ANNO MUNDI – nati nel segno dei Sabbath


ANNO MUNDI: INTERVISTA ESCLUSIVA •

La musica vista come passione e ricerca continua è la costante preziosa dei romani Anno Mundi, band tutta da scoprire che ci regala grandi sorprese, musicali e non. Vi invitiamo a fare vostro il vinile di “Rock in a Danger Zone” (e la loro discografia precedente) e a conoscerli meglio attraverso la seguente e piacevole chiacchierata a 360 gradi avuta con la band, che andiamo a presentarvi: Alessio Secondini Morelli alla chitarra, Federico Giuntoli alla voce, Flavio Gonnellini al basso, Mattia Liberati alle tastiere e Gianluca Livi alla batteria. Enjoy!

Intanto, benvenuti su Metalforce!
Anno Mundi: Grazie per la calorosa accoglienza.

Partiamo dai componenti della band. Riuscite a raccontarci come si è sviluppata la formazione degli Anno Mundi e come si è ampliata negli anni?
Gianluca: proprio due parole, su questo, giacché è tutto presente in rete. I numerosi cambi di formazione afferenti ai ruoli di cantante e bassista inducono gli Anno Mundi, fin dalla nascita, nel 2009, a presentarsi come duo. In tal senso sono stati pubblicati due vinili (“Cloister Graveyard In The Snow” del 2011 e “Window In Time” di due anni dopo) nei quali gli altri ruoli, così come quelli del tastierista e dei fiatisti, sono stati interpretati da turnisti. Dal 2014, finalmente, la band viene raggiunta da membri stabili, divenendo un quintetto.

Ci piacerebbe poi sapere cosa ognuno di voi porta nel processo compositivo e creativo della band, anche a livello di influenze musicali.
Federico: diciamo che gli Anno Mundi conservano due componenti: una heavy e una, un tantino meno marcata, prog. Io e il chitarrista Alessio Secondini Morelli manteniamo alta l’attenzione sul primo aspetto, il batterista Gianluca Livi e il tastierista Mattia Liberati spingono nella seconda direzione. Il bassista Flavio Gonnellini galleggia nel mezzo (risate).
Alessio: Johnna, chitarrista dei The Guestz e The LoudShooters, mi ha chiamato scherzosamente “Riff Master”. Se pensi che così ci chiamano Tony Iommi, beh, sono molto onorato. Parecchie canzoni partono dai miei riffs, così come è assodato che l’elemento heavy sia ascrivibile a me. Tuttavia, anche Gianluca, in alcune composizioni, ha immesso parecchie influenze similari (come in “Dwarf Planet”, del 1° album, che suona Sabbath al 100%).

Parlando di “Rock in a Danger Zone”, perché una autoproduzione e perché soltanto su vinile ed in copie limitate?
Gianluca: Il vinile è un formato che non è mai tramontato e conserva un fascino immutato. Il cd, oltre che superato, non ha mai esercitato ascendente, almeno secondo la nostra opinione. Una copertina come la nostra doveva essere valorizzata nel formato 33 giri, e non poteva adeguarsi alle dimensioni riduttive del cd. Del resto, non siamo i soli, a pensarla così: voi avete addirittura intitolato la recensione del nostro disco “la magia del vinile” (qui la recensione).

Rimanendo appunto su questa “magia”, noi non abbiamo avuto modo di ascoltare il vinile ma soltanto il comodo mp3. Ritenete che il suono sia migliore e più ampio?
Gianluca: Sono due cose diverse: il vinile suona meglio ma soltanto in condizioni perfette e con un impianto audio ottimo. È sufficiente che una di queste due condizioni venga meno e l’audio di un cd passa in testa, se non anche quello di un mp3. Un tempo la qualità di questi ultimi era veramente scarsa, ma ora le cose sono migliorate e si è giunti a standard piuttosto buoni.
Alessio: Effettivamente, sono rimasti due mercati. Da un lato gli “amatori” del suono analogico col giradischi in casa, dall’altro gli “street listeners”, vale a dire i consumatori di file audio. Il dischetto ottico sta collassando in quanto non sposa l’esigenza di alcuno dei due targets. Il suono dell’mp3 non è mai migliore dell’analogico ma perlomeno “cristallizza” in digitale la musica e la fa conoscere in modo molto facile da trasmettere. Dopo aver autoprodotto il master ed aver stampato una limitata quantità di vinili, non ci costa davvero nulla far conoscere la nostra musica on-line tramite il formato mp3 hi-quality o sulle principali piattaforme di streaming. Mentre invece, ho idea che la stampa di qualche centinaio di CD ci sarebbe costata molto di più e avremmo avuto difficoltà a smaltirla.

Soffermiamoci sulle vostre copertine, sempre bellissime. Vorreste descriverci quella del disco ma anche le precedenti?
Alessio: l’idea delle illustrazioni in bianco e nero raffiguranti rovine di templi antichi parte da Gianluca, da sempre amante della storia. Le illustrazioni del Piranesi sono assai suggestive, perché costituiscono un ponte con il passato antico. Anche con la musica noi facciamo questo, arricchendo spesso i brani di riferimenti continui al tempo (vds “Timelord”, ad esempio, sempre dal 1° album, ispirata al viaggiatore del tempo per antonomasia).
Mattia: le copertine dei primi due erano tratte da dipinti di grandi artisti: il primo a firma di Caspar David Friedrich (1774 – 1840), pittore tedesco esponente dell’arte romantica; il secondo dell’italiano Giambattista Piranesi (1720 – 1778), incisore, architetto e teorico dell’architettura noto per i suoi quadri riguardanti rovine romane. La copertina dell’attuale è una mia elaborazione di un soggetto sempre di Piranesi che ho voluto collocare su un asteroide, aggiungendovi elementi suggeriti dal resto del gruppo (wormhole, pianeti, sfondo stellato, ecc.).

Perché sempre le rovine, come soggetto?
Gianluca: Diciamo che i Maiden hanno Eddie, i Megadeth ostentano Vic Rattlehead e i Motörhead lo Snaggletooth. Noi abbiamo antiche vestigia di civiltà scomparse, resti di culture passate, ruderi intrisi di fascino ancestrale. È qualcosa che ha a che fare con il moniker Anno Mundi (in latino: “nell’anno del mondo”), un’era del calendario il cui istante iniziale corrisponde a quello della creazione.

Come mai scegliete sempre il bianco e nero?
Gianluca: Il bianco e nero è affascinante e si sposa perfettamente con le nostre sonorità plumbee. I chiaro-scuri sono, per la vista, e con un po’ di fantasia, ciò che il down-tuning rappresenta per l’udito, tecnica con cui sono suonati molti dei nostri album. Non trovi che queste copertine riflettano appieno il nostro sound? Noi amiamo quei dischi che, solo guardandoli, sai già che tipo di musica ci trovi dentro e questo volevamo anche per le nostre fatiche discografiche. Comunque, con molta probabilità, la copertina del prossimo album sarà a colori, pur con una impostazione greve.

Riuscite a raccontarci l’album traccia per traccia? Non solo a livello musicale, ma descrivendoci le suggestioni testuali ed emozionali di ogni tassello, anche dei più brevi.
Anno Mundi: Proviamo a dirlo con poche parole.

  • “In the saloon” e “Blackfoot”: vecchio west, tra pellerossa e sparatorie di cowboys;
  • “Megas Alexandros”: l’epica drammaticità di passati eventi storici;
  • “Dark Matter (Nibiru’s Orbit)”: l’affascinante teoria della sostanza oscura di cui è colmo l’universo
  • “Searching The Faith”: quesiti religiosi tra gente di Birmingham (ahahahah);
  • “Tribute To Erich Zann”: riflessioni intimiste su questioni Lovecraftiane;
  • “Pending Trial”: il dramma della giustizia negata;
  • “Fanfare”: i Kiss in versione Sabbath;
  • “Shining Darkness”: oscuri disegni;
  • “Dwarf Planet”: punti di vista di stampo cosmico;
  • “Timelord”: Doctor Who is back;
  • “God Of The Sun”: miti e culture che ruotano attorno al culto del Sole.

Concordate con l’uso della parola “artigianale”, usata da noi per definire il vostro disco? La sensazione è quella che voglia essere una esperienza unica e lontana da ogni visione di marketing o “commerciale”.
Alessio: sì, la natura della musica degli Anno Mundi è decisamente artigianale e ancora oggi va oltre qualsiasi logica commerciale.
Gianluca: se ti riferisci al suono, lo abbiamo fortemente voluto di stampo retrò. Lo abbiamo registrato tutto in analogico, volendo allontanarci dai suoni perfetti e algidi di ora. Sopportiamo poco il digitale e amiamo molto il nastro magnetico. Quello che abbiamo fatto pubblicando il prodotto finito in vinile, lo avevamo già attuato registrando in analogico.

Perché una cover dei Kiss così particolare? È stata una scelta dovuta alla natura stessa di “Fanfare”, così adatta ad essere reinventata da voi?
Gianluca: Non c’era altro brano dei Kiss che potevamo interpretare senza scadere nel ridicolo. Te li immagini i Black Sabbath che fanno “I Was Made ForLovin’ You” o “Detroit Rock City”? Una cosa piuttosto ridicola (risate). Così abbiamo preso un brano caratterizzato da una melodia magnifica, l’unico sinfonico del repertorio dei Kiss, e lo abbiamo interpretato con “Heaven and Hell” nella testa.
Mattia: Il brano era stato in origine incluso nel tributo ai Kiss intitolto “Kissed By Kiss” (Celtic Moon, 2013), oggi proposto nell’album in una versione inedita con l’aggiunta delle mie tastiere. Ho cercato di creare un alveo sonoro più evocativo, più denso di profondità.
Alessio: io mi sono sbizzarrito a reinventare l’elemento “sinfonico” esclusivamente con la mia chitarra. Sono arrivato a incidere cinque tracce assieme, una differente dell’altra, ed è stata un’esperienza illuminante. Un tipo di hard rock cadenzato e pesante conserva una certa natura proto-sinfonica e io ho deciso di utilizzarla per questo particolare arrangiamento di “Fanfare”. Mi piace ancora oggi.

Che ne pensate del sottovaluto “Music From The Elder”?
Federico: Molto, seppur inusuale per una band come i Kiss. E’ stata un’operazione molto coraggiosa, comunque.
Gianluca: forse uscita in epoca sbagliata, a ridosso dei superficiali anni ’80 e, per questo, poco apprezzata dai fans.

“Anno Mundi” come nome della band è un chiaro omaggio ai Black Sabbath. Suonava semplicemente bene oppure c’è un legame con quella canzone o l’album “Tyr”?
Gianluca: “Anno Mundi” è tante cose assieme: volevamo un nome in latino e siamo partiti da “Caput Mundi”. Amando entrambi i Black Sabbath, ci è sembrato naturale approdare a quel titolo, così anche omaggiandoli. La storia del rock è piena di titoli di brani che sono diventati nomi di gruppi: un pezzo degli Hawkwind ha fornito il monicker ai Motörhead e un pezzo di questi ultimi ha battezzato gli Overkill. Abbiamo preso semplicemente un cliché e lo abbiamo adattato alle nostre esigenze, con il quid in più rappresentato dal significato della espressione in lingua latina, sopra ampiamente spiegata.

Sappiamo che tornerete nel 2019 con un lp/cd per la Black Widow e che dovrebbe essere più direzionato verso un prog classico. Come mai questa scelta e come mai la decisione questa volta di incidere per una casa discografica?
Gianluca: La Black Widow è una label che ha una grande vocazione prog. Loro hanno pescato dal nostro repertorio i nostri brani a vocazione più progressiva, attitudine coltivata principalmente da me e Mattia. Quest’ultimo, come noto, è il co-fondatore degli Ingranaggi Della Valle è ha una cultura specifica sterminata. È stato un piacere sviluppare questo lato grazie alla sua vocazione.

Progetti per il 2019 sia della band che di voi singoli artisti, che sappiamo essere molto attivi su più fronti.
Federico: Attualmente siamo concentrati sulla pubblicazione del prossimo album: stiamo scegliendo la copertina e il titolo. Il resto è tutto fatto.
Mattia: parlando delle nostre attività soliste ce n’è per tutti i gusti: Alessio sta lavorando al secondo disco mentre Federico suona dal vivo spessissimo, almeno una volta a settimana, in vari progetti da solista. Gianluca – coadiuvato da Stefano Pontani (Ezra Winston), Massimo Sergi e Domenico Dente (che farà una breve incursione nel prossimo disco degli Anno Mundi) – farà uscire la cover del brano “Shandi” per un album tributo dei Kiss, ancora edito da Celtic Moon. Anche lui, inoltre, è impegnato nella produzione del secondo album solista, sempre percorrendo territori ambient/sperimentali. Io e Flavio siamo intenti a comporre le musiche del prossimo album degli Ingranaggi. Dal canto mio, collaboro anche, sia come arrangiatore, sia come compositore, presso l’etichetta indipendente Velluto Records, mentre lui ha dato vita al gruppo indie psichedelico MoriohSonder.

Ci sarà la possibilità di vedere gli Anno Mundi dal vivo nei prossimi mesi?
Gianluca: Noi amiamo suonare dal vivo ma non alle condizioni attualmente offerte su Roma, Mai più al servizio di promoter improvvisati che chiedono alle band locali di portare pubblico pagante per fare da supporto a band di altre città, prevalentemente straniere. Quindi no, non ci vedrete dal vivo. Tuttavia, entrare a far parte di una label come la genovese Black Widow ci metterà nelle condizioni di poterci esibire in rassegne e festival organizzati da loro, con artisti della loro scuderia. Se questo succederà, se loro organizzeranno, saremo senza dubbio attivissimi.

Vi chiediamo un messaggio finale per i lettori di Metalforce, e vi ringraziamo ancora per la vostra disponibilità!
Anno Mundi: Siamo a corto di groupie. Ci piacerebbe un po’ di pubblicità in tal senso! (risate)

 

ANNO MUNDI -“Rock In A Danger Zone” è in vendita presso i negozi romani PINK MOON RECORDS (Via Antonio Pacinotti n. 5 – tel: 065573868 – www.pinkmoonrecords.com/) e ACE RECORDS ROMA (Viale Tirreno n. 113 – tel: 068171254 – https://www.facebook.com/acerecordsroma/).