CORELEONI: Una nuova rinascita

CORELEONI: INTERVISTA ESCLUSIVA A LEO LEONI •

Gli ultimi due anni hanno certamente segnato il music business, uno dei settori più colpiti dalla pandemia globale. Se per molti il lockdown che ha colpito il mondo intero e che ha messo in ginocchio tantissime band e moltissimi musicisti è stato un duro colpo da digerire, per molte altre realtà musicali questi periodo di inattività ha, invece, segnato una sorta di rinascita e voglia di comporre musica a tutto spiano. È questo il caso dei CoreLeoni, band hard rock svizzera nata dal chitarrista e fondatore dei Gotthard Leo Leoni! Quest’anno, infatti, la band celebra una ritrovata sinergia, grazie anche all’entrata del nuovo innesto alla voce Eugent Bushpepa e anche ad un accordo discografico stimolante con Atomic Fire Records, con la quale gli svizzeri pubblicheranno il prossimo 20 maggio il loro terzo lavoro sulla lunga distanza, “III”. Per l’occasione, abbiamo voluto approfondire meglio questo nuovo capitolo discografico proprio col chitarrista, che così si racconta ai nostri microfoni…

Ciao Leo e benvenuto su Metalforce.it per questa nostra prima chiacchierata. Come stai? Perdonami, ma arrivo una settimana in ritardo per farti gli auguri di Buon Compleanno, spero che gli auguri siano ugualmente accettati e apprezzati!
LEO – Sì, grazie, sono sempre apprezzati! Sei molto gentile! Sai, passati i 25 anni poi inizi a contarli meno!

Oggi siamo qui per parlare del nuovo album dei Coreleoni, “III”, in uscita il 13 maggio su Atomic Fire Records. Avete recentemente firmato un accordo con questa nuova etichetta indipendente, fondata da alcuni degli ex storici collaboratori di Nuclear Blast, etichetta con la quale hai avuto modo di collaborare per via dei Gotthard. Cosa ci puoi dire del vostro rapporto?
LEO – Sai, stavamo negoziando per una nuova casa discografica. Nell’ambiente si sapeva di questa nuova etichetta che avrebbe aperto le porte, o come si suol dire “I battenti”. Sapendo, quindi, chi c’era dietro le quinte di questa casa discografica, logicamente l’interesse è andato ovviamente verso questa direzione. Come Gotthard, appunto, abbiamo lavorato con Nuclear Blast per diversi anni e c’è sempre stata un’ottima collaborazione, ci siamo sempre capiti, quindi in questo momento qua, dove volevamo uscire con un disco nuovo, ci sembrava ovvio e volevamo almeno provarci, fare una telefonata e chiedere: “Siete interessati a questo prodotto?”. Cosa che, in ogni caso, già come Nuclear Blast erano interessati ai tempi che furono con il primo e secondo disco, ma non è mai andato in porto, molto probabilmente perché avevano già preso in visione questa nuova etichetta. Posso immaginare che fosse una combinazione di cose, ma siamo felici di far parte di questo gruppo e di farne parte in maniera abbastanza importante, perché è comunque una collaborazione che “si ripete”, il che significa che noi siamo stati bene come Gotthard ed io come Leo, in ogni caso, visto che sono l’unico di tutto il gruppo coinvolto in questo momento, come Gotthard e CoreLeoni… D’altra parte, penso che anche quelli che potevano essere gli elementi che erano in Nuclear Blast fossero contenti di averci al loro fianco, ecco, o nella loro scuderia, oserei dire! Per noi, quindi, è un orgoglio far parte di questa etichetta che, comunque, si è sempre dimostrata super valida e, soprattutto, nell’ambiente musicale del nostro genere.

Forse la mia ti sembrerà una domanda sciocca, ma sono un’attenta osservatrice e spesso traggo conclusioni che, sicuramente, sembrano cadute dal pero. Ripensando ai tre dischi che avete pubblicato, di cui l’ultimo è in dirittura di arrivo, ho fatto caso ai numeri: il primo album si intitolava “The Greatest Hits – Part 1”, il secondo “II” e il terzo, ovviamente, “III”. È una scelta stilistica pensata a tavolino per dare una sorta di senso di continuità o, semplicemente, ci sono dietro altre motivazioni?
LEO – Penso che sia una cosa semplice, poi è una cosa che arriva di conseguenza, nel senso che il “Greatest Hits – Part I” era un progetto, come era stato precedentemente annunciato, un po’ una ripresa di brani che con i Gotthard non suonavamo da tanto tempo, quindi in realtà non è un “Greatest Hits”, perché i brani dei primi due dischi, erano pezzi che erano già stati utilizzati in altri momenti e in altre situazioni; di conseguenza, la numerazione doveva essere “uno, due, tre” (ride, ndr), una cosa molto semplice, no? È meglio non complicare la vita quando è già complicata di per sé, poi è anche più facile per i fan! Per noi non anglofoni quando si tratta dei testi, facciamo molta fatica a ricordarli, mentre questo è un linguaggio un po’ più internazionale, poi che tu lo dica “uno, due, tre”, o “One, two, three”, o ancora “un, deux, trois”, o qualsiasi altra lingua dovessi capire, non dovrebbe essere un problema! Questa è la risposta più naturale alla quale possa pensare.

Questo è il primo disco con il nuovo vocalist, Eugent Bushpepa. Cosa puoi dirci del suo contributo in “III”? pensi che, in qualche modo, abbia portato nuova energia vitale alla band, abbia dato più stimoli musicali, una sorta di rinascita?
LEO – Sicuramente ha portato tantissimo, in primis la sua voce, la sua performance, la sua attitude, quindi è una cosa molto importante, perché comunque, al di là di questo, è il suo carattere e la sua voce, il suo modo di cantare e sicuramente il fatto di avere un cantante come Eugent aiuta a fare in modo che questi brani, in parte erano già scritti e quindi già nella dirittura di arrivo, prendano vita nella maniera giusta, col carattere giusto, come esattamente volevamo che uscissero! Sì, dal canto suo ha portato tantissimo, una nuova linfa, una nuova era, quando prima era più un rincorrere quello che avevamo fatto con i Gotthard, mentre qui si tratta di riportare quest’atmosfera che c’era negli anni ’90. Qua si tratta di riportare sì quella atmosfera, ma con dei brani nuovi, non prendere vecchi pezzi e riportarli ad una nuova luce, questa era una cosa importante e questa è la grande importanza che, comunque, Eugent ha portato, ovvero portare la sua personalità, la sua persona, la sua esperienza! Ha portato un’ondata di aria fresca, nel senso che anche i fans sono contenti di avere qualcosa di diverso, qualcosa che non si è ascoltato mille volte, ecco!

I fan hanno avuto modo di scoprire una piccola parte di Eugent con il primo singolo che avete pubblicato, “Let Life Begin Tonight” ed, in seguito, con “Purple Dyamite”, che danno entrambe comunque un piccolo assaggio di ciò che offrirete con “III”. Che genere di riscontri avete ottenuto? Come è stato accolto Eugent?
LEO – Beh, Eugent è stato accolto super bene, devo dire! I singoli sono passati molto bene, questo è un po’ il desiderio di tanti fan che volevano ascoltare materiale nuovo, quindi abbiamo approfittato di questo momento che si chiamava “Lockdown” che ha portato tanti malumori, ma anche tante difficoltà… Ci ha dato un po’ più di tempo per la stesura dei brani, da un brano ne nasce un altro e da una settimana si è passata a due settimane di lockdown e, tra una cosa e l’altra, sono diventati quasi due anni. Questo ci ha permesso di realizzare tutto ciò! I fan hanno accettato benissimo Eugent, chi ha avuto la fortuna di esser stato ai nostri concerti sa che abbiamo fatto un piccolo tour che si chiama “The Generation Tour” in Svizzera e penso che il riscontro sia stato molto valido! Eugent è un super performer, è un super cantante, è un super professionista, sia per quel che riguardano le registrazioni, che a livello di studio, che a livello di performance dal vivo!

Pensa, neanche a farlo apposta ieri sera, appena ho aperto Facebook, mi è uscita la notifica di Atomic Fire che annunciava l’arrivo del vostro terzo singolo, “Sometimes”, in uscita il 15 aprile. Ci puoi anticipare qualcosa? La label ha ovviamente stuzzicato l’appetito con un piccolo teaser…
LEO – È un bellissimo blues rock che si chiama “Sometimes”, parla un po’ di ciò che succede nella vita di tutti i giorni di tutte le persone, dice “Sometimes I’m up, sometimes I’m down”, ovvero “ogni tanto sono giù di morale, ogni tanto avresti bisogno di guardare fuori e a volte servirebbe un miracolo, prima o poi”. Cerchi di aggrapparti a qualcosa o a qualcuno che forse esiste, o forse no, forse non è mai esistito oppure si spera che, prima o poi, possa esistere… È una specie di preghiera, non diretta a qualcuno, è un po’ un cercare di risolvere tutte queste problematiche che ogni giorno dobbiamo affrontare, cosa che per alcune persone non sono così difficili, mentre per altre lo sono ,dove magari ci sono dei drammi dove, per l’appunto, ci vogliono dei miracoli. Il brano, quindi, parla un po’ di questo, è un brano blues rock, non voglio dire che è una “ballatona”, perché non lo è. È proprio un bellissimo brano, tra l’altro è uno dei primi che abbiamo composto per questo album. Penso che per gli amanti di questo genere farà piacere avere un brano simile. Sarà una bella sorpresa!

In merito, appunto, al processo compositivo e anche alle registrazioni del disco, che cosa mi puoi dire, visti gli ultimi due anni che hanno impedito alle varie band di andare in studio di registrazione e registrare il proprio materiale? Come è stato il vostro approccio per questo nuovo album?
LEO – Sai, io ho la fortuna che tanti anni fa ho pensato di assemblarmi il mio studio, quindi io lavoro in casa, nel mio studio, ergo questo lockdown non ha cambiato tantissimo la mia vita, né ha cambiato quello che poteva essere la stesura… anzi! Ci ha dato una mano, proprio per il fatto che non potevamo girare e ha fatto il modo che potessimo trovarci, anche se c’è stato qualche problema in più con Eugent, poiché c’erano le restrizioni del non poter volare, dei permessi, non si poteva girare, insomma…. Per il resto, per quel che riguarda la band, siamo tutti “vicini di casa”, quindi era facile fare due passi e trovarsi in studio e fare tutto quel che c’era da fare per questo disco, quindi nella sfortuna c’è stata la fortuna. Mi dispiace per gli altri che, magari, non hanno potuto approfittare di questa situazione, ma va beh… Noi abbiamo avuto questa fortuna e ci ha aiutato sia nella stesura dei brani, che nel passare il tempo, senza pensare troppo a questa pandemia che si è sviluppata e che ha portato quel che conosciamo.

Sai, Leo, spesso mi piace confrontarmi con chi vive e respira musica per capire al meglio le visioni anche delle persone con cui mi interfaccio. Non molto tempo fa, avevo letto una serie di commenti degli utenti del “magico” mondo del web, in cui veniva largamente criticata la scelta dei CoreLeoni di aver riproposto, perlomeno agli inizi, alcuni vecchi brani dei Gotthard. Molti utenti, infatti, avevano tacciato la band di essere una “cover clone band” dei Gotthard stessi, penso si riferissero al fatto che al debutto con “The Greatest Hits – Part 1”, effettivamente riproponeste materiale conosciuto. Oggi, invece, proponete materiale vostro, anche se ricordo che in ogni disco c’era almeno un brano inedito, correggimi ovviamente se dico fesserie. Come vorresti rispondere a queste critiche?
LEO – Prima di tutto, bisognerebbe rispondere dicendo che io avevo detto chiaramente che cosa avrei fatto! Seconda cosa: se devo prendere la cover band dei pezzi che ho fatto e scritto io, sarebbe come dire che David Gilmour, quando va in giro a suonare “The Dark Side Of The Moon” senza i Pink Floyd, è una cover band! O anche Roger Waters, facendo la stessa cosa, proponendo i pezzi di “The Wall”, che non sono i Pink Floyd ma Roger Waters. Bisogna prendere queste cose con le pinze, non so, se Slash fa un pezzo che ha scritto negli anni in cui fu nei Guns N’ Roses poi voglio vedere se si dice che Slash è dentro una cover band! Anzi, magari sarebbero tutti felici di sentire i pezzi dei Guns suonati da Slash! Chiudo questa parentesi! Ora, ai fan che dicono questo, vorrei dire che se non hanno capito quello che volevo impostare, mi dispiace! Comunque, l’idea principale di pubblicare un disco era il fatto che io volevo andare in giro a suonare musica dal vivo, facendo brani che non facevo da tanti anni, cosa che avevo già annunciato negli anni e seconda cosa, mi sembrava giusto e corretto per la formazione che era sul palco e fare in modo che chi venisse a vedere questi concerti si portasse a casa non un disco che era stato registrato 25 anni prima, molto probabilmente, ad occhio e croce, bensì la versione del gruppo, della band che era attualmente sul palco, quindi in questo caso i CoreLeoni, della lineup di quel momento e di quelle date che erano state fatte. Non so, se è stato capito così va bene, non mi offendo, perché comunque sono i miei brani, sono i pezzi che ho scritto negli anni che furono. Adesso stiamo facendo i nostri brani, stiamo facendo molte cose ed abbiamo avuto il modo di farle, è uno sviluppo della situazione di questo progetto che è diventato realtà, una band che cercherà di andare avanti nel migliore dei modi, ecco! Mi ritengo, comunque, privilegiato nel poter suonare dei brani che ho scritto tanti anni prima e poter andare in giro a suonare brani che scrivo al giorno d’oggi, sia con una band che con l’altra! Penso di essere molto fortunato di poter fare questo! Scusa se, inoltre, mi permetto questo: non so se Paul McCartney verrà mai criticato nell’essere una cover band dei Beatles! Non mi paragono a questi personaggi, però è un po’ la realtà, nel senso che se fossi in una cover band, probabilmente avrei fatto altri pezzi!

Rimanendo in tema di critiche, vorrei chiederti un tuo punto di vista in merito all’andazzo generale del music biz. Molto si è detto, specialmente nel corso degli ultimi due anni, riguardo a questo argomento, ricordo le dichiarazioni, ad esempio, di Marco Hietala poco prima della dipartita dai Nightwish o dello stesso Romero, i quali si sono espressi in merito all’atteggiamento assunto da parte di chi vive in questo ambiente. Hietala disse che gli artisti sono “la repubblica delle banane dell’industria musicale”, mentre Romero disse che, a suo avviso, tutti sono convinti di avere il diritto di dire cosa devi fare o come devi fare una determinata cosa. È vero che, da tempo, l’industria musicale è evoluta ed evolve in continuazione, ma quale è il tuo pensiero?
LEO – Io non mi associo a nessuno di questi personaggi, perché in primo luogo sono fuori da Internet, non ho Instagram, non ho Facebook, per cui non so di tutte queste cose! Posso immaginare che la musica va avanti e se qualcuno ti dice di fare qualcosa o ti consiglia, quella cosa dovrebbe essere tale, però tu, artista, dovresti decidere in primis che cosa fare e sapere quello che vuoi fare! Se parti con questa idea di sapere che cosa vuoi fare e lo fai, ti metti su una piattaforma dove la gente ha il “diritto” di rispondere a quello che tu fai, no? Anche a Picasso quando ha proposto il suo primo quadro non gli avranno detto: “Oh wow, che fantastico disegno!” (ride, ndr). Ci hanno messo un attimo prima di capire, no? Fondamentalmente è arte e come tale, viene espressa dal personaggio come meglio crede! Per quel che riguarda il music business, non so nemmeno a che cosa si riferissero questi personaggi, quindi non vorrei esprimere una cosa che non ha senso! Io sono sempre stato un personaggio che ha fatto quel che pensava di fare, senza girare troppo attorno a quello che mi è stato detto, poi se c’erano delle situazioni contrattuali questo non lo so, non so perché questi personaggi hanno dovuto esporsi in questa maniera. Io mi sento di dire che dovresti fare quello che senti giusto fare nel tuo cuore, devi anche aspettarti che questo possa essere criticato come possa essere apprezzato! Mi permetto di dire che non è solo un discorso di music business, perché se guardiamo quello che è successo pochi anni fa, prima erano tutti virologi e ora sono tutti esperti di guerra! Sono tutti generali, politici… Io penso che il web abbia creato un gran casino, sicuramente, i media ci vanno a nozze ed il mondo intero abbocca come dei pesciolini! Che si dica o meno, basta parlarne! Penso che la gente là fuori che compra musica e che la consuma, gestisca lei cosa comprare o cosa no, se ti piace il brano di un artista normalmente lo supporti, in caso contrario ne troverai un altro! Per fortuna c’è ancora questa libertà!

Visto che li abbiamo menzionati, quali sono gli aggiornamenti in merito ai Gotthard?
LEO – Io sto preparando le valigie perché venerdì sera saremo a suonare a Vienna, finalmente ricominciamo il tour e sembra che possiamo riprendere questo tour che doveva partire due anni fa! Cominceremo a fare questo tour che si chiama “Number 13” e saremo in giro un po’ per tutta l’Europa. Avremo un mese non-stop, poi avremo un tour in Svizzera con qualche data, ci saranno i festival e via discorrendo! Si ricomincia, forse, la vita normale, poi si ricomincia a fare quello che era la vita normale di prima, finalmente! Si riaccendono i motori! Verso la fine di maggio molto probabilmente saremo a Milano, non vorrei dire un numero sbagliato, ma sarà intorno al 20 o qualcosa del genere…

Sai, una cosa curiosa che ho recentemente letto in giro era legata ad un ipotetico tour celebrativo dei primi lavori targati Gotthard. Pensi che possa essere una cosa fattibile?
LEO – Beh, intanto lascerei lì la supposizione! Noi intanto continueremo con il programma degli impegni che sono stati presi alcuni anni fa… poi vediamo, magari entro la fine dell’anno qualcosa si farà, d’altronde stiamo celebrano da 30 anni! (ride, ndr). Mi sembra un ottimo risultato questo, celebreremo il fatto che saremo in giro a fare quello che stiamo facendo, quello che abbiamo fatto per 30 anni, quindi mi sembra già un ottimo risultato, un’ottima festa! Se avessimo dovuto celebrare questo numero a caso, chiusi a casa o magari chiusi in lockdown ancora senza la possibilità di andare in giro a suonare, sarebbe stato bruttissimo! In quanto a festeggiamenti, festeggeremo on the road, ogni sera che potremo suonare… poi si vedrà! L’anno è appena cominciato, non è la canzone “L’Anno Che Verrà”!

Recentemente avete portato a termine il vostro Rock Generation Tour, so che è andato molto, molto bene. Al momento avete altri piani per prossime date live o è ancora presto per dirlo, visti i tempi che corrono?
LEO – E’ già tutto programmato, logicamente deve assestarsi un po’ il tutto, nel senso che è tutto programmato ma devono combinare le date che sono state rinviate in questi due anni di lockdown per tutti e due i gruppi… comunque ci sono ancora dei festival da fare, sia come CoreLeoni che come Gotthard, poi questo autunno ritorniamo in tour con i CoreLeoni, quindi c’è molta carne sul fuoco!

Ottimo! Non vediamo l’ora di vederti sia con i Gotthard, che con i CoreLeoni!
LEO – L’ho fatto apposta, così potete vedermi più spesso!

Ok Leo, questa era la mia ultima domanda. Ti ringrazio per la tua disponibilità e per lo spazio offertomi oggi! A te le parole finali!
LEO – Cosa devo dire? Sono felice di poter ricominciare a girare “il mondo”, facendo musica e long live rock n roll! Spero di vedervi al più presto e speriamo di incontrarci, magari, dietro le quinte o davanti, davanti al palco o tra una transenna e l’altra, o sarebbe ancor meglio, al bancone del bar per bere una birra insieme e scambiare quattro chiacchiere in questo momento che sembra essere “di riapertura”, sperando che non succedano altre sorprese!