CAGE – L’altra faccia del prog metal italiano

CAGE: INTERVISTA ESCLUSIVA AD ANDREA  GRISELLI E DILETTA MANUEL •

Il progressive metal non è più quello di una volta. Genere che molti metalheads hanno imparato ad amare grazie a giganti quali PFM, Aborym, Goblin, o ancora Dream Theater e Genesis, il progressive metal ha subito molte variazioni nel corso degli anni e questo, i Cage, lo sanno molto bene! La band italiana si sta facendo spazio in questo vasto campo musicale ed è pronta a presentare la propria musica portando con sé un’aria di freschezza, sperimentazione e tanta, tanta dedizione. In esclusiva per i lettori di Metalforce, vi presentiamo un’intervista condotta recentemente con la band, che così si presenta ai nostri microfoni.

Ciao ragazzi e benvenuti su Metalforce! È un piacere per noi offrirvi questo spazio!
CAGE:
Grazie a voi, piacere nostro!

Mi piacerebbe iniziare questa nostra intervista presentandovi ai nostri lettori e a tutti coloro che, purtroppo, non hanno molta familiarità con voi. Vi andrebbe di accennarci qualcosa sulla vostra biografia?
CAGE:
Certo.

Da dove deriva il nome Cage? C’è un significato di fondo oppure vi piaceva solo come suonava?
CAGE: Fu una scelta fatta nel 1994, quando nacque l’esigenza di trovare un nome alternativo a “Soundproof Red” spinti anche dai consigli delle etichette discografiche che all’epoca ci producevano. Non ha un significato particolarmente profondo, ma piacque a tutti e da allora siamo i Cage.

Quali sono i vostri gruppi preferiti e da chi traete ispirazione?
CAGE: Siamo tutti e sei sicuramente attratti dalla buona musica, affascinati dagli arrangiamenti che gli autori scelgono per proporre le loro produzioni. Su questo conveniamo tutti, esploriamo tantissimo in tal senso e ascoltiamo musica che spazia ovunque.

A luglio avete fatto uscire in anteprima il vostro primo ed omonimo singolo, “Cage”. L’ho trovato un brano molto radiofonico, la cosa è voluta o è del tutto inaspettata?
CAGE: “Cage” parte da un’idea rimasta nel cassetto per diversi anni, con all’epoca aspettative completamente diverse, perché doveva essere un brano prettamente più rock , ma ci convinceva poco. Rispolverandola …così, senza troppe pretese, ne è nata una song decisamente interessante, perché unisce più mondi e stili con una naturalezza ed esplosività che ci hanno subito convinto di proporla come singolo. L’impronta radiofonica è stato un risultato inaspettato.

Cosa ha ispirato la stesura dell’album? Considerando il concept che avete scelto e “studiato” in queste tracce, avete tratto ispirazione da qualcosa in particolare?
CAGE: “Images” porta dietro di sé un’infinità di stimoli, primo in assoluto il desiderio di tornare con un disco dopo un periodo lungo, lontani dal mercato discografico. “Images” rappresenta un nuovo inizio, stimolati dall’inserimento dei nuovi componenti, si è arricchita una miscela di molteplici influenze sonore spontaneamente. È stato definito “concept album” anche da altri colleghi del settore, ma non è nato come concept album, forse lo può sembrare, perché è un progetto diviso in due parti con, appunto, un secondo disco già programmato per il 2019; la traccia “Black Hole” rappresenta l’universo e le nostre origini, “Cage” la gabbia esistenziale percepita dall’uomo come prigionia, “Drowning” descrive il senso di disperazione vissuto nel quotidiano, mentre “Images” una rivoluzione interiore, “Julia’s Dream” rappresenta il sogno e la speranza. “Flow Of Time” lo scorrere del tempo e infine “Words”, il senso, l’importanza delle parole, la comunicazione…

Personalmente ascoltando il disco, devo dire di averlo trovato molto piacevole ma, tuttavia, non son riuscito bene a inquadrarvi a livello di genere, poiché si percepiscono delle melodie rock, ma anche un’atmosfera molto più “prog”. Qual è il genere che più sentite vostro?
CAGE: Abbiamo proprio cercato quel confine perché ci rappresenta, una miscela sonora che non dimentica le nostre origini progressive e si plasma verso un linguaggio che inserisce a più intervalli altre sonorità.

Nell’album è, inoltre, presente la traccia “Images” che, purtroppo, è solo una parte che andrà a completarsi in seguito. Cosa ci dobbiamo aspettare?
CAGE: La traccia Images è anche il titolo dell’album, che, come appunto dicevamo precedentemente, avrà il completamento con un secondo CD. Le liriche avranno senz’altro un senso più intimista, entreranno in scena dei personaggi.

“Images” sarà il vostro quinto album, ma qual è la differenza sostanziale rispetto ai precedenti?
CAGE: “Images”, come tutti gli altri album, rappresenta il tempo, lo spirito, la maturità con cui anche nei precedenti ci siamo sempre espressi. Oggi viviamo in una società difficile e impegnativa dove non è facile esprimersi relazionandosi… È tutto così “troppo veloce” e “Images” è il frutto di due anni di lavoro affiancato ad altri cinque musicisti e persone meravigliose che la sera fino a tarda notte hanno, invece, preferito comunicare e relazionarsi fino al concepimento dell’ album stesso..

Ricollegandomi al discorso fatto poco fa inerente al prog, cosa ne pensate della attuale scena prog italiana (e non)? Come è cambiata dalla fine degli anni ’90 ad oggi? Molti, ad esempio, inquadrano i Dream Theater come la perfetta band progressive, altri, invece, sono più ancorati a capisaldi italiani come i PFM, gli Aborym, i Goblin, Il Balletto Di Bronzo, i The Trip e via discorrendo. Quale è il vostro punto di vista a riguardo?
CAGE:La scena prog negli anni settanta in Italia ha avuto un fortissimo spazio sia per quanto riguarda l’indotto italiano le band che ne sono state portavoce ( Perigeo, PFM, Banco del mutuo, etc ), che per quanto riguarda band straniere. I Genesis devono molto del loro successo ai fan italiani, a nostro avviso si sono poi aperti due orizzonti dentro il quale poi sono confluite le sonorità di quegli anni fino ai nostri giorni: una parte nel jazz/rock e un altro il metal prog anche perché parallelamente l’allora heavy metal, attraverso band come i Metallica, era riuscito in maniera meno ostica (certamente) ad arrivare nelle hits. Un panorama musicale generale, quindi, che ha subito forti mutamenti come del resto anche la società da quel tempo ai giorni nostri. I Dream theater sono un’ottima band, molto tecnica. Steven Wilson (ex Porcupine Tree) forse sta riuscendo (a nostro avviso) in maniera magistrale a farci percepire meglio le sonorità prog di quel tempo con quelle di oggi.

Prima vi ho chiesto quali band vi avessero ispirato. Ora vi chiedo: quali sono, invece, le band da cui non prendereste mai esempio? E perché?
CAGE:Non amiamo discostarci, neanche differenziarci, sicuramente siamo una band che suona live al cento per cento e cerchiamo di non discostarci troppo da noi stessi, solo per cercare di rimanere autentici.

Ipotizziamo di dover convincere il pubblico italiano, spesso restio dinnanzi le band nuove, a darvi una chance, a fornirvi il loro supporto. Che motivazione fornireste? Come ‘ammaliereste’ i fan?
CAGE:“Images” è un disco che ha con sé tante “contaminazioni”, durante i concerti è bellissimo vedere coinvolti ragazzi e persone più mature, questo ci fa credere e sperare di essere nella direzione giusta. Suoniamo dal vivo al cento per cento e davanti la voce di Diletta Manuel, alternata alla voce di Giulia Curti (due bellissime e brave musiciste), rende il tutto una nuova e bella esperienza da vivere. Potete seguirci sulla pagina Facebook ufficiale e sul nostro canale YouTube.

Grazie ragazzi per averci dedicato il vostro tempo. In chiusura, vi andrebbe di fornire un consiglio ai vostri fan che vorrebbero approcciarsi al vostro genere?
CAGE:Non siamo atti a dare consigli, in fondo per fortuna oggi la musica è ancora una forma d’arte libera e accessibile a tutti, per chi volesse fermarsi un po’ di più e spezzare la giornata dandosi un’alternativa diversa. Il nostro genere offre la possibilità di fondersi in un percorso sonoro dove chiudendo gli occhi possiamo regalarci un bel viaggio.