durante il giorno e andare a suonare la sera libero da vincoli, con i gruppi più disparati, per sfogarsi e tirar fuori ciò che si ha dentro. Circa il Talent Show, io credo che sia una parte importante nella nostra civiltà, di adesso, l’unica cosa che mi dispiace è che abbia preso il posto di tutto il resto. Il problema reale sta nel fatto che è diventata una scorciatoia perle case discografiche e per il music business per riuscire ad investire sui nuovi “artisti” veicolando poi il talento e “l’arte” in dei contenitori che purtroppo il più delle volte sono usa e getta. Una volta il disco era un punto d’arrivo, si faceva un album dopo tre, quattro cinque anni di prove, finché trovavi qualcuno che ti dava finalmente quest’opportunità, oggi il disco è diventato un punto di partenza per chiunque. Il Talent fa sì che si abbia della visibilità, ma fa sì anche che gli artisti che escono da un talent vengono veicolati dagli stessi autori, dagli stessi produttori, dalle stesse case discografiche che fanno il bello e il cattivo tempo permettendo agli artisti veri di esistere. Io un giorno parlavo con Enrico Ruggeri e lui esprimeva un concetto incredibile ma vero: diceva meno male che ai tempi miei, di Guccini e di De Gregari non c’erano i Talent sennò ti immagini noi che ci presentavamo? Ci avrebbero detto “Voi non potete fare questo lavoro!”. Stiamo perdendo i veri cantautori sicuramente, ma io penso che la musica, quella vera, quella sana, continuerà a vivere a lungo e invece i Talent presto o tardi finiranno!
CRISTINA – Io sono d’accordissimo con Mario sul fatto che non ci sono tante altre alternative, però trovo anche che a volte si punta un po’ troppo il dito sui talent perché se ci si ragiona su si può vedere che vent’anni fa quando è iniziata la carriera dei Lacuna Coil, non c’erano i Talent. Noi comunque mandammo la nostra musica a diverse case discografiche ed alcune ci risposero che non erano interessate, altre hanno deciso di puntare su di noi. Alla fine, a conti fatti, non è molto diverso, ci sarà sempre qualcuno che sarà disposto a darti una possibilità o a non dartela. In questo caso essendo un programma televisivo visibile da tutti, con una giuria composta da poche persone, sembra strano che poche persone possono avere in mano il tuo destino. Alla fine della fiera è così anche in una casa discografica che può decidere di darti una possibilità oppure no. Se vent’anni fa qualcuno alla Century Media avesse detto “non me ne frega niente di questo disco perché secondo me questo gruppo non ha nessun futuro, come è successo con le case discografiche che ci hanno rifiutato, noi non saremmo qui. Non c’è quindi questa enorme differenza perché ci sarà sempre qualcuno che ti permetterà di portare avanti la tua carriera oppure ti fermerà lì, e tu ti dovrai rimboccare le maniche e provare. Però ci saranno sempre delle porte da sfondare, delle scelte da fare, e delle cose che dipenderanno comunque sempre dagli altri. Ecco, a volta mi sembra un puntare il dito apposta! Dopotutto credo sia anche normale per questi ragazzi giovani che hanno la possibilità di avere questa visibilità in TV scegliere di provare! Perché non provare se l’alternativa è stare a casa e cantare davanti alla televisione da soli, non mi sento di attaccarli o di dire che sono degli stupidi! Se l’alternativa è il fare niente o poco, allora se per loro il miraggio di partecipare ad un talent è il top, allora perché non farlo! E’ un po’ come partecipare a un casting di danza, sarebbe come dire le stesse cose a un ballerino che vuole partecipare ad un casting per ballare a Brodway, ci sarà comunque sempre qualcuno a giudicarti, a cercare di inquadrarti a decidere se sei adatto o meno. Credo che nella vita capiti in tante cose! Anche in un colloquio di lavoro, ci sarà sempre qualcuno che ti dirà “sì, vai bene!” oppure “no, non vai bene!”, e tu puoi essere la persona più adatta per quel lavoro, ma vieni scartato! Io mi sono un po’ rifatta un’idea sui Talent. Li sto un po’ giustificando per i tempi odierni, considerando tutto ovviamente, internet, YouTube, la saturazione di gruppi che ci sono in giro adesso, è difficile anche per chi ha già fatto qualcosa, E’ difficile anche per noi! Adesso ci troviamo in competizione con un sacco di nuovi gruppi che si preparano il disco dentro casa, mentre noi siamo andati a registrarcelo in studio, spendendo anche un sacco di soldi. E’ un discorso molto ampio, è facile dire “’Fanculo i Talent Show!”, bisogna comprendere un po’ tutto il meccanismo e soprattutto comprendere il meccanismo del 2016! Non si può guardare al 2016 con la mentalità degli anni ’80, è impossibile dire “ai miei tempi succedeva così!”, bisogna adattarsi ed accettare i cambiamenti.

Rock the DJ interview @ Dagda - Borgo Priolo (Pv) 02-04-2016 [07]
MARIO RISO – In realtà è tutto troppo delicato per essere discusso in due parole e dieci minuti, esistono anche dei rovesci della medaglia che puoi conoscere solo dal momento in cui hai conosciuto persone che hanno partecipato ai Talent, e per Talent intendo dal “Grande Fratello” a “X-Factor”, purtroppo questi Talent devono determinare uno, al massimo due personaggi su tutti quelli che riescono ad avere un po’ di attenzione. Io credo che la verità stia nel mezzo, è giusto provarci dal momento in cui si ha una l’opportunità, sperando di non lasciarci le penne. Faccio una riflessione, penso di poter dire a voce alta che avendo iniziato praticare il mondo del rock e del metal dal 1985, anno in cui ho fatto il primo album, io ho visto una involuzione nell’ambito del mondo rock incredibile in tutti questi anni, soprattutto da quando c’è stato l’avvento dell’Hip Hop. Io ricordo che quando ero piccolo e vedevo i videoclip tutti volevamo essere come i Bon Jovi, i Motley Crue, Eddie Van Halen, giusto per dirne alcuni, perché lì nei video, nella vita di queste star, si ostentava la ricchezza, il benessere, le belle donne, tutte cose che oggi sono state prese dal mondo dell’Hip Hop e al rock è rimasto il poliziotto che ti insegue con la macchina scassata, stempiato, la sfiga che ti perseguita, la bottiglia di birra in mano. Quindi purtroppo ammetto che quando ero piccolo io, suonare in una band era motivo di vanto, oggi se dici che suoni in una band sembrino sfigato. Questo è un po’ anche quello che vogliamo combattere con “Rock The DJ” che per me è nato perché voglio suonare dal vivo uno strumento vero, non digitale, e voglio suonare i classici del rock che sono senza tempo, che riportiamo dietro dagli anni ’60 ad oggi e che vorrei che in alcuni casi, alcuni ragazzi riscoprissero per quello che sono. Io avendo fondato Rock TV, mi sono ritrovato a condurre delle trasmissioni dove magari durante le mie dirette mi venivano chieste delle cose allucinanti per me tipo “Mi puoi passare il pezzo della sigla di Lucignolo?” che era in realtà “Smoke On The Water” dei Deep Purple. Però capisco anche che a 13 anni i Deep Purple li vedi come il tuo bisnonno e allora non vai a cercare le radici della musica. Io onestamente sono un ragazzo del 2016 pur essendo nato negli anni ’60 e voglio vivere la musica sia del 2016, ma non dimenticando le radici. I palazzi si costruiscono partendo dal pianterreno, non si costruiscono mai dall’ultimo piano! Purtroppo la nostra civiltà dice che tutti hanno dimenticato qual è il pianterreno.

.


  foto e riprese video: Davide Ravera elaborazione video: Federica Borroni