COLDBOUND – Vivere è un atto di forza

COLDBOUND: INTERVISTA ESCLUSIVA A PAULI SOUKA • (english version below)

Spesso, la musica viene vista come una vera e propria cura per l’anima. Amica fedele nei momenti del bisogno, questa fantastica forma d’arte da sempre è stata una vera ancora di salvezza per affrontare i momenti difficili imposti dalla quotidianità e dalla vita stessa, una spinta per risalire dal baratro e farsi forza nei periodi più bui per tornare nuovamente alla luce. Di questo avviso è anche Pauli Souka, mastermind del progetto Coldbound: il musicista finlandese ci racconta in questa incredibile intervista esclusiva per Metalforce la nascita di questa nuova melodic metal band e ci presenta il suo personale punto di vista sul cambiamento dell’industria, dell’essere un musicista indipendente ed autonomo e sul come riafforare dalle tenebre trovando la forza di reagire senza mai perdersi d’animo.

Ciao Pauli, benvenuto sulle pagine di Metalforce.it. È un piacere per noi ospitarti. Come stai?
PAULI: Ciao Ari e grazie mille per questa straordinaria opportunità per poter promuovere il mio lavoro tramite la vostra fantastica e brillante webzine. Sto molto bene, nonostante alcuni alti e bassi. Al momento sono impegnato con il lavoro, la vita privata e la composizione musicale. Sarebbe potuta andare peggio. .

Bene, oggi siamo qui in tua compagnia per parlare di questo nuovo ed interessante progetto, Coldbound. Ti andrebbe di accennarci qualcosa in merito, per coloro che, ancora, non avessero familiarità con la tua musica?
PAULI: Il progetto Coldbound ha preso vita in una fredda serata nell’ottobre del 2013 nel mio piccolo appartamento a Martinlaakso (Vantaa), in Finlandia. Non ricordo esattamente come si sia innescata l’idea di voler iniziare una band, ma da ciò che ricordo fui ispirato pesantemente da alcuni video diari degli Insomnium in merito alla registrazione del loro album. Questi vlog mostravano il loro chitarrista, Ville F., mentre registrava nel suo dormitorio in Regno Unito e subito fui motivato nell’andare ad acquistare una carta abbastanza economica in un negozio di musica ad Helsinki. Usai tutte le mie risorse per comporre alcune melodie dissonanti. Ai tempi ero estremamente squattrinato e anche la mia depressione insieme ai lunghi inverni non aiutarono molto. Successivamente le cose si sono intensificate sino a “The Gale”. Mi sono serviti 5 anni per creare il sound che volevo avere da sempre, anche ora sto cercando di lavorarci su.

Alcune persone ti ricordano per il tuo impegno con Arvas e con altre band black metal della tua scena locale. I Coldbound offrono più un melodic death metal di stampo finnico-svedese. A che cosa è dovuto il cambiamento?
PAULI: Ho iniziato a creare musica per i Coldbound che potesse suonare, più o meno, in stile funeral doom metal e cambiare poi i tempi passando da tempi veloci a qualcosa più ambient/atmospheric black. Sono stato un grande fan della musica black metal, specialmente della scena norvegese. Il mio passaggio dagli Arvas è stata una decisione molto spontanea che ho preso a quei tempi quando stavo a Bergen. All’epoca, nel febbraio 2015, stavo vivendo un periodo duro e avevo preso la decisione di lasciare Helsinki per andare a Bergen per un paio di giorni. Dopo una rapida audizione nell’allora sala prove degli Arvas a Bergen, mi unii alla band per una manciata di concerti e per registrare un disco. Successivamente, quando mi allontanai dal gruppo, trovai più tempo per concentrarmi sui Coldbound e creare il sound che volevo sin dagli inizi. In un momento a parte, registrai un po’ di musica black metal con l’allora ex-chitarrista e ex batterista degli Arvas, per cui c’è ancora quell elemento black metal nella mia vita che continua ad essere incluso.

Quest’estate è uscito il nuovo album targato Coldbound, “The Gale”. Che tipi di riscontri ha avuto dalla stampa?
PAULI: Curiosamente ho ricevuto il meglio che potessi immaginare sia dalla stampa che dagli amici che hanno supportato la band durante questo periodo. Non li chiamerei “fans”, dal momento in cui non si tratta di una squadra di football o un club. Questo contatto che ho avuto con tanti vecchi e nuovi amici è stato molto più che speciale. E’ stato un qualcosa di intimo. Durante l’estate ho avuto un sacco di problemi con la mia vita, probabilmente è stata una delle peggiori estati della mia vita, ma la pubblicazione di “The Gale”, certamente, ha dato un po’ di luce alle ombre. E’ una sensazione magnifica, è una vera benedizione.

Molti hanno osato paragonare i Coldbound agli Insomnium per via delle sonorità, della copertina (che sembra essere stata influenzata da “Shadows Of The Dying Sun”) e anche della vocalità: ad esempio, io stessa ammetto di aver pensato ad un featuring con Niilo Sevanen in “My Solace”, ma inizialmente ho avuto questo pensiero sin dall’opening track “The Invocation”. Sei stato fortemente influenzato da questa band finlandese? Quali artisti o band hanno forgiato il tuo background artistico?
PAULI: Prendo tutti questi paragoni come un enorme complimento, dato che io stesso sono un grandissimo fan della musica degli Insomnium. Non posso negare il fatto che le mie linee vocali assomiglino a quelle di Niilo, dal momento in cui questo era il mio intento primario sin dall’inizio. Vedi, in quanto cantante di vari progetti, voglio enfatizzare la mia attuale tonalità, per così dire, in modo che possa adattarsi alla musica. Sentivo che queste assolute linee vocali gutturali si adattavano al meglio a questa musica, un mix di angoscia ed armonia con un pizzico di rabbia sguinzagliata subito dopo aver vissuto momenti di struggimento. Per quel che riguarda l’artwork, posso confermarti che non è stato influenzato dagli Insomnium. Era tutta un’idea che sia io che la mia ragazza Paulina avevamo. Lei stessa ha dipinto tutte le emozioni che le ho descritto ed è così che è nata la copertina. Un contrasto di emozioni che vanno dall’armonia alla tranquillità e progredisce all’angoscia e alla rabbia, al dolore. Gli usignoli al centro dell’artwork sono sempre stati un simbolo personale di libertà nei momenti difficili. Una figura di fuga. Alla fine, è tutto negli occhi di chi vede.

A distanza di qualche mese dalla release, come osservi esternamente quest’ultimo disco? Cosa ne pensi del tuo lavoro, come lo descriveresti?
PAULI: Mentre misso il disco da solo, posso sempre trovare dei difetti che potevano essere sistemati. L’unico problema è che con questo tipo di mentalità, il disco non sarebbe mai stato pubblicato, per cui ad un certo punto ho deciso che era giunta l’ora di impacchettare tutto e pubblicare ciò che era stato fatto. Nella mia mente, tutto sarebbe potuto essere fatto meglio, ma il modo in cui il disco si presenta ora è quello più giusto, il migliore che si adatta all’intero concept.

Cosa pensi del percorso dei Coldbound? Rilevi dei cambiamenti sullo stile e sulle tematiche trattate?
PAULI: Certamente. E’ stato realizzato con un’intera negatività espressa soprattutto nelle tematiche. Quasi tutti fanno circa così. Ci vuole fegato per promuovere un messaggio più positivo attraverso un tipo di musica rigida. Io stesso mi sono dovuto occupare di molte problematiche e posso dirti che qualsiasi cosa ascoltiate da “The Gale” viene direttamente dal cuore. Sul prossimo disco userò molte metafore in quanto l’intero album sarà dedicato alla mia carissima amica Krista Löfman, la quale mi ha aiutato con il progetto Coldbound ed è recentemente scomparso. Probabilmente potrà essere un disco un po’ più triste sotto il punto di vista delle tematiche, dato che il disco sarà dedicato a lei, ma sarà una release più significativa.

Prima menzionavo “My Solace”, brano che sembra essere più un poema che una canzone vera e propria (tra l’altro uno dei miei pezzi preferiti di “The Gale”). Quale tipo di feedback ha avuto sin dalla sua prima condivisione sui social media?
PAULI: Beh, trasformare il poema di Kariotaki in una canzone heavy metal non era esattamente l’idea iniziale. Questa iniziativa è saltata fuori mentre stavo cercando di scrivere le canzoni per quella canzone e mi sono imbattuto in alcune poesie di Kariotakis; oltretutto, lui è uno dei miei poeti preferiti per cui è stata una cosa enorme per me esser stato in grado di realizzare un brano tratto da un suo poema che potesse avere un suo suono e avere la sensazione di questo tetro poema. Alla fine alla gente è piaciuto, almeno voglio sperare così.

L’atmosfera del disco è molto cupa, malinconica, nostalgica… so che i temi trattano argomenti un po’ spinosi e molto delicati quali depressione, solitudine, malinconia, suicidio. Cosa puoi dirci in merito?
PAULI: Come menzionavo prima, sono una persona che fa i conti con tutti questi argomenti menzionati pocanzi. Alla fine volevo mandare un messaggio a tutti quelli che ascoltano il disco e quel messaggio era, è che vivere è un atto di coraggio. Non dovremmo mai arrenderci, a qualunque costo. Parlare è importante e aiutare lo è ancora di più. Non siamo soli alla fine, è solo il nostro ego che ci fa sentire così.

Ascoltando attentamente “Shades Of Myself”, c’è un verso che pare quasi voler essere un messaggio di positività: “Living is an act of courage”. Che messaggio hai voluto trasmettere con “The Gale”? Quanto, in questo caso, risulta essere importante l’aiuto che arriva dall’esterno?
PAULI: Un problema del giorno d’oggi è che la gente non ascolta. Lo vedi tu stesso quando prendi l’autobus o la metro. Le persone sono concentrate nella loro piccola bolla perché sono avvenuti molti problemi per ognuno di noi, ci rendono automaticamente ciechi e incapaci di aiutare quelli che ne hanno bisogno. Se tutti noi dessimo più tempo ed attenzione a quelle persone che hanno bisogno piuttosto che guardare un video di un animale carino (non vi è nulla di brutto in questo, ovviamente), forse il mondo sarebbe un posto migliore per confidarsi e parlare. Non volevo realizzare una pubblicazione senza senso concentrandomi solamente sulla musica, ma volevo creare qualcosa che scuotesse e motivasse le persone o i gruppi a farsi forza. Non so se sia riuscito a raggiungere l’obiettivo o no, ma sono orgoglioso di dirvi che alcune persone mi hanno contattato e mi hanno parlato dei loro problemi, qualsiasi problema potesse essere. Non possiamo dare un giudizio, dicendo che un problema è importante o no, dal momento in cui sta affliggendo qualcun altro allora diventa importante.

Vedendoti da fuori e cercando di interpretare le tue liriche, si capisce che sei una persona molto buona ed altruista che, probabilmente, nella sua vita ha avuto episodi molto duri da fronteggiare. Quale è il messaggio che, invece, vorresti rivolgere a chi, ancora, non ha la forza di uscire dal suo periodo buio?
PAULI: Vorrei veramente motivare le persone nel dialogo, a parlare, a non avere paura di pensare, parlare, sentire. Questo risolverà molti problemi. Ovviamente non è una soluzione celere, se un giorno iniziassimo a fare una cosa simile, allora solamente un paio di decadi più tardi questo mondo potrebbe essere un posto più rassicurante in cui vivere, ve lo prometto.

Ti è mai capitato, durante questi mesi di promozione del disco, di ricevere qualche richiesta di aiuto o consiglio da chi, appunto, non ha trovato la forza di reagire o difficilmente riesce ad uscire da un brutto periodo?
PAULI: Ho ricevuto alcuni messaggi da persone che nemmeno conosco che volevano parlarmi dei loro problemi. Vedi, sul retro della versione digipak di “The Gale” c’è un intero testo che spiega il concept che ho scritto e in fondo vi sono tutti i link e le fonti alle quali potermi raggiungere laddove ne avessero bisogno. Questa è una sensazione impagabile per me, sapere che posso aiutare le persone che non conosco che hanno bisogno. E’ una cosa fantastica.

“The Gale” è stato rilasciato per la tua etichetta, se non sbaglio. A che cosa è dovuta la scelta di pubblicare il disco indipendentemente, per così dire e non affidare il tuo lavoro a qualche casa discografica importante?
PAULI: Alcuni potrebbero dire troppo lavoro d’ufficio, troppe seccature, troppa poca concentrazione sulla musica. E’ costato soldi produrre quest’album, ovviamente, ma almeno ho l’assoluto controllo su quello che sta succedendo. Non si è rivelata una brutta scelta, alla fine. A livello di marketing, dopo la pubblicazione del disco, ho avuto più profitti di quanti ne avessi avuti con le precedenti release. Si tratta di più lavoro e di più spese da coprire ma è stata un’impresa divertente e avevo l’assoluto controllo della pubblicazione. Forse un giorno affiderà la mia musica a un’etichetta ma è una cosa che non vedo nel prossimo futuro, almeno per ora.

Ricollegandomi a quanto appena chiesto, quanto è effettivamente importante il supporto di un’etichetta al giorno d’oggi? Perché, ad esempio, si tende a privilegiare la band che “tira di più”, piuttosto che cercare di venire incontro alle esigenze degli artisti? Perché spesso le band devono ricorrere alle campagne di raccolta fondi per avere un maggior supporto?
PAULI: Sfortunatamente questo ha a che fare con i soldi. Le case discografiche non metteranno sotto contratto una band che non potrà vendere, sarebbe troppo rischioso. Ricordate l’intervista di Frank Zappa in merito all’industria musicale? A quei tempi i manager di quelle etichette non avevano idea della musica e rischiavano senza aver paura di perdere. Le conseguenze? Sono arrivate band enormi e musica immortale da gruppi come i Pink Floyd, Deep Purple, Queen e via discorrendo. Oggi giorno la priorità dell’industria musicale è guidata da persone giovani che non hanno alcuna idea della musica, vogliono solo trarre profitti e il risultato è tutta quella spazzatura che ascoltate in radio. Ciò che ho fatto io con i Coldbound è stato prevalentemente un investimento. Ho prodotto il mio materiale e a dir la verità ho tratto profitto dal progetto, è stata un’impresa ardua.

Quanto è difficile, oggi giorno, riuscire a far conoscere la propria musica? È vero che le piattaforme social (Facebook, Bandcamp, Spotify ecc) sono di grosso aiuto per le band emergenti, ma quanta dedizione serve? Perché oggi, nonostante la tecnologia importante, è difficile riuscire ad avere un minimo di riconoscimento?
PAULI: Ci sono migliaia di band che spuntano fuori ogni singolo anno e questo rende questa specie di obiettivo promozionale un po’ più competitivo. Ci dovrebbe essere qualcosa di speciale nel tuo disco così che per ua volta qualcuno possa scegliere di ascotare i nuovi Judas Priest o un nuovo disco degli Iron Maiden piuttosto che la tua nuova release. Le piattaforme social aiutano ma si necessita di un po’ più di interazione per raggiungere un risultato molto più che sufficiente.

Se dovessi invogliare il pubblico italiano a dare un ascolto ai Coldbound, come lo motiveresti?
PAULI: Beh, questo non è probabilmente il miglior album mai realizzato, non è nemmeno un disco perfetto ma ciò che posso dire al pubblico è che qualsiasi cosa alla quale vorreste assistere viene direttamente dal cuore e dall’anima. E’ una parte unica e spontanea di me stesso rivestito di melodie.

Attualmente quali sono i progetti futuri che ti vedranno coinvolto nei prossimi mesi?
PAULI: Al momento mi sto concentrando sulla prossima uscita e forse sto pianificando un concerto in Finlandia per questo o il prossimo anno. Sarà un anno interessante, sicuramente.

Ok Pauli, io ti ringrazio tantissimo per il tempo che ci hai dedicato. Come da tradizione, interpelliamo l’intervistato per concludere la conversazione nel miglior modo possibile, quindi a te la parola!
PAULI: Grazie mille per questa opportunità d’oro per promuovere il mio lavoro, ancora una volta. Grazie a tutti quelli che hanno supportato i Coldbound. Ogni supporto significa molto per me, dato che sono un compositore “indie” ed è difficile far funzionare le cose. Ricordate sempre, vivere è un atto di coraggio e non siamo mai soli! Buttate via il bicchiere riempito di miseria e negatività, piuttosto diffondete i semi dell’amore, emptatia e fiducia e forse questo mondo sarà un posto migliore in cui vivere per tutti quanti noi.

 


(english version)

Music is often seen as a real cure for the soul. Loyal friend in times of need, this amazing form of Art has always been a real lifeline to deal with those tough moments imposed by the everyday routine and life itself, a motivation to climb back from the depths and to pluck up one’s courage in the darkest times to come back to the light. Pauli Souka, mastermind of the music project Coldbound, thinks the same thing: the Finnish musician describes himself in this brand new interview and he tells us about the birth of this new melodic metal band, giving us his personal point of view about the change in the music industry, being an independent artist and how to cope with depression, coming back to the light from darkness, trying to find an escape in order to react without losing hope.

Hi Pauli, welcome to Metalforce.it. It’s a great pleasure hosting this chat with you today. How are you doing?
PAULI: Hello Ari and thank you so much for this extraordinary opportunity to promote my work through your amazing and brilliant webzine. I am doing very good despite some ups and downs. Currently busy with work, personal life and music writing. I can’t complain. It could always have been worse.

Well, we’re basically here today in order to talk about your new and very interesting project, Coldbound. Would you mind telling us something concerning this band for those people who aren’t still familiar with your music?
PAULI: Coldbound started a cold evening of October 2013 in my small room apartment in Martinlaakso (Vantaa) in Finland. I can’t exactly remember the main idea that triggered me on starting a band but from what I remember I was heavily inspired by an Insomnium’s recoding diaries video for their album back in the days. It showed their guitarist Ville F. recording on his own dorm in U.K and instantly I got motivated on purchasing the cheapest available sound card from a music store in Helsinki. Then i used all the resources I had in order to create some dissonant melodies. Mind that back in these days I was extremely broke and also my depression aside the long dark winters didn’t helped much. Later on things escalated to “The Gale”. It took 5 years in order to create the sound that I always have wanted. Even now I am trying to work on it.

Some people remind you for your work in Arvas and other local black metal bands. Coldbound is more into a more Finnish/Swedish melodic death metal music. What about this music change?
PAULI: I started doing music with Coldbound that sounded more or less like Funeral Doom Metal and then switched to faster tempo and more ambient/atmospheric black metal sound. I have been a huge admirer of Black Metal music especially hailing from the norwegian scene. My passage through Arvas was a really spontaneous decision that was taken at that time while being in Bergen. I had a really harsh time by that time of February of 2015 and I just took a decision to travel to Bergen for a couple days from Helsinki. Later after a quick audition at that time’s rehearsal place of Arvas in Bergen, I joined the band for a handful of shows and one studio album recording. Later on while I stepped off the band, I had more time to focus on Coldbound and create the sound that I wanted from the beginning. Aside that I have recorded some back metal music with the ex-guitarist and ex-drummer of Arvas, so there is still some black metal element in my life to be involved.

Coldbound’s latest record, “The Gale”, has been released this summer. What kind of feedback did it get from both the press and your fans? Was it well received?
PAULI: Surprisingly I received the best I could imagine from the press and all the friends that supported the band throughout this time. I wouldn’t call them “fans” as I am not a football team or a club. This touch I had with lots of old and new friends was more than special. It was something intimate. During this summer I have had lot’s of troubles in my life, probably one my life’s worsts summers, but the release of “The Gale” indeed put some light upon the shades of my life. It’s an amazing feeling, it’s a pure blessing.

A lot of people dared to compare Coldbound to Insomnium due to the similarity of the music, the artwork that seems to be affected by “Shadows Of The Dying Sun” and aso because of the vocals: for example, I have to say that at the very beginning, when I wasn’t familiar with your music, I’ve thought that “My Solace” was a featuring duet with Niilo Sevanen, and I also had the same thought when I first listened to the opening track of the album, “The Invocation”. Have you been heavily affected and influenced by this Finnish band? Which are the bands or the artists that has helped you to forge your own music background?
PAULI: I take all these similarity comparisons as a huge compliment since myself I am a huge admirer of Insomnium’s music. I can’t deny the fact that my vocals could resemble to these of Niilos’s which was my initial goal from the beginning. See, as a vocalist in various projects I want to emphasise my current “shade” so to speak so it can fit the music. I felt that these utter guttural vocals fit this music the best. A mix of despair and harmony with a pinch of anger unleashed upon struggle times. As for the artwork, there I can confirm you that nothing was done under Insomnium influence. It was all an idea that me and my fiance Paulina had. She painted down all the emotions I described to her and there’s the artwork as it ended up. A contrast of emotions hailing from harmony and calmness and progressing to despair and anger or pain. The nightingales in the core of the artwork have always been a personal symbol of freedom in hard times. A figure of escape. In the end is all in the eyes of the viewer’s.

After a few months from the release, how do you see this latest baby of yours from an external point of view? What do you think of the work you’ve done on this record, how would you describe it?
PAULI: While mixing the album by myself I can always find flaws that could have been fixed. The only problem is that with this kind of thinking, the album would have never been released. So at some point I decided that it was time to pack it all and release whatever was done. In my mind, it could always have been better, but the way it is right now I think is that the most preferable way that fits the whole concept.

What do you think of Coldbound? Do you see any change in the music style or on the lyrics you’ve dealt with?
PAULI: Definitely. I was so done with the whole negativity on the lyrics especially. Everyone pretty much does that. It takes real guts to promote a more positive message through a harsh music. Myself dealing with many issues I can tell that whatever you are gonna listen from “The Gale” comes straight from my heart. On the upcoming album, I am going to use lots of metaphors as the whole album is dedicated to my dearest friend who has been helping Coldbound and recently she passed away, Krista Löfman. Probably it might be a bit of more sad album on the lyrical aspect since its an album dedicated to her, but it’s gonna be a meaningful release.

I mentioned “My Solace” earlier, this song seems to be more a poem than a real song (indeed it’s still one of my fav tracks of the album so far). What kind of feedback did it get from its very first share over the social medias?
PAULI: Well, it wasn’t exactly the initial idea to make a Kariotaki’s poem into a heavy metal song. This came up while I was trying to make lyrics for this song and I run up on some of the poems of Kariotakis. Besides he is one of my favorite poets so it was a huge thing for me to be able to make a song out of his poem that can actually sound and feel like this very somber poem of his. People liked it in the end, at least I want to believe so.

The mood of the record is very dark, melancholic, nostalgic. I know that the themes you’ve dealt with are a bit thorny and very delicate like depression, loneliness, melancholy, suicide. What can you tell me about it?
PAULI: As mentioned before, I am a person dealing with all this topics mentioned above. In the end I wanted to send a message to everyone who is listening the album and that message was and is that living is an act of courage. We should never give up no matter what. Talking is important and helping is even more important. We are not alone in the end. Is only our ego that makes us feeling alone.

Listening to “Shades Of Myself” very carefully, there’s a verse that seems to be a sort of positive message: “Living is an act of courage”. What kind of message did you want to transmit with “The Gale”? In this case, how much important is the help that comes from the outside?
PAULI: A problem nowadays is that people dont listen. See it yourself while you are taking a ride with the bus or the local tube. People are focused into their own little bubbles because way too many problems have occured for everyone of us, making us automatically blind and unable to help those in need. If we all gave more time and attention to those that are in need instead of watching cute animal video (there is nothing bad with that ofc), maybe the world would have been a better world to open up and talk. I didn’t wanted to make a senseless release focusing only on the music, but I wanted to make something that will shake and motivate people or groups to actually take force. I don’t know rather if I achieved it or not, but I am proud to tell you that I got some people to talk to me about their issues, whatever these issues could be. We can’t judge if an issue is important or not as long as it’s troubling some other person then it’s important.

Staring at you from the outside and trying to interpret your own lyrics, I sense that you’re a very good person and a very generous who, probably, had to deal with very hard episodes in his own life. What is the message that you would love to address to those people who haven’t the strength to ask for help and come out from their own dark times?
PAULI: I would really like to motivate people to talk. To not be afraid to think, talk and feel. This will solve lots of problems. Of course is not a quick solutions. If one day we start doing this, then a couple of decades later this world will be a more soothing place to live, I promise to you.

During the promotion of this latest record, have you ever faced some help request from somebody who hasn’t found that strength to carry on or to get out from his/her own darkness and would love to reach that goal through your music?
PAULI: I have got some messages from people I don’t even know that wanted to talk to me about their own problems. You see, in the back of the digipak of “The Gale” there is a whole text explaining the concept that I also wrote before to you and in the very bottom all available links and sources that they can reach me if they are in need. This is a priceless feeling to me. To know that I can help people who I don’t know but are in need. This is just an amazing thing.

“The Gale” has been released by your own label, if I’m not mistaken. What about the choice of releasing an album independently, so to speak, and not to entrust any big label?
PAULI: Too much paper work other’s might say, too much hassle, too little focus on the music. It costed money to produce this album of course, but at least I have the absolutely control on what is happening around this album. It wasn’t a bad choice after all. Marketing wise, after this release I did more profit than I ever did from the previous 3 releases. It’s more work and some expenses to cover but it was certainly a fun task and I had absolute control of the release. Maybe one day I will trust my music to a label but this is something that I don’t see coming for the not so distant future at least.

Reconnecting to what I’ve asked before, how important is to get support from labels nowadays? Why, for example, it became a sort of “trend” to prefer the band who is more trendy, rather than trying to agree to artists’ needs? Why do the bands have to ask often for help through crowdfunding campaigns in order to receive a bigger support instead?
PAULI: Sadly it has all to do with money. Labels won’t sign a band that won’t sell or is too risky. Remember Frank Zappa’s interview about the music industry? Back in the days these label managers had no clue about music and they were risking without the fear of loss. The aftermath? Huge bands and immortal music from bands such as Pink Floyd, Deep Purple, Queen etc.  Nowadays majority of the music industry is guided by young people who have no idea about music but they only want to focus on the profit. And the result is all this garbage musicoid you listen on your local radio station. What I did with Coldbound was mostly like an investment. I produced my own material and actually it profited the project. This is tough task.

How hard is, nowadays, for a new band to get some recognition in its own country and abroad? It’s true that the social platforms (Facebook, Bandcamp, Spotify ecc) are a big help for bands, but given your own personal experience you’ve gathered over the years, how much work and labour is it needed, in your opinion, to get the dreamed reward? Why, in your opinion, despite the technology, is it so hard to get a bit of recognition around?
PAULI: There tens of thousands of bands popping up every single year and this makes this kind of promotion goal a bit more competetive. There should be something special on your release so for instance someone chooses to listen over a new Judas Priest or a new Iron Maiden album instead to your new release. Social media helps but there is some more interaction that is needed in order to achieve a more sufficient result.

If you were to tempt and encourage the Italian audience to give a listen to Coldbound, how would you motivate it?
PAULI: Well, this isn’t probably the best album ever released, neither a perfect release but what I can tell to the audience is that whatever you are about to witness comes 100% straight from my heart and soul. It’s a unique and genuine part of me dressed on melodies.

At the moment which are your own future goals?
PAULI: Right now I am focusing on the upcoming release and maybe arranging a show in Finland for this or next year. It’s going to be an interesting year for sure.

Ok Pauli, thanks a lot for your time and for giving me/us this spot. As our tradition wants, I call you to speak in order to conclude this chat of ours in the best way possible, so… here we go!
PAULI: Thank you so much for this golden opportunity to promote my work, once again. Thank you everyone who has supported Coldbound. Each support means the world to me since I am an “indie” music maker and it’s hard to get things moving around. Always remember, living is an act of courage and we are never alone! Drop down the glass that is filled with misery and negativity and instead spread the seeds of love, empathy and trustiness and maybe this world will be a better place to live for all of us.