BLACK CORSAIR – Pirati italiani a chilometro zero!

BLACK CORSAIR: INTERVISTA ESCLUSIVA A FILIPPO ARANCIO E MARIKA CORDOBAS •

Salve cari lettori di Metalforce, in occasione del release party dell’album “Seven Seas” dei Black Corsair, abbiamo avuto modo di fare una piacevole chiacchierata con i cantanti della band torinese, Filippo Arancio e Marika Cordobas. Buona lettura!

Ciao ragazzi, vi do il benvenuto su Metalforce, io sono Dario, come state?
FILIPPO
– Ciao Dario, tutto bene,  grazie a te e a Metalforce per essere qui con noi questa sera!

E’ un onore… Comincio con il chiedervi di parlare di voi come gruppo, i Black Corsair, visto che questa sera festeggerete il release party del vostro primo album, “Seven Seas”, a tema piratesco… come vi definite all’interno del panorama musicale Metal o in generale?
FILIPPO
– Dunque possiamo dire di avere interpretato il nostro genere come un Pirate Crossover, dove spaziamo dal Power, all’Epic,  al Folk, Melodic Death. In pratica a seconda del pirata di cui narriamo le vicende noi adottiamo la musica. Infatti c’è del cantato in inglese, in spagnolo, francese e italiano a seconda dell’etnia del pirata.

Come è nata l’idea del nome del gruppo e come vi siete formati?
FILIPPO
– Il nome è di derivazione italiana, perché appunto, “Il Corsaro Nero” è l’unico pirata di fantasia, ma italiano, nato dalla penna dello scrittore Emilio Salgari nell’omonimo romanzo. Abbiamo scelto il nome “Black Corsair” per comodità, perché più orecchiabile. Vogliamo essere pirati italiani a tutti gli effetti rendendo omaggio al racconto di Salgari. Ci vogliamo identificare con “Il Corsaro Nero” perché Salgari visse, scrisse e morì qui a Torino. Siamo Pirati Chilometro Zero! Precedentemente ho militato in altre band, in particolare nei Sound Storm e mi conoscevano con lo pseudonimo di Philippe D’Orange. Successivamente ho deciso di fare questo progetto, sentendolo più vicino a quella che è la nostra nazione. Abbiamo brani come il classico “Flying Dutchman”, pirati delle leggende irlandesi, ma anche qualcosa vicino alla nostra terra, come ad esempio il brano “Mamma Li Turchi” narra delle scorrerie dei pirati nel Sud Italia. Abbiamo anche una ballad completamente italiana, “Partenope”, con l’intro “L’audace Marinaio” e parla della sirena Partenope, che ha dato il nome al popolo dei Partenopei, gli attuali nostri amici napoletani. Vedo questo progetto come un’occasione di fare qualcosa di più personale, cosa che in passato non mi è stato possibile realizzare.

Ci vuoi parlare dei testi e delle storie raccontate avventurandoci nel mondo di Salgari e nel vostro album?
FILIPPO
– I testi sono le classiche storie Marinare, che variano dalle incursioni normanne come “Northmen’s Way” che ci sono state anche in Italia, ad esempio in Sicilia ( io sono di origine siciliana e mi piace ricordare questo come parte della storia della mia terra natia), abbiamo un pezzo che parla di “Hispaniola”, con atmosfere più caraibiche, e dei pirati delle Antille narrate da Salgari nei suoi libri. Io compongo personalmente sia musica che testi e i miei compagni lo abbelliscono con la loro maestria.

Possiamo quindi affermare che avete un bel bagaglio di esperienze musicali diverse che avete voluto unire per realizzare questo progetto?
FILIPPO
– Sì, certo abbiamo tutti le nostre esperienze e veniamo da progetti diversi, e ad esempio io e il tastierista Davide Cristofoli abbiamo già suonato insieme nei Sound Storm. Abbiamo avuto un po’ di rimaneggiamenti per motivi professionali, ma la base è questa.

Come mai avete scelto di fare dei pezzi in italiano? Volevate aggiungere un tocco “folk” alla vostra band?
FILIPPO
– Chiaramente, ti anticipo che forse per il prossimo album tenteremo l’esperimento di farlo totalmente in Italiano. E’ un rischio! Ma siamo disposti a correrlo perché se vediamo soprattutto nel genere Folk ci sono band come gli Arkona che cantano in lingua madre e non vedo motivo per cui noi che siamo italiano non dovremmo farlo, dato che siamo la patria del bel canto. Il nostro folk però è diverso, non è il classico folk celtico, quello non risiede nella nostra cultura! Lo è invece la pizzica salentina, con i suoi strumenti più vicini alle nostre usanze. Spesso soprattutto nell’ambiente Metal perdiamo di italianità, cerchiamo di voler vedere fuori Italia, ma a mio parere dovremmo essere anche un po’ fieri di essere italiani. Noi appunto vorremo dare spazio alla nostra cultura facendo sentire il pubblico più a casa e partecipe.

Per quanto riguarda i tour li farete sia in Italia che all’estero?
FILIPPO
– Inizialmente stiamo prevedendo una serie di date marinare, sulla Costa giustamente! Poi penso ci sposteremo verso l’Est dove ho avuto diverse richieste, in Repubblica Ceca, Slovacchia, ci muoveremo anche in Francia, dato che hanno sentito il nostro pezzo in Francese “Olonese”. Diciamo che il cantato nella lingua di un altro paese, a me personalmente piace, adoro fare il linguista, ma è anche una mossa commerciale, e quindi è un buon biglietto da visita, anche se ci sono lingue difficili come l’Arabo e il Giapponese. Ci stiamo spostando anche sul fronte cinese e anche sul fronte medio-orientale!
MARIKA – Pensiamo di fare anche qualcosa in Sardo, dato che io sono Sarda di origini e ci piacerebbe mettere in musica la storia di una piratessa che aspetta il suo capitano. Nel nuraghe Diana a Cagliari si narra appunto di una leggenda che ancora adesso sia rimasto lo spirito di questa fanciulla che aspetta il suo capitano e lì protegge il suo tesoro sotto questo nuraghe e molto probabilmente da qui nascerà un pezzo ispirato a questa leggenda.

C’è qualche pezzo in particolare di quelli dell’album “Seven Seas” di cui volete parlare?
MARIKA
– Io mi posso prendere il merito di “Hispaniola” per avere ispirato il Capitano qui presente. Sono sarda ma lui dice sempre che ho questi lineamenti spagnoli, e anche il modo di ballare. Abbiamo dei pezzi in stile un po’ musical, perché alcuni sono recitati e anche ballati. Di conseguenza su “Hispaniola” ci sarà un intro dove vi è una danza ispirata al flamenco, con un tocco molto tribale, sempre volendo restare in linea sul tema piratesco.

Volete quindi portare l’aspetto teatrale nella vostra musica?
FILIPPO
– Sì, abbiamo creato a proposito due Lyrics Video, anche se non è stato facile: abbiamo dovuto cercare la location adatta, il set, abbiamo fatto delle riprese nel Lago di Avigliana, abbiamo reclutato dei fucilieri che fanno rievocazioni storiche, e ci sono voluti molti giorni di ripresa ma il risultato ci ha soddisfatti. Vogliamo portare anche Live questo aspetto rievocativo, e dove i palchi lo permettono, noi vogliamo ricreare uno scenario per far vedere allo spettatore quell’ambientazione, un po’ come se fossimo la colonna sonora di un film, con la musica giusta e gli strumenti giusti. Testo giusto e lingua diversa. Se hai visto i lyrics video di “Flying Dutchman” e “Northmen’s Way” sembriamo proprio due band diverse. Nel primo caso evochiamo i classici pirati ottocenteschi in stile “Pirata Dei Caraibi”, nel caso di “Northmen’s Way” sono razziatori vichinghi. Quindi anche come attori cerchiamo di interpretare la nostra parte.

Si nota fin da subito anche la particolarità nella cura dei costumi, cosa ci dite a proposito?
MARIKA
– Diciamo che dove il contesto lo consente, io tecnicamente come performer dovrei averne uno diverso in ogni pezzo. Ad esempio su “Hispaniola” avrò una vestizione tipica spagnoleggiante, su “L’Audace Marinaio/ Partenope” una vestizione in stile Sirena e verso la fine della scaletta chiuderemo con “Ghostship” e lì ci saremo io che indosserò l’abito da Non morta, Sposa cadavere alla Tim Burton, e il batterista vestito da Reverendo.

Complimenti ragazzi, immagino il grande lavoro che ci sia sotto tutto questo, in particolare se mettete in scena storie vere e studiate nella cura dei dettagli?
FILIPPO
– Molte delle scene si ispirano sicuramente a fatti realmente accaduti, ad esempio la Ghostship è l’affondamento dello Young Teazer, una nave che in Canada era inseguita dalla Marina Inglese che ha preferito farsi esplodere piuttosto che farsi prendere. La nostra atmosfera crea un misto tra fantasia e realtà.
MARIKA – Ogni musicista all’interno del gruppo ha infatti la sua biografia e si è creato la sua storia interpretando un personaggio. “Il Corsaro Nero” è comune a tutti ma ognuno ha scelto il proprio, con una sua nazionalità e una sua storia.

Volete parlarci specificatamente dei vostri personaggi?
FILIPPO
e MARIKA – (Filippo Arancio) E’ Philippe Emilio di Ventimiglia, Conte di Roccabruna e nipote del Corsaro Nero, prese il mare da ragazzo sotto mentite spoglie. Volle vendicare i suoi fratelli , Il Corsaro Rosso e Il Corsaro Verde contro Van Gould, un suo acerrimo nemico. Dopo mille avventure e battaglie trovò il tesoro del nonno nascosto nel maniero di famiglia potendo così armare il suo vascello, “Vendetta” con il quale incominciò a solcare i mari, reclutando una temibile ciurma. “Lead vocal”

(Marika Cordobas): E’ Estrella “La Hispaniola”: Di Nobili origini famigliari , poi andata in decadenza, bella quanto letale. Abile con i veleni ma ancor di più con la sua arte seduttoria. Detta anche:” La Mantide Caraibica.” Nota come amante del Corsaro Nero. Era stata promessa in sposa ad un marchese, Gonzaga, ma essendo troppo vecchio e troppo violento non poteva piacerle. Lo uccise con un abile stratagemma, con l’aiuto dei Corsari che aveva conosciuto in una taverna dopo che era scappata di casa. Chiede aiuto al Corsaro Nero e ai pirati e le viene dato un veleno dal dottore di bordo e grazie ad esso uccide il marito e scappa con i Corsari in cambio di tutti i tesori del marito. “Vocals and performer” .

(Salvatore Amato): è Il Reverendo: Abile contraffattore d’arte quanto lascivo donnaiolo. Rinnegò la chiesa per unirsi al Corsaro Nero. The saver “Il reverendo” New England “Drums and percussions”

(Davide Cristofoli) Le Marquis: Medico di bordo, nonché abile baro di corte, noto per sfilare sia ori che donzelle a nobili sventurati. Il Corsaro Nero lo salvò da morte certa, in quel di Veracruz. “Keyboards , bass guitar and more” .

(Alessio Lombardi) Joao “El medio Sangre: Forse il più noto tra i possessori di bordelli dei Caraibi, abile più con le faccende da letto che con quelle di spada. Allietò i Fratelli della Costa con le sue giovani perle. “Guitars”.

Grazie davvero di tutte queste informazioni preziose, volevo ora invece chiedervi come vi è sembrato accolto il vostro first full-lenght “Seven Seas” e i video su You Tube in base alle visual… Siete rimasti soddisfatti?
FILIPPO
– Grazie a te… Sì, diciamo di sì, variano anche a seconda del paese, ma ci riteniamo abbastanza soddisfatti, essendo una band nuova che esce con il suo primo album. I risultati sono in crescita, l’album è uscito anche su Spotify e diverse altre piattaforme digitali, per chi volesse ascoltarlo è a disposizione.

Avevamo già parlato dei Lyrics Video e volevo a proposito riallacciarmi.. volete girare altri pezzi, magari mettendo in risalto altri personaggi?
FILIPPO
– Per il prossimo video vorremmo girare “Black Corsair” su un galeone, di proprietà di alcuni amici che abbiamo in Francia, vediamo se ci risulta possibile.
MARIKA – Oppure anche “L’Olonese”, dato che è in francese. A proposito del brano parla di questo pirata, Francois L’Olonese , che si definiva nobile per modi di fare con le fanciulle, ma poi le rapiva e le macellava. Presente anche nei romanzi di Salgari. Abbiamo escluso “Hispaniola” essendo una suite, e poco radio edit per la lunghezza del brano.

Posso chiedervi le vostre influenze o ispirazioni che avete avuto da altre band, sia per la tecnica o per gusto personale?
FILIPPO
– Sì, a me piacciono molto i Manowar e come potrai constatare abbiamo delle parti molto epiche, c’è del Power nordico scandinavo ed è una delle mie maggiori influenze, non tralasciando anche del Death. I miei cantanti preferiti sono Eric Adams, Bruce Dickinson e Rob Halford.
MARIKA – Personalmente a me piacciono molto i Mago De Oz, e quando abbiamo scritto “Hispaniola” l’idea era quella di rifarsi un po’ a loro. Il mio sogno sarebbe appunto di aprire ai Mago De Oz!
FILIPPO – Aggiungo inoltre che è normale avere delle influenze, sarebbe impossibile non averne oggi ma abbiamo cercato di creare un sound non troppo uguale, ma che abbia la sua particolarità, quel suo lato ricercato e personale. Il nostro è un Cinematic Pirate Crossover.

Grazie davvero ragazzi, è stato un vero piacere chiacchierare con voi! Ci vediamo sotto il palco pr lo show!
FILIPPO
– Grazie a te Dario, un saluto e un abbraccio a te, alla redazione di Metalforce e ai suoi lettori!