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THE ANSWER: INTERVISTA ESCLUSIVA A CORMAC NEESON •

Abbiamo incontrato Cormac Neeson, cantante della band The Answer, subito dopo la loro performance al Castello Scaligero di Villafranca di Verona (Vr)  lo scorso 14 luglio, in apertura del concerto tenuto insieme a Whitesnake e Airbourne (qui il report).
Cordiale, alla mano e soprattutto disponibile a parlare: Cormac ci dà il benvenuto nel loro van ed inizia la lunga chiacchierata col simpatico singer nord irlandese.

Ciao Cormac, bentornato in Italia. Innanzi tutto volevamo ringraziarti per il tempo che ci stai dedicando per questa intervista. Siete una band relativamente giovane: ci parlate delle vostre origini?
CORMAC – Quando ho finito la scuola, sono andato in America per lavorare in una pizzeria e cantare in una band blues in New Jersey… Telefonavo a casa ogni due settimane per salutare mia mamma e mio papà, e ogni volta che li chiamavo mi dicevano che c’erano questi due ragazzi che volevano che cantassi con loro in una band blues/rock’n’roll, e io dicevo che ero in America e che avrebbero dovuto lasciar perdere. Continuavano a telefonarmi, e alla fine sono tornato a casa per iniziare l’università. Questi ragazzi continuavano a telefonare, mia mamma mi ha dato il numero di uno di loro, ma io non volevo far parte di una band. All’università studiavo musica, e la prima volta che ci sono andato un ragazzo era arrivato con 30 minuti di ritardo alla prima lezione. Si è seduto vicino a me e abbiamo iniziato a parlare, “Come ti chiami?” “Paul, e tu?” “Cormac” “Ma sei Cormac Neeson?” “Sì!” “Io sono Paul Mahon, ti telefonavo quest’estate!” E io ho detto “Ohhh”… tutto è nato così. Il sabato dopo ci siamo visti anche con Micky, il bassista, per suonare e improvvisare. La settimana dopo ci siamo visti con James Heatly, il nostro batterista. Siamo una band da quando avevamo 18 anni e abbiamo sempre scritto canzoni, e ci siamo sempre assicurati di fare quel tipo di musica di cui tutti e tre eravamo appassionati, e ce ne fregavamo di cosa passava per la radio o di quello che i ragazzi più in vista dicevano che avremmo dovuto suonare… chi se ne frega, noi vogliamo suonare la nostra musica! Ed è così tutt’ora.

Ti ricordi il primissimo concerto in cui avete suonato?
CORMAC – Certo! Era in un bar a Belfast, che si trova vicino ad un grande locale da concerti… noi ovviamente suonavamo nel bar. Quando siamo arrivati, il bar era molto affollato, e non ci credevamo, c’era tutta questa gente a sentirci. Allora iniziamo a sistemarci… ma cinque minuti prima che iniziassimo a suonare il bar si era svuotato. Tutti erano lì per vedere John Martyn che suonava nel locale accanto, mentre noi abbiamo suonato di fronte a sette persone (ride). Questo è stato il nostro primo concerto, ma da qualche parte bisogna pur iniziare.

Beh, nonostante tutto, una bella esperienza!
CORMAC – Sì, sempre! Amo suonare dal vivo in ogni situazione.

Avete raggiunto il successo sin dal primo album “Rise”, quali sono state le vostre sensazioni?
CORMAC – È stato tutto molto emozionante. Abbiamo avuto il nostro primo contratto discografico, siamo entrati in uno degli studi più famosi al mondo, gli Olympic Studios, dove molte band famose hanno registrato, ad esempio i Rolling Stones ci hanno registrato “Sympathy For The Devil”. Poi da lì siamo partiti per il nostro primo tour nel Regno Unito… sembrava che tutti i nostri sogni si fossero realizzati in un colpo solo. Ma questo è stato solo l’inizio dell’avventura che ci ha portato qui! D’altro canto però c’era anche il senso dell’ignoto, non avevamo idea di cosa sarebbe accaduto, se le persone avrebbero ascoltato l’album, se quel tour sarebbe stato l’ultimo… non sapevamo che dieci anni dopo ci saremmo trovati ancora a fare dischi.

E’, appunto, il decimo anniversario del disco: siete ancora orgogliosi di questo lavoro?
CORMAC – Oh sì, molto orgogliosi! Di recente abbiamo suonato tutto il disco ad alcuni concerti, dalla traccia 1 alla 11, e ancora ci piace suonarle, non ci siamo annoiati a riproporle. Troviamo il disco ancora molto godibile, le canzoni hanno superato la sfida del tempo, è una bella sensazione.

Lo scorso anno avete pubblicato “Raise A Little Hell”: cosa è cambiato nel vostro modo di suonare e di comporre in questi 10 anni?
CORMAC – Oh, ci siamo evoluti come band, e penso che bisogni fare così. Non siamo mai stati una band con una formula fissa, abbiamo sempre cercato di mantenere la nostra musica fresca e di reinventarci ogni volta. Ogni disco che abbiamo fatto è diverso dal precedente, e siamo molto orgogliosi di questo. Il nostro sesto album, “Solas” (in uscita il 14 ottobre, n.d.r.), è il più diverso. È un po’ più profondo e più oscuro della nostra musica passata, c’è decisamente un retaggio celtico, e c’è una bella varietà di colori nelle canzoni, non c’è un pezzo simile ad un altro. È il tipo di disco per cui abbiamo lavorato per tutta la nostra carriera. Siamo tutti emozionati a riguardo. Personalmente sono anche un po’ nervoso perché non so come reagiranno i fan, ma ormai abbiamo dei fan molto leali, e sanno che a noi piace cambiare le cose.

Quella che invece non avete mai cambiato è la formazione: la vostra amicizia va anche oltre la musica?
CORMAC – Oh sì. Penso che debba necessariamente essere così, non credo che staremmo ancora insieme se non fossimo quasi fratelli. Siamo cresciuti insieme, viviamo la stessa vita da quando avevamo 18 anni, sui tourbus per tutto il mondo… ci siamo sempre stati gli uni per gli altri e ci siamo sempre aiutati nei periodi difficili. Nei dischi stessi si percepisce che siamo un’unità, ci definiamo come individui e come band attraverso la musica che creiamo. Nessuno di noi sale sul palco solo per portare avanti lo show, è una passione genuina ed una fratellanza genuina.

Come descriveresti gli altri membri della band?
CORMAC – Stronzi. (ride) Ognuno di noi è molto diverso dagli altri, Paul (Mahon, chitattista n.d.r.) è più tranquillo, gli piace tenersi le cose per sé… il più chiacchierone è Micky (Waters, bassista n.d.r.), è molto socievole, gli piace bere, gli piace divertirsi! James (Heatley, batterista n.d.r.) invece è l’organizzatore della band, si assicura che siamo tutti sul palco in tempo, e se abbiamo bisogno di una prova ci pensa lui ad organizzarla. È lui a controllare gli standard della band.

E tu?
CORMAC – Io sono semplicemente io! Non so descrivermi, lo lascio fare agli altri (ride).

Vi ho visti per la prima volta a Roma un bel po’ di tempo fa e mi avete veramente appassionato. Quando è stata l’ultima volta che avete suonato in Italia?
CORMAC – È stato durante il nostro ultimo tour europeo, più di un anno fa… Abbiamo fatto alcune date, Milano e mi pare anche Firenze. Ci siamo anche presi una piccola vacanza al mare. Eravamo in tour con un’altra band chiamata White Miles ed una band tedesca chiamata Picturebooks. Siamo stati in Italia parecchie volte, ci abbiamo suonato insieme ai Wolfmother, agli AC/DC, oltre a molti show nostri… infatti il promoter di stasera è lo stesso promoter dei nostri primi live, e ci ha detto “io vi conosco!”. È una comfort zone, infatti torneremo a dicembre e suoneremo molto nuovo materiale. Dovremo lavorare molto da qui fino ad allora, per dare al disco in uscita un’adeguata presentazione.

Ecco, puoi parlarci del vostro album in uscita? Sarà simile al vostro ultimo disco?
CORMAC – Sì, il nuovo album esce ad ottobre e si chiama “Solas”, che è una parola gaelica irlandese che significa “luce”. Stilisticamente sarà diverso dal disco precedente.

Sarà una sorpresa, quindi!
CORMAC – Certo!

Come è nata la vostra passione per le sonorità rock e hard blues? In alcuni momenti mi riportate alla mente Bad Company e Led Zeppelin…
CORMAC – Oh sì, Paul Rogers è il mio cantante preferito, i Led Zeppelin sono tra le mie band preferite… Non saprei, è il modo in cui il rock e il blues mi comunicano… prima mi hai chiesto di descrivermi, ecco, io sono una persona appassionata ed emotiva, e il blues è passione ed emozione. È strano, è qualcosa che riguarda un po’ tutta l’Irlanda del Nord… è qualcosa di simile al Mississippi Delta e a tutte le vecchie canzoni blues che vengono da lì, per qualche motivo gli irlandesi del Nord le capiscono molto, perché parlano di momenti difficili, o di sesso, e sono cose che in Irlanda del Nord si conoscono bene (ride). C’è una certa somiglianza tra la musica soul e blues delle origini e il modo in cui noi irlandesi del Nord vediamo noi stessi.

È stata questa la tua prima ispirazione a diventare cantante?
CORMAC – Non so, in realtà nella mia prima band c’erano già quattro chitarristi e non serviva un altro chitarrista, allora ho provato a cantare e mi è piaciuto fare il frontman.

Quindi suonavi qualche strumento?
CORMAC – Un po’ di pianoforte, un po’ di chitarra, ma non così bene…

Ed ora un’ultima domanda: perché avete scelto il nome “The Answer”?
CORMAC – Non posso dirtelo. Se te lo dico, dovrò ucciderti (ride). Ci piace lasciare che le persone immaginino il perché del nome.

 Io direi che il rock è la domanda, e voi siete “la risposta”!
CORMAC – Ecco, questo va molto bene!

si ringrazia Ivan Spurio Venarucci per la cortese collaborazione   
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