BLACK THERAPY – Tra vecchie memorie e nuove prospettive

BLACK THERAPY – INTERVISTA ESCLUSIVA A GIUSEPPE DI GIORGIO •

Realtà sempre più in costante crescita, nel corso degli anni i Black Therapy si sono ritagliati una grossa fetta di notorietà grazie ai loro dischi e, soprattutto, a due importantissimi tour che hanno voluto vedere la band romana al fianco di giganti quali Wintersun e Dark Tranquillity. Una soddisfazione, questa, che ha permesso al combo italiano di ottenere anche un maggior successo al di fuori dei lidi nostrani. Freschi, quindi, di esperienze così importanti, i nostri sono tornati in studio di registrazione lo scorso anno e hanno dato vita al loro nuovo capitolo discografico: “Echoes Of Dying Memories”, una perla di rara bellezza che farà la felicità degli avvezzi del melodic death metal. Abbiamo colto l’occasione di parlare di questa nuova release con il cantante Giuseppe Di Giorgio, che così si racconta ai nostri microfoni…

Ciao carissimo. Innanzitutto, benvenuto su Metalforce.it!
GIUSEPPE: Grazie, grazie per lo spazio!

Oggi ci troviamo qua in via ufficiale per parlare dei Black Therapy. So che sarà una domanda un po’ scontata, perché io ormai conosco la band da qualche tempo ma… ti andrebbe di accennarci qualche nota biografica per chi, al contrario, non ha alcuna familiarità con voi?
GIUSEPPE: Certamente! Allora, i Black Therapy sono nati nel 2009-2010 per mano di Lorenzo e Daniele, il nostro ex chitarrista. Io sono entrato poco dopo quando hanno iniziato a cercare i nuovi membri, abbiamo prodotto una demo nel 2011. Da lì in poi siamo entrati in Revalve Records nel 2013 per “Symptoms Of A Common Sickness” e abbiamo pubblicato nell’anno seguente, nell’ottobre del 2014, l’EP “The Final Outcome”, la quale conteneva al suo interno la cover di “Mad World” e ha avuto abbastanza successo! Con il secondo album, “In The Embrace Of Sorrow, I Smile”, siamo usciti un po’ fuori e questo disco ci ha portato ad un contratto con Apostasy Records, i tour con Wintersun e Dark Tranquillity. Adesso siamo passati a Black Lion Records, etichetta svedese per la quale uscirà il nuovo album, “Echoes Of Dying Memories”, tra circa un mese, il 15 marzo.

Finalmente dopo tanta attesa, tra poco meno di un mese uscirà il vostro nuovo album, “Echoes Of Dying Memories”, il primo disco con la vostra nuova etichetta, la Black Lion Records. Nel corso degli anni ogni disco che avete pubblicato è sempre stato promosso sotto un’etichetta diversa. Prima la Revalve, poi Apostasy, ora Black Lion. Iniziamo, quindi, subito da una domanda molto basilare. Come è nata la collaborazione con questa etichetta?
GIUSEPPE: Noi con Apostasy ci siamo trovati molto bene, Tomasz è una gran persona, molto rispettata nell’ambiente. In questo caso, però, abbiamo preferito ricevere diverse proposte per questo nuovo disco e valutarle. Quella fatta da Black Lion ci è piaciuta subito, anche perché Oliver, il proprietario, fa un tipo di promozione un po’ diversa rispetto a quella che si vede di solito dalle etichette! Sta molto attento, sta molto avanti, è molto presente sui social, su Facebook e questo, secondo me, ci può essere molto utile; inoltre, a lui è piaciuto davvero molto l’album, ha fatto carte false pur di averci quindi noi siamo felicissimi di stare con lui, ecco!

Nuovo disco e nuova formazione, perlomeno quella che io ho imparato a conoscere durante i vostri live. Come si sono svolte questa volta le cose in fase di composizione e registrazione? Quali sono state le differenze principali? E soprattutto quanto spazio si sono ritagliati i nuovi innesti?
GIUSEPPE: Come, appunto, dici la band è praticamente cambiata rispetto a quella che era la formazione di “Embrace” perché Lorenzo è passato dalla chitarra al basso. Abbiamo, quindi, due chitarristi e un batterista nuovo che, però, sono stati con noi per entrambi i due tour europei. C’è stato decisamente un bel rodaggio ed ero sicuro che non vi sarebbero stati problemi per l’album perché ci siamo trovati bene sin da subito insieme! In realtà non è cambiato poi tanto a livello di composizione, perché sì, Lorenzo ora suona il basso ma resta, comunque, il compositore principale e io ho sempre avuto carta bianca sulla voce, quindi ho continuato a scrivere i testi e le linee vocali sono sempre farina del mio sacco. Quello che, ovviamente, è stato un lavoro diverso è che anche Andrea e Davide sono dei compositori, anche loro hanno portato delle idee: per esempio, il primo singolo che è uscito da questo album, “Dreaming”, in realtà è stato scritto quasi interamente da Andrea! Si può sentire una vena compositiva diversa in questo singolo, hanno portato ovviamente delle idee che poi sono state ri-arrangiate, finalizzate dalle mani di Lorenzo che resta comunque il compositore principale. L’altra cosa diversa è che Luca vive a Milano, non sta a Roma quindi lavoriamo anche a distanza. Ci si vede per le prove molto meno spesso, rispetto a come facevamo con l’altra formazione, quindi in realtà quando c’è una data o un tour da fare, lui scende, proviamo poco prima dei tour e andiamo ai live; anche per il disco il discorso è stato lo stesso, gli abbiamo mandato le composizioni e lui ci ha rimandato poi le pre-produzioni, registrando le parti di batteria da lui che sono state mixate, poi, qui a Roma.

Il disco, che già di suo a mio avviso è meraviglioso, presenta una bella chicca, ovvero la partecipazione di Asim e Sami. Sorvolo su cosa vi ha spinto a scegliere Asim, vista la condivisione di un tour insieme ai Wintersun di cui parleremo nella prossima domanda, ma cosa mi puoi dire della scelta, innanzitutto, di avere dei guest e cosa vi ha spinto a prendere queste due persone?
GIUSEPPE: Ti ringrazio! Beh, come dicevi tu, la scelta di Asim è stata molto semplice! In realtà è stato lui a scegliere noi, durante il tour è venuto proprio da me a dirmi: “Quando farete il nuovo disco mi farebbe tanto piacere esserci!”. Io gli ho detto: “Va bene, quando faremo il prossimo disco, te lo farò assolutamente sapere e se vuoi fare un assolo, sei più che benvenuto!”. La cosa è andata semplicemente così, quando avevamo i pezzi, avevamo detto: “Ok, questo qui è quello su cui andrà a suonare Asim”. Gli ho portato il pezzo e lui ha risposto: “Ok, dammi un po’ di tempo, scrivo un assolo per questo pezzo” e me lo ha rimandato. E’ stato lineare! Per quanto riguarda, invece, Sami, che è il cantante degli Adimiron e degli Invernoir, altro progetto dove suona Lorenzo, lui è un amico, sta qui a Roma, ci faceva molto piacere avere anche la sua voce sul disco, sull’ultima traccia, sul ritornello, anche perché volevamo mettere una voce pulita e la sua è veramente fenomenale! Lo abbiamo chiamato e gli abbiamo detto: “Oh, vuoi venire a fare questa parte di voce pulita?”, lui è venuto e lì abbiamo anche improvvisato un duetto, perché c’è la sua parte in voce pulita ma quando ritorna il growl, c’è un duetto tra me e lui e questa cosa mi è piaciuta molto, ecco!

Già l’antipasto che avete offerto al pubblico, ovvero ‘Dreaming’, offre una bella immagine di ciò che il disco offre. Quali tipo di riscontri avete avuto?
GIUSEPPE: Il riscontro è stato positivissimo, perché abbiamo anche avuto subito i preordini e questa cosa è molto più che positiva! Lo abbiamo visto anche di più rispetto al disco precedente, sarà anche perché con la nuova etichetta abbiamo un rapporto veramente molto diretto, nel senso che io e Oliver, il capo, ci scriviamo in continuazione, quindi lui mi aggiorna costantemente. Lui stesso era sorpreso del fatto che addirittura prima dell’uscita del primo singolo, quando era uscito solo il primo teaser, il primo trailer, mi ha detto: “La gente ti ha già comprato il disco in pre-order”. Ottimo! E’ uscito poi il singolo ed è piaciuto, è piaciuto parecchio! Sono stato molto contento del fatto che sono usciti questi reaction video che vanno per la maggiore, adesso, su Internet e mi diverte vedere le facce delle persone quando ci ascoltano per la prima volta! Il riscontro è stato molto più che positivo, la canzone è bellissima secondo me ma non è rappresentativa dell’intero album. Tu che l’hai già sentito potrai confermarmelo! Abbiamo diverse sfaccettature, ‘Dreaming’ è, possiamo dire, il pezzo più incazzato dell’album e a me piace molto, ma non rappresenta per intero l’album! Offre un assaggino delle sfumature che abbiamo nel disco.

L’artwork di copertina, da quest’atmosfera molto malinconica, è qualcosa di spettacolare. Gogo Melone ha realizzato un lavoro unico nel suo genere, come fa sempre con tutte le sue creature. Ha questo alone di malinconia, ha questi colori molto freddi, tristi… con questo personaggio centrale e gli uccelli sul suo capo, quasi a voler rappresentare appunto, un qualcosa che se ne va, in questo caso potrebbero essere, appunto, i ricordi morenti… Cosa mi puoi dire in merito? Io ovviamente sparo le mie solite interpretazioni che spesso sono abbastanza surreali, ma credo che abbiate volutamente lasciare libera l’interpretazione all’ascoltatore. O sbaglio?
GIUSEPPE: In verità ci hai preso in pieno, abbiamo scelto Gogo proprio per questo motivo, perché fa dei lavori molto malinconici. La malinconia è il sentimento preponderante quando si parla della nostra musica! L’ho contattata e lei, tra l’altro, era già nostra fan quindi è stata felicissima di lavorare con noi! Quando mi ha presentato questa copertina, sono rimasto veramente a bocca aperta perché è bellissima e chi ha visto la copertina è rimasto piacevolmente colpito. Come dicevi tu, questa copertina è molto evocativa, gli uccelli che svolazzano lì sopra sono, appunto, una allegoria dei ricordi morenti di cui si parla nel titolo dell’album; essendo, però, anche una copertina che è molto ‘astratta’, mi piacerebbe che i nostri ascoltatori proiettassero sulla copertina quelle che sono le loro interpretazioni, perché penso che possa evocare sentimenti differenti a seconda dell’ascoltatore e questa, secondo me, è anche la forza di questa copertina!

La cosa bella, a mio avviso, dei Black Therapy è che sebbene fondiate le vostre radici nel melodic death metal di classica matrice svedese che io adoro alla follia, avete un sound molto caratteristico e distintivo. Offrite una miscela molto personale ed originale, avete una vostra personalità insomma!
GIUSEPPE: Ti ringrazio!

Secondo te, però, che cosa rende veramente unici i Black Therapy? quali sono i vostri punti di forza?
GIUSEPPE: La malinconia! È la malinconia e quell’atmosfera che abbiamo praticamente in qualsiasi canzone e il fatto che, pur essendo una band comunque carica di tristezza, non siamo ridondanti in questo. Siamo in bilico tra l’aggressività e l’atmosfera più doom ed è questo bilanciamento tra aggressività e atmosfera doom. È questo bilanciamento quello che ci fa uscire fuori dal seminato rispetto a tante altre band; infatti, non piacciamo semplicemente a quelli che ascoltano musica malinconica ma anche a chi preferisce canzoni che siano più dure, più verso gli At The Gates, anche!

Una delle soddisfazioni più grandi che avete avuto, se così si può dire, è quella di aver condiviso il palco con due band grandissime del calibro di Wintersun e Dark Tranquillity, i miei amori come ben sai. Che cosa pensi di aver imparato da due colossi del genere?
GIUSEPPE: Sono state delle esperienze veramente belle, con i Wintersun il tour è stato lunghissimo perché durava un mese e quindi abbiamo anche avuto il tempo di conoscerci parecchio. E’ stato un tour per certi versi anche molto massacrante in alcune tratte, perchè ci sono degli aneddoti di questo tour: ad esempio, alla frontiera tra Kiev e la Polonia, abbiamo passato 20 ore dove stavamo impazzendo così, senza motivo! Chiusa questa parentesi, per il resto quello che abbiamo imparato dalle band in sé è ovviamente la professionalità, perché quando guardi queste band è quello che trovi, è un ambiente ultra professionale, ma abbiamo visto anche l’umiltà di queste persone, perché, come ti dicevo prima, un Asim che viene da me a dirmi: “Oh, mi piacete un sacco, che ne dici se facessi un assolo sul prossimo disco?”… beh, cavolo! E’ decisamente bello, così come lo è stato vedere Jari l’ultimo giorno del tour venire da me e dire: “Vieni sul palco a cantare con me Beyond The Dark Sun”. Sono belle soddisfazioni! Stesso caso per i Dark Tranquillity, Stanne che è venuto da me a dirmi: “Oh siete veramente una bella band”, sono tutte belle cose!

Ricollegandomi a quanto chiesto finora, effettivamente non è una cosa che capita tutti i giorni condividere il palco con due giganti come loro, specialmente se si pensa ad una band ancora giovane, con una carriera che si sta avviando al meglio. Diciamo che questi due tour, per voi, sono stati una bella vetrina anche in termini di promozione della band e avete portato il melodic metal italiano un po’ in giro per tutto il continente. Quali sono i ricordi più belli di questi due tour?
GIUSEPPE: Noi cerchiamo sempre di dissimulare questa cosa, facciamo finta di nulla, perché comunque sono persone come noi! Certo, hanno scritto pezzi di storia del metal, però sono persone come noi! Io li guardo come idoli, ma sempre ricordandomi di stare con i piedi per terra. La prima data in Germania, per svariati motivi, ovvero è stata la prima data con il rodaggio della band nuova. Uno di solito fa la prima data a casa sua, a Roma, invece noi abbiamo fatto la prima data con la band nuova al completo lì in Germania, quindi in un ambiente ostile, se vogliamo, davanti a mille persone. E’ andato tutto liscissimo, è stato veramente bello, anche perché la gente già ci conosceva, quindi è stato vedere che c’è stata partecipazione da parte del pubblico, è stato bello poi vedere la gente che veniva da noi al banchetto del merch per farci i complimenti, voleva le foto e tante altre cose… Quello è sicuramente uno dei ricordi che conservo dentro al mio cuore, assieme a quello che ti dicevo prima nell’aver cantato con Jari nell’ultima data del tour, l’aver suonato a Goteborg è un altro bel ricordo, perché abbiamo suonato in quella che è la patria del genere che suoniamo, assieme ai padrini del genere, perché stavamo di spalla ai Dark Tranquillity a casa loro! Anche questo è stato decisamente un gran bel ricordo! Questi sono sicuramente i ricordi migliori. Come scordarsi di aver suonato al Moulin Rouge? E’ un locale storico, quindi posso dire: “Ah, ho suonato lì dentro! E’ stato bellissimo!”. Stavo quasi dimenticando che una delle esperienze più belle è stata proprio lì perché, a fine show, un fan è venuto da noi e ha detto: “Ero in lacrime quando avete suonato ‘She, The Weapon'”. Sapere che la nostra musica fa arrivare alle lacrime qualcuno è veramente toccante; oltretutto, riguardo quello show, penso che probabilmente sia stato uno dei migliori che abbiamo fatto, perché un sito ha inserito il nostro concerto di quella sera nella top 10 dei concerti del 2018. Sono molto contento di questo risultato!

Appunto perché avete alle spalle tre dischi e avete anche una cospicua attività live come bagaglio lavorativo, vorrei chiederti questo: come ben sai, oggi giorno è veramente difficile per qualsiasi band, neonata o già avviata, riuscire a raggiungere determinati obiettivi, quali possono essere un contratto discografico, la realizzazione di tot dischi, un tour europeo importante e via discorrendo. A tuo avviso, quanto lavoro effettivamente occorre per tentare di avere anche il più piccolo riconoscimento/la più piccola gratificazione? Quali sono le carte che una band dovrebbe giocare per fare il famoso salto di qualità e riuscire ad avere una propria fanbase, un suo giro di fan e avere anche un certo riscontro dalla stampa italiana, internazionale e via discorrendo?
GIUSEPPE: Il lavoro che abbiamo fatto è irripetibile, la gente vede la punta dell’iceberg, ma c’è molto di più sotto, veramente enorme! Quando noi abbiamo iniziato con i Black Therapy non avremmo mai immaginato di arrivare al punto dove siamo adesso e, comunque, siamo ancora una band piccola. Se mi avessero detto qualche anno fa: “Andrai in tour con i Wintersun e i Dark Tranquillity”, io mi sarei messo a ridere però bisogna anche volerlo! Non basta crederci, sperarci, ti devi mettere, devi scrivere soprattutto della musica bella, perché quello è sicuramente il primo punto; dopodiché devi saperti muovere, avere gli agganci giusti e da lì in poi è sempre una strada in salita. Nessuno ti regala niente. Il lavoro che abbiamo fatto è stato veramente grosso, ci sono stati dei risultati, certo, ma io penso che solo chi ha veramente una passione enorme per la musica come noi o come tutti quelli che fanno questo mestiere potrebbe accettare di fare tutto questo, pur sapendo che i risultati, in realtà, sono minimi rispetto a quello che è lo sforzo profuso per fare queste cose.

Il mercato, se ci pensi, specie ultimamente, è sempre più competitivo e in costante crescita. Diventa sempre più esigente e spesso molte band, forse per paura di fallire, o chissà per quali altri motivi, decide di abbandonare tanti anni di sacrifici e riporre il famoso “sogno nel cassetto”. Che cosa sta “uccidendo” la scena? Perché spesso bisogna arrivare ad un punto così cruciale? La cosa, ovviamente, non si applica alle sole band, ma anche, volendo, ai locali: basti vedere nel nostro caso con il Midian di Cremona o il Circolo Colony di Brescia per farsi un’idea…
GIUSEPPE: Questa è una domanda veramente complicata, perché ci sono tantissimi fattori. Quello che posso dire io è che bisogna combattere con tante cose, con tante realtà diverse, nel senso che prima di tutto devi fare uscire l’ascoltatore di casa, perché adesso c’è Internet, perchè adesso se io voglio guardare un concerto lo posso guardare tranquillamente su Internet. Ci sono le registrazioni delle band grosse, ci sono i DVD, ci sono gli streaming del Summer Breeze… C’è tanta roba! Se io voglio ascoltarmi il disco, lo posso fare tranquillamente su Spotify, Youtube e su tantissimi canali. Perché devo uscire di casa? La gente vuole l’evento, non vuole il concerto perché a casa puoi guardare Netflix, puoi giocare alla playstation, puoi semplicemente rilassarti e leggere un libro. Se vai fuori, lo fai ormai per l’evento, non lo fai per un supporto alla band X e questo, sicuramente, rende tutto più complicato. Da una parte la rete ha reso un servigio a tante band perché non sarebbero mai uscite se non grazie a Internet dove hai accesso a milioni di band da tutto il mondo; questo fa anche sì che ci sia un surplus, ce ne sono troppe! Io non so più che cosa ascoltare! L’ascoltatore ti dice: “Okay, oggi è uscito il nuovo disco dei Black Therapy, poi quello di quelli, e quegli altri ancora…” e così facendo le gemme si perdono nel mucchio. Parlo chiaro: c’è anche un mucchio di mediocrità in giro e le gemme fanno fatica ad uscire fuori, proprio perché c’è tantissima offerta e questo rende veramente difficile il tutto, sicuramente.

Effettivamente, in Italia – ma penso sia così ovunque – manca molto il supporto sotto ogni forma, che può essere quella del fan che si reca solo ai live grossi, quello dei media e molto altro. Cosa andrebbe cambiato affinché la situazione possa migliorare almeno in parte, secondo te?
GIUSEPPE: Eh, anche questa è una bella domanda! Cosa andrebbe cambiato? Se lo sapessi, sarebbe molto più facile! Onestamente, non ho una risposta a questo, ti direi che andrebbe cambiato l’atteggiamento, ma non puoi cambiare l’atteggiamento di un intero pubblico. Non sto parlando solo del pubblico italiano, ma parlo proprio in generale! Sicuramente in Germania hanno meno problemi che da noi, questo è sicuro, ma è comunque generalizzata come cosa dell’andare o meno ai live più piccoli. Il problema legato al fatto che vi siano troppe uscite resta un problema, che è difficilmente risolvibile. Da band l’unica cosa che puoi fare è quella di essere intelligente e trovare delle buone strade, dei buoni giri di marketing. Non sempre funziona con tutti i generi. Dipende da cosa fai, se una cosa piace ad una grossa fetta di pubblico avrai più facilità. Se fai una cosa che, semplicemente, ha una sua nicchia molto piccola di pubblico, certamente avrai più difficoltà anche se applichi strategie di marketing più funzionali.

Ripensando ai Black Therapy, quale è stata la tua soddisfazione più grande e quale, invece, l’ostacolo più grosso mai affrontato dai tempi degli esordi ad oggi?
GIUSEPPE: Come sai, io ho lavorato anche con altre band, se parliamo solo dei Black Therapy sicuramente la mia soddisfazione più grossa è stata andare in tour con i Dark Tranquillity, perché sono la mia band preferita e perché, comunque, mi ha portato davanti a tante persone. Anche il tour con i Wintersun mi ha portato davanti a tante persone, ma con i Dark Tranquillity c’è un fattore emotivo personale, quindi quello è stato probabilmente la mia soddisfazione più grande per quello che riguarda i Black Therapy. Come cantante in se, invece, ti posso dire quando sono andato a cantare in Giappone con gli Eyeconoclast e quella è stata probabilmente la cosa che ho preferito di più in tutta la mia carriera. L’ostacolo più grande? Ti direi che forse si è trattato di qualcosa di carattere più personale, ho avuto dei problemi di salute e riuscire a rimettersi in sesto, in carreggiata nell’arco dell’ultimo anno non è stato facilissimo. Ora sono qui e ce la metto tutta, sempre! Non entro nello specifico, ma questo sicuramente è stato il mio ostacolo personale più grande; per quanto riguarda la band, troppi ce ne sono e troppi ce ne saranno ancora, riuscire probabilmente ad avere un agente dedicato al booking, che riesca ad inserirci in tutti quei festival che sono grossi, dove se non sei con una certa etichetta non hai accesso, probabilmente questo è l’ostacolo più grande ad oggi per noi.

A marzo, se non sbaglio il 9, avrete anche modo di presentare questa nuova fatica discografia in occasione del release party romano che vedrà anche la partecipazione dei Lamhia. Cosa riserverete al pubblico?
GIUSEPPE: Io sto veramente fremendo per questo live, perché il disco, nonostante esca la settimana successiva, lo venderemo in anteprima a Roma, a casa nostra. Abbiamo già visto in sala prove le canzoni nuove, quindi faremo una setlist composta per metà dal disco nuovo e per metà dai pezzi più vecchi. Sarà, quindi, oltre un’ora di concerto in cui ci divertiremo sicuramente molto e, soprattutto, lo faremo insieme a degli amici, i Lamhia. Sono sette anni che non tirano fuori un disco, questo è il loro primo disco dopo sette anni. Tra l’altro noi siamo sempre stati molto vicini ai Lamhia, io stesso con loro ho lavorato sul disco nuovo, diciamo che per loro è stato un periodo di assestamento, in cui il loro cantante è andato a vivere al nord e c’è stato un periodo dove li ho aiutati, anche per capire come lavorare sulla voce, sui testi, sul disco nuovo, perché non erano ancora certi di che direzione prendere, se cambiare cantante o altro… Fortunatamente la situazione per loro si è risolta, Francesco rimane ancora al nord, però continua ad essere il loro cantante, un ottimo e fantastico cantante! Sono felicissimo di sapere che canta ancora con loro, quindi è davvero bello condividere il palco assieme a loro, anche con gli Ars Onirica, gruppo romano di cui siamo molto amici.

Al momento che cosa bolle in pentola per voi? C’è qualcosa di nuovo?
GIUSEPPE: Prima del release party abbiamo una data di riscaldamento a Napoli, chiamiamola così, dopodiché abbiamo una data già programmata in Europa a maggio, ma di cui non posso assolutamente dire nulla, mi dispiace! Per il resto, sto valutando alcune diverse situazioni, perché sto avendo un approccio un po’ diverso su questo disco, mentre su quello precedente noi siamo andati in tour molto lunghi per promuoverlo al meglio. Qui voglio cercare di fare quasi l’opposto, ovvero promuoverlo per bene online e riuscire, poi, a seconda dei posti in cui abbiamo più fanbase, dirigerci lì e fare dei live!

Giuseppe, io ti ringrazio per questo spazio che ci hai concesso. Come da tradizione, le parole finali spettano sempre all’intervistato!
GIUSEPPE: Beh, mi tocca. Innanzitutto, grazie a te che ci hai fatto questa intervista e allo spazio che ci hai concesso. A tutti quelli che leggeranno questa intervista dico solo: se vi piace il death metal melodico, non potete farvi scappare le nostre releases, quindi seguiteci su Facebook, seguiteci su Instagram e ascoltate il nostro nuovo disco su Spotify e poi compratelo! Speriamo di vederci in giro! A presto!