BULLET – più letali di un proiettile!

 

BULLET: INTERVISTA ESCLUSIVA A HAMPUS KLANG •

In occasione della data al Campus Industry Music di Parma, che vedeva come headliner Ross The Boss (qui il report), abbiamo incontrato i Bullet, in tour promozionale del loro ultimo album “Dust To Gold”. Un disponibilissimo Hampus Klang, chitarrista della simpatica band svedese, ha fatto una lunga chiacchierata con noi di Metalforce. Ecco cosa ci ha detto in questa intervista.

Ben quattro anni tra “Storm Of Blades” (album del 2014, n.d.r.) e “Dust To Gold” (album del 2018, n.d.r.): come mai tutto questo tempo prima di tornare a pubblicare un album?
HAMPUS
– Molti motivi… il bassista se n’è andato e abbiamo dovuto trovarne un altro. Volevamo fare il miglior album possibile: ecco perché ci ho messo così tanto a scrivere i pezzi. A volte ci metti molto poco, ad esempio due-tre mesi per “Storm Of Blades”. Sono comunque molto contento di quell’album, ma questa volta invece ci è voluto così tanto… non so, a volte il tempo passa lentamente. Mi ci è voluto un anno e mezzo per scrivere i pezzi, poi siamo stati in studio molti mesi, poi è stato rimandato ancora per permettere all’etichetta di organizzare la promozione e tutto il resto. Abbiamo anche cambiato etichetta, quindi abbiamo perso ulteriore tempo con contratti ed altre cose.

A proposito di bassista: in realtà non è cambiato tantissimo, da Adam Hector siamo ora a Gustav Hector… casualità? Come lo avete reclutato?
HAMPUS
– È una storia lunga e divertente! Gustav è il cugino di Adam. Andavo a scuola con Gustav quando avevo 10 anni, lui aveva un’anarchia totale a casa, e siamo diventati buoni amici, e stavo sempre a casa sua, ho praticamente vissuto a casa sua per anni, c’erano sempre tanti ragazzini a casa sua, feste, motociclette, divertimento al limite del legale (ride, n.d.r.). Abbiamo iniziato a suonare insieme in alcune band quando avevamo 13 anni, poi abbiamo conosciuto Hell Hofer (cantante della band, n.d.r.) a scuola e abbiamo iniziato a suonare con lui, con Gustav al basso, nel 1996. Poi però Gustav si è trasferito in Scozia e ha trovato lavoro in un ristorante, perciò ha smesso di suonare per qualche anno. Quando Adam ha lasciato la band, abbiamo ricevuto molte lettere, ma non abbiamo provato nessuno di loro, non sentivamo che fosse la cosa giusta. Poi Gustav ci ha scritto dicendo che avrebbe voluto essere il nuovo bassista, noi eravamo scettici ma gli abbiamo dato una chance. Poi lui si è presentato con questa giacca di pelle alla Tony Iommi… è stata una combinazione perfetta, perciò abbiamo detto: perché no? Quindi sì, è un bassista nuovo, ma per me è come se fosse il primo vero bassista della band. Per me la cosa più importante è avere un buon amico che conosci personalmente. Non è importante essere il miglior musicista sulla terra, preferisco avere un amico affidabile, che non cambierà idea tra due anni e non diventerà una persona diversa. Gustav ha uno stile di vita totalmente rock’n’roll, gli piace bere e mangiare molto! Ha spirito.

Una nostra curiosità personale: sei ancora in contatto con Mikael Castervall (chitarrista e voce degli Hypnosia, n.d.r.)?
HAMPUS
– Sì! Lui è un grande collezionista di dischi. Quando avevo 17 o 18 anni, quando l’ho conosciuto, pensavo che avesse una grande collezione di dischi, ma quando sono andato a casa sua, ho pensato: questo tipo non è reale! Aveva più di 2000 album, e sapeva suonare quasi tutti i pezzi di quegli album e sapeva tutto su tutti i membri delle band. Ha iniziato a collezionarli quando aveva 8-10 anni, andava nei negozi di CD e cambiava i prezzi, ad esempio da 15 a 10 corone (ride, n.d.r.)! Era un ragazzino piccolo e con gli occhiali, nessuno pensava che potesse essere un ladruncolo! Veramente un pazzo. Ora non ci incontriamo spesso, ma faccio compravendita di LP usati, perciò viaggio molto in Svezia con lui. Cab (soprannome di Mikael, n.d.r.) è un grande collezionista di album. Poi ci incontriamo ad alcuni concerti. Diciamo che ci sentiamo una volta al mese o giù di lì.

Veniamo al vostro ultimo lavoro, “Dust Of Gold”. La prima cosa che si nota nell’ascoltarlo è che siete ancora più incazzati di prima! Heavy metal allo stato puro. Era quello che vi eravate prefissati quando avete dato inizio alla realizzazione?
HAMPUS
– Non saprei, abbiamo provato ad andare in direzioni diverse, abbiamo provato uno stile più rock’n’roll in “Full Pull” (album del 2012, n.d.r.), a far cantare Hofer un po’ più nello stile dei Rose Tattoo. Dopo quell’album abbiamo realizzato che dobbiamo fare quello che ci viene meglio, cioè heavy metal, e fare quello che Hell Hofer canta meglio. Quindi abbiamo deciso di lasciare il rock’n’roll per qualcosa di più vicino alla New Wave of British Heavy Metal, e penso che con quest’album abbiamo continuato nella stessa direzione di “Storm Of Blades”.

Cosa ha ispirato il titolo dell’album?
HAMPUS
– In realtà abbiamo semplicemente scelto il titolo che più si addiceva alla copertina dell’album. Ma non so se si addice alla copertina dell’album (ride, n.d.r.). Quando abbiamo fatto le foto per la copertina, ci hanno detto che quella foto sarebbe andata bene per il retro, mentre per la front cover era meglio fare una cosa più in stile Judas Priest. Ma non funzionava, quella foto ci è piaciuta molto e abbiamo lasciato perdere quest’idea, forse l’altra foto la useremo per qualcos’altro.

Come avete improntato la stesura delle canzoni? In che modo costruite un vostro brano?
HAMPUS
– Questa volta abbiamo fatto moltissime demo prima di entrare in studio. Abbiamo provato a seguire il vecchio stile Black Sabbath, facendo jamming in sala prove, ma non ha funzionato. Finivamo sempre con lo scambiarci gli strumenti e suonare pezzi dei Sepultura (ride, n.d.r.). Durante le prove tiriamo fuori qualche riff o qualche idea, poi la registriamo e ci lavoriamo sopra, spesso cambiandola. Non facciamo molto jamming, di base stiamo nella sala prove a registrare demo col computer. Lo faccio tutti i giorni, e a volte può essere un processo snervante se non tiri fuori qualcosa di buono, ci stai per due settimane e ti incazzi. Ma dopo due settimane qualcosa viene fuori, e ne sei felice. È un mix di gioia e inferno fare un album!

Qual è stato il feedback del pubblico relativamente a questo nuovo lavoro?
HAMPUS
– Beh, tutti dicono di essere soddisfatti del sound del nuovo album, di com’è uscito. Penso che sia uno dei nostri album migliori, e tutti lo dicono. Quanto meno uno fra i migliori tre.

Come ci sente a fare un tour con una icona del metal come Ross The Boss?
HAMPUS –
Alla grande! Ascolto i Manowar da quando avevo 10 anni, e anche la roba dei Dictators mi piace molto. Quando ero giovane i The Hellacopters erano una grande band in Svezia e lui ha suonato sul loro album. Quando abbiamo avuto l’opportunità di suonare con lui, abbiamo detto di sì senza alcun dubbio. Suoneremo anche con i Manowar in Svezia quest’estate, abbiamo avuto la conferma. Penso che gli album dei Manowar con lui alla chitarra siano i migliori.

In generale, il tour come sta andando?
HAMPUS –
Molto bene! Ai primi due spettacoli non ci era arrivato il pallet con tutta la nostra roba dalla Shenker, la compagnia di spedizioni, perciò abbiamo dovuto prendere in prestito tutto da Ross The Boss e non avevamo vestiti da palco, niente, neanche lo spazzolino. Abbiamo indossato gli stessi vestiti per 3-4 giorni, ma alla fine in Spagna siamo riusciti a suonare con le nostre chitarre. Uso sempre la stessa chitarra da quando ero negli Hypnosia, ce l’ho da tantissimi anni e ho sempre suonato con quella chitarra. Però è stato un onore poter usare le cose di Ross The Boss. È stata una situazione strana!

Una delle vostre caratteristiche è realizzare brani di pochi minuti che però rimangono facilmente impressi in mente, come poi si usava nei mitici anni ’80, con album di una durata media di 40 minuti. Come mai questa scelta rispetto allo standard odierno dove le giovani band propongono quintali di canzoni (secondo la nostra opinione ripetitive) con pezzi che diventano delle suite?
HAMPUS
– Mi piacciono concerti e album che siano corti, ma buoni. C’è chi suona per otto ore piene di assoli di batteria, è una cosa che non capisco. È meglio suonare un’ora, ma bene. Le mie band preferite fanno canzoni strofa-ritornello-assolo, noi non siamo così atmosferici.

Secondo noi “Speed and Attack” riassume appieno il vostro spirito: qual è per voi il brano che più vi rappresenta?
HAMPUS
– Non so, se sentissi la prima versione del riff iniziale sentiresti che era più pesante, ma non funzionava. Penso che sia un’ottima traccia d’apertura. Mi piace quando una band inizia con una canzone veloce, come facevano i Twisted Sister, ed anche alcuni album dei Judas Priest, ti dà quella sensazione che si parte subito.

E in generale, guardando tutta la vostra produzione, che album consigliereste a chi non vi conosce?
HAMPUS
– Per quanto riguarda “Heading For The Top” (album del 2006, n.d.r.), c’erano molte ottime canzoni, ma la produzione non era granché. Quando però abbiamo registrato “Bite The Bullet” (album del 2008, n.d.r.) abbiamo avuto la sensazione di essere finalmente arrivati agli standard dei nostri eroi. Quando abbiamo registrato “Dusk Til Dawn” e Nicke Andersson ha fatto il mixaggio con Stefan Boman, abbiamo detto “wow! Ora dopo tanti anni improvvisamente il sogno è realtà!”. È stata una gran cosa per noi. Perciò sì, “Bite The Bullet”, ma anche “Storm Of Blades” e “Dust To Gold” sono i miei preferiti.

Ultimo, ma non ultimo. Sponsorizzati ai nostri lettori: pubblicizza il vostro “Dust to Gold”!
HAMPUS
– Sono sponsorizzato da Coca-Cola, whiskey, pizza e stile di vita malsano da 40 anni!

Dai, non scherzare! Pubblicizza l’ultimo album ai lettori!
HAMPUS
– (ride, n.d.r.) non so cosa dire! Ascoltate l’album, spero che vi piaccia. Penso che sia un buon mix di canzoni pesanti e veloci!

Se posso dire la mia, sembra un mix perfetto di AC/DC e Accept.
HAMPUS –
Quando hai uno stile vocale così brutale, è quasi automatico che ti comparino agli AC/DC e agli Accept, perché non sono in molti ad avere un cantante così. Hai ragione, suona molto come gli AC/DC e gli Accept. Ma se hai un cantante brutale, tutti ti paragonano a queste band, e non ho nulla in contrario, sono i miei eroi di quando ero piccolo, sono molto contento di averli incontrati e aver suonato con loro. Ma le nostre influenze sono un po’ più ampie rispetto a queste sole due band.

ringraziamo Angelo “Trosomaranus” Marani (Baphomet’s Blood) e Ivan Spurio Venarucci per la gentile collaborazione