Charlotte Wessels (Delain): il conforto nell’oscurità

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DELAIN: INTERVISTA ESCLUSIVA A CHARLOTTE WESSELS •

Metalforce ha avuto l’opportunità di scambiare telefonicamente due parole con Charlotte Wessels, frontwoman della symphonic metal band Delain. La cantante ci ha parlato diffusamente del nuovo album della band, “Moonbathers”, in uscita il prossimo 26 agosto per Napalm Records. Ecco come si è svolta la chiacchierata, che si è incentrata sul sound e sui contenuti dell’album, ma ha toccato anche collaborazioni e progetti futuri.

Ciao Charlotte! Come stai?
CHARLOTTE – Tutto bene, grazie! Tu?

Tutto bene! L’intervista tratterà principalmente il vostro album in uscita, “Moonbathers”, che verrà pubblicato il 26 agosto. Io e la mia collega abbiamo avuto l’onore di ascoltarlo in anteprima (qui la recensione), ed il sound è più pesante, più oscuro e più vario rispetto agli album precedenti dei Delain. È stata una naturale evoluzione del vostro sound, o se no, perché avete deciso di andare in questa direzione?
CHARLOTTE – È stata un’evoluzione naturale in un certo senso. Ci è piaciuta moltissimo la produzione di “The Human Contradiction” (album del 2014 n.d.r.) e ne abbiamo mantenuto alcuni fattori, ad esempio abbiamo usato lo stesso mixer e lo stesso master, abbiamo lavorato con lo stesso arrangiatore per quanto riguarda le orchestrazioni, è stato prodotto di nuovo da Martijn (Westerholt, tastierista della band n.d.r.). Dal punto di vista del sound, è una continuazione del nostro ultimo disco. Ma per quanto riguarda le singole canzoni, abbiamo dovuto scrivere e registrare in maniera per noi insolita. Abbiamo avuto il privilegio di essere sempre in tour, ma proprio per questo, invece di scrivere e registrare tutte le canzoni in un unico blocco, abbiamo utilizzato i momenti liberi fra un tour e l’altro, e abbiamo suddiviso l’intero processo in tre parti. Non so se l’esito delle canzoni sia stato influenzato da questo nuovo metodo, ma dall’album traspare una grande varietà, e penso che ciò possa dipendere dal fatto che l’abbiamo registrato in diversi momenti, diversi luoghi e diversi stati d’animo. Tutto ciò forse ha causato un cambiamento nello stile e la scelta di direzioni diverse. Non è stato totalmente pianificato. Certamente, noi pianifichiamo delle direzioni, nel senso che dopo aver scritto alcune canzoni ed averle ascoltate ci diciamo “qui abbiamo bisogno di più energia, qui dovrà essere più veloce”, ma questi sono solo elementi che servono all’equilibrio dell’album e riguardano le singole canzoni, non l’album in generale.

Hai scritto tu tutti i testi, come negli album precedenti? Quali sono i temi dell’album, e come sono rappresentati dal titolo?
CHARLOTTE – Sì, ho scritto tutti i testi, tranne “Scandal” ovviamente, che è una cover dei Queen. Per il resto, ho scritto tutto io. Ci sono alcune citazioni ed alcuni adattamenti da altre opere, ad esempio in “Hands Of Gold” la parte growlata da Alissa (White-Gluz, cantante degli Arch Enemy ospite nell’album n.d.r.) è una citazione da una poesia di Oscar Wilde, leggermente adattata alla canzone. Certe canzoni sono state ispirate da un fumetto, due sono stati ispirate dal copione di un film, una ispirata dal libro “The Better Angels Of Our Nature” (di Steven Pinker n.d.r.) che è “The Glory And The Scum”. C’è di nuovo una forte influenza da parte di libri, film e poesia. Non importa da dove prendi ispirazione, se citi un libro o un film è perché quell’opera si connette con la tua esperienza, quindi quando uso o riadatto una citazione, è perché mi ci relaziono. Così come le canzoni sono molto variegate, anche i testi traggono ispirazioni da diverse fonti. Per quanto riguarda il titolo “Moonbathers”, mentre guardavo i testi che avevo scritto fino ad un certo punto, ho realizzato che erano tutti alquanto oscuri, alcuni addirittura macabri. Il mio approccio da scrittrice di testi è sempre stato questo: anche se una canzone parte dal più oscuro dei posti, c’è sempre una luce alla fine del tunnel. Ho voluto lavorare con questa idea, e anche con l’idea che, quando sono triste e non mi sento in vena di scrivere musica, ascoltare canzoni tristi ed oscure mi fa stare molto meglio. Ho voluto lavorare con l’idea del trovare conforto nell’oscurità, più che nella luce. Il termine “moonbathers”, invece che “sunbathers”, mi sembrava particolarmente adeguato, perché la luna per me è il definitivo, attraente simbolo del conforto nella notte.

Dato che hai menzionato “Scandal”, come è nata l’idea di fare una cover di questa canzone? Ha qualche significato particolare nel contesto dell’album?
CHARLOTTE – L’idea di fare una cover di questa canzone è stata di Martijn, e anche le tematiche sono abbastanza collegate. È stato lui a proporlo, ma quando ho capito che si trattava della canzone dei Queen allora ho detto “No! Non possiamo farlo! Non voglio rischiarmela!”, perché ovviamente stiamo parlando di giganti. Ma poi ho realizzato che non si tratta di una delle canzoni più conosciute, ho acconsentito a fare una prova, ed è stato un processo molto divertente. Ma è tato anche una sfida, perché da un lato volevamo farla nostra, ma dall’altro volevamo essere rispettosi nei confronti della canzone. Fortunatamente, abbiamo avuto il permesso esplicito di Brian May per coverizzare la canzone, e l’abbiamo preso per un grande complimento e mi ha fatto sentire più a mio agio con questa cover.

Cosa puoi dirci della copertina dell’album? È stata realizzata di nuovo da Glenn Arthur: qual è il suo significato, e come rappresenta l’album?
CHARLOTTE – Abbiamo lavorato con Glenn molte volte in passato, per le copertine di “We Are The Others”, “Interlude”, “Lunar Prelude”, ed ora anche per “Moonbathers”. È stato un processo interessante: il titolo mi evoca molte diverse immagini, perciò pensavo che sarebbe stato molto facile realizzare la copertina. Ma è stato un processo abbastanza lungo, abbiamo lavorato con pezzi sia commissionati che già esistenti adattati alla copertina. Il risultato finale è nato dall’adattamento di un suo lavoro pre-esistente, perché rifletteva nel modo migliore il mood dell’intero album. La cosa migliore di questo processo è che c’è stato un sacco di lavoro creativo che è confluito nel booklet e nel resto dell’artwork dell’album. Perciò se ci sono persone che amano il suo stile come me, consiglio assolutamente di prendere la copia fisica dell’album, per guardare per bene tutto il lavoro di Glenn Arthur tra le proprie mani.

Dopo la sua collaborazione al brano “The Tragedy Of The Commons”, Alissa compare di nuovo in “Moonbathers”, nella prima traccia, “Hands Of Gold”. È una coincidenza che lei canti nell’ultima traccia di “The Human Contradiction” e nella prima di “Moonbathers”? Le due canzoni sono collegate?
CHARLOTTE – È una totale coincidenza. Non ci avevo mai neanche pensato. Pensavamo che questa traccia fosse adatta ad aprire l’album, perché è una canzone bella tirata e veloce, ha chitarre pesanti, l’orchestra è pomposa… lei ha registrato le sue parti vocali prima che decidessimo che sarebbe stata la prima traccia dell’album. È una totale coincidenza! (ride) Ma siamo davvero felici di averla avuta di nuovo come ospite, ha interpretato la canzone benissimo. Come ti ho già detto, la sua parte è una citazione di Oscar Wilde, ed eravamo molto curiosi di vedere come l’avrebbe espressa… ed è uscita una figata!

L’ultima canzone dell’album, “The Monarch”, ha un forte sound cinematografico, e come hai detto prima, trai molta ispirazione dai film. Avete mai pensato di scrivere musica per il grande schermo? Ti piacerebbe farlo?
CHARLOTTE – Come ti ho anticipato prima, due canzoni dell’album sono state direttamente ispirate dal copione di un film. Siamo stati contattati da un regista quando ci siamo esibiti a Los Angeles. Vedremo se il film raggiungerà il grande schermo prima o poi, ma questi pezzi sono stati ispirati dal copione del film e dalle imprese del protagonista.

Questa è la vostra prima volta in studio con Merel (Bechtold, chitarrista n.d.r.). Com’è stato lavorare con lei dopo tutti i live che avete fatto da quando è entrata nella band? Ha partecipato al songwriting e/o agli arrangiamenti?
CHARLOTTE – La maggior parte delle canzoni dei Delain sono scritte da Martijn, Guus (Eikens, ex-chitarrista e compositore della band, n.d.r.) e me. Le costruiamo finchè non abbiamo la struttura base delle canzoni, e poi tutti sono invitati a contribuire. Ma certamente, trovare uno spazio in questo processo creativo è qualcosa che richiede tempo. Lavoriamo insieme da più di dieci anni, perciò ogni volta che accade qualcosa di nuovo all’interno della band, ovviamente accogliamo i loro contributi, ma ci può voler del tempo a capire qual è il loro posto nel processo creativo, dove si sentono più a loro agio, in cosa possono dare il meglio di sé… esempio, Timo (Somers, chitarrista n.d.r.), che pur fa parte della band da molto più tempo, è in quest’album che secondo me si sente chiaramente il suo suono distintivo. Puoi vedere che ci vuole tempo a sviluppare questa sinergia. Con Merel è ancora un lavoro in corso, perché è entrata nella band di recente, quando avevamo già scritto alcune canzoni per l’album. È una cosa che si svilupperà, ma sono fiduciosa che lei potrà fare cose fighe, voglio dire, lei ha scritto tutto il materiale per la sua band, Purest Of Pain, perciò sono molto curiosa di vedere cosa potrà apportare al nostro processo creativo. Ma, come ho detto, è una cosa che sarà esplorata nei prossimi album.

Il 10 dicembre celebrerete il decimo anniversario dei Delain con un live speciale al Paradiso di Amsterdam. In cosa si differenzierà dai vostri concerti usuali? Possiamo aspettarci sorprese? Come ti senti a riguardo?
CHARLOTTE – Sono veramente emozionata, perché è la prima volta che registreremo un dvd, e sarà buona la prima! È tanto entusiasmante quanto snervante, ma lo spettacolo sarà davvero divertente. Gli daremo una forte atmosfera celebrativa da decimo anniversario, attraverso la produzione, il set-up e tutto quello che faremo. Non posso ancora dirti nulla perché non abbiamo ancora pianificato tutto. Ma avremo ospiti, sicuramente… se vuoi sapere chi, devi partecipare alla campagna su PledgeMusic, perché lì diamo tutte le informazioni in esclusiva, per dare alle persone che partecipano qualche cosa extra per i loro soldi. Sarà decisamente uno show speciale, sulla scia di quelli che abbiamo fatto, come My Masquerade e Suckerpunch… pensa a quelli, ma super celebrativo e con ospiti.

L’anno scorso hai lavorato ad un progetto chiamato Phantasma, il cui album di debutto “The Deviant Hearts” è un concept album basato su una novella che hai scritto. Hai mai pensato di portarlo sul palco, o di pubblicare la novella separatamente come un libro?
CHARLOTTE – La novella è pubblicata all’interno del disco, ho pensato di pubblicarla separatamente ma come download digitale o come audiobook digitale. Mi è stato chiesto più volte perché molte persone ascoltano la musica digitalmente. Sì, abbiamo pensato a portare il progetto sul palco, ma non abbiamo ancora avuto il tempo di farlo. Il mio modo di fare è o tutto o niente, ed ora tutta la mia attenzione è concentrata sui Delain, siamo molto impegnati e credo che un progetto del genere distoglierebbe la mia attenzione. Se il progetto dev’essere portato in scena, dev’essere fatto in maniera molto spettacolare e richiederebbe del tempo. Chi lo sa! Potrà accadere in futuro, ma non nel futuro più prossimo.

Ultima domanda: tornerete in Italia per suonare le vostre nuove canzoni?
CHARLOTTE – Sì, ma non prestissimo, perché non faremo un tour da headliner, ma aspetto con ansia che le prime date in Italia vengano annunciate.

Ok, l’intervista è finita! Grazie per il tempo che hai concesso a METALFORCE!
CHARLOTTE – Grazie a te! Buona giornata!

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