Charlotte Wessels – la bella sotto la pioggia

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DELAIN: INTERVISTA ESCLUSIVA A CHARLOTTE WESSELS •

È il pomeriggio del 3 novembre, un giorno grigio e cupo, di quelli che mettono tristezza al solo pensiero, quelli che guardi fuori e pensi: “Me ne starò tutto il giorno sotto le coperte”. Sarebbe una giornata da dimenticare, se non ci fosse la luce di Charlotte Wessels ad illuminarla! Il bar del Legend Club di Milano è freddo, ma la bella cantante olandese non si lascia intimidire dal clima e si racconta in esclusiva a Metalrock.

Ciao, Charlotte. Prima di tutto ti ringrazio per essere qui e dedicarci il tuo tempo.
Grazie a te.

Dunque, credo che tu sia già stata in Italia prima di oggi, dico bene? Cosa ne pensi del nostro paese?
Oh, l’adoro, e ho una passione per il cibo italiano. Amo molte città italiane, specialmente per l’aspetto artistico: questa è la patria della storia dell’arte. Ero già stata qui a Milano, ma sono contenta di essere tornata: stasera faremo un bello show.

Ok, parliamo di te. Da quello che ho letto hai studiato musica classica e jazz, quindi sei passata al metal. Quali artisti hanno ispirato e influenzato questo cambiamento?
Prima di tutto, vorrei specificare una cosa. Le informazioni che si trovano su internet non sono del tutto corrette. Nella città da cui vengo esistono soltanto due tipi di corsi di canto: musica classica e jazz, dove per “jazz” si intende tutto ciò quello che non è musica classica. Anche se la definizione è impropria, i nostri corsi di “jazz” (mima vistosamente delle virgolette e sorride) comprendono ogni genere, dalla musica pop, a quella rock e così via.
Per rispondere alla tua domanda, mi sono avvicinata alla musica metal perché volevo cantare note alte: adoravo la musica di Kate Bush e mi sarebbe piaciuto saper cantare i suoi pezzi. Il mio maestro di musica mi disse: “Se è questo quello che vuoi, forse dovresti prendere lezioni di musica classica e diventare soprano.” E così feci, cantai anche in alcuni spettacoli di musica classica, come “Beauty And The Beast”, poi nel 2005 Martijn (Westerholt, il tastierista dei Delain, n.d.r.) vide una mia esibizione e mi disse: “Vuoi cantare nella nostra band?”.
Insomma, non è che io abbia cambiato il mio stile, semplicemente è stata l’evoluzione della mia vita a portarmi a fare metal. Poco dopo essere entrata nei Delain ho smesso di prendere lezioni di canto classico, perché il mio maestro, seppur molto preparato e competente, era molto legato agli schemi tradizionali e avrebbe voluto che io lasciassi la band per dedicarmi a cori sacri e spettacoli teatrali. Io, però, volevo qualcosa di più innovativo, così mi dedicai totalmente ai Delain.

Hai iniziato a cantare con i Delain quando avevi diciotto anni, giusto?
A dire il vero, ne avevo diciassette (ride, diventando ancora più bella). Forse addirittura sedici, a dire il vero.

Eri giovanissima. Come hai gestito la pressione dell’essere frontwoman di una metal band?
A dire il vero, non sono mai stata una rockstar. La mia vita non è cambiata di molto; certo, ho fatto qualche bel servizio fotografico, ma era più che altro una specie di passatempo. Non c’erano altri eventi incredibili nelle mie giornate. È soltanto di recente, negli ultimi anni, che abbiamo iniziato a fare tour in maniera capillare e molto intensa. È qualcosa che di certo non sarei riuscita a fare a sedici anni. Ci sono stati alcuni problemi, quando ero ragazzina: ad esempio ebbi qualche guaio la prima volta che dovetti firmare un contratto, perché non avevo l’età legale per farlo. Alla fine furono i miei genitori a garantire per me. Comunque, sono soddisfatta del mio percorso; quando si è giovani è facile venire influenzati da quello che dice la gente, da cosa pensano i manager, ma io ho fatto le mie scelte e sono contenta di dove mi hanno portato. Non sono cambiata molto in questi anni, sono solo diventata più saggia.

Negli ultimi dieci anni sei diventata uno dei membri più importanti dei Delain: scrivi i testi, partecipi al componimento delle musiche, sei la leader della band. Come ci si sente?
Credo che tu mi stia dando troppa importanza (ride). Fin dall’inizio, i Delain sono nati come un progetto comune: io e gli altri membri della band facciamo ogni cosa insieme. All’inizio il mio ruolo era marginale; scrivevo alcuni testi, ma niente di più, le musiche erano off limits, poi con il passare del tempo sono entrata di più nel meccanismo, ma non mi sento così importante. Siamo un gruppo.

Nel corso della vostra carriera avete suonato con moltissimi artisti di spessore: Marco Hietala (Nightwish, n.d.r.), Alissa White-Gluz (Arch Enemy, n.d.r.) e tanti altri. Qual’è stata la collaborazione che hai apprezzato di più?
Se dessi retta all’istinto ti risponderei l’ultima in ordine di tempo, perché è impressa meglio nella memoria, però voltandomi indietro devo ammettere che sono state tutte molto soddisfacenti. In più, devo dire che una collaborazione non si esaurisce soltanto alle canzoni che si producono. Quando si trascorre molto tempo insieme si finisce col diventare amici, e pensare ad una canzone fa nascere nella mente una catena di ricordi: le ore in sala di registrazione, i tour fatti insieme, eccetera. Insomma, una collaborazione è sempre un’esperienza meravigliosa che ti lascia qualcosa dentro. Io e Alissa siamo diventate grandi amiche, ad esempio.

C’è invece qualche artista con cui ti piacerebbe lavorare?
Sì, ovviamente vorrei cantare con tutti quei musicisti che amo. Quando si è fan di qualcuno è naturale volerlo conoscere, anche se credo che non sarebbe molto produttivo, perché sarei troppo emozionata persino per parlare, figuriamoci per cantare! (ride)

Parlando della band: i Delain hanno cambiato molti musicisti nel corso degli anni. Come siete riusciti a mantenere intatta l’identità della band con così tante influenze?
Non ci sono stati molti problemi, a dire il vero, perché fortunatamente il nucleo della band è rimasto lo stesso: io e Martijn scriviamo la maggior parte delle canzoni, siamo gli scrittori principali sia per quanto riguarda le musiche che per le parole. Inoltre, quando c’è qualche cambiamento nella formazione, cerchiamo sempre musicisti che siano già in partenza adatti al nostro stile e alla musica dei Delain, perché non stiamo cercando soltanto un musicista, ma anche un amico: a volte stiamo in tour per dieci mesi consecutivamente, condividendo lo stretto spazio del bus, quindi abbiamo bisogno di circondarci di persone con cui andare d’accordo in tutti i sensi. Ovviamente ogni artista che suona con noi lascia la sua traccia, ma il nocciolo della band è sempre rimasto invariato.

Tu, Martijn e gli altri trascorrete molto tempo insieme anche al di fuori dei tour?
Siamo in tour per la maggior parte dell’anno, e il nostro tempo “fuori dal tour” è così poco che normalmente decidiamo di spenderlo con le nostre famiglie e i nostri partner, che normalmente non ricevono molte attenzioni (ride). Quest’anno e l’anno prossimo, considerati sia i tour che le sessioni di registrazione, saremo sempre insieme. Quando non eravamo ancora famosi, anni fa, eravamo soliti uscire insieme, andare al cinema come una normale compagnia di amici, ma adesso abbiamo smesso. Insomma, ci vediamo praticamente ogni giorno! (ride). In ogni caso, siamo un gruppo affiatato, va bene così.

Hai anticipato in parte la mia ultima domanda: quali sono i programmi dei Delain una volta che questo tour sarà terminato?
Al momento stiamo lavorando alla registrazione di alcuni canzoni e alla produzione di un paio di video. Nel 2016 uscirà un nuovo album; inoltre festeggeremo il decimo anniversario della band, nata ufficialmente nel 2006. Stiamo progettando di celebrarlo in maniera appropriata (sorride maliziosamente). Infine, la prossima estate saremo presenti a molti festival in giro per l’Europa. Insomma, abbiamo un’agenda piuttosto piena.

Grazie per la tua gentilezza, Charlotte. Faresti un saluto ai nostri lettori?
Certo! Un bacio da Charlotte Wessels e dai Delain a tutti i fan di Metalrock!

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elaborazione video 
Federica Borroni

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